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	<title>Un Uomo Libero, racconti e liriche &#187; Saggi</title>
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	<description>Il luogo eterno del mito e della poesia, dove il tempo non esiste e la ragione tace.</description>
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		<title>Un Uomo Libero, racconti e liriche &#187; Saggi</title>
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		<title>DIETRICH BONHOEFFER: UN TEOLOGO CONTRO HITLER</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 10:10:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
DIETRICH BONHOEFFER: UN TEOLOGO CONTRO HITLER
 
Il 9 aprile del 1945, all&#8217;alba di un lunedì dopo Pasqua, nel carcere di Flossenbürg, moriva impiccato Dietrich Bonhoeffer, pastore protestante, teologo fra i più importanti e ispirati del Novecento. I testimoni raccontano di averlo visto raccogliersi in preghiera prima di essere condotto al patibolo e, ancora, subito prima [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=154&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><!--[if gte mso 9]&gt;--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">DIETRICH BONHOEFFER: UN TEOLOGO CONTRO HITLER</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img class="alignleft" style="border:0 none;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.heiligenlexikon.de/Fotos/Dietrich_Bonhoeffer.jpg" border="0" alt="" width="206" height="150" align="cssLeft" />Il 9 aprile del 1945, all&#8217;alba di un lunedì dopo Pasqua, nel carcere di Flossenbürg, moriva impiccato Dietrich Bonhoeffer, pastore protestante, teologo fra i più importanti e ispirati del Novecento. I testimoni raccontano di averlo visto raccogliersi in preghiera prima di essere condotto al patibolo e, ancora, subito prima di essere giustiziato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Era nato a Breslau in una famiglia della più ricca borghesia tedesca nel 1906. Aveva studiato a Tubinga, a Roma, a Berlino. Dopo una breve parentesi pastorale a Barcellona, aveva ottenuto la libera docenza presso la facoltà teologica di Berlino. Era stato a Bonn discepolo del celebre teologo Karl Barth. Da subito diventato famoso per l&#8217;acutezza spirituale e la profondità dottrinale delle sue opere, viaggiò a Londra a Sofia a New York; si recò per motivi di studio in Danimarca, in Svezia e poi in Italia, in Messico, in Norvegia e a Stoccolma, in Svizzera per incontrare un&#8217;altra volta Karl Barth, l&#8217;antico maestro. Di nuovo in Svizzera per aiutare clandestinamente un gruppo di ebrei a mettersi in salvo. La Gestapo, insospettita dai suoi continui viaggi, lo tenne d&#8217;occhio fino a quando lo arrestò. Già dal 1940 Dietrich aveva ricevuto il divieto di esercitare il ministero ecclesiastico. Impiegato presso l&#8217;Abwehr, i servizi segreti militari tedeschi, in realtà fu un membro attivo della resistenza e appoggiò, utilizzando i suoi numerosi e importanti contatti pastorali all&#8217;estero, il cognato Hans Dohnanyi che, con la complicità del colonnello Oster, dell&#8217;ammiraglio Canaris e di altri, invano tentò un attentato ai danni del Führer. Nel giugno del 1942 incontrò Maria von Wedemayer. Un amore epistolare delicato e breve, della durata di qualche primavera, che sopravvivrà al tempo e alla memoria. Si nutrirà di parole, di attimi. Saprà vincere il duro regime del carcere, forte di una fedeltà incrollabile, di un&#8217;intima assoluta certezza, di una condivisione spirituale piena.<span id="more-154"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">&#8220;<span style="color:#333333;">Ho tracciato col gesso una linea intorno al mio letto, larga all&#8217;incirca come la tua cella. Ci sono un tavolo e una sedia, come io m&#8217;immagino. E quando sono seduta lì, credo quasi di essere insieme a te</span>&#8220;. Gli scriveva Maria in una lettera datata 26 aprile del 1944.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Maria seppe della sua esecuzione solo dopo la fine della guerra, nell&#8217;estate del 1945.<span> </span>Di lui rimase solo un libro di Goethe, che le guardie del carcere provvidero prontamente a bruciare. La Bibbia era andata perduta prima. Una copia di Plutarco, con il suo nome e il suo indirizzo scritti a grandi lettere con una matita spuntata, la aveva abbandonata lui stesso di proposito in una cella del carcere di Schönberg perché qualcuno, trovandola, avrebbe potuto così documentare il suo passaggio. Era un testo che aveva chiesto, già recluso, ai suoi genitori come regalo per il suo ultimo compleanno. Questo libro, testimone prezioso e unico, fu restituito alla famiglia dopo la caduta del nazismo da un prigioniero compagno di cella, fortunatamente scampato alla morte, che l&#8217;aveva custodito come un&#8217;autentica reliquia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Bonhoeffer fu il teologo di spicco della &#8220;Chiesa confessante&#8221;, quella parte di clero cioè che lottava contro la morbida tolleranza della Chiesa evangelica tedesca nei confronti del nazismo. Coraggiosamente levò alta la sua voce in difesa della questione ebraica (Die Kirke vor der Judenfrage, 1933). Criticò fin dai suoi esordi l&#8217;idea ascetica di fuggire il mondo, molto incoraggiata dai teologi suoi contemporanei, sostenendo l&#8217;irrinunciabile ruolo del cristiano a misurarsi con la realtà della Storia. Nell&#8217;Etica afferma che &#8220;Gesù Cristo è il luogo in cui Dio e la realtà del mondo sono riconciliati&#8221;. Non esseri privilegiati, dunque, definisce i cristiani ma abitanti del mondo, testimoni chiamati a vivere la fede con atti ordinari che &#8220;non impegnano la vita&#8221;. Dio non è concepito, infatti, dal teologo come un &#8220;Dio utile&#8221;, soluzione cercata e necessaria alle domande e ai problemi sollevati dalla filosofia ma come un &#8220;Dio inutile&#8221;. Un Dio liberato, cioè, dagli orpelli e dalle incrostazioni della religione, definita transitoria e ambigua; svincolato da tutto ciò che lo rende necessario e insostituibile nel pensiero dell&#8217;Uomo. Un Dio che scandalizza perché umiliato e deriso nella figura del Cristo. Che, nonostante tutto, vuol essere riconosciuto dall&#8217;Uomo e scelto da lui perché lontano dalle logiche del potere. Per Bonhoeffer l&#8217;annuncio cristiano è annuncio antireligioso. La sua però non è l&#8217;antireligiosità di Feuerbach.<span> </span>L&#8217;Uomo, per il teologo tedesco, non deve distinguersi dal mondo ma diventarne parte. Per gioirvi, per soffrirvi, semplicemente per vivervi. La trascendenza di Gesù consiste, dunque, nell&#8217;&#8221;essere per gli altri&#8221;. Non è onnipotenza, onniscienza, onnipresenza. &#8220;La Chiesa è Chiesa soltanto se esiste per gli altri&#8221;. Deve vivere dunque delle offerte spontanee e donare il sovrappiù a chi si trovi nel bisogno. Una Chiesa serva ma non schiava, che viva più di esempio che di concetti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">In carcere, nella logorante incertezza del domani, Bonhoeffer meditò a lungo sul ruolo del credente nella società del suo tempo. Sul disonore di una prigionia che lo additava alle masse come un volgare delinquente, sovversivo e ingrato. Traditore di uno Stato e di un regime che si vantavano pubblicamente della benedizione di Dio e degli uomini. Un Dio che, per quanto creduto &#8220;absconditus&#8221; da Isaia, Lutero e Pascal o annunciato &#8220;morto&#8221; dalla gaia scienza di un occidente decadente e marcio, silenziosamente operava nella Storia per guidare col braccio teso della sua misericordia l&#8217;incerto cammino degli uomini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La Chiesa</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> cattolica dal dopo guerra s&#8217;interroga se Dietrich Bonhoffer non sia stato, con il suo pensiero, il vero anticipatore di quel rinnovamento che visse nel Concilio Vaticano II una delle più grandi avventure dello spirito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Tra le rovine fumanti di una straziata Germania, la sua voce, trasformata dalla fede nella stessa voce del Cristo, confortava, per una sublime preghiera, i poveri compagni di cella, quotidianamente sacrificati dalla stupida follia nazista. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Titanico testimone del suo tempo, di lui ci restano le parole e le opere, il pensiero, il sacrificio &#8220;pasquale&#8221; della vita. Eredità straordinaria, indelebilmente fissata nella nostra memoria insieme al ricordo di quello che veramente fu: un Uomo Giusto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<div><span style="font-size:small;"><a href="http://unuomolibero.wordpress.com" target="_blank">Un Uomo Libero</a></span></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Bibliografia:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="DE">Widerstand und Egerbung, Briefe und Aufzeichnungen aus del Haft. Neuausgabe Herausgegeben von Eberhard Bethge.3.Auflage 1985, 1970 Chr. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Kaiser Verlag, München, Resistenza e resa, Trad. Alberto Gallas, 1988, Edizioni Paoline</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Brautbriefe Zelle 92 Dietrich Bonhoeffer Maria von Wedemeyer 1943-1945, Lettere alla fidanzata, cella 92, Trad. Maria Claudia Murara, 1994 Editrice Queriniana, Brescia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Bonhoeffer Dietrich, Akt und Sein, Transzendentalphilosophieund Ontologie in der systematischen Theologie, Atto ed essere, Trad. Alberto Gallas e Carlo Danna, 1993, Editrice Queriniana, Brescia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="DE">Bonhoeffer Dietrich, Sanctorum Communio, Eine dogmatische Untersuchung zur Soziologie der Kirke, Trad. Elena Polli, 1994, Editrice Queriniana Brescia</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="DE"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="DE">Bonhoeffer Dietrich, Gemeinsames Leben. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Das Gebetbuch der Bibel, Vita comune, Trad. M.Cristina laurenzi, 1991, Editrice Queriniana, Brescia <span> </span><span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 58.9pt .0001pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unuomolibero.wordpress.com/154/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unuomolibero.wordpress.com/154/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unuomolibero.wordpress.com/154/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unuomolibero.wordpress.com/154/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unuomolibero.wordpress.com/154/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unuomolibero.wordpress.com/154/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unuomolibero.wordpress.com/154/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unuomolibero.wordpress.com/154/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unuomolibero.wordpress.com/154/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unuomolibero.wordpress.com/154/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=154&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Pasqua e le tradizioni sciclitane</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 21:22:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Pasqua non appartiene alle tradizioni antiche della nostra città. Sicuramente nel giorno della Resurrezione il popolo celebrava un incontro, &#8220;una pace&#8221;, tra il Cristo e la Madonna. Tradizione vera, questa, dimenticata, come tante altre, dalla memoria sempre più corta della nostra gente. La processione con il &#8220;Venerabile&#8221;, no. Quella è antichissima e radicata nella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=149&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><img style="margin:2px;" title="Socrathe: Il Gioia nella metafisica di Photoshop" src="http://img135.imageshack.us/img135/4317/gioiaret.jpg" alt="" width="254" height="170" /><p class="wp-caption-text">Foto di Gianni Mania</p></div>
<p style="text-align:justify;">La Pasqua<span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> non appartiene alle tradizioni antiche della nostra città. Sicuramente nel giorno della Resurrezione il popolo celebrava un incontro, &#8220;una pace&#8221;, tra il Cristo e la Madonna. Tradizione vera, questa, dimenticata, come tante altre, dalla memoria sempre più corta della nostra gente.<span> </span>La processione con il &#8220;Venerabile&#8221;, no. Quella è antichissima e radicata nella storia della città. Tra l&#8217;altro il &#8220;Gioia&#8221;, prima di essere &#8220;decentemente&#8221; dipinto (è il caso di dirlo) dal nostro bravissimo e poco conosciuto pittore locale Bartolomeo Militello, non era gran che. Se la memoria non m&#8217;inganna, non era neppure custodito in Santa Maria La Nova bensì nella chiesetta di Valverde e non era neanche oggetto di grande venerazione. Tutto credo cominciò con le prime lotte sociali, alla fine dell&#8217;ottocento. Si voleva vedere in un Cristo, sventolante per pura combinazione una bandiera rossa, l&#8217;atteso salvatore che avrebbe sicuramente riscattato il popolo dal sistema feudale che per secoli lo aveva sfruttato e affamato. <span id="more-149"></span>Da qui il pazzo desiderio antropomorfo di rendere il simulacro affine all&#8217;uomo con i relativi eccessi prodotti da una mentalità ignorante e per nulla catechizzata. Il saluto del Gioia alla statua di<span> </span>Busacca, alla sezione della camera del lavoro; il passaggio della statua davanti alla bettola di &#8220;zia Cuncetta&#8221;, nel cuore più antico della città; una scappatella al nuovo casino fuori porta, con tanto di bombe e fuochi; le visite al carcere e all&#8217;ospedale (non per consolare i carcerati e i malati ma per sentirlo vivo, uno di loro in mezzo alla gente). Eccessi ma anche ragioni del vero motivo perché qualcuno all&#8217;inizio del secolo breve cominciò a chiamarlo &#8220;l&#8217;uomo vivo&#8221;. Nel disperato tentativo di farlo veramente vivere nel cuore e nella mente. La Chiesa locale, imborghesita e corrotta, distratta e assente, profondamente contrastata da un protestantesimo che riusciva, con più coraggio e autenticità, ad annunciare il messaggio pasquale, lasciò correre. La città da sempre spaccata nel suo più intimo tessuto sociale trovò finalmente l&#8217;idolo che le mancava per ritornare a un antico protagonismo. Le sue diverse anime, in perenne contrasto, avevano bisogno di ritrovare un equilibrio, una valvola di sfogo per l&#8217;appunto che garantisse una loro convivenza pacifica. Da sempre, da quando cioè le pesti avevano decimato la popolazione, la città era stata meta di forti immigrazioni provenienti da paesi dell&#8217;interno dell&#8217;isola. Questa gente non portava solo braccia. Portava abitudini diverse, costumi differenti, tensioni, bisogni e desideri che necessariamente nel lungo periodo dovevano scatenare lotte, divisioni, gelosie, rancori. Con la lingua anche la rissosità, ormai sicuramente e definitivamente catalogata come componente caratteriale del nostro DNA, ci hanno distinto nel territorio da tutti gli altri vicini. Abbiamo sempre litigato per tutto, gli sciclitani, nella nostra storia. Per avere un santo tutto per noi; per avere il posto d&#8217;onore nelle manifestazioni pubbliche, nei funerali importanti, nella distribuzione delle alte cariche quando Modica era la capitale di una contea. Litigavano le parrocchie per l&#8217;ordine che occorreva rispettare durante le innumerevoli processioni pubbliche con le quali il clero sperava di addormentare la coscienza della gente. Si davano botte da orbi i portatori dell&#8217;arca di San Guglielmo, contenente i resti mortali del santo, così come poi è accaduto varie volte col Gioia (chiamato in altre epoche anche &#8220;U Signuri re cuorpi&#8221;). Furono tanti gli eccessi che si produssero durante quelle processioni del santo che dovette intervenire drasticamente il vescovo di Siracusa per sospenderle prima e vietarle definitivamente poi. Così si perdette, con le processioni, anche la memoria di quello che era stato per il popolo e la religiosità popolare il grande ricordo del taumaturgico Protettore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">E allora? Un Uomo libero non vuole sopprimere la festa del Gioia. Tranquilli. Non vuole invece che si ripetano i fatti di San Guglielmo. Vuole solo disciplinare una tradizione malintesa che, vissuta così, difficilmente potrebbe durare. Purificarla da tutti quegli orpelli non necessari che la qualificano all&#8217;estero come demenziale e pagana. Non credo che ci voglia molto per farlo. Occorre solo una forte presa di coscienza da parte delle Autorità religiose e da parte di quella fetta della società sciclitana più sensibile al nostro passato. Qualcuno potrebbe chiedere come? Semplice. Istituendo un vero e proprio albo dei portatori nel quale dovrebbero registrarsi tutti coloro i quali volessero portare la statua del Cristo nel giorno di Pasqua. Istruendo poi gli aderenti, durante l&#8217;anno, con un&#8217;informazione e una catechesi adeguate. Responsabilizzandoli in caso di danni a persone e cose. Così si eviterebbero lo scompiglio all&#8217;uscita e al rientro del Venerabile (un vero sacrilegio); il saluto a Busacca (una vera scemenza), i giri inconcludenti in piazza Carmine(demenziali) e tutte quelle manifestazioni che poco hanno a che fare col Cristo e la sua resurrezione. Per fare questo ci vuole molto lavoro, però. Da parte della Chiesa e da parte dei parroci. E qui, purtroppo, cade l&#8217;asino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
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		<title>Francis Bacon: Madrid</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 08:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
FRANCIS  BACON
  PROFETA E TESTIMONE 
DEL SECOLO FERITO DALL&#8217;UOMO
 
 
Dal 2 febbraio di quest&#8217;anno è possibile visitare nel Prado un&#8217;eccezionale e interessante retrospettiva. Il museo madrileño, in collaborazione con la Tate Britain di Londra e il Metropolitan  Museum of Art di New York, ha voluto commemorare così il centenario della nascita di Francis Bacon, celeberrimo pittore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=121&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span style="text-decoration:underline;">FRANCIS<span>  </span>BACON</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>  </span><em>PROFETA E TESTIMONE </em></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><em>DEL SECOLO FERITO DALL&#8217;UOMO</em></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://www.artquotes.net/masters/bacon/bacon_john1985.jpg" target="_blank"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.artquotes.net/masters/bacon/bacon_john1985.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="133" height="202" /></a>Dal 2 febbraio di quest&#8217;anno è possibile visitare nel Prado un&#8217;eccezionale e interessante retrospettiva. Il museo madrileño, in collaborazione con </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Tate Britain</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> di Londra e il Metropolitan<span>  </span>Museum of Art di New York, ha voluto commemorare così il centenario della nascita di Francis Bacon, celeberrimo pittore inglese di origini irlandesi. Dagli inizi della sua carriera artistica (1946-1949) fino alle ultime creazioni del 1991, la retrospettiva tenta per la prima volta di fornire una chiave di lettura psicologica, storica e artistica di tutta la sua opera. Per il suo stile figurativo, impattante e drammatico, intensamente commovente e umano, Bacon si è confermato uno degli artisti più originali del secolo passato. Mito e leggenda vivente, affrontò nella sua opera la cruda realtà senza voler fare concessioni o riserve. Giustapponendo la relazione sensuale e la pulsione fisica alla disperazione e all&#8217;irrazionalità, mostrò l&#8217;essere umano come un animale e forse più che un animale. In un&#8217;epoca dominata dall&#8217;astrattismo, riunì nel suo studio londinese un vasto fondo d&#8217;immagini virtuali che abbracciava l&#8217;arte del passato, la fotografia, il cinema. Le inquietudini artistiche e filosofiche dell&#8217;uomo Bacon sono il vero filo conduttore della mostra. Nella sua pittura la rappresentazione bestiale della natura umana si combina con concrete allusioni alle devastazioni compiute dalla seconda guerra mondiale. Il nudo maschile, studiato in Michelangelo e nelle migliaia di foto di atleti e lottatori, assurto a simbolo di una fragilità umana in contrasto con l&#8217;idea della virilità, e il grido, che esprime sofferenze represse, a volte violenza, saranno vere e proprie costanti della sua opera. Le pitture iniziali testimoniano lo sforzo dell&#8217;artista nel volere equilibrare la penetrazione psicologica con la materialità della carne, con lo spessore del pigmento.<span id="more-121"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ho avuto modo di riascoltare una sua intervista registrata qualche anno prima di morire. Mi colpì l&#8217;insistenza nel voler guardare a tutti i costi la realtà fino a &#8220;cacciarsi&#8221; dentro. Per questo, confessava, non amava dipingere alla presenza dei suoi modelli. La sua era un&#8217;arte solitaria che, lui stesso, attribuiva al caso. Non voleva ferire -riferì in quell&#8217;occasione- le persone con le sue deformanti visioni della natura e della realtà. Un pudore quasi lo inibiva, gli procurava disagio e angoscia. Bacon stesso non sapeva spiegarlo ma era sicuro che gli venisse da lontano, da molto lontano. Le figure nelle opere del 1950 appaiono immerse in gabbie, reti, strutture che creano, in chi osserva, una profonda tensione psicologica. Margaret Thatcher le definì orribili. &#8220;Per estrapolare l&#8217;immagine dal suo contorno naturale&#8221; ebbe a scrivere, invece lui, giustificandosi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Appare in questi anni la diffusa serie dei ritratti di Innocenzo X, elaborazioni del celeberrimo dipinto del Velasquez (1650. Roma, galleria Doria Pamphilj). </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Mai Bacon</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> aveva visto quella pittura. L&#8217;aveva invece più volte trovata e studiata in numerosi libri d&#8217;arte. Ne era rimasto colpito. Ossessionato. In queste elaborazioni il viso del pontefice è stravolto dal suo stesso grido che rappresenta le insicurezze del potere, messe alla scoperto, violate nella loro astuta dissimulazione. La bocca aperta esprime in modo sublime la tensione tra lo spazio interiore del corpo e gli spazi che abita; il cipiglio del papa, severo nell&#8217;originale, in Bacon assume un&#8217;espressione di terrore e chiaramente allude all&#8217;isolamento dell&#8217;uomo moderno. Nell&#8217;intervista sopra ricordata, il pittore ammise di aver vissuto a Roma per circa due mesi e di non avere avuto mai il coraggio di guardare l&#8217;originale &#8220;delle sue sciocchezze&#8221;.<span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://www.artquotes.net/masters/bacon/bacon_study1953.jpg" target="_blank"><img style="float:left;margin:10pt 10px 10px 10pt;" src="http://www.artquotes.net/masters/bacon/bacon_study1953.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="117" height="189" /></a></span></span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Così definiva la sua nuova e rivoluzionaria concezione del ritratto moderno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Bacon si professò da subito non credente. La sua omosessualità, vissuta nel periodo dell&#8217;adolescenza come un&#8217;intima colpa, si liberò attraverso la pittura e più in generale l&#8217;arte, definita dallo Stesso &#8220;una delle distrazioni che l&#8217;uomo ama costruirsi per non pensare seriamente alla morte&#8221;.<span>  </span>Le sue crocifissioni non hanno niente di soprannaturale, di sacro. Sono atti comuni del comportamento degli uomini. Gli istinti di brutalità e paura si combinano con una profonda fascinazione per il rituale del sacrificio. I santi lasciano il posto alle Eumenidi, le placate furie vendicatrici della mitologia greca. &#8220;Effettivamente siamo carne commestibile, solo potenziali carcasse. &#8221; Ebbe a dichiarare su questo argomento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il dramma della guerra e gli orrori del nazismo si fanno presenti nella sua vita attraverso il racconto e le crisi esistenziali di uno dei suoi amanti. Peter Lacy, ex pilota della RAF. Avventuriero, pianista in un locale di Tangeri per sbarcare il lunario. In esilio volontario in quella città, meta frequentata da vari intellettuali come Paul Bowles, William Burroughs, Allen Ginsberg. A Tangeri, capitale della trasgressione omosessuale, Bacon vivrà un tempo della sua vita. G. Dyer, l&#8217;amante che riempì, al ritorno dal Marocco, nel suo cuore il vuoto lasciato da Peter Lacy, gli apparve come un uomo fragile e poetico. Si toglierà la vita <span> </span>per il pittore il 24 ottobre del 1971 alla vigilia dell&#8217;apertura di una grande retrospettiva al Gran Palais di Parigi. Di questa fine Bacon se ne farà rimorso e carico per sempre.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L&#8217;inevitabilità e la presenza costante della morte lo assediano e lo ispirano. La poesia di T. S. Elliot con il personaggio di Sweeney prima, la poesia di Federico Garcia Lorca e il mondo taurino poi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Per Bacon non esiste nessun mistero nella pittura. L&#8217;unico mistero è riuscire a creare l&#8217;immagine perché possa raggiungere immediatamente i centri nervosi di chi la osserva. La vita è un semplice viaggio in cui tutto si risolve in un iter esistenziale: nascita, copula, morte. Null&#8217;altro. Una controllata casualità che si fa gesto di sfida nella storia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Bacon frequentava spesso il Prado. Amava visitarlo a porte chiuse. Annegava nell&#8217;alcol del famoso Bar Cock, all&#8217;uscita, le sue angustie, le sue tristezze. La proprietaria del locale madrileño aveva riservato un tavolo appartato, lontano da occhi indiscreti, al pittore. Là ricevette il suo ultimo amante. Un giovane spagnolo che era divenuto il suo unico motivo per desiderare ancora di vivere. Un giorno di aprile del </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">1992, in</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> un&#8217;anonima Madrid, la clinica Ruber di via Juan Bravo lo annoverò fra i suoi tanti pazienti illustri. Si spense lentamente come un antico stoico, tra le braccia di una suora ignara -ironia della sorte!-, solo. Pochissimi furono al suo funerale. Da quel giorno riposa nel cimitero dell&#8217;Almudena ad alcune centinaia di metri dal luogo, dove fu sepolto il suo grande e ammirato maestro Velasquez.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Oggi Madrid lo ricorda e ne perpetua la memoria. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>  </span></span></p>
</div>
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		<title>ANNA TOLENTINO: UNA VITA, UN DESTINO</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 05:46:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un giorno di maggio del 1992 una telefonata inaspettata mi raggiunse, sconvolgendo la mia vita. Lei, Anna Tolentino, era stata ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma. Unica e importante parente prossima di mia madre, era stata da sempre per me madre premurosa, guida spirituale, riferimento sicuro. Partii nella notte per essere a Catania in tempo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=110&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://img211.imageshack.us/img211/3073/12hr5.jpg"><img class="alignleft" style="border:0 none;margin:0 10px 10px 0;" src="http://img211.imageshack.us/img211/3073/12hr5.jpg" border="0" alt="" width="307" height="285" align="cssLeft" /></a>Un giorno di maggio del 1992 una telefonata inaspettata mi raggiunse, sconvolgendo la mia vita. Lei, Anna Tolentino, era stata ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma. Unica e importante parente prossima di mia madre, era stata da sempre per me madre premurosa, guida spirituale, riferimento sicuro. Partii nella notte per essere a Catania in tempo e volare con il primo aereo a Roma. Un treno e poi un taxi. Giunsi nella tarda mattinata a Pineta Sacchetti, dove si trova il policlinico Gemelli. Mi aspettava come sempre Lilia, la signorina Lilia Bianchini, la fedele e affettuosa segretaria che da qualche tempo, con dedizione filiale, si preoccupava della sua vita. Salii al decimo piano e lì la trovai. A letto, smunta ma ancora lucidissima e presente. Si meravigliò di vedermi. Credo che in quel momento capisse con certezza la gravità del suo male. Un cancro al pancreas in pochi mesi vinse il suo fisico di ferro e la restituì, dopo una lunga vita di preghiere e di opere, al suo Signore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Anna Tolentino era nata a Carrara nel 1913 da Giuseppe Tolentino, originario di Scicli, impiegato presso la filiale del Credito Italiano di quella città. Anna mosse i primi passi sotto la vigile sorveglianza del padre di cui possedeva il carattere dolce e autoritario al tempo stesso, discreto e riservato. <a href="http://img381.imageshack.us/img381/4139/67842132pn1.jpg" target="_blank"><img class="alignright" style="border:0 none;margin:0 0 10px 10px;" src="http://img381.imageshack.us/img381/4139/67842132pn1.jpg" border="0" alt="" width="251" height="385" align="cssRight" /></a>Si diplomò ragioniera in un&#8217;epoca nella quale le donne difficilmente accedevano a studi superiori. Trovò un primo impiego in un&#8217;impresa di lavorazione marmi. Giovanissima, cominciò a lavorare nelle file della Gioventù Femminile (GF) di Azione Cattolica, divenendo, non ancora ventenne, presidente diocesana. Educata sin da piccola ai valori religiosi e morali dal padre, molto aveva contribuito nella sua formazione religiosa l&#8217;abituale presenza in famiglia del canonico don Ignazio Burgaletta, anch&#8217;egli di Scicli, amico d&#8217;infanzia di Giuseppe Tolentino e legato a lui da vincoli di profonda e fraterna amicizia. Don Ignazio Burgaletta, dottore in diritto canonico, a quei tempi ricopriva un incarico presso la Segreteria di Stato vaticana e insegnava al Collegio Massimo di Roma. Più volte Zia Anna me ne tratteggiò, in varie occasioni, la figura che nel suo affetto si confondeva con quella del padre. Ma l&#8217;incontro decisivo e importante della sua vita lo fece nel 1939. Armida Barelli, un&#8217;esponente della borghesia milanese, fondatrice con padre Agostino Gemelli dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore di cui divenne tesoriera, l&#8217;aveva conosciuta a Carrara in un convegno nazionale di presidenti diocesane della G.F. In un incontro ad Assisi, le chiese di diventare la sua segretaria a Milano. Fu quest&#8217;opportunità, disperatamente osteggiata dal padre in un carteggio epistolare nel quale il temperamento siciliano viene fuori con accenti quasi drammatici, a costruire un mito che durerà anche oltre la sua vita. Tenace come il padre nelle scelte, fu strumento inconsapevole dell&#8217;azione dello Spirito Santo in un tempo di grandi tensioni politiche, culturali e religiose che molto coinvolsero l&#8217;Europa e il mondo. Allo stesso modo di La Pira, che conosceva molto bene e di cui era fedele amica, seppe tessere quella rete di alleanze tra Chiesa e potere politico, tra mondo laico e mondo religioso.<span id="more-110"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Due grandi siciliani &#8220;per&#8221; una Chiesa in costante rinnovamento, all&#8217;indomani di un conflitto mondiale che produsse ferite insanabili e divisioni terribili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Sai, &#8211; mi disse, a sorpresa, in una delle mie successive e frequenti visite al policlinico Gemelli, durante la sua breve degenza. &#8211; non ho mai voluto raccontare niente della mia vita, però in questi giorni di ospedale ho pensato che forse avrei dovuto dirti quello che domani, quando i miei occhi si chiuderanno alla luce, qualcuno ti dirà. <a href="http://img187.imageshack.us/img187/8906/22356358ai7.jpg"><img class="alignleft" style="border:0 none;margin:2px;" src="http://img187.imageshack.us/img187/8906/22356358ai7.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="210" height="148" align="cssLeft" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-La guardai stupito. Sapevo della sua personale modestia e riservatezza. Mai ero stato curioso del suo lavoro, delle sue attività. Anche quando, per necessità, doveva parlarmene. Iniziò così una lunga confessione nella quale la storia degli ultimi pontificati e la storia dell&#8217;Italia del dopoguerra si erano talmente intrecciate alle vicende personali da diventarne quasi un tutt&#8217;uno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Il bombardamento di Milano del 16 agosto del 1943 colpì la sede dell&#8217;Università Cattolica, in via Necchi. Soprattutto rese inagibile il collegio &#8220;Marianum&#8221;(creatura della signorina Barelli e &#8220;casa&#8221; della GF, attiguo ai locali dell&#8217;Università) e parte dei magazzini della G.F. dove si custodivano anche<span> </span>moltissimi testi dell&#8217;Editrice Vita e Pensiero. Ricordo il viso affranto della Sorella Maggiore &#8211; così chiamavano Armida Barelli le socie della G.F. &#8211; e il dolore di tutte noi. In un silenzio imbarazzante e doloroso, la mia voce ebbe il coraggio di dare un segno di speranza. &#8220;Vedrà, io aiuterò a ricostruirlo, il Signore m&#8217;indicherà la strada giusta&#8230;&#8221; <img class="alignright" style="border:0 none;margin:2px;" src="http://img156.imageshack.us/img156/9828/81060835zg1.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="233" height="174" align="cssRight" />La Barelli accennò un triste sorriso. Appena si stabilizzò la situazione in città, mi diedi subito da fare. Ricordai che il Credito Italiano era l&#8217;Istituto presso il quale aveva lavorato mio padre. Mi presentai, in qualità di figlia di un dipendente, alla sede di Milano e chiesi un&#8217;udienza al direttore generale. Stranamente non dovetti attendere molto. Un commesso m&#8217;introdusse subito, con sorpresa di molti, nel suo studio. Un signore anziano mi aspettava. Mi ricevette con molta gentilezza. Io esposi i fatti, chiedendo un aiuto per la ricostruzione del Collegio. Quando finii, il signore rimase in silenzio. Pensavo che avrebbe respinto la mia richiesta. &#8220;Non ti ricordi di me, mia piccola Anna?&#8221; Esordì con le lacrime agli occhi. Ebbi un attimo di confusione. &#8220;Quante volte ti ho preso fra le mie braccia quando, bambina, quel galantuomo di tuo padre ti portava nella filiale di Carrara di cui ero, allora, giovane direttore!&#8221; Si alzò, mi venne incontro e mi abbracciò come usava sempre fare un tempo. Ricordai tutto.</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://img81.imageshack.us/img81/1889/45922830az2.jpg"><img class="alignleft" style="border:0 none;margin:2px;" src="http://img81.imageshack.us/img81/1889/45922830az2.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="233" height="303" align="cssLeft" /></a></span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> Era l&#8217;amato direttore di mio padre. Ottenni la sovvenzione. Il Collegio riaprì nel 1945.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Lavorammo molto, eravamo tante, per la &#8220;GF&#8221; in quegli anni, sai? Si era così sviluppata da oltrepassare il milione d&#8217;iscritte. Io ne divenni la tesoriera. Andavo continuamente da Milano a Roma per lavoro, sotto i bombardamenti. Finita la guerra, trasferimmo il Consiglio Nazionale della Gioventù Femminile a Roma. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Era il 1946. Avevamo trovato un locale in Via Cavalleggeri, vicino a San Pietro e un pied à terre in via del Corso. L&#8217;Opera della Regalità (era anche questa un&#8217;associazione fondata dalla Barelli e da padre Gemelli tra il 1927 e il 1929 per l&#8217;educazione liturgica del popolo) si era intanto moltiplicata. Già dal 1928 era nata una collaborazione importante con l&#8217;editrice Vita e Pensiero fondata nel 1914. Nell&#8217;estate del &#8216;52, sul lago di Garda, in occasione della riunione annuale, il Consiglio Nazionale della G.F. ebbe l&#8217;idea di voler realizzare una grande casa di accoglienza a Roma. Una casa in cui riconoscersi e incontrarsi. Per potervi ospitare tutte le giovani e curare la loro formazione religiosa e civile. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">A molti sembrò un progetto faraonico, irrealizzabile! Ebbi grandi perplessità perché come tesoriera nazionale mi sarei dovuta occupare della realizzazione del progetto. Mi diedi da fare confidando totalmente nel cuore di Gesù e di Maria. Insieme ad Alda Miceli, Presidente Nazionale in quegli anni della Gioventù Femminile, individuai una villa in semi abbandono alla periferia della città. &#8220;Villa Carpegna&#8221;, per l&#8217;appunto. Possedeva un parco smisurato e non era molto distante dal Vaticano. Bisognava trovare, però, i capitali e convincere i proprietari a cederla. Ti risparmio i dettagli, spesso dolorosi, tristi. Anch&#8217;io non saprei spiegare ora come riuscii in quell&#8217;impresa. I proprietari dapprima non volevano saperne, poi, improvvisamente mi contattarono e mi offrirono una parte del parco. In diciotto mesi, districandomi tra preventivi e ditte appaltanti, a volte passando intere notti facendo calcoli, riuscii a cambiare il volto della città eterna, dandole una struttura che é stata più volte luogo dove la Storia ha scritto pagine importanti. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://img152.imageshack.us/img152/1010/69866105ke8.jpg" target="_blank"><img class="alignright" style="border:0 none;margin:2px;" src="http://img152.imageshack.us/img152/1010/69866105ke8.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="221" height="286" align="cssRight" /></a></span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il giorno dell&#8217;Immacolata del 1954 la &#8220;Domus Mariae&#8221; venne inaugurata. Nella posa della prima pietra avevamo murato un documento contenente non solo i nomi di tutti i santuari mariani d&#8217;Italia ma anche tanti piccoli quantitativi di terra che da ognuno di essi ci giunse. Il santuario mariano, quindi, per eccellenza. La statua dell&#8217;Immacolata che domina dall&#8217;altare principale la splendida cappella la volli di marmo di Carrara. Lo scelsi personalmente, privo di qualsiasi impurità. Fu scolpita dal famoso scultore Giannino Castiglioni di Milano. Un&#8217;inaugurazione triste però perché, nel frattempo, il 15 agosto del 1952, festa dell&#8217;Assunta, la Sorella Maggiore era ritornata alla casa del suo &#8220;Re ed Amico&#8221;. Pensavo che, con la sua morte, la mia attività si sarebbe spesa tutta per la Domus Mariae. E invece no. Ci fu un&#8217;altra chiamata del Signore. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un giorno, esponenti del mondo cattolico, mi contattarono da Milano chiedendo ancora la mia disponibilità a lavorare per l&#8217;Università Cattolica. Il 15 luglio del 1959 si era spento padre Agostino Gemelli senza aver potuto realizzare l&#8217;ultimo e più importante sogno della sua vita: una facoltà di medicina a Roma con annesso policlinico. Mi chiesero se avrei potuto dare il mio contributo nell&#8217;organizzazione del settore amministrativo. Mi sentii piccola, inadatta, confusa. Dopo un sofferto esame di coscienza, accettai. Mi affiancarono al chiarissimo professor Attilio Romanini, primario di radiologia e poi primo direttore sanitario del policlinico Gemelli. Visitammo insieme i più importanti ospedali italiani e stranieri. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://img257.imageshack.us/img257/4543/92692582wq2.jpg"><img class="alignleft" style="border:0 none;margin:2px;" src="http://img257.imageshack.us/img257/4543/92692582wq2.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="210" height="320" align="cssLeft" /></a></span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Tu eri ancora molto piccolo. L&#8217;Università Cattolica aveva ricevuto dalla Santa Sede un&#8217;area in via pineta Sacchetti, già sede di una Congregazione religiosa femminile, per far sorgere un policlinico universitario con annessa facoltà di medicina. <span> </span>Il 5 novembre del 1961 fu aperta la facoltà di medicina. Il policlinico era ancora in costruzione. Fu inaugurato nel maggio del 1964 ed io ne divenni il primo dirigente amministrativo. In brevissimo tempo, entrambi diventarono due poli di eccellenza fra i più prestigiosi del mondo. Questi nuovi impegni mi misero in contatto con altre realtà più importanti. Vivevamo la grande stagione del Concilio Vaticano II. Nel 1962 dovetti ripiegare sulla Polonia. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ti spiego. Si sapeva della Chiesa del silenzio, della grande sofferenza dei cattolici nei paesi comunisti. Dei cattolici lituani in particolare. Volli tentare un viaggio a Vilnius. Si era sviluppato un importante lavoro d&#8217;intelligence in seno alla Chiesa lituana. Le notizie filtravano in un modo rocambolesco, nonostante l&#8217;impenetrabile cortina di ferro. Per quanto mi sforzassi, non ci fu verso di ottenere il visto per quella destinazione. Andai così a visitare la Chiesa polacca. Vi rimasi circa due mesi. Cercai d&#8217;imparare un po’ anche la lingua. E alla fine ci riuscii. Mi resi conto della grande povertà di quel popolo ma anche del suo coraggio e della sua intelligenza. Conobbi più da vicino il Cardinale Primate Stefano Wyszynski, il suo &#8220;delfino&#8221; <span> </span>Cardinale Karol Woytila, vescovo di Cracovia, S.E. mons. Dabrowski, segretario della Conferenza Episcopale Polacca, </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">dei quali tante volte ti ho parlato. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il cardinale Wi, come amavo confidenzialmente chiamarlo, mi propose di aiutare giovani polacchi: sacerdoti, suore, studenti e studentesse, lavoratori perché potessero venire a Roma in cerca di una libertà che nel loro paese non esisteva. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://img72.imageshack.us/img72/6953/99286298iu8.jpg"><img class="aligncenter" style="border:0 none;margin-top:4px;margin-bottom:4px;display:block;text-align:center;" src="http://img72.imageshack.us/img72/6953/99286298iu8.jpg" border="0" alt="" hspace="4" vspace="4" width="488" height="312" align="cssCenter" /></a></span><span style="font-size:xx-small;">Anna Tolentino mostra e spiega al Card. Wyszynski, Primate di Polonia,  il plastico del policlinico Gemelli. Accanto al prelato un giovanissimo ing. Giuseppe Morgante di Grotte (Ag), tesoriere dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore, già primo direttore della Facoltà di agraria dell&#8217;Universitá Cattolica del Sacro Cuore istituita a Piacenza<!--more--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Per fare tutto questo, nel &#8216;70 lasciai il policlinico e mi adoperai per la causa polacca. Il grandissimo affetto che mi legava al Cardinale Primate e al Cardinale Karol Woytila fu la grande molla che mi animò in anni difficili. L&#8217;assistenza dello Spirito Santo mi aiutò sicuramente in questo delicato compito. Fu un autentico fiume. Centinaia e centinaia di giovani vennero a Roma in occasione dell&#8217;Anno Santo del 1975. Ritornavano in Polonia, a permanenza romana conclusa, ricchi dei loro studi e dell&#8217;esperienza marcata da incontri e da relazioni importanti. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://img78.imageshack.us/img78/1121/24433421wj0.jpg"><img class="alignright" style="border:0 none;margin:2px;" src="http://img78.imageshack.us/img78/1121/24433421wj0.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="174" height="242" align="cssRight" /></a></span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Da Roma partirono innumerevoli TIR per la Polonia carichi di ogni ben di Dio. Riuscii a organizzare una rete di amici, intellettuali e non, favorendo contatti e scambi tra la cultura polacca e quella cattolica italiana. Giovanni XXIII stesso, di venerata memoria, e poi il successore Paolo VI, anche lui di </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">venerata memoria, mi affidarono incarichi speciali e aiuti. Il Concilio aveva abbattuto molte frontiere nella Chiesa moderna. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La Chiesa &#8220;del silenzio&#8221;, espressione invisa al cardinale Wi che voleva fosse chiamata Chiesa &#8220;della testimonianza&#8221;, erodeva lentamente le basi del comunismo fino al suo inevitabile collasso. Spesso mi negarono il visto. Questo tu lo sai. Mi accompagnava a volte il carissimo dottor Giancarlo Brasca, direttore amministrativo dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Fu nella prima di quelle sue visite che conobbe il Cardinale Karol Woytila, il futuro amato e venerato papa Giovanni Paolo II, divenendo suo caro amico. Coinvolsi in quest&#8217;opera anche il prof.Giuseppe Lazzati, magnifico rettore, in quei tempi, dell&#8217;Università Cattolica. Ne scaturì il gemellaggio tra la Cattolica di Milano e di Roma e l&#8217;Ateneo del Sacro Cuore di Lublino. L&#8217;elezione a pontefice del cardinale Karol, avvenuta il 16 ottobre del 1978, é stata la giusta ricompensa data dal Signore a questa lunga e immane fatica. L&#8217;elezione rinfrancò le forze del sindacato Solidarnosc, già stanche e deluse da almeno dieci anni di lotte infruttuose. Jaruzelskj nel &#8216;90 abbandonò definitivamente il governo del paese. Molto sangue, tante tribolazioni nella lunga e lenta marcia verso la libertà. Alla fine il pensiero trionfò sulla forza degli oppressori. -<a href="http://img156.imageshack.us/img156/9614/8amt6.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter" style="border:0 none;display:block;text-align:center;margin:2px;" src="http://img156.imageshack.us/img156/9614/8amt6.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="680" height="742" align="cssCenter" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:xx-small;">Biglietto autografo di ringraziamento inviato a Anna Tolentino e alla signorina Bianchini, sua segretaria, il 4.11.1978 da S.S. Giovanni Paolo II ad appena<span> </span>diciannove giorni dalla sua elezione a pontefice avvenuta il 16.10.1978</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Dalla voce quasi impercettibile capii che il suo tempo era compiuto. Le presi la mano fra le mie. Mi guardò con riconoscenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non dovevi. &#8211; Mi rimproverò con affetto.- Non dovevi lasciare la mamma per me&#8230;lei ha più bisogno.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sai, &#8211; le risposi. &#8211; è stata lei a spingermi. Sei stata sempre il suo più grande pensiero.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://img367.imageshack.us/img367/1914/29928708wl1.jpg"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://img367.imageshack.us/img367/1914/29928708wl1.jpg" border="0" alt="Mons. Bogumil Lewandoski, portavoce dell'episcopato polacco a Roma, Anna Tolentino, S.S. Giovanni Paolo II, la signorina Lilia Bianchini, segretaria di Anna Tolentino, Mons. Dziwisz, segretario del papa Giovanni Paolo II" hspace="4" vspace="4" width="320" align="cssLeft" /></a>-Però, sono contenta che tu stia qui. &#8211; Continuò. -Del resto le cose che ti ho raccontato appartengono alla Storia mentre la mia povera vita appartiene a voi. Solo a voi che siete stati la mia famiglia. Perdonami se vi ho trascurato troppo. Papà morì senza che io potessi sentire le sue ultime parole. Ero a Milano. Milano era troppo lontana perché potessi raggiungerlo in tempo, prima che il suo cuore si fermasse. E&#8217; questo il mio unico rimorso.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Squillò il telefono. Era Lui, il Santo Padre. Alla vigilia di un viaggio importante, la chiamava per salutarla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Pani Anna&#8230;- la sua voce era stranamente incerta, sicuramente commossa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Era l&#8217;addio di un uomo che era stato tanto importante per la sua vita. S&#8217;illuminò nel volto pallido di una luce celestiale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Vedi,- mi disse, dopo che Lui riattaccò.- ora posso morire in pace. Non speravo di sentirlo. E&#8217; sempre tanto occupato&#8230;le Sue parole saranno un viatico importante per il mio transito.- Fece una lunga pausa. Riprese con un filo di voce. <span> </span>-Non devi piangere. &#8211; Mi ammonì, guardando le mie lacrime.- Durante la degenza, a causa dell&#8217;attentato, il Santo Padre faceva Lui coraggio a noi che lo assistevamo&#8230;la morte non é poi così terribile, sappilo!-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Qualche altro giorno trascorse ancora in un&#8217;agonia lenta, senza emettere un lamento. Sul divano di quella stanza le ore non passavano mai. La notte, a turno, mi facevano compagnia le allieve della &#8220;Scuola per infermieri professionali A. Barelli&#8221;, Istituzione che lei aveva sapientemente seguito e di cui era ancora Presidente del Consiglio d&#8217;Amministrazione. Il pomeriggio del 3 giugno i suoi occhi si velarono per sempre. Recitammo preghiere. Eravamo tutte là le persone che lei aveva amato. Le suore polacche a nome del Papa, la carissima Lilia, sua inseparabile segretaria per trentotto lunghi anni, io che ero la sua famiglia siciliana, il ricordo del padre. Si spense lentamente ascoltando le parole dei salmi.<a href="http://img211.imageshack.us/img211/3073/12hr5.jpg" target="_blank"><img style="display:block;text-align:center;margin:0 auto 10px;" src="http://img211.imageshack.us/img211/3073/12hr5.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="488" align="cssCenter" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span lang="IT"><span style="font-family:Times New Roman;">S.S. Giovanni Paolo II e Anna Tolentino, in occasione di una visita effettuata dal pontefice a un monastero romano di suore benedettine</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;">
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Sono nata a Carrara. &#8211; Mi aveva confidato uno degli ultimi giorni, quando già si sentiva prossima alla fine.- Ma dentro sono stata sempre siciliana e sciclitana come mio padre. Ho amato da lontano quella piccola città persa in mezzo al Mediterraneo, di fronte all&#8217;Africa, dove da bambina vi trascorrevo le vacanze. Ricordo tutto. La casa della nonna, la casa di campagna, la spiaggia di Donnalucata, le rovine del duomo che papà mi faceva visitare, costringendomi a una faticosa salita. In Sicilia la morte ha un senso, un significato diverso da come usa a Roma, lo so. Nessuno muore solo. C&#8217;è sempre qualcuno della famiglia ad assisterlo ed io ti sono grata per essere rimasto qui, vicino&#8230;-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Con Anna Tolentino scomparve una testimone autentica del Vangelo: Marta e Maria messe insieme. Una donna che, come Armida Barelli, suo grande e costante modello di riferimento, seppe spendere la sua vita per un Amore, scommise su di Esso e alla fine vinse. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ho voluto scrivere i miei ricordi perché il tempo restituisca intatta la sua memoria a quanti, come me, la conobbero, vissero della sua fede e della sua parola, in silenzio la amarono.<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;">
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;">Un Uomo Libero</p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0;"><span lang="IT"><span style="font-family:Times New Roman;">Si ringraziano gli eredi Tolentino per la gentile concessione in esclusiva di foto e documenti facenti parte dell&#8217;archivio di famiglia.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 0;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span><span> </span></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unuomolibero.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unuomolibero.wordpress.com/110/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unuomolibero.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unuomolibero.wordpress.com/110/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unuomolibero.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unuomolibero.wordpress.com/110/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unuomolibero.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unuomolibero.wordpress.com/110/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unuomolibero.wordpress.com/110/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unuomolibero.wordpress.com/110/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=110&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<media:content url="http://img367.imageshack.us/img367/1914/29928708wl1.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">Mons. Bogumil Lewandoski, portavoce dell'episcopato polacco a Roma, Anna Tolentino, S.S. Giovanni Paolo II, la signorina Lilia Bianchini, segretaria di Anna Tolentino, Mons. Dziwisz, segretario del papa Giovanni Paolo II</media:title>
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		<title>LE STREGHE DI SCICLI</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Oct 2008 20:15:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LE STREGHE DI SCICLI
 
 
Cuando los hombres no oyen el grito de la razón,
todo se vuelve visiones.
[texto explicativo de "los caprichos" de Goya]
 
Lavoravo a una tesi sull&#8217;Inquisizione spagnola e, cercando testi di riferimento via Internet, un giorno m&#8217;imbattei in un lavoro pubblicato dalla professoressa Melita Leonardi: Inquisizione e &#8220;superstición&#8221; nella Contea di Modica tra il XVI [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=92&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;" align="center"><strong><span><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">LE STREGHE DI SCICLI</span></span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.8pt 6pt 45.1pt;"><span style="font-family:&quot;" lang="ES"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">Cuando los hombres no oyen el grito de la razón,<br />
todo se vuelve visiones.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:6pt 40.8pt 6pt 45.1pt;"><span lang="ES"><span style="font-size:small;"><span style="font-family:Times New Roman;">[texto explicativo de "los caprichos" de Goya]</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;" lang="ES"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.bethelux.it/images/gostanza.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="210" height="144" />Lavoravo a una tesi sull&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Inquisizione" target="_blank">Inquisizione</a> spagnola e, cercando testi di riferimento via Internet, un giorno m&#8217;imbattei in un lavoro pubblicato dalla professoressa Melita Leonardi: Inquisizione e &#8220;superstición&#8221; nella Contea di Modica tra il XVI e il XVII secolo. Confesso la verità. Quando lo lessi, rimasi di stucco. Per la sua completezza, per il rigore scientifico, per la ricchezza della bibliografia consultata. Non mi sento quindi in grado di aggiungere altro. Bazzicando però l&#8217;Archivio Nazionale di Madrid, un giorno non seppi resistere alla tentazione di chiedere in visione i processi di Scicli, puntualmente citati nel lavoro della Leonardi. Li ebbi tra le mani e richiesi le loro fotocopie. Pensai poi che, non essendo stati decifrati e tradotti nella tesi della professoressa ma solo indicati sommariamente, avrei potuto farlo io per fornire un&#8217;ulteriore chiave di lettura della mia città nei secoli XVI e XVII. I processi a carico di cittadini sciclitani erano tre. Due riguardavano donne (Pina </span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">La Scifa</span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> 1596- Vincenza Lentini 1652 circa) e uno fu istruito a carico di un religioso, frate Arcangelo, databile nell&#8217;anno 1635. Di quest&#8217;ultimo processo non ho voluto intenzionalmente occuparmi. Anche perché nella storia della contea non fu l&#8217;unico religioso a incappare nelle maglie dell&#8217;Inquisizione. Anzi. A quei tempi per religiosi e uomini di chiesa era molto più facile cadervi. M&#8217;incuriosirono invece gli altri due. Celebrati a distanza di quasi cinquant&#8217;anni l&#8217;uno dall&#8217;altro, esaminandoli, venne fuori uno spaccato sociale molto complesso e dinamico. Vivace come quello attuale. Oserei definirlo alquanto moderno. <img style="float:right;margin:0 0 10px 10px;" src="http://www.lealidiermes.net/images/la%20strega%20e%20il%20diavolo.jpg" border="0" alt="" hspace="4" vspace="4" width="210" height="514" />Fatto di donne coraggiose, considerate streghe. Che già in quegli anni osavano nutrire il dubbio della fede. Che sapevano navigare in un mare di ciarlatani e di buontemponi con la scaltrezza tutta femminile di chi ne sa veramente una più del diavolo. Le autorità civili, mosse sempre dallo stesso interesse, si sono, poi, sostituite e rinnovate nel tempo. Le passioni sotterranee hanno continuato a scavare con solchi carsici il cuore degli uomini. In ognuno dei personaggi coinvolti in queste due vicende c&#8217;é la ricerca di un bene o di una felicità che alla fine non potevano mai essere raggiunte. Emerge in lontananza il debole profilo di una Chiesa, preoccupata solo di raccogliere indizi e prove. Avara di risposte convincenti in grado di estinguere la grande fame di soprannaturale che albergava nelle coscienze dell&#8217;epoca.<span id="more-92"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><strong><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Ma qual era il contesto storico-culturale della città e dell&#8217;isola nei secoli XVI e XVII?</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Nel 1537 era stato chiuso dall&#8217;inquisitore don Giovanni Li Donni di Noto il processo canonico &#8220;sub delegatum&#8221; con la solenne<span>  </span>proclamazione nel Duomo di san Matteo della santità del beato Guglielmo Cuffitella. Un vecchio eremita irregolare, vissuto nella seconda metà del secolo XIV e morto il 4 aprile </span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">1404 in</span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> una grotta alla periferia dell&#8217;abitato. Narrano le cronache che il Magistrato municipale aveva affidato, tempo prima, una cospicua somma a un faccendiere perché si adoperasse a Roma per l&#8217;accoglienza benevola di tale causa. Una città ricca, opulenta, dunque. <img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.admaioramedia.it/public/Foto/inquisizione.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="260" height="304" />Che voleva a tutti i costi affermare la propria primazia sui vari centri della contea, vantando una protezione spirituale che gli altri non riuscivano a procurarsi. Nel 1477 Isabella di Castiglia, per domare rivolte nella città di Siviglia fomentate dai nobili, dai giudaizzanti e dai mori convertiti al cristianesimo dall&#8217;Islam, aveva chiesto e ottenuto da Sisto IV di istituire in Spagna e in tutti i loro regni il tribunale dell&#8217;Inquisizione. L&#8217;inquisizione fu estesa alla Sicilia nel 1487. Diventò pienamente operativa solo dopo il 1500. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Nel 1492 i re cattolici avevano espulso dai loro domini gli ebrei che vi dimoravano, confiscandone i beni. Molti, chiamati poi conversos o volgarmente marrani in Spagna, si erano convertiti per allontanare lo spettro della diaspora. Gli ultimi ebrei di Scicli con il rabbino partirono il giorno di santa Lucia di quell&#8217;anno dal porto di Pozzallo dopo aver svenduto le poche cose e le pertinenze delle sinagoghe ancora non confiscate. Anche da noi come avvenne in Spagna quelli che rimasero si convertirono al cristianesimo. In effetti si trasformarono in cripto-giudei perché mantenevano in segreto la loro fede e le loro costumanze. L&#8217;Inquisizione siciliana, più che alle streghe, si dedicò soprattutto all&#8217;individuazione di tali soggetti e alla loro persecuzione. Ritenuti un pericolo dalla Chiesa e dalla Corona. Dal 1545 fino al 1563 </span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">la Chiesa</span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> universale s&#8217;interrogava sulle verità rivelate e sulle eresie della Riforma luterana in concilio a Trento. Il vento della Controriforma spirò forte seminando odio e morte in un&#8217;Europa già tanto provata dalle guerre. Dopo un severo esame da parte dell&#8217;Inquisizione, tra il 1491 e il 1540 fu approvata </span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">la Compagnia</span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> di Gesù che avrà come scopo principale in un primo tempo la strenua difesa della fede. I gesuiti comparvero a Modica nel 1631 con la fondazione di una casa voluta dallo stesso Conte e da cittadini nobili della città. Nel 1648 Giuseppe Micciché, coadiuvato da Girolamo Riera fondò la casa di Scicli istituendo erede universale di tutti i suoi averi la Compagnia. Nel 1567 moriva a Palermo Pietro Di Lorenzo Busacca. Nel suo testamento aveva destinato le sue incalcolabili e misteriose fortune all&#8217;eventuale riscatto di parenti presi prigionieri e ridotti in schiavitù dai pirati che infestavano le coste dei nostri mari; alla fondazione di legati di maritaggio; al culto della Madonna della pietà di cui era fervente devoto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.guidasicilia.it/foto/news/cultura/inquisizione_streghe_N.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="4" />Nella seconda metà del XVI secolo e per tutto il XVII secolo le pesti si manifestarono con cadenza quasi ciclica accompagnate da altre calamità naturali quali un&#8217;invasione di cavallette e terremoti. Il più devastante fu quello del 1693 per il quale la città si ridusse un cumulo di macerie. Queste sciagure aumentavano l&#8217;incertezza del vivere e producevano negli animi un forte e disorientato senso di paura e di pentimento da una parte, dall&#8217;altra di ribellione e d&#8217;incomprensione del divino e del trascendente con ricorso a pratiche magiche sostitutive, a figure diverse dalle religiose che placassero con rituali e scongiuri le potenze avverse, demoniache. In questo clima si muove l&#8217;Inquisizione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">A Scicli operava un commissario, coadiuvato da un capitano di<span>  </span>giustizia e da forensi. In città erano periodicamente affissi bandi, mandati dal Tribunale, perché nessuno si macchiasse di eresia o apostasia. Quasi ogni due anni il commissario, in duomo, raccoglieva le denunce, che potevano anche essere anonime, con le quali erano segnalati delitti contro la fede. Venivano in prima istanza esaminate da lui e successivamente, se le reputava valide, inoltrate a Palermo. Gli inquisitori le riesaminavano e ordinavano l&#8217;escussione dei testi. Conclusa questa fase il reo era arrestato, a volte a sorpresa, e tradotto nelle carceri palermitane in attesa del vero giudizio. I suoi beni confiscati. Per conoscere la verità era sottoposto, in mancanza di una confessione spontanea, a tortura. La sentenza era letta in un autodafé pubblico e l&#8217;abiura del reo poteva essere &#8220;de levi&#8221; per <span> </span>colpe meno gravi o de vehementi se l&#8217;imputato era stato condannato per apostasia o stregoneria grave. Con l&#8217;ultimo giudizio perdeva lo stato civile, doveva indossare un sambenito e, se recidivo, era abbandonato al braccio secolare per essere bruciato vivo. Gli autodafé si celebravano a Palermo davanti alla Cattedrale o nel Piano della Marina o nel Piano di Sant&#8217;Erasmo. Non accadeva spesso ma poteva succedere che un inquisitore venisse personalmente a visitare la città come fece nel dicembre del </span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">1588 l</span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">&#8216;inquisitore Lopez de Varóna (cit. Contea di Modica tra il XVI e il XVII sec., Melita Leonardi). <!--more--></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><strong><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">I due processi testimoniano queste prassi e questi tempi drammaticamente.</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Le due donne furono, di fatto, giudicate per accuse prive di fondamento. Denunciate da concittadini che di sicuro non le amavano. Le loro vite spezzate, come spesso anche oggi succede, per motivi futili o addirittura inesistenti. Vittime della cultura del sospetto e dell&#8217;ignoranza, fomentata da un clero realmente superstizioso e indolente, con pervicacia rifiutarono di confessare crimini che mai avevano commesso. <img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.guidasicilia.it/foto/news/arte/goya_inquisizione_N.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="260" height="159" />La loro lucida visione della vita non riuscì a salvarle anzi contribuì a perderle. Inermi davanti a una macchina infernale soccomberono, vere martiri di un pensiero nuovo che si faceva facile beffa della dabbenaggine di un popolo sciocco, che avrebbe illuminato in meno di un secolo l&#8217;intero vecchio continente e il nuovo mondo. L&#8217;inquisizione spagnola, in realtà, permeata del pensiero di Erasmo da Rotterdam, mai si abbandonò agli abusi che conobbe l&#8217;altra Inquisizione nel resto dell&#8217;Europa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Il Tribunale fu abolito con decreto del 16 marzo 1782 e l&#8217;archivio palermitano bruciato il 27 giugno 1783. Si salvò solo la documentazione inviata a Madrid. Questa che io ho consultato. Per un&#8217;ironia della sorte o una vendetta della storia, dalle lacrime rassegnate della loro disgrazia, ci è arrivato intatto &#8211; ed io l&#8217;ho raccolto- il grido di queste due povere donne. A Loro soprattutto e a tutte le streghe di oggi e di ieri; a mia nonna e a mia madre, &#8220;streghe guaritrici&#8221; per natura ma non per vocazione, dedico questo mio lavoro. Perché la loro memoria non possa essere dimenticata. Perché il loro spirito riposi in pace. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><em><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Scritto in Madrid il 18 ottobre 2008</span></em><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Un Uomo Libero</span></p>
<p><!--more--></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"> </p>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;margin-left:45pt;border-top:windowtext 1pt solid;margin-right:40.9pt;border-right:medium none;padding:1pt 0 0;">
<p class="MsoNormal" style="border-bottom:medium none;text-align:justify;border-left:medium none;line-height:150%;border-top:medium none;border-right:medium none;margin:6pt 0;padding:0;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> </span></p>
</div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><strong><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">TRASCRIZIONE(1)<span>  </span>E TRADUZIONE DEI PROCESSI</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;">Palermo</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;">relaciones de causas de fee</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;">desde el año de 1547</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;">hasta el de 1596</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">libro </span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">898 A</span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">.H.M. Inquisición f. 295 p.8</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;" lang="ES"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;" lang="ES"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">Pina </span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">la Xifa</span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">, personam suspectam de levi sed gravissime puniendam. Biuda de edad de 41 años, natural de Xicle<span>        </span>Fue testificada con treinta testigos, diez hombres y veinte mujeres, de que habia (hecho) diversas hechizerias y acudian a ella por la fama de hechizera a pedirle remedio, para decir otras necesidades, con diez de ellos de que tomaba agua bendita de tres pillas diferentes y agua de mar, candelas benditas y dezia ciertas palabras entre dientes que no se le entendian y mas vezes mandava echar aquella agua al humbral de la puerta de la persona que queria deshechizar y otras la habia labar<span>  </span>con dicha agua, con uno de que juntamente con haver hecho (g) mescla de agua y candelas ordeno a cierta persona que tocase una campana de iglesia, sueltas las manos atras, sin que fuese visto de alguno y no hablase palabra y que tambien viesse una missa estando sobre el pie derechoy el izquierdolevantado y dentro la voca un papel plateado, con quatro de que para el mismo effexto de deshechizar pedia camisas, otros cofres de los enfermos y tomava ciertas mesuras de ellos, con cinco de que hazia hallar cosas perdidas, con quatro de que vieron en poder suio una figura como de diablo hecho de cera con clavos y cañas hincadas en ella, con dos de haverse alavado que con dicha figura havia hecho morir a una mujer, con dos de haverse alavado que con cierta mandava los demonios, con dos de que no solo conocia quien estava hechizado pero aun la persona que le havia hechizado. Con esta informacion parte tomada por el ordinario (2) y parte por el comissario del Santo Offizio (3) de aquella tierra de Xicle fue presa y traidas a las carcelas secretas, en suis confessionis estuvo negativa hasta la publicacion de los actos y entonces declaro solo haver hecho algunas oraciones inusitadas malcompuestas y dui para todas con candelas benditas para hazer hallar cosas perdidas a algunas personas que acudian a ella por tal officio, confesso tambien haver dicho legitimas oraciones con tres candelas benditas decen encendidas sobre una camisa de una mujer casada que deseava se apartase a un viudo de otra enamorada que tenia y ordeno diesen a vever al hombre ciertas aguas y de la bendita para apartarle d&#8217;ella y que obtuvo suia atencion esto por uno dia que continuo esta diligencia, confesso tambien haver dicho las mismas oraciones y mesurado su celo en cual a una mujer que acudio a ella por remedio de ciertas opilaciones y mal de brazos pero nego todo lo demas. Hizo defensiones<span>  </span>que no la se levaron, concluio, y vista su causa que salga en autto publico(6) en forma de penitente donde se le lea su sentencia . Abiure de levi, sea desterrada de la tierra de Xicli y su termino por tiempo de tres años y cumpla otras penitencias spirituales(4) que le seran impuestas. </span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;">Executose.<span>    </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><strong><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Traduzione</span></strong><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Pina </span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">La Scifa</span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">, persona sospettata de levi ma da punire energicamente Vedova, di anni 41, nata a Scicli. Fu accusata da trenta testimoni, dieci uomini e venti donne per aver fatto diverse fatture. Per la sua fama di fattucchiera era richiesta. Le si chiedeva aiuto per le più svariate necessità. Dieci dei testimoni la accusarono di aver prelevato acqua benedetta da tre fonti battesimali diversi e (averla mescolata con) acqua del mare, candele benedette; di aver recitato certe parole incomprensibili tra i denti; di aver più volte ordinato di aspergere con quell&#8217;acqua la soglia della porta della persona che voleva liberare; di lavare altre persone con quell&#8217;acqua. Uno di loro la incolpò, dopo aver insieme messo acqua e candele, di avere ordinato ad una certa persona che toccasse una campana di chiesa, con mani libere dietro la schiena, senza farsi vedere da anima viva, senza farne cenno con nessuno; di assistere pure ad una messa mantenendosi sul piede destro, col piede sinistro alzato e in bocca una lamina d&#8217;argento. Quattro di loro la accusarono di chiedere, per liberare da fatture, camicie, oggetti personali delle persone colpite e di prendere certe misure di essi. Cinque la incolparono di far ritrovare cose perdute. Quattro dichiararono di aver visto in suo potere una figura come di diavolo fatta di cera con chiodi e canne conficcati. Due riferirono che si vantava di aver fatto morire una donna con quella statuina. Due dissero che si vantava di comandare i demoni pronunciando una certa preghiera. Altri due denunciarono di averla sentita affermare di essere in grado di capire se una persona fosse colpita da malocchio e conoscere chi l&#8217;avrebbe stregata. Con queste informazioni, in parte raccolte dall&#8217;Ordinario (2) e in parte dal Commissario del Sant&#8217;Offizio(3) di quella terra di Scicli, fu arrestata e tradotta alle carceri segrete. Nelle sue confessioni negò fino alla pubblicazione dei testimoni. Allora dichiarò solo di avere pronunziato preghiere sporadiche confusamente articolate e solo due volte di avere usato candele benedette per far ritrovare cose perdute a chi le si rivolgeva per quel motivo. Confessò pure di avere recitato delle normali preghiere e usato tre candele benedette su una camicia di una donna sposata la quale voleva concupire un vedovo in potere di un&#8217;altra e di avere raggiunto, quella, lo scopo per ogni giorno che lei, la rea, continuasse la sopraddetta pratica. Confessò pure di aver detto le stesse preghiere con uguale impegno per guarire una donna dalla mancanza di mestruazioni e da un male al braccio, negando tutto il resto. Presentò difese che non la liberarono. Si chiuse il processo. Esaminata la pratica<span>  </span>fu condannata a uscire in autodafé(6) pubblico come penitente durante il quale le fu letta la sentenza, all&#8217;abiura de levi, ad essere allontanata dalla terra di Scicli per tre anni, a altre penitenze spirituali(4) che le sarebbero state comminate. La sentenza fu eseguita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"><span> </span></span></p>
<p class="Pollo" style="margin:6pt 85.9pt 6pt 81pt;"><span style="font-size:x-small;">(1) Volutamente la trascrizione non tiene conto dell&#8217;accentuazione, introdotta nel castigliano diversi secoli più tardi. </span></p>
<p class="Pollo" style="margin:6pt 85.9pt 6pt 81pt;"><span style="font-size:x-small;">(2) L&#8217;Ordinario in quel tempo era il vescovo di Siracusa.</span></p>
<p class="Pollo" style="margin:6pt 85.9pt 6pt 81pt;"><span style="font-size:x-small;">(3) In ogni paese, capillarmente, il Sant&#8217;Offizio aveva nominato un Commissario coadiuvato da un capitano che ne faceva le veci in sua assenza. Il Commissario raccoglieva ogni due anni generalmente, in una data scelta, nel duomo le delazioni, i sospetti e le accuse (anche anonime) a carico di persone di quel territorio. Se ne ravvisava la fondatezza istruiva una pratica. Il reo (o la rea) veniva arrestato spesso ignaro di tutto e tradotto a Palermo dove, in carcere, aspettava che lo processassero.</span></p>
<p class="Pollo" style="margin:6pt 85.9pt 6pt 81pt;"><span style="font-size:x-small;">(4) Le penitenze spirituali spesso comminate, per i sospettati di eresia, in aggiunta alle corporali consistevano nella recita del rosario e pratiche religiose varie.<span>  </span></span></p>
<div style="border-bottom:medium none;border-left:medium none;margin-left:45pt;border-top:windowtext 1pt solid;margin-right:40.9pt;border-right:medium none;padding:1pt 0 0;">
<p class="MsoNormal" style="border-bottom:medium none;text-align:justify;border-left:medium none;line-height:150%;border-top:medium none;border-right:medium none;margin:6pt 0;padding:0;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> </span></p>
</div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;">Palermo- Relaciones de causas de fee</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">Consejo de </span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">la Suprema</span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES"> y general Inquisición</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;">A.H.M. Inquisición</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES"><span> </span>libro </span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">902, f</span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">. 221</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;">Proceso</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">Vicencia Lentini &#8211; Supersticiosa maga sortilega con pacto natural de Xicle y vecina de Ragusa diosesi de Zaragoza de Sicilia, mujer casada y de mala condicion de edad de 45 años fue testificada en la dha (dicha) ciudad de Xicle desde el mes de abril de 1650 hasta el mes de enero de 1651 en diversos tiempos de veinte y un testigos. Los primeros de suspersticiones simples y los 16 de superstiones calificadas con mezcla de agua bendita, candelas benditas y oraciones supersticiosas aefeto de curar enfermos y ad amorem, venevolenzia et odium diciendo algunos conjuros con invocaciones de dimonios y duj por lo de que andava con las Brujas de noche y en especial el testigo que ( es una) mujer mayor la testifica de que curandola una enfermedad la rea una noche diques de haberla dicho una oracion supersticiosa la hordeno que encendiese a tres oras una candela bendita y repitiese la dha (dicha) oracion, y haviendolo hecho digo se le aparecio un muchacho todo negro de edad de 4 años a parecer sobre una anca y la dijo que quieres que me mandas y mudandose dize que cerro los ojos y no le respondio, llamando el nombre de Jesus (?) y de alli a tres dias vino la rea lamentandose con el testigo de que haviendola enviado a(q&#8230;) amigo para que la curasse no le havia hecho, excusa que por lo qual la han dado muchos palos, y despues dicho (que) por mas de un año le aparecia el dho(dicho) muchacho negro hasta que con oraciones no aparecio mas. El testigo so(sub) mujer mayor la testifico de que pidiendo remedio para ser bien querida la aconsejo que quando oyese misa quando se alzase el san.mo sacramento dijese mirando </span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">la S</span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">(anta) ostia te desmiento por la gola que tu non eres dios y que hiciese asi siempre que fuse a la misa que asi hacia la rea. Fue Calificado el Proceso y la rea por supersticiosa maga sortilega y que tenia pacto con el Demonio y se vantava de ser de la seita de las brujas y que quatenus(5) dijo te desmiento por la gola dicha pro fini y acuerdo palabras hereticales = en 22 de junio siguiente se voto a prision y en 20 de Agosto se le dio la primera audiencia en la qual y en las otras sostuvo negativa &#8211; en 10 de setiembre se le dio la acusa a la qual respondio negando solo confeso algunas supersticiones simples. Resiviose la causa a prueba y notificados los testigos se le die en Publicacion a 10 de Henero a la qual suspendio como a la acusa añadiendoselo alguna mas supersticiones simples y en 24 de febrero siguiente con comunicacion y parecer de su abogado concluyo la causa difinitivamente sin articular ni hacer defensas y vista en consulta de fe en 20 de marzo se voto a auto(6) con infiamias de hechizera abjuracion de levi </span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">200 oz</span><span style="line-height:150%;font-size:10pt;" lang="ES">(onzes) y reclusion formal por cinco años. -Executose.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;" lang="ES"> </span></p>
<p class="Pollo" style="margin:6pt 85.9pt 6pt 81pt;"><span style="font-size:x-small;">(5) quatenus= riguardo a; giacché. Termine ormai in disuso di origine latina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><strong><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Traduzione</span></strong><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Vincenza Lentini, superstiziosa, maga con patto col demonio nata a Scicli e domiciliata a Ragusa, diocesi di Siracusa, Sicilia. Coniugata e di facili costumi, di anni 45. Fu denunciata nella sopraddetta città di Scicli dal mese di aprile del 1650 fino al mese di gennaio del </span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">1651, in</span><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> occasioni diverse, da ventuno testimoni. I primi<span>  </span>la accusarono di superstizione semplice, gli altri 16 di superstizione aggravata con uso di acqua benedetta, candele benedette e preghiere magiche adoperate per curare infermi, per procurare amore, benevolenza e odio, pronunciando esorcismi nei quali si invocavano i demoni. Due l&#8217;accusarono di andare di notte con le streghe. Particolarmente una donna anziana riferì che la rea, mentre le curava una malattia, una notte profferì una preghiera magica, le ordinò di accendere dopo tre ore una candela benedetta<span>  </span>e di ripetere quello scongiuro. Avendolo fatto, la donna raccontò che le apparve un bambino tutto nero dell&#8217;età di 4 anni che si reggeva sopra un piede solo. &#8221; Mi hai comandato, che cosa vuoi?&#8221; Le chiese. E lei, cambiando colore, chiuse gli occhi e non gli rispose, invocando il nome di Gesù. Dopo tre giorni venne la rea lamentandosi con la teste del fatto che, avendole mandato quell&#8217; amico per curarla, lei non avesse voluto. Motivo per cui la fattucchiera aveva ricevuto tante percosse. Aggiunse ancora la testimone che per più di tre anni continuava ad apparirle il bambino nero fino a quando, con esorcismi, fu allontanato. Sempre questa donna anziana raccontò che rivolgendosi a lei per suscitare benevolenza, la maga l&#8217;avrebbe consigliata di dire, al momento dell&#8217;elevazione della santa Ostia nella messa: &#8220;Con la mia bocca nego che tu sia Dio&#8221;. E che lo facesse sempre ogni qual volta che ascoltasse la messa perché anche lei, la rea, lo faceva. Il processo a carico dell&#8217;accusata fu iniziato per superstizione, magia, sortilegio, patto con il demonio. Ma anche perché si vantava di appartenere alla setta delle streghe e per riguardo alla frase da lei pronunciata con fini eretici: &#8220;Con la mia bocca nego che tu sia Dio&#8221;. Il 22 del mese di giugno seguente si votò perché fosse incarcerata e il 20 di agosto fu celebrata la prima udienza e tanto in essa quanto nelle successive la donna negò decisamente tutto. Il 10 di settembre le fu formalizzata l&#8217;accusa nonostante continuasse a negare. Solo confessò qualche superstizione semplice. Esaminata la prova e notificati i testimoni, la causa fu pubblicata il 10 di gennaio. Fu sospesa per aggiungervi ulteriori superstizioni semplici e il 24 di febbraio seguente, con il beneplacito del suo avvocato che non presentò eccezioni e difesa, il processo fu definitivamente chiuso. Esaminato in camera di consiglio il 20 di marzo la donna<span>  </span>fu condannata all&#8217;autodafé(6) pubblico come fattucchiera, all&#8217;abiura de levi, a 200 onze di spese, alla reclusione formale per anni cinque. La sentenza fu eseguita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="Pollo" style="margin:6pt 85.9pt 6pt 81pt;"><span style="font-size:x-small;">(6) proclamazione solenne della sentenza dell&#8217;inquisitore spagnolo, cui seguiva la cerimonia pubblica dell&#8217;abiura o della condanna al rogo dell&#8217;eretico, eseguita dal braccio secolare &#8211; Oli-Devoto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> </span></p>
<p class="Note" style="margin:0 139.9pt 0 81pt;"><strong><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;">BIBLIOGRAFIA</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:10pt;"><span> </span>- <span>       </span>Per il processo di Pina </span><span style="font-size:10pt;">la Scifa</span><span style="font-size:10pt;">, AHNM, Inq., lib. </span><span style="font-size:10pt;">898, f</span><span style="font-size:10pt;">.295</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span> </span>- <span>       </span>Per il processo di Vincenza Lentini, AHNM, Inq., lib.902, f.221</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span> </span>- <span>       </span>Lexicon topographicum siculum, Vito Amico, Ed. annotata e tradotta dal latino da G. Di Marzo, Dizionario topografico della Sicilia, Tip. Morvillo, Palermo 1855</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:10pt;" lang="ES"><span> </span>- <span>       </span>Joaquín Pérez Villanueva y Bartolomé Escandell Bonet, Historia de </span><span style="font-size:10pt;" lang="ES">la Inquisición</span><span style="font-size:10pt;" lang="ES"> en España y América, Centros de Estudios inquisitoriales, Madrid 1984.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-size:10pt;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:10pt;" lang="ES"><span> </span></span><span style="font-size:10pt;">- <span>       </span>Inquisizione e &#8220;superstición&#8221; nella Contea di Modica tra il XVI e il XVII secolo, Melita Leonardi</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span> </span>- <span>       </span>Il Tribunale siciliano della Santa Inquisizione, Francesca Bonaceto</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;margin:0 139.9pt 0 81pt;"><span style="font-size:10pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span> </span>- <span>       </span>Il Tribunale del Sant&#8217;Uffizio in Sicilia,<br />
<span> </span>Giovanna Fiume</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 139.9pt 6pt 81pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"> </span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unuomolibero.wordpress.com/92/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unuomolibero.wordpress.com/92/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unuomolibero.wordpress.com/92/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unuomolibero.wordpress.com/92/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unuomolibero.wordpress.com/92/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unuomolibero.wordpress.com/92/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unuomolibero.wordpress.com/92/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unuomolibero.wordpress.com/92/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unuomolibero.wordpress.com/92/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unuomolibero.wordpress.com/92/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=92&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>HEMINGWAY E VITTORINI</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 19:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[HEMINGWAY E VITTORINI 
 
 
Avevo appena dodici anni quando mi capitò fra le mani un libro strano acquistato presso l&#8217;antica libreria Poidomani di Modica facendo economie sui soldi che mia madre mi dava per comprare il panino e mangiarlo nei tempi della &#8220;ricreazione&#8221;. &#8220;Fiesta&#8221; di Hemingway. Lo lessi d&#8217;un fiato. Non conoscevo lo scrittore. Non sapevo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=83&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 36pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;"><strong>HEMINGWAY E VITTORINI</strong> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 36pt;" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 36pt;" align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;"><img style="margin:20px 20px 10px 15px;" src="http://www.lib.udel.edu/ud/spec/images/hemingwa/18-2.jpg" alt="" width="168" height="242" align="left" />Avevo appena dodici anni quando mi capitò fra le mani un libro strano acquistato presso l&#8217;antica libreria Poidomani di Modica facendo economie sui soldi che mia madre mi dava per comprare il panino e mangiarlo nei tempi della &#8220;ricreazione&#8221;. &#8220;Fiesta&#8221; di Hemingway. Lo lessi d&#8217;un fiato. Non conoscevo lo scrittore. Non sapevo niente di Pamplona, dell&#8217;&#8221;encierro&#8221;(1), delle corride e della Spagna. Rimasi stordito dalle atmosfere descritte nel romanzo, dalla prosa di quello scrittore, da una Spagna favolosa e lontana. Volli sapere tutto della Spagna. Fu dopo quella lettura che m&#8217;interessai alla cultura ispanica, alla pittura spagnola, Velasquez e Goya soprattutto, fino a studiarla nei minimi particolari. Incominciai a seguire sui giornali dell&#8217;epoca le vicende spagnole. Volli leggere tutto di Hemingway.<span>  </span>&#8220;Addio alle armi&#8221;, &#8220;Per chi suona la campana&#8221;, &#8220;Il vecchio e il mare&#8221;, &#8220;Verdi colline d&#8217;Africa&#8221;, &#8220;I quarantanove racconti&#8221; e via fino a esaurire tutta l&#8217;opera narrativa di questo geniale autore americano che fu forse il più grande tra gli scrittori del secolo breve. Hemingway non fu soltanto un grande affabulatore. Fu un mito, una forza della natura, il simbolo di una generazione inquieta e dannata che visse, a cavallo delle due guerre mondiali, in una Parigi libera e perversa tra amori disordinati, assenzio, pastis e champagne. Un uomo in continua contraddizione con la sua anima. Che risolse attraverso la letteratura le sue numerose ossessioni interiori. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">La libreria &#8220;Shakespeare and Company&#8221; di Sylvia Beach in rue de l&#8217;Odéon a Parigi coagulò tutti gli spiriti folli di quell&#8217;epoca. Siamo negli anni &#8216;20-&#8217;30. Da Fitzgerald a Miller, da Dos Passos alla Stein, dalla Barnes a Hemingway, da Joyce a Pound a Eliot. Americani in Europa, richiamati da una città che indiscutibilmente era in quel periodo la capitale mondiale della cultura. Molti di questi scrittori e poeti lasciarono una forte influenza sulla letteratura europea successiva. </span></p>
<p><span id="more-83"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Basti pensare all&#8217;influenza che ebbe l&#8217;opera di Dos Passos ne &#8221; La Colmena&#8221; di Cela o quella di Joyce in Pavese e Vittorini. Autori proibiti durante il periodo fascista perché americani, come lo furono pure la musica e qualsiasi espressione artistica nate in America. Tradotti proprio da Vittorini e da Pavese senza compenso. <img style="margin:20px;" src="http://cache.virtualtourist.com/2348957-Travel_Picture-Metropolis_Building_Madrid_Sep_2005.jpg" alt="" width="227" height="150" align="right" />A volte introdotti clandestinamente in Italia. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Vittorini fece pubblicare, opportunamente purgato, sulla rivista Politecnico, il romanzo di Hemingway &#8220;Per chi suona la campana&#8221;. Uscì nell&#8217;ottobre del &#8216;40 e già dopo sei mesi aveva superato il mezzo milione di copie per andare a ruba, poi, negli anni successivi. Nel &#8216;49 Hemingway gli restituirà la gentilezza stendendo per l&#8217;edizione americana di &#8220;In Sicilia&#8221;, romanzo scritto da Vittorini tra il 1936-38 per apparire a puntate in una piccola rivista fiorentina, un&#8217;introduzione che non fu né tra le più felici, né tra le migliori dello scrittore americano. Inevitabilmente Hemingway riporta a Madrid come Vittorini ricorda Scicli. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">La notizia della fucilazione del poeta Federico Garcia Lorca, avvenuta all&#8217;alba del 18 agosto del 1936, lascia l&#8217;Europa attonita, incredula, commossa. In ottobre di quello stesso anno la guerra civile esplode a Madrid.  A novembre arrivano nella capitale l&#8217;11a Brigata Internazionale e una colonna anarchica al comando di Durruti. La città diventa il simbolo internazionale della lotta antifascista e della lotta operaia. Il governo della Seconda Repubblica fugge a Valencia. I nazionali, cioè le truppe di Franco, bombardano e distruggono la città universitaria, non molto lontana dal centro, fortino della Resistenza spagnola. Auden scriveva: &#8221; In quella terra arida/ nella meseta perforata da fiumi/ i nostri pensieri si fecero corpi&#8230;e Madrid ne diventò il cuore&#8221;. Tutti accorrono a Madrid. Robert Capa, pseudonimo della coppia di fotografi Friedman-Toro, John Dos Passos, George Orwell, socialista democratico inglese, Indro Montanelli. Hemingway verrà come corrispondente di guerra nel 1937 per conto della North American Newspaper Alliance (N.A.N.A.). Riserva una camera all&#8217;hotel Florida a Callao. E&#8217; in compagnia della sua nuova fiamma la giornalista Martha Gellhom. Segue la guerra che va spostandosi verso Barcellona. A volte frequentando la prima linea. Nel &#8216;38 la N.A.N.A. lo riassume come corrispondente di guerra e lo rispedisce a Madrid. Lo scrittore era stato una prima volta in città nel 1923. Dopo gli anni della guerra Madrid per lui diventerà una delle sue tante ossessioni. La vita e la morte cantate nei suoi più fortunati romanzi e racconti furono toccate con mano nei luoghi che lo videro protagonista indiscusso della lotta fratricida spagnola. Ne ispirarono uno degli scritti più interessanti&#8221; The Capital of the World&#8221;. <span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;"><img style="margin:20px;" src="http://www.peppegreco.it/images/scicli_03.jpg" alt="" width="156" height="201" align="left" /></span>E&#8217; il grande affresco che lo scrittore ci lascia di Madrid. In esso ricostruisce la vita di una città. Il clero, il movimento operaio, l&#8217;ambiente taurino con i toreri falliti o in pensione. Un mondo nel quale il protagonista Paco(2), un ragazzo pieno d&#8217;illusioni e con tanti progetti, proveniente dalla campagna, muore di una morte accidentale, banale, nella pensione dove serviva senza neppure avere il tempo di rendersi conto che l&#8217;esistenza è solo una stupida farsa. Cercava anche lui una città ideale come il Rosario delle &#8220;Città del mondo&#8221; di Vittorini. Paco l&#8217;aveva ritrovata in Madrid. Rosario la ritroverà più tardi in Scicli. Guardando i tetti di questa città crederà di trovarsi davanti ad una nuova Gerusalemme sorta dalle rovine dell&#8217;antica Babilonia. Mosso dallo stesso affanno per cui Hemingway cercava Madrid, Vittorini ritornò &#8220;per ritrovarsi&#8221; in una Scicli del dopo guerra, straziata dalla morte e dalla fame ma, nonostante tutto, isola incontaminata di sicilianità ancestrale. Ne documentò i volti più espressivi, gli angoli più ignoti scrivendo appunto tra il &#8216;52 e il &#8216;55 l&#8217;altro grande affresco che è &#8220;Le città del mondo&#8221;. Lo pubblicò la moglie, postumo, nel 1969. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">E&#8217; indubitabile l&#8217;influenza di quel racconto su questo di Vittorini. Anche se la prosa è completamente diversa e le vicende si sviluppano intorno a personaggi differenti con distinti intrecci, il motivo che ispira le due opere mi sembra identico. La ricerca di un luogo ideale, una felice utopia, dove l&#8217;anima si acquieti, dove l&#8217;esistenza perda il peso del quotidiano. Due città protagoniste nella storia di due uomini molto dissimili tra loro uniti solo da un&#8217;idea politica, la lotta antifascista, e da una passione letteraria. Come unite sono state stranamente le due città nel mio cuore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Era doveroso scrivere tutto questo. Hemingway e Vittorini hanno condiviso, in ogni caso, lo stesso oblio. Le &#8220;loro&#8221; città si sono dimenticate delle parole che hanno scritto. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Madrid volentieri tace il ricordo del primo. Scicli non è da meno con il secondo. Gli uomini ingrati e insensibili, dappertutto, hanno memoria breve. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Un Uomo Libero </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 36pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 36pt;"> </p>
<blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 76.9pt 6pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">(1) L&#8217;encierro è una corsa durante la quale degli uomini accompagnano tori in libertà in un percorso cittadino che li porterà alla Plaza de toros dove verranno rinchiusi in appositi spazi nell&#8217;attesa della corrida della sera. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 76.9pt 6pt 72pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 76.9pt 6pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">(2) Paco è il diminutivo spagnolo di Francisco.<span>  </span>E&#8217; ottenuto dalla fusione delle prime sillabe dell&#8217;espressione latina Pater comunitatis con la quale i frati chiamavano rispettosamente il Fondatore.<span>  </span>E&#8217; il nome più diffuso in Spagna insieme a José. </span></p>
</blockquote>
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		<title>Virgo Potens</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2008 04:21:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho voluto scrivere questo racconto-documento per rendere giustizia ad una vita, ad una donna innamorata del Signore, ad una grande sciclitana che molto bene conobbi. La signorina Giovannina Trovato  fu tra le prime donne della città  ad impegnarsi in politica. Con l&#8217;onestà intellettuale che sempre aveva contraddistinto le sue coraggiose scelte, seppe in tempi difficili [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=70&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 85.9pt 6pt 99pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ho voluto scrivere questo racconto-documento per rendere giustizia ad una vita, ad una donna innamorata del Signore, ad una grande sciclitana che molto bene conobbi. La signorina Giovannina Trovato<span>  </span>fu tra le prime donne della città<span>  </span>ad impegnarsi in politica. Con l&#8217;onestà intellettuale che sempre aveva contraddistinto le sue coraggiose scelte, seppe in tempi difficili testimoniare al mondo la propria fede. Il suo coraggio non fu capito da una gerarchia ecclesiastica mediocre e compromessa. Non fu apprezzato da chi era abituato a seguire la corrente del fiume ed ignorava la grande misericordia di Dio. Lei ne fu silenzioso strumento ed interprete. Senza nessun dubbio, con le certezze che l&#8217;intima frequentazione del Signore Le dava. La storia poi ha pesantemente giudicato nel tempo uomini e cose. Resta il suo ricordo. Chiaro, luminoso, onesto. Per questa eredità magnifica ho voluta raccontarla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">VIRGO POTENS</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.buonpastore.net/images/vecchia-con-Rosario_CEZANNE.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="8" width="220" height="273" />La pioggia di gennaio batteva forte sul lucernaio che illuminava la scala. Sentivo il suo rumore al di qua del portone; mentre cadeva, obliqua, sull&#8217;ombrello, sulla parte bassa dei pantaloni, sulle scarpe. Finalmente lo scatto atteso della serratura, comandata genialmente da uno spago lungo, tirato dal terzo piano. Mi salvava da quell&#8217;autentico nubifragio. Matilde, la signorina Matilde, era sulla soglia dell&#8217;appartamento ad aspettarmi con il suo sorriso semplice e buono, dimessa e umile. Mi tese subito premurosamente le mani per afferrare il mio cappotto bagnato e allargarlo su due piccole sedie vicino a una stufetta posta al centro della sala da pranzo. La signorina presidente, la signorina Giovannina per me, era là. Ieratica, recitava il rosario mentre Matilde rispondeva alle avemmarie. M&#8217;indicarono entrambe con un gesto della mano una sedia, vicina come le loro a un grande tavolo rettangolare. Un tavolo di legno antico, dipinto di un verde penicillina sbiadito, con sopra una lastra di marmo di Carrara sulla quale i grani della corona scivolavano allegri producendo un tintinnio argentino, di vetri o di smalti che cozzavano. <span id="more-70"></span>Aspettai in silenzio le litanie, guardando ora il soffitto della stanza, ora oltre una porta spalancata su una cucina rifinita con vecchie piastrelle azzurre dove tutto era in ordine da antica data. Dove la vita si era fermata da tempo e i pasti non si cucinavano più là ma li portava dal piano inferiore, pronti e caldi, la devota e inseparabile Matilde. Finalmente le giaculatorie finali e il sospirato segno di croce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Pensavamo, Matilde ed io, che questa sera non saresti venuto. &#8211; Mi disse con molto disagio la signorina Giovannina. &#8211; Il maltempo ci ha messo paura. Temendo che andasse via la corrente abbiamo anticipato addirittura anche l&#8217;ora di guardia. Lo sai che ho paura dei lampi e dei tuoni.- Fece una breve pausa. &#8211; Mi dispiace per il tuo cappotto. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Matilde annuiva. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non fa niente. &#8211; Minimizzai. &#8211; Vedrà che prima di partire sarà già asciutto.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signorina Giovannina voleva scusarsi di quel leggero ritardo nell&#8217;aprire il portone. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Una donna minuta, piccola di statura. Indossava una veste lunga, alle caviglie, rigorosamente nera. I capelli raccolti in trecce sulla nuca. Grigi con qualche sfumatura scura, nonostante la venerabile età. Gli occhi straordinariamente lucidi e intelligenti. Il sorriso spontaneo e buono.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Una vocina flebile per una personalità granitica. Una donna ingenua, tuttavia. Candida del candore dei santi. Scrupolosa nell&#8217;applicare i precetti e la regola della sua vita consacrata fino alla pignoleria più impensabile, più esasperante. Pragmatica e fattiva nelle cose del mondo, viveva da contemplativa il suo intimo, profondo rapporto con il Signore. L&#8217;ora di guardia, cioè di preghiera, ne era la prova. Mai volle rivelarmi il motivo della sua folgorante conversione. Giovanissima maestra aveva militato, atea convinta, nel partito socialista. Il partito del padre, del fratello. Attivista politica nei tempi difficili del dopoguerra, aveva saputo conquistare, con una predicazione porta a porta, il cuore delle donne di uno dei quartieri più poveri della città e guadagnarlo alla causa marxista. Poi, d&#8217;un tratto, una crisi profonda, sconvolgente, inspiegabile. La luce, come per Paolo alla porta di Damasco, aveva accecato le sue certezze e la aveva ricreata nuova donna, credente come nessuno, ardente innamorata di Dio a somiglianza di Teresa di Gesù che tanto amava. Il Signore l&#8217;aveva attesa al suo solito bivio. Aveva pronunciato in segreto i voti, mi raccontò una di quelle sere, in una strana congregazione appena fondata da una donna di Milano, Armida Barelli. La chiamava con rispetto e ammirazione Sorella Maggiore.<span>  </span>Ne aveva condiviso, subito e per tutta la vita, l&#8217;ideale; la visione straordinaria e nuova del mondo, concepito come un campo globale di missione; lo zelo per le vocazioni sacerdotali; l&#8217;incessante preghiera. Era noto a tutti il suo impegno per il Seminario diocesano. Madre premurosa dei giovani seminaristi, elemosinava per loro quello che il dopoguerra rendeva introvabile, perché non mancassero del necessario.<img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2007/05/carla-mietto.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="250" height="130" /> Presidente dell&#8217;Azione Cattolica diocesana per parecchi mandati era stata primo consigliere donna della storia della città, eletta nelle liste della Democrazia Cristiana. Aveva varcato la soglia del municipio in un&#8217;epoca nella quale la donna era ancora considerata un essere inferiore, da porre sotto tutela.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Non abbiamo potuto partecipare all&#8217;inizio delle Quarant&#8217;ore in memoria del terremoto dell&#8217;undici gennaio in San Michele con questo tempaccio. &#8211; Disse improvvisamente Matilde. &#8211; La signorina cammina a piccoli passi come tu sai, non avrebbe potuto affrontare una bufera così forte.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Già! &#8211; Le fece eco lei.- Andremo domani, però. Il mio turno di adorazione è il più scartato. Del resto posso capire le altre donne. Dalle due alle quattro devono accudire ai mariti, ai figli. Ma non le giustifico. Al primo posto dovrebbe sempre esserci Lui, il Signore, l&#8217;Amato, chi ci ha ridato, con il suo sacrificio in croce, la dignità di figli di Dio.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Aprì gli occhi e, rivolgendomi lo sguardo, diventò severa. Le restituii uno sguardo indulgente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- San Michele al Corso!- Continuò in una riflessione ad alta voce. &#8211; Tanti anni fa, quando ancora ero consigliere comunale, fu in quella chiesa che ebbi la sensazione che </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Vergine Maria</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> parlasse al mio cuore. Da quel giorno la mia devozione alla Madonna del Buon Consiglio, venerata e raffigurata nella pala d&#8217;altare, è stata al centro di tutta la mia vita spirituale.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La guardai e non potei fare a meno di scuotere la testa. Ero abituato a quelle &#8220;visitazioni mariane&#8221;, ai profumi intensi che, secondo i suoi racconti visionari, le annunciavano. Ne sorridevo, scettico, insieme<span>  </span>con lei che si fingeva, suo malgrado, prudentemente incredula.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E come mai? &#8211; Domandai curioso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Si doveva decidere in Consiglio Comunale su che cosa fare di uno spazio pubblico. I &#8220;compagni&#8221; volevano a tutti i costi destinarlo a una latteria, mentre io mi ero battuta perché lì nascesse una nuova chiesa.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- E allora?- La incalzai, intrigato dall&#8217;argomento per me completamente nuovo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Da qualche tempo avevo vagheggiato questo desiderio. &#8211; Riprese.- Ne avevo parlato al sindaco, un uomo di fede, che mi aveva fatto notare subito le grosse difficoltà sicuramente sollevate dai comunisti. Ma io, testarda, non avevo desistito dal mio proposito. Né mostravo la volontà di farlo. Anzi avevo continuamente avvicinato molte signore, mogli di altrettanti consiglieri socialisti, lo zelo cattolico delle quali mi pareva sincero. Per guadagnarle alla mia causa. Perché convincessero i loro mariti a votarla. Ogni insistenza in seno alle commissioni si rivelò comunque vana. I comunisti avevano già deciso la latteria e con i socialisti avevano la maggioranza in Consiglio. Anche nella compilazione dell&#8217;ordine del giorno la mia richiesta, nonostante le mie energiche proteste, dal primo posto scivolò al terzo. &#8220;Abbiamo ben altro da discutere che fare una chiesa!&#8221; Mi era stato risposto con crudele sarcasmo. Giunse il giorno della votazione. Quel giorno era la festa della Madonna del Buon Consiglio. Io partii da casa molto presto per raccogliermi in preghiera in San Michele, chiesa dove Lei era molto venerata. Fu lì che, affidando la mia tristezza e il mio progetto alla Vergine, sentii dentro una voce che mi rassicurava. Un fortissimo profumo di rose m&#8217;inondò ed io capii che sarei stata esaudita. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L&#8217;affezionata Matilde annuiva.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- E dunque, cosa avvenne?- La incoraggiai nel racconto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Arrivai al comune. Presi posto nell&#8217;aula consiliare. L&#8217;argomento indicato al numero uno dell&#8217;ordine del giorno riguardava una questione spinosissima che aveva visto più volte contrapposti i diversi schieramenti politici. Ci fu una lunga discussione. I consiglieri democristiani protestarono. Si fece una votazione. I socialisti non votarono quella volta come i comunisti. Si azzuffarono anzi con loro quando fu evidente che il progetto della sinistra era stato bocciato. I comunisti in blocco si allontanarono. Anche i socialisti abbandonarono l&#8217;aula consiliare. Il Presidente del Consiglio sospese la seduta per mezz&#8217;ora. Ripresero i lavori ma non c&#8217;era più la maggioranza. Intravidi dalla porta che dava sul grande corridoio un consigliere socialista la cui moglie, una donna devotissima e pia, più volte mi aveva sostenuta nella mia opera di persuasione. Mi alzai e lo raggiunsi velocemente mentre anche lui si stava allontanando. Lo pregai, lo strapregai, lo convinsi a ritornare in Consiglio. Ma solo per votare la chiesa, il terzo punto all&#8217;ordine del giorno, insisté lui. E così fu. Verificata la maggioranza, il presidente dichiarò aperta la votazione per il secondo punto che fu respinto come il primo. Passò subito al terzo e, miracolosamente, il terzo punto passò. Ringraziai il consigliere. <img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.sciclinews.com/immagini_articoli/san_michele_003.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="8" width="220" height="331" />Ritornando a casa mi fermai di nuovo in San Michele al Corso e vi rimasi, digiuna, fino alla messa della sera. Forse piansi nell&#8217;ombra rarefatta dello splendido tempio. La Madonna era là. Mi sorrideva, rassicurante, benevola, con il suo bimbo in braccio, dal quadro che la raffigurava all&#8217;interno della splendida pala. Ero felice. Il vescovo volle dedicare la nuova chiesa a Lei che l&#8217;aveva voluta.<span>  </span>Apparsa verosimilmente tra colonne, stucchi, ori e fantasie barocche e più notoriamente sopra un umile albero di Cova da Iria, un posto sperduto della campagna portoghese.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signorina Giovannina si fermò. Mi guardò di nuovo. Questa volta a lungo negli occhi con lo stesso sguardo terribile con cui esprimeva la disciplina della sua vita spirituale. Poi alzando l&#8217;indice verso il cielo affermò: &#8211; Virgo Potens, ricordalo sempre nella tua vita. Lei può tutto, noi, poveri uomini, nulla!-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signorina Giovannina si spense in un&#8217;altra notte di pioggia. Dimenticata dal suo Seminario. Provata dal Signore con una lunga e dolorosissima agonia. Accompagnata dalla sua incrollabile devozione per la Vergine Maria. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Se il paradiso esiste, la sua anima sicuramente lo abiterà come da viva lei abitò i ricordi, le memorie e il cuore di quanti, al pari di me, la incontrarono sulla loro strada, la coadiuvarono e la amarono.<span>   </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
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		<title>Federico Secondo e la Scuola Poetica Siciliana</title>
		<link>http://unuomolibero.wordpress.com/2008/09/06/federico-secondo-e-la-scuola-poetica-siciliana/</link>
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		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 02:57:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Bartolo Cataudella]]></category>
		<category><![CDATA[cielo d'alcamo]]></category>
		<category><![CDATA[Federico II]]></category>
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		<description><![CDATA[FEDERICO SECONDO 
E 
LA SCUOLA POETICA SICILIANA
 


&#8220;Federico II e la scuola poetica siciliana&#8221; prende le distanze da una certa pedanteria storica. Vuol essere, nelle mie intenzioni, una rilettura della vita di un uomo che seppe come Alessandro Magno &#8220;stupire&#8221; il mondo.  E come Alessandro  morirà per una causa  forse banale, comunque sicuramente oscura.  Un  omaggio  [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=14&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 58.95pt 6pt 53.85pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">FEDERICO SECONDO </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 58.95pt 6pt 53.85pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">E </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 58.95pt 6pt 53.85pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">LA SCUOLA POETICA SICILIANA</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 58.95pt 6pt 53.85pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></strong></p>
<div><em></em></div>
<p><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;"></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 85.9pt 6pt 90pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><em>&#8220;Federico II e la scuola poetica siciliana&#8221; prende le distanze da una certa pedanteria storica. Vuol essere, nelle mie intenzioni, una rilettura della vita di un uomo che seppe come Alessandro Magno &#8220;stupire&#8221; il mondo.<span>  </span>E come Alessandro<span>  </span>morirà per una causa<span>  </span>forse banale, comunque sicuramente oscura.<span>  </span>Un<span>  </span>omaggio<span>  </span>all&#8217;uomo della storia moderna che più ho amato; al siciliano vero, modello e padre; allo scomunicato credente che volle solo affidarsi alla misericordia di Dio.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 85.9pt 6pt 90pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><em>Un Uomo Libero</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 139.9pt 6pt 144pt;"><em> </em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Non si può capire la scuola poetica siciliana senza conoscere l’antica poesia araba che a lungo fiorì in questa terra di Sicilia, magica e contesa, ombelico del mondo, pietra che si fece prima parola e dopo canto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Non si può capire la poesia araba siciliana senza conoscere la poesia araba andalusa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Entrambe queste due scuole poetiche soffrirono lunghi abbandoni e ingiustificati oblii da parte degli studiosi di letteratura i quali preferirono approfondire l’influenza dei trovatori provenzali e della chanson che dal sud francese si diffuse in tutta l’Europa centrale e interessò la penisola italica fino al suo estremo meridionale confine. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La scuola siciliana è dunque considerata da questi “ una risposta italiana alla poesia provenzale con metafore e immagini tipiche della poesia araba”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="display:block;text-align:center;margin:0 auto 10px;" src="http://www.bne.es/media/img/Image/colecciones/manuscritos/detallebeatog.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="320" height="111" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il grande vento della lirica cortese che investì tutta l’Europa forse era, come fa notare il Castro, uno studioso spagnolo in un suo recente lavoro, “una creazione difensiva contro la sensualità musulmana”. Per questo, infatti, il castigliano antico manca dell’effusione di un’intimità tutta araba, preferendo ad essa una poesia epica e collettiva. “El cantar de mio Cid” fu scritto intorno al 1140 e i timidi tentativi di una poesia cortese rimontano alla “cantiga d’amor” gallega la quale presenta grandi affinità con la lirica provenzale, diffusa nel nord della penisola iberica dai primi pellegrini alla tomba dell’apostolo San Giacomo.<span>  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ma </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Sicilia</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> già era stata crogiolo e crocevia d’importanti culture nei secoli e ora, nel tempo di Federico, più che mai conteneva quell’humus necessario per esprimere una grande letteratura, indipendente e nuova per una straordinaria e felice congiuntura di studi, di grandi imprese politiche, di uomini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Federico Secondo non può essere considerato, quindi, un punto di partenza ma, semmai, il prodotto di un’epoca, di una lunga fermentazione di idee, di modelli, di sentimenti che trovarono, nella multiforme intuizione del suo genio, l’incarnazione pacifica e felice, l’espressione più alta della sicilianità in epoca moderna. L’uso della lingua volgare, secondo gli studi federiciani più autorevoli, lo rende assolutamente nuovo, autonomo nei confronti di una “clerecia” molto legata all’uso del latino, anche se tardo. Un desiderio, il suo, o meglio un’esigenza di affrancarsi da un’autorità, il papato, da sempre avvertita e vissuta come un limite all’intima vocazione di uomo libero. Una grande rete che ne intrappolava l’anima. Un tentativo di unificazione degli stati del mezzogiorno nel segno e nel nome di una lingua comune apulo-sicula, miscuglio appunto dei due principali dialetti parlati nel sud della penisola, affinati e arricchiti con termini mutuati direttamente dalla lingua di Virgilio e Cicerone.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Io credo tuttavia che Federico non fosse nulla di tutto questo. Ovvero fu oltre a tutto questo. Uno spirito incline alla poesia, alla malinconia, alla contemplazione delle cose di Dio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c9/Heinrich_VI_-_Konstanze_von_Sizilien.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="212" height="237" />Come il padre Enrico VI (minnesänger) cantava sì il sentimento nella sua espressione più alta ed aristocratica. Come la madre Costanza subì anche il fascino della poesia cortese di oltr’alpe. Come un vero figlio di Palermo, però, visse e sentì l’amore con l’intensità e la malinconia delle più squisite qasida arabe di cui sicuramente ascoltò i versi e le musicalità quando, bambino di nove anni appena, vagava incontrollato per i meandri di una Palermo esotica, multietnica, tollerante e felice. Il Kantorowicz, suo massimo ed importante biografo, lo descrive povero, gli occhi verdi e straordinariamente vivi, i capelli rossi. Un’anima araba in un corpo europeo. Sulla dalmata che ricoprirà il suo cadavere imbalsamato, prigioniero di un saio cistercense, consegnato dalla morte alla storia, saranno ricamate delle iscrizioni in caratteri cufici per testimoniare al mondo e soprattutto al Dio che invano cercò fra le stelle del cielo nelle sue ore solitarie, l’universalità della sua fede.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Federico ripeteva, in effetti, una precedente esperienza. Forse a sua insaputa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Già in Siviglia un altro grande spirito, anni prima, aveva radunato nella sua corte poeti e letterati, scienziati e visionari.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Muhammad lbn Abbad (1040-1095) meglio conosciuto sotto il suo nome onorifico Al-Mutamid. Anche lui ebbe un padre poeta Al-Mutatid. Anche lui fu fine cantore dell’amore. <img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.muslimheritage.com/uploads/Mongol_siege_Mosul.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="220" height="161" />Ultimo re moro della taifa di Siviglia, raccolse la pesante e difficile eredità della disintegrazione del califfato di Cordova (929-1031). Si circondò dei migliori ingegni del tempo. Accolse, fuggiasco, lbn Handis, il massimo esponente della poesia araba siciliana che diventò uno dei più grandi poeti della sua scuola. Fedele amico che lo seguì nei giorni dell’esilio, fino a Agmat, uno sperduto villaggio alle porte di Marrakesch, dove la musa di Al- Mutamid definitivamente tacque. Da tanta luce e splendore, Alfonso X, il Savio, riconquistata l’Andalusia, sarà offuscato. Alle importanti novità apportate, per il merito di questo re saggio, alla cultura universale dall’importantissima Scuola dei traduttori di Toledo, che incominciava in quel periodo a tradurre per il mondo occidentale uno sconosciuto Aristotele, Federico risponderà con la sua corte, esempio clone della corte di Siviglia. La lunga frequentazione della cultura araba gli varrà l’amicizia del sultano al-Malik al-Kamil. I suoi dotti, in un rinnovato scambio di cognizioni scientifiche con scienziati federiciani, introdurranno in Europa, attraverso il pisano Fibonacci, lo zero. Entità matematica che rivoluzionerà per sempre, come la ruota, la storia degli uomini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Federico fu soprattutto un mistico e un esoterico, un innamorato della natura come il Francesco d’Assisi che, secondo una diffusa leggenda, verosimilmente incontrò e conobbe. Amava parlare alle stelle. I suoi castelli racchiudono per sempre i misteri di antiche cabale. Arcane profezie trasformate in calcoli, affidate dal suo genio visionario alla pietra. La caccia al falcone lo conduceva spesso per i vari castelli presso i quali i banchetti e le feste erano memorabili perché allietati da musiche orientali e danze.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La scuola siciliana trovò nella corte e nell’amministrazione dello stato le voci più rappresentative, autorevoli e colte della poesia del tempo. A Jacopo da Lentini si riconosce la paternità del sonetto. Composizione letteraria che attraverserà tutte le letterature future per divenire un modo universale d’espressione poetica. Tanti poeti. Federico, i figli Enzo e Manfredi, Pier delle Vigne, un toscano prestato alla sua politica, Stefano protonotaro da Messina, Jacopo Mostacci, Guido delle Colonne. Ma anche voci più popolari e giullaresche come quella importantissima di Cielo D’Alcamo che riproduce nel suo “Contrasto” l’antico “botta e risposta” tra un signore e una pastorella che aveva già caratterizzato la poesia della corte andalusa di Al-Mutamid.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://www.classicitaliani.it/contrasto/immagini/contrasto01.JPG"><img style="display:block;text-align:center;margin:0 auto 10px;" src="http://www.classicitaliani.it/contrasto/immagini/contrasto01.JPG" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="320" height="58" /></a></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Mi è d’obbligo, a questo punto, fare menzione della felicissima, arguta e suggestiva ipotesi di Bartolo Cataudella, nostro insigne autore di storia patria, nonché fine poeta e grande letterato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il Cataudella, al riguardo, nel suo libro di memorie “Scicli”, cita uno studio del Prof. Ugolini (Vedi: “Giornale storico della Letteratura Italiana”, annata LVIII, vol. CXV, pag. 182) nel quale si formulava l’ipotesi che il “Contrasto” fosse stato composto nel dialetto di Scicli. L’ipotesi trae vita dalla lingua strana e particolare usata da Cielo che, a quanto sostenuto dall’Ugolini, contiene forme non propriamente tipiche della lingua siciliana bensì di un dialetto parlato nell’area dialettale corrispondente a quel territorio degli Iblei. Soprattutto per l’importante riferimento al culto di san Matteo, presente nel “Contrasto”(1231-1250). “Sègnomi in Padre e in Filio et in Santo Matteo/So che non se’ tu rètico, né figlio di giudeo”. Culto unico in tutta </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Sicilia</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">, a San Matteo è, difatti, dedicato il venerabile Duomo della città, citato tra le chiese di Sciclum in un diploma di Urbano II nel 1091.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Anche il Santangelo, riporta ancora Bartolo Cataudella, scriveva nel Bollettino Storico Catanese1944-45 alla pagina 148 che “la prospettata ipotesi potrebbe avere fondamento se fosse provato che nel dialetto sciclitano esistesse il frangimento della<span>  </span>(e) e<span>  </span>della (o)”. Frangimento che, sostiene sempre il Cataudella, è proprio tipico della nostra parlata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">A parte queste suggestioni letterarie, la scuola poetica siciliana rappresentò con Francesco d’Assisi la grande novità culturale del tempo. Dante stesso nel suo “De Vulgari eloquentia” ne parla con accenti commossi ed ammirati. Non espresse la nuova lingua italiana perché, a causa di una perdita dei manoscritti originari, i componimenti sopravvissuti furono selvaggiamente <span> </span>toscanizzati.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Trasmise, comunque, intatta la fierezza della terra che la partorì e il fascino ineguagliato dell’uomo che fu il vero carismatico ispiratore, colui che seppe stupire il mondo. Fierezza che esploderà, quasi mezzo secolo dopo, al grido di “mora, mora” fra le vie di Palermo nella luce crepuscolare e sanguigna del “Vespro”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il pesante sarcofago di porfido, che racchiude le spoglie dell’imperatore nella Cattedrale di Palermo, è l’unica, vera, importante reliquia. Testimone di un amore incorrotto per la sua isola, reso eterno dal mito per durare nella memoria della storia, Federico parla ancora e sempre di Sicilia al confuso e disorientato cuore dei siciliani del nostro tempo.<span>  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p></span></span></p>
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