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Posts Tagged ‘santhippe’

Gentile Socrathe, la dottissima Santhippe, citando il Gattopardo, mi ha ricordato un’antica riflessione sulla sicilianità. La lunga “frequentazione letteraria” di un uomo straordinario quale fu Giuseppe Tomasi di Lampedusa, inevitabilmente mi ha esposto al contagio del suo pessimismo storico frutto della consapevolezza del tramonto di un’epoca e dell’avvento del nuovo rivestito di nulla. Il Principe, forte di un rigore logico, intravedeva per l’Isola, attraverso i bagliori di un ritrovato destino, una fine che si annunciava lenta, inesorabile. Per questo, rivolgendosi a padre Pirrone, affermava: “Viviamo in una realtà mobile”. Esortava quindi il gesuita ad adattarsi alle mutate realtà. Tomasi di Lampedusa aveva, così, tesaurizzato ed applicato la grande lezione di Lope de Vega che aveva scritto”la mayor discreción es acomodarse al tiempo”. Però il Principe mai si “adattò” al suo tempo. Troppo fiero ed onesto per prestarsi al basso machiavellismo che contraddistingueva il pensiero e l’azione della “nuova” e giovane aristocrazia siciliana, felicemente disegnata nella figura maliziosa e scaltra del nipote Tancredi. A lui Tomasi di Lampedusa affiderà il messaggio più terribile che sia stato lanciato nel novecento -e non solo nel novecento- al popolo siciliano, diventato poi la filosofia e la sintesi del potere: quel “cambiare qualcosa perché nulla cambi”. Lapidario e cinico. Tomasi fotografa spietatamente le due anime della Sicilia. La malinconica, rassegnata solitudine del popolo da una parte (paradossalmente impersonato da don Fabrizio che ne diventa coscienza) e dall’altra gli infiniti volti e le menzogne del potere in un equilibrio risicato e colpevole. E’ stata profezia, visione, l’analisi politico-storica offertaci dal Lampedusa? E’ stata una chiave di lettura per meglio comprendere, nell’attualità del presente, la complessità dell’anima siciliana? Non saprei rispondere. Il Principe preferisce un esilio esistenziale, che inevitabilmente risolverà la morte, alla proposta “nuova” di Chevalley, l’inviato dei “Piemontesi”. Per me é l’unica, onorevole, soluzione possibile. Come ha ottimamente citato la gentile Santhippe, nulla di nuovo sotto il sole e tutto resta disperatamente identico a come era prima. Rimangono i proclami, gli appelli, i toni sinistramente adulatori degli uomini di governo(la “nuova” aristocratica casta), si chiamino “miccichè, cuffaro o falconeri” che hanno tradito ripetutamente nel tempo i siciliani onesti, liberi e coraggiosi, rubando loro l’unica vera ricchezza sulla quale potevano contare: il sogno. A rileggerLa sempre insieme a Santhippe.
 
Un uomo libero

 23/02/2008

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