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Posts Tagged ‘sciclinews’

Michele veniva barcollando con un passo discreto, trascinato dal ritmo della sua fisarmonica. Ubriaco solo di note e di sole. Per qualche spicciolo regalava un valzer o una mazurka che spesso finiva, dopo capricciose variazioni, nello stesso motivo del valzer. Biascicava parole che, bambino, appena capivo. Malinconico e misterioso, sfidava le insicurezze del giorno con la sua intima vocazione di zingaro. Conosceva tutte le vie e le viuzze di una città antica, non ancora fuggita verso gli instabili e argillosi pianori che la spingevano verso il mare. Una casbah infinita, abbarbicata ai costoni della rocca, vera e propria “alcazaba” . Il sole dell’estate proiettava la sua ombra instabile e allegra sui muri delle case imbiancate a calce mentre un sorriso fioriva, per il miracolo della sua musica, fra le labbra asciugate dalla calura. Amava suonare per i bambini. I bambini lo amavano. Gli offrivano il soldino con il gesto generoso di chi voleva solo bene. Abbandonava la tastiera per accettare il dono con un buffo movimento di marionetta.

Michele faceva parte di un mondo in decomposizione. Che scompariva lentamente senza che ce ne rendessimo conto. Dissolvenze e vite che non avrebbero più trovato la loro giusta dimensione nel futuro segnato dal progresso e dal benessere. Più tardi, molto tardi capimmo quanto importante fosse stata la sua presenza in quel microcosmo che oggi appartiene solo ai ricordi. Travolti da una febbre del fare, ci siamo persi nel labirinto dei nostri mille nuovi bisogni. La vita, però, è una. Va vissuta intensamente, godendo del sole e dell’ombra, della natura e del canto degli uccelli, di una libertà che il profitto non potrà mai dare. Lui, Michele, queste cose le aveva capite. Da un pezzo. Viveva del poco ma quel poco era molto e lo rendeva felice. Viveva di musica, di malinconia che, spesso il sabato, annegava nel vino. Per accogliere una settimana ancora, per esistere e mantenersi vivo.

Morì? Nessuno veramente lo seppe. Lo piansero le ombre dei vicoli che non ballavano più al suono della sua fisarmonica. Lo piansero forse i vicini di una piccola casa che lui abitava in un’antica cava. La primavera ricoprì la sua terra con un tappeto di fiori sui quali ancora oggi danza l’angelo buono del ricordo, per un ultimo valzer.

Un Uomo Libero

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HEMINGWAY E VITTORINI

 

 

Avevo appena dodici anni quando mi capitò fra le mani un libro strano acquistato presso l’antica libreria Poidomani di Modica facendo economie sui soldi che mia madre mi dava per comprare il panino e mangiarlo nei tempi della “ricreazione”. “Fiesta” di Hemingway. Lo lessi d’un fiato. Non conoscevo lo scrittore. Non sapevo niente di Pamplona, dell'”encierro”(1), delle corride e della Spagna. Rimasi stordito dalle atmosfere descritte nel romanzo, dalla prosa di quello scrittore, da una Spagna favolosa e lontana. Volli sapere tutto della Spagna. Fu dopo quella lettura che m’interessai alla cultura ispanica, alla pittura spagnola, Velasquez e Goya soprattutto, fino a studiarla nei minimi particolari. Incominciai a seguire sui giornali dell’epoca le vicende spagnole. Volli leggere tutto di Hemingway.  “Addio alle armi”, “Per chi suona la campana”, “Il vecchio e il mare”, “Verdi colline d’Africa”, “I quarantanove racconti” e via fino a esaurire tutta l’opera narrativa di questo geniale autore americano che fu forse il più grande tra gli scrittori del secolo breve. Hemingway non fu soltanto un grande affabulatore. Fu un mito, una forza della natura, il simbolo di una generazione inquieta e dannata che visse, a cavallo delle due guerre mondiali, in una Parigi libera e perversa tra amori disordinati, assenzio, pastis e champagne. Un uomo in continua contraddizione con la sua anima. Che risolse attraverso la letteratura le sue numerose ossessioni interiori.

La libreria “Shakespeare and Company” di Sylvia Beach in rue de l’Odéon a Parigi coagulò tutti gli spiriti folli di quell’epoca. Siamo negli anni ’20-’30. Da Fitzgerald a Miller, da Dos Passos alla Stein, dalla Barnes a Hemingway, da Joyce a Pound a Eliot. Americani in Europa, richiamati da una città che indiscutibilmente era in quel periodo la capitale mondiale della cultura. Molti di questi scrittori e poeti lasciarono una forte influenza sulla letteratura europea successiva.

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Scicli news è stato un bel giocattolo. Come tutti i giocattoli belli, misteriosi e nuovi nelle mani dei bambini suscitano curiosità morbose e distruttive. Parecchi di coloro che hanno usato il giornale si sono comportati esattamente così. Non avendo la sensibilità di chi ricerca e non trova le ragioni della propria speranza hanno guardato alla realtà con occhi vuoti e per questo irrimediabilmente tristi. Occorre un supplemento d’anima per capire fino in fondo il tempo magico e speciale della nostra vita. Attimi concessi con la gratuità del dono e sciupati, appunto,  dalla  curiosità stupida  di chi, anche sforzandosi, non si é reso conto.

Un Uomo Libero

L’addio

E’ sempre molto triste dirsi addio.

Gli addii sono spesso improvvisi, dolorosi e strazianti.

Chiudono parentesi aperte dall’anima, accelerano i battiti del cuore, non trovano vere e ragionevoli risposte. A volte sono necessari per definire il tempo della felicità, il limite di una meravigliosa avventura consegnata dal tempo alla Storia. Mi piace ricordare quest’occasione di confronto esistenziale come un momento di grazia, un dono alle tante solitudini che avevano fatto di una città un deserto di uomini.

Non so se veramente il giornale chiuderà. Se così fosse, questo strano agglomerato di aspettative e di speranza sprofonderebbe sempre di più nell’incomunicabilità perniciosa che, per anni, ne aveva minato l’esistenza. Un piccolo mondo antico si era risvegliato per incanto, merito della Rete ma anche dell’intelligenza tenace, avanguardista, lungimirante di chi aveva sacrificato giorni, danaro e vita.

Spiazzavano ogni remora. Costruivano un nuovo prototipo di società. Informata on line, partecipativa, critica. Dopo di tutto questo, Scicli non sarà come prima. Non lo potrà più essere. Le identità virtuali hanno dimostrato tutta la loro forza. Il Pensiero si è imposto sulla fredda logica dei giuochi di potere ed ha stravinto. Vorrei stringere la mano al Moderatore che ha reso questo miracolo possibile. Al popolo dei Nick names resterà il ricordo di infinite battaglie e di una sola sconfitta. Questa, amara, ineludibile. 

di Un Uomo Libero

per la chiusura annunciata di Sciclinews

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