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Posts Tagged ‘scecchi’

Quest’antichissima manifestazione non deve morire. Se dovesse morire, anche la nostra storia morirebbe con essa. Non è solo una tradizione. E’ un coagulo di memorie. La reazione gioiosa a una vita mortificata e oppressa dai rigori di un rigido inverno sapientemente espressa dall’allegria delle vampe di fuoco. Con scoppiettii, con esuberanze, tra il fumo delle torce di saracchi accese per fare luce al nostro impervio e incerto cammino, la città si riappropria di un’identità che la frenesia di una vita distratta e moderna vorrebbe negarle. La città barocca s’identifica con l’opulenza delle gualdrappe intessute di violacciocche. Risuona dei campanacci che ornano le bardature e questi diventano addirittura la sua voce. Annunziano con una festosa gamma di suoni, per il mistero della loro musica antica, l’arrivo sperato della primavera.

Non c’è cavalcata senza fuochi. Come non ci saranno mai cavalli bardati senza uomini vestiti con costumi d’epoca. Come non ci può essere tradizione senza le torce di ampelodesmo che tracciano magici piani inclinati nella calda penombra che arde sul viso dei cavalieri, sugli occhi di chi quella gioia l’ha vissuta a lungo per tante insperate stagioni della vita.

La comunità si raccoglie intorno a quel fuoco buono e liberatore per celebrare un’agape che non conosce distinzioni sociali, inviti, esclusioni. Perché ognuno in quelle braci ardenti possa ancora riscoprire un’appartenenza, il suo unico ed esclusivo innesto nella pietà dei Padri, quel misterioso sciclitano “way of life” così spesso oggi smarrito e denigrato.

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