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	<title>Un Uomo Libero, racconti e liriche &#187; Racconti</title>
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	<description>Il luogo eterno del mito e della poesia, dove il tempo non esiste e la ragione tace.</description>
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		<title>Un Uomo Libero, racconti e liriche &#187; Racconti</title>
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		<title>L&#8217;ultimo Debussy</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 17:57:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Conobbi Manuel per caso. Avevo subito un intervento chirurgico e ora trascorrevo una lenta convalescenza in un piccolo pensionato per lungodegenti, dove avevo deciso di ricoverarmi per essere accudito meglio. Lontano dalla mia famiglia, lontano dall’Italia. Passavo intere giornate a scrivere con un vecchio PC o a leggere qualche libro di poesie che mi ero [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=181&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://images.artnet.com/artwork_images_425931314_463076_theophilealexandre-steinlen.jpg" alt="" width="320" height="219" align="cssLeft" />Conobbi Manuel per caso. Avevo subito un intervento chirurgico e ora trascorrevo una lenta convalescenza in un piccolo pensionato per lungodegenti, dove avevo deciso di ricoverarmi per essere accudito meglio. Lontano dalla mia famiglia, lontano dall’Italia. Passavo intere giornate a scrivere con un vecchio PC o a leggere qualche libro di poesie che mi ero opportunamente portato. Le giornate scorrevano lente, monotone, interminabili. La mattina, a scelta, a tutti gli ospiti della casa facevano omaggio di una copia de El Mundo o de El País.  La lasciavano sul tavolinetto con la colazione per invogliarci alla lettura, per distrarci un po’. La casa possedeva anche un grande salone, una vera e propria hall che funzionava come luogo d’accoglienza, di aggregazione o semplicemente come luogo dove era possibile seguire i programmi della televisione.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Quasi mai incontrai nella hall Manuel. Un ragazzone tarchiato, di statura media. Aveva capelli molto neri ondulati sulle tempie e due occhi splendidi, azzurri come gocce di mare e per questo strani, inconsueti. Era appena possibile intravvedere la sua stanza da una porta perennemente accostata, immersa in una fitta penombra per una finestra rigorosamente chiusa. Un muro abbastanza sottile divideva il mio spazio dal suo ma nella realtà grosse pareti separavano le nostre vite. Tendevo spesso l’orecchio per ascoltare un respiro, un leggero russare, un trillo di un cellulare o qualche parola che me lo facesse immaginare vivo.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Manuel restava nascosto agli occhi curiosi del mondo, avvolto in un’aura di mistero e per questo straordinariamente interessante e vero.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Provai a chiedere in giro chi in realtà lui fosse e quale problema lo avesse parcheggiato in quel residence. Molti non avevano neppure notato la sua presenza e chi l’aveva notata, non aveva pensato di farsi le mie strane domande.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Mai una visita, non un parente o un amico. Solo un piccolo computer attraverso il quale Manuel si collegava alla vita.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Decisi di non interessarmi a lui. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Le volte che la porta della sua stanza era rimasta chiusa, capii che lui non c’era. Scompariva mattinate intere per riapparire nel primo pomeriggio nella sua stanzetta, seduto a un piccolo scrittoio o sdraiato sul letto sempre in rigorosa penombra. M’incuriosì la sua passione per la musica. Spesso, in orari permessi, la musica gli teneva compagnia, lo restituiva a una normalità che m’intrigava ogni giorno di più. Chopin, Brahms, Tchaikowsky e soprattutto Satie e Debussy erano i suoi autori preferiti. Amava le atmosfere rarefatte. Sicuramente doveva possedere un forte sentimento romantico e una buona cultura musicale.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un giorno dovetti andare in centro per sottopormi ad alcuni controlli. Infilai l’entrata dei grandi magazzini del Corte Inglés e, dopo una lunga e complicata ricerca, comprai per lui un cd di brani di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Claude_Debussy" target="_blank">Debussy</a> eseguiti da celebri pianisti, nella speranza che il suo computer fosse dotato dell’apposito lettore. Segretamente cercavo, in effetti, un aggancio. Ritornai trionfante per una trovata geniale che mi avrebbe guadagnato la sua amicizia. Quel giorno Manuel non c’era nella sua stanza. Lo aspettai tutta la notte ma la sua porta restava irrimediabilmente chiusa. Mi addormentai confuso, deluso, con quel regalo sul mio tavolinetto e una rabbia in corpo inspiegabile, insana. Neppure il giorno dopo Manuel rientrò. Neppure nei giorni che seguirono. Misi da parte il regalo convinto di aver perduto definitivamente il ragazzo. I giorni trascorrevano più lenti, più monotoni e tristi. Mi mancava quella strana compagnia o la sua musica mandata a basso volume che mi arrivava come da mondi lontani. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un giorno Manuel ricomparve. La sua stanza era socchiusa, la penombra greve. Ritornai in fretta alla mia camera, presi il regalo che avevo comprato e, non senza una qualche emozione, bussai timidamente alla porta accostata. Mi aprì un signore alto, stempiato, vecchio, magrissimo, allampanato direi. Vestiva di scuro, due occhi spenti dalle cornee sbiadite e una mano tremante che inconsapevolmente tamburellava sulla porta. Il suo sguardo profondamente interrogativo pareva rassegnato e stanco. Non mi chiese che cosa volessi né perché avessi bussato, rimase fermo sulla soglia a raggelare il mio entusiasmo e il mio sorriso. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Per il ragazzo… -Balbettai, agitando il pacchetto regalo, spingendo i miei occhi in cerca di Manuel.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L’uomo prese il pacchetto, lo depose sul tavolo e si sedette, senza parlare, al capezzale del letto dove giaceva il giovane. Rimasi sulla soglia non sapendo che cosa fare. Se fossi dovuto andarmene o restare. Rimasi.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ho sentito che ama molto la musica, per questo ho voluto regalargli un cd musicale sperando di fargli cosa gradita…- Mi giustificai impacciato.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L’uomo non ebbe nessuna espressione particolare nel volto. Mi avvicinai, allora, ai piedi del letto.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Che cosa gli è successo?- Domandai quasi con vergognoso pudore, indicandolo col dito.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Manuel aveva gli occhi socchiusi, respirava affannosamente. L’uomo fece spallucce ma una lacrima prepotente gli scivolò da una palpebra.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sta proprio così male?- Insistei io.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L’uomo accennò di sì col capo. Manuel aprì per un attimo gli occhi.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Grazie. &#8211; Mi rispose. –Di quale autore sono i pezzi?-</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Debussy. –Risposi con prontezza, molto rianimato.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E’ il mio preferito.- Affermò con una certa sofferenza nella voce. –Posso chiederle una cortesia?-</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Dimmi. &#8211; Dissi con particolare e affettuosa sollecitudine.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Mi può accendere il PC e cercare Debussy fra le cartelle in esso contenute?-</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ma certamente!- Lo rassicurai.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Mi misi subito all’opera per accontentarlo. Era un vecchio computer con molti file e molte cartelle. Non mi fu però difficile trovare la cartella nella quale Manuel aveva salvato i pezzi di Debussy a lui tanto cari. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ci sono, ho trovato!- Lo avvisai trionfante.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Colleghi, allora, per favore, le casse al computer e faccia andare a basso volume quelle registrazioni. Sono i file originali dei miei concerti. E’ tutto ciò che rimane della mia arte. Domani non ci sarò, la prego, lo prenda lei il mio PC, in mio ricordo, perché quella musica non sia distrutta. Ho bisogno che qualcuno, vivo, pensi a me, a un ragazzo malinconico che non ebbe il tempo di conoscere appieno la vita. –</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Io feci come lui volle. Manuel emise a un tratto un grosso sospiro, tossì e i suoi occhi si chiusero per non riaprirsi mai più mentre il “Clair de lune” lo aiutava a compiere l’ultimo tratto, il più misterioso, del viaggio del suo destino. La sua mano diventò bianca dello stesso pallore dell’astro al quale aveva dedicato i suoi ultimi istanti.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L’uomo che era con lui non si scompose. Io sentii un pianto caldo imprigionarmi gli occhi, la gola. Chiamai una cameriera. Si fece un poco, ma solo un poco di trambusto per non rattristare eccessivamente gli altri pensionanti. Arrivarono il medico che ne certificò la morte e un furgone che trasportò la sua salma alla casa mortuaria. Il vecchio lo seguì. A me non fu permesso. Presi il computer e lo portai nella mia stanza. Fra le tante cose in esso contenute una lettera mi colpì. Era indirizzata al signore della stanza accanto. Era una lettera di addio. Una lettera nella quale mi confessava la sua anima, mi raccontava la sua vita breve, chiedeva la mia amicizia in un momento di disperata solitudine, nell’attesa che la malattia seguisse il suo inevitabile corso.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 58.9pt 5pt 72pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">A Manuel, figlio di una paternità consapevolmente scelta, il mio ricordo, il mio affetto, le mie lacrime. </span></em></p>
<p style="text-align:center;line-height:150%;margin:5pt 58.9pt 5pt 72pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
<p align="center">
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		<title>Donna di Cuori</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 10:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[DONNA DI  CUORI
 
 
Era una domenica fredda di gennaio, anche se il sole faceva di tanto in tanto capolino tra nubi che correvano in un cielo azzurro intenso, spinte dal vento. Il &#8220;Rastro&#8221; di Madrid dispensava, ai numerosi turisti che giungevano da tutte le parti del mondo, il suo consueto spettacolo. Un mercato popolare dove si trova [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=129&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 22.9pt 0 36pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">DONNA DI<span>  </span>CUORI</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 22.9pt 0 36pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 22.9pt 0 36pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.party411.com/centerpiece-queen.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="157" height="227" />Era una domenica fredda di gennaio, anche se il sole faceva di tanto in tanto capolino tra nubi che correvano in un cielo azzurro intenso, spinte dal vento. Il &#8220;Rastro&#8221; di Madrid dispensava, ai numerosi turisti che giungevano da tutte le parti del mondo, il suo consueto spettacolo. Un mercato popolare dove si trova di tutto, dove la gente va per curiosare, dove i ladri scommettono la loro libertà pur di strappare un portafogli, una borsetta, il sacchetto di plastica con quattro cosine appena comprate. Con Portobello e il Mercato delle Pulci parigino, uno fra i più antichi del mondo. Vado spesso la domenica al Rastro. Per cercare libri antichi, stranezze, il pezzo raro che ti commuove e ti convince a portarlo con te come un piccolo schiavo senz&#8217;anima. No. Senz&#8217;anima no. Le cose un&#8217;anima spesso l&#8217;hanno. Basta sapere ascoltare. Basta interrogarle per capire le lunghe peripezie, il viaggio attraverso vite diverse che le hanno godute, che le hanno possedute, che si sono avvicendate in un amore tenero e inesprimibile, che le hanno fatte parte di un&#8217;intima storia. Lei era là. Mi guardava con occhi supplici, dolcissimi. Affascinante e bella. L&#8217;avevo notata per una cornice barocca dai vistosi ricami d&#8217;oro, la domenica precedente. Un ritratto di donna di buona fattura, appoggiato a volgarissime chincaglierie. Lo sguardo penetrante e malinconico, triste forse per essere in quel posto, ostentato senza pudore. Per essere venduto come semplice cosa. Non potei esimermi dal fermarmi e dal contemplarlo a lungo come l&#8217;ultima volta. Ancora.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Perché non lo compra, se le piace tanto? Non voleva la cornice ma solo la pittura ed eccola così, proprio come lei aveva richiesto. La vita è varia e strana. Il signore che ha acquistato domenica scorsa la cornice, non era invece interessato al quadro. &#8211; Era il venditore che mi scuoteva da una fascinazione e, avendomi riconosciuto, ritornava a offrirmelo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Quanto chiede?- Domandai. -Domenica scorsa aveva preteso una somma rilevante.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Lei quanto mi dà?- Rilanciò con voce molto conciliante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non certo quello che chiedeva allora.- Dissi distrattamente e senza un vero interesse.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Venga! Non voglio riportarlo indietro. Troppo ingombrante, potrebbe rovinarsi.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non ho molto denaro con me. Non pensavo di trovarlo.- Lo avvertii timidamente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-A questo punto qualunque fosse la sua offerta, glielo lascerò comunque. A costo di doverglielo regalare.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L&#8217;uomo mi guardò con occhi benevoli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-A me non è costato nulla. -Raccontò. &#8211; L&#8217;ho portato via tra tante cose belle da una casa molto ricca della calle Alfonso XII, proprio alle spalle del Prado. I nuovi proprietari volevano a ogni costo sgomberarla in fretta. Ho venduto tutto e a ottimi prezzi. Questo quadro è l&#8217;ultima cosa che rimane ma anche la più importante. Senza dubbio la più difficile da piazzare, considerate le sue misure. Non credo che saranno molti gli acquirenti. E&#8217; meglio che lo prenda lei. Non mi sono ancora reso conto del perché i nuovi inquilini abbiano tanto insistito per farmelo portare via. Di sicuro non lo amavano. Forse un segreto troppo doloroso e triste racchiude lo sguardo malinconico della donna ritratta. Penso proprio che non lo meritassero.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ho solo settanta euro con me e nulla più&#8230; -Azzardai con molto impaccio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Venga! Dia qua! Gliel&#8217;ho detto. Anche a costo di regalarlo, non lo avrei più riportato in magazzino. Sono contento di affidarglielo. Sicuramente lo apprezzerà molto di <span> </span>più di quelle persone che hanno voluto tanto velocemente disfarsene.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ha detto nuovi inquilini? La casa fu dunque venduta?- Lo interrogai con curiosità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non ancora, credo. Però l&#8217;urgenza con la quale mi hanno chiesto di svuotarla di ogni mobile e di tutto ciò che in essa fosse custodito lascia trapelare una simile evenienza. Che tristezza quando la vita ci lascia soli così!- Concluse con amarezza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Soli?- Replicai.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. La abitava una vecchia signora. Senza figli, senza parenti. Solo due amiche. Anche loro avanti negli anni. L&#8217;hanno ricoverata in un ospizio e, con il ricavato dell&#8217;immobile, credo, la manterranno là. Il quadro, in effetti, la ritrae nella sua splendida giovinezza, nei suoi anni migliori. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Dunque vive ancora? -Chiesi stupito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. &#8211; Mi confermò l&#8217;uomo. &#8211; Mi parlavano di un buon residence per anziani dalle parti di Mirasierra, una periferia a nord ovest della città. Conosce? Buono, dignitoso, purtroppo maledettamente caro.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Avvolse il quadro, mentre finiva il suo racconto, in un foglio di plastica per imballaggio prima e in un altro foglio di carta poi. Mi salutò. Contento, si allontanò in direzione opposta alla mia. Portai la pittura a fatica a casa, utilizzando la metropolitana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il racconto dell&#8217;uomo mi aveva commosso ma anche molto incuriosito. Appesi il quadro a una parete spoglia e da quel giorno la splendida dama condivise con me l&#8217;appartamento, i sogni, la vita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Le domeniche seguenti ritornai<span>  </span>nel Rastro per cercare l&#8217;uomo del quadro senza trovarlo. Lo rividi, alla fine di quel gennaio freddo e nevoso, per caso, a Sol. Mi riconobbe subito e mi salutò col suo abituale sorriso bonario.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Notizie della signora?- Chiesi con ansia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Nulla. &#8211; Si affrettò a rispondere. Fece una pausa. -Se le sta tanto a cuore la sorte di quella donna, posso informarmi con le amiche che mi hanno contrattato per svuotare l&#8217;appartamento. Sempre che lo voglia- Aggiunse. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì&#8230; le sarei molto grato. -Balbettai. -Mi piacerebbe conoscere la sua storia. Per portarla con me insieme alla sua immagine. Per scriverla, perché no?, per non farla morire con lei, per aiutarla a vivere fino a quando qualcuno ancora la possa ricordare e raccontare.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sa! Ci avrei giurato! Intuivo che lei scrivesse&#8230; &#8211; S&#8217;illuminò nel viso, fissandomi a lungo con i suoi occhi chiari. &#8211; Dove posso rintracciarla per comunicarle le notizie che le interessano?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Oh!- Esclamai subito con sorpresa. &#8211; Mi chiami a questo numero. Mi troverà senz&#8217;altro.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Annotò il numero, mi strinse la mano e, scendendo per i gradini che conducevano alla metropolitana, si perse tra la gente.<span id="more-129"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Passò qualche settimana ed io dimenticai l&#8217;uomo, la signora, il quadro alla parete. Un giorno sentii squillare il mio cellulare. Non era una chiamata. Era un messaggio. Di quell&#8217;uomo. Mi comunicava l&#8217;indirizzo esatto del residence. Mi consigliava di andare a visitare la signora a suo nome e contestualmente me lo indicava. Era stato così gentile da strappare per me l&#8217;autorizzazione a visitarla. Rimasi sorpreso. Ritornai a casa. Guardai il ritratto con molta attenzione e, strano, scoprii nell&#8217;angolo sinistro in basso, solo ora e ben camuffata tra le pieghe di un sontuoso abito di gala, una piccola dedica: &#8220;A Maruja, Fernando, Valencia, 1954&#8243;. Lessi e rilessi la dedica e non potevo credere che solo in quel momento l&#8217;avessi scoperta. &#8220;Dunque la signora non è più una sconosciuta -pensai. Si chiama Maruja. Un diminutivo affettuoso di Maria, tipicamente castizo. E il pittore non è più anch&#8217;egli uno sconosciuto. Il suo nome è Fernando. Un nome molto diffuso in Spagna&#8221;. Mi misi a cercare via internet il pensionato nel quale era stata ricoverata la signora. Lo trovai. Composi il numero del centralino e chiesi quando e come avrei potuto effettuare la mia visita. Mi fissarono un appuntamento. I giorni mi volarono. Giunsi di fronte allo stabile e mi resi conto che era effettivamente ubicato in un posto centralissimo, tra alberghi di grande lusso, quasi di fronte alla fermata della metropolitana. Varcai la soglia del pensionato e offrii alla signorina della reception un mio documento d&#8217;identità perché lo registrasse.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. -Fece come se parlasse da sola.- Ricordo la sua telefonata. Risposi io personalmente. Nessun problema. Abbiamo contattato gli eredi e hanno autorizzato la sua intervista. Lei è uno scrittore giornalista, vero?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La domanda mi colse alla sprovvista. Non ero né uno scrittore né un giornalista, tuttavia sarebbe stato molto complicato spiegarle il vero motivo di quella visita. Balbettai non so che cosa. La signorina intanto parlava al telefono con un&#8217;infermiera affinché portasse la signora dove abitualmente si ricevevano gli ospiti. Arrivò un inserviente. Mi propose di accompagnarlo. Salimmo con un ascensore a un vasto salone riscaldato da un elegante camino. Mi sedetti in uno splendido salotto e lì la aspettai. Dopo alcuni minuti, la signora apparve. Una grossa treccia di capelli bianchi raccolti a tupè sulla nuca, fermati da un prezioso fermaglio. Esile ma non magrissima. La fronte spaziosa, gli occhi azzurri come gocce di mare e vivi, la bocca rossa e non dipinta, le mani paffute, le unghie curate e smaltate. Nessun gioiello tranne una perlina alle orecchie e il fermaglio ai capelli. Nessun anello alle dita. Si avvicinò alla poltrona di fronte alla mia e attese con visibile impaccio che mi presentassi. Mi allungò la sua mano che strinsi con delicatezza e soggezione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Encantada!- Rispose con una voce dolce, rassicurata. &#8211; Usted es italiano, verdad?- Chiese subito con curiosità e civetteria notando il mio cognome.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. -Risposi. E mi mancarono presto le parole. Non mi aspettavo una donna così. Lucida, presente a se stessa, mi evocò nei tratti, nel viso, nello sguardo il volto antico della madre. Ritrovai, per un istante, la magia di un vecchio ricordo non più alterato dal dolore ma pacificato da quell&#8217;incontro vivo. Immerso in un&#8217;atmosfera incantata, mi sentii ora subito a mio agio, parte della sua vita e la sentii subito parte della mia. Si annullavano lo spazio e il tempo che ci avevano fino a quel momento separati. Senza che osassimo chiederci entrambi il perché della collisione delle nostre vite. La signora si esprimeva in un castigliano colto, raffinato. Parlava adagio, la sentivo appena. Subito mi raccontò di lei, della sua famiglia borghese, degli studi interrotti in una Spagna che proibiva alle donne l&#8217;istruzione secondaria, dilaniata dalla guerra civile prima, accecata da una sorda dittatura poi&#8230; Studi ripresi da autodidatta. Della sua infanzia e della sua prima adolescenza. Il padre era stato un importante uomo politico durante </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Seconda Repubblica</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">, illustre professore di storia dell&#8217;arte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Conobbe dunque il Presidente Azaña, i poeti della generazione del Ventisette&#8230; &#8211; Azzardai timidamente io.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Come no! &#8211; Esclamò. -Il Presidente Azaña fu un intimo amico di papà. Lo volle subito tra i suoi collaboratori e lo affiancò a Pablo Picasso, direttore in quel tempo del Museo del Prado. Ah, i poeti della generazione del ventisette!- Emise un grosso sospiro. &#8211; Molti di loro venivano a casa a prendere il tè, a cenare. Io sono del ventiquattro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://farm2.static.flickr.com/1344/1447410942_34544dea9e.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="177" height="123" />Quando loro venivano, ero già più che una bambina. Federico Garcia Lorca spesso amava sedere al pianoforte e improvvisare per me filastrocche che canticchiava con una voce dolce, intonata, da vero artista. Gli altri lo avevano soprannominato, canzonandolo, &#8220;el señorito&#8221; per la sua vita un poco dissipata ma nessuno riusciva a resistere alla forza della sua seduzione, del suo fascino. Rafael Alberti e la moglie Maria Teresa Léon. Stravaganti, anticonformisti, eclettici. Furono tra i più convinti sostenitori di mettere in salvo le opere del Museo del Prado ai primi bombardamenti della Capitale ad opera delle truppe Nazionali. Pensi, i Nazionali volevano piazzarle sul mercato mondiale per acquistare, col ricavato, armi! Mio padre, l&#8217;Alberti e pochi altri curarono personalmente l&#8217;imballaggio, l&#8217;inventario, il trasporto. Abitavamo un grande appartamento di Calle Mayor e papà, spesso a piedi, raggiungeva Las Cortes(1) e il Museo, facendo a volte notte. Ricordo le attese notturne, lunghe, snervanti, i pianti di mia madre, le premonizioni, le pressioni, i tradimenti. Papà, nei momenti di maggiore pericolo, montava di notte la guardia al Museo. Rimase ferito durante il bombardamento che il 19 novembre del 1936 devastò alcune sale, nonostante i repubblicani avessero segnalato con bengala tutto il perimetro museale. Un&#8217;alba triste, la più triste di tutta la mia vita. Giorni dopo qualcuno venne a casa, ci prelevò, ci mise in una macchina in fretta. Con le truppe nazionali alle calcagna, fuggivamo a Valencia, al seguito di una fila interminabile di camion nei quali era stato stipato il più grande tesoro in opere d&#8217;arte del mondo. Lo trasferivano a Ginevra, per essere custodito nella sede del Palazzo delle Nazioni. Partimmo per un esilio dal quale ritornammo provati, poveri, umiliati. Molti dei vecchi amici preferirono emigrare a Parigi e in America latina. Non li rividi più. Il poeta Machado, sapemmo poi, morì in territorio francese subito dopo aver oltrepassato la frontiera. Chi ritornò -pochissimi per la verità- non si adattò al nuovo stile di vita. Avevamo una casa a Valencia, meta preferita delle nostre vacanze. Vi rimanemmo asserragliati dentro per mesi. Papà, a causa delle ferite riportate, morì. Non sapemmo più nulla della casa di Madrid. Mia madre dava ripetizioni di tutto. Racimolava il poco che ci aiutava a vivere. Alla fine di gennaio del 1939 anche Barcellona, senza eccessiva resistenza, si arrese alle truppe dei Nazionali. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La Spagna</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> si trasformò in una dittatura fascista. Diventai grande in un paese che non voleva crescere, che si ostinava a chiudersi a riccio al mondo e alla vita. In Europa la seconda guerra mondiale era stata preceduta dalla nostra guerra civile. Un conflitto assurdo, tra fratelli e fratelli, che segnò per sempre la nostra storia. Tutto parve ritornare tranquillo dopo. Franco si proclamò Caudillo e il regime navigava a vista. Un giorno mia madre mi chiamò e mi propose di ritornare a Madrid. Grazie a qualche amico fedele, era riuscita a salvare la casa di calle Mayor e il poco che ancora vi restava dentro. Fu un ritorno triste, doloroso, pieno d&#8217;incertezze e di paure. Con Franco le cose si erano come stabilizzate. La propaganda del regime faceva apparire tutto perfetto, ineccepibile. Riprendemmo antichi contatti, vecchie conoscenze, nuove opportunità, non senza i timori di qualche rappresaglia. Nel 1949 conobbi Javier. Un giovane e promettente avvocato. Bellissimo, appassionato, corteggiato spietatamente da un esercito di ragazze di ogni tipo. Attricette, ballerine, signorine della buona società. In uno dei tanti ricevimenti offerti da amici comuni, mi prese la mano e mi chiese se avrei acconsentito a diventare sua moglie. La cosa mi sorprese. Ero l&#8217;unica a non fargli la corte e mai avrei pensato di poterlo desiderare per marito. Più tardi mi confessò che lo avevano conquistato i miei occhi, la mia aria provinciale mai dismessa, la mia figura riservata e triste. Un fidanzamento breve. Ci sposammo nel 1950 e presto diventammo la coppia più invidiata della Capitale. Javier era con me timido e delicato, innamorato e premuroso. &#8211; La signora chiuse gli occhi. Emise un sospiro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Venga domani. Ho bisogno di riposare. Non so se proprio dovrò raccontarle tutto del mio passato. Voglio pensarci. &#8211; Riaprì i suoi occhi celesti e me li piantò addosso. &#8211; Che sbadata! Non so che cosa mi sia successo. Non le ho neppure richiesto il motivo della sua visita. Mi dicevano le mie amiche che è un giornalista, uno scrittore. Ma cosa vuole da una povera vecchia che chiede solo di dimenticare la sua vita senza purtroppo resistere al desiderio di raccontarla?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-No, signora, non proprio&#8230; -Mi schermii, balbettando.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ho saputo che lei ha comprato il mio ritratto&#8230; &#8211; Continuò senza smettere di guardarmi.- Posso domandarle perché l&#8217;ha fatto?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora mi sorprese. Non volevo darle un dispiacere rivelandole lo smantellamento della sua abitazione. Mi colse di sorpresa. Rimasi confuso. Senza parole. Calò un ingombrante silenzio. Era evidente che aspettava la mia risposta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Mi colpirono gli occhi della signora dipinta dal pittore, la sua aria malinconica, il suo elegante portamento&#8230; &#8211; Non seppi dire altro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Che strano!- Proruppe. &#8211; Le stesse motivazioni addotte da Javier quando mi chiese di sposarlo, le stesse parole di Fernando mentre lo dipingeva. Tre uomini vinti dallo stesso fascino in tre epoche diverse della vita. Venga. Venga domani e saprà il resto della storia. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Si alzò aiutandosi con un bastone dal pomo d&#8217;argento finemente lavorato. Mi porse la mano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Encantada. &#8211; Ripeté. &#8211; Ho dimenticato il suo nome. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Mi alzai di scatto per porgerle subito la mia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Encantado. Giovanni. Juan&#8230; &#8211; Risposi mentre già si allontanava.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora si voltò improvvisamente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ci avrei scommesso la vita!- Esclamò. &#8211; Giovanni è un tipico nome italiano ma è molto diffuso anche qui, in Spagna. Mio padre si chiamava Juan. Era il nome che avrei voluto dare al figlio che non ho mai partorito.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Rimasi quasi stordito dalle ultime rivelazioni. La vidi scomparire dietro la porta che immetteva dal salone in un corridoio. Un inserviente, premuroso e discreto, la richiuse subito alle sue spalle. Un altro venne ad accompagnarmi all&#8217;ascensore. Ero triste, spiazzato, terribilmente scosso. Ritornai a casa. La donna del quadro mi guardava ora con un sorriso enigmatico e strano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>                                                                         </span>* * *</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2007/04/hands.jpg?w=288&#038;h=275" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="288" height="275" />Tutta la notte e il giorno successivo pensai a lei. Ero indeciso su cosa fare. Se ritornare o no a visitare la vecchia signora. Alla fine decisi di ritornare. Non incontrai alcuna difficoltà alla reception. Mi accompagnarono di nuovo al grande salone. Sedetti nello stesso posto del giorno precedente. La signora non si fece attendere. Venne accompagnata da un inserviente, caricando il suo fragile corpo sul bastone col pomo d&#8217;argento. Mi alzai d&#8217;impeto. Sorrise. Mi porse la mano come una vecchia amica. Gliela strinsi fra le mie.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Hola!- Mi salutò mentre l&#8217;inserviente la aiutava ad accomodarsi sulla poltrona di fronte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Hola!-Risposi con sguardo trasfigurato e una voce calda.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Che gioia rivederla.- Riprese.- Ero sicura che sarebbe tornato. Del resto anche la sua visita di ieri non fu una vera sorpresa per me. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Dovetti mostrare una faccia sicuramente strana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Oh, non si spaventi! &#8211; Sorrise. -Sono solo una vecchia pazza con la mania di farsi fare e di fare le carte. Una vecchia gitana m&#8217;iniziò a questa pratica. M&#8217;insegnò anche a leggere la mano. La vita, dopo, m&#8217;insegnò a leggere il cuore degli uomini. Le carte l&#8217;avevano annunciato, mio caro. Da tanto tempo. Anche il mio spirito guida aveva predetto il suo arrivo.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ero confuso. Senza parole. La signora sorrise di nuovo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Dopo la sua morte, avvenuta nel 1951, il mio poeta preferito diventò il mio spirito guida, il mio Virgilio nella Terra dei Morti&#8230; Lo so. In questo momento pensa forse che stia vaneggiando. Da sempre sono stata credente e miscredente insieme riguardo a queste pratiche esoteriche. Spesso, in epoche diverse della mia vita, avrei voluto occultare dentro di me poteri o forze che, a momenti, s&#8217;impadroniscono della mia anima come anche del mio corpo e decidono per me anche quando io non lo voglia. Anche quando io non lo chieda e non lo desideri. Pedro Salinas fu un nostro grande amico. Fra le vecchie carte di mio padre, nello studio della casa di Madrid, scoprii un lungo epistolario col poeta. Rimasi così commossa a leggerlo che volli riprenderlo fra le mani, per rileggerlo ancora, quando appresi, da avari commenti sui giornali, della sua morte. Fu un lutto che mi coinvolse e mi turbò. Che vissi come un&#8217;autentica figlia. Perché figlia, di fatto, lo fui. Erede e vittima spirituale delle sue parole, dei suoi sentimenti, della sua poesia straziata dalla passione e dall&#8217;ipocrisia del tempo. Con le sue vecchie lettere tra le mani, caddi in una trance poetica, in un torpore strano dai quali mi riebbi solo con una convalescenza lunga che segnò l&#8217;inizio della mia chiaroveggenza. Vivevo nel mio corpo la disperazione del suo cuore diviso tra l&#8217;amante americana e la famiglia spagnola; i lunghi abbandoni estatici; l&#8217;irruenza quasi erotica della sua scrittura; il dramma, in una parola, di tutta la sua vita. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora fece una lunga pausa con gli occhi persi in un cielo lontano, irraggiungibile. Ritornò a scrutare il mio volto, facendo forza sul pomo del bastone come per volersi disperatamente ancorare a una realtà che le sfuggiva.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Nel 1949, le dissi ieri, conobbi mio marito. Javier. Da subito il nostro rapporto diventò molto letterario, poetico. Sicuramente furono i versi di una poesia di Salinas, che ricopiai per lui senza intenzione e inganno, a fungere da &#8220;galeotti&#8221;, da mezzani come nella splendida vicenda dantesca di Paolo e Francesca. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES">Spezzarono indugi, vinsero timidezze, annullarono ritrosie. &#8220;La forma de querer tú/es dejarme que te quiera./El sí con que te me rindes/es el silencio.[...]/Jamás palabras, abrazos/me dirán que tú existías,/que me quisiste: jamás./Me lo dicen hojas blancas,/mapas, augurios, teléfonos;/tú no./Y estoy abrazado a ti/sin preguntarte, de miedo/a que no sea verdad/que tú vives y me quieres./Yo estoy abrazado a ti/sin mirar y sin tocarte./No vaya a ser que descubra/con preguntas, con caricias/esa soledad inmensa/de quererte sólo yo. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">(2) -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora declamò a memoria per me, con sguardo trasognato, la lirica che aveva deciso la sua vita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Conosce? E&#8217; una delle più belle di Salinas, una delle tante.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì, conosco quel poeta. Fu uno dei poeti della generazione del Ventisette. Molto amato e letto.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Javier mi restituì la lirica, &#8211; continuò la donna -ricopiata nuovamente da lui, portatrice di un messaggio subliminale. Mi chiese se ne condividessi il testo e le parole. Non aspettò la mia risposta. Dai miei occhi capì e mi baciò a lungo. Il nostro fu un amore bizzarro. Per quanto ci sforzassimo, nessun figlio allietò il nostro matrimonio e, a poco a poco, rinchiudemmo a riccio le nostre vite. Javier mi accusava di essere sterile, io non riuscivo a respingere le accuse. La medicina non aveva ancora fatto i passi di gigante che oggi tutti conosciamo. Madrid è una città strana. La sua società guarda molto alle apparenze e tralascia spesso l&#8217;essenziale. Javier cominciò a sviluppare delle crisi di gelosia durante le quali non riusciva a controllare il suo istinto. Era violento. Più volte mi picchiò, senza motivo, per cose veramente banali. Alla fine di ogni crisi mi torturava con infinite richieste di perdono e promesse, puntualmente disattese. Gli proposi una separazione. Lui reagì con violenza inaudita. Non avrebbe saputo vivere e lavorare al pensiero che tutti potessero conoscere il suo problema e deriderlo. Avrebbe preferito uccidermi, mi confessò in un accesso d&#8217;ira. Per farsi perdonare e dissuadermi, colse, poi, a volo un&#8217;opportunità e comprò la splendida casa di calle Alfonso XII, alle spalle del Prado. Ci sistemammo alla grande là e per un pezzo il demone della gelosia in lui tacque. Mi regalava una vita agiata, che non avevo avuto più dai tempi di mio padre, per convincermi del suo amore, delle sue buone intenzioni. Per comprare con astuzia il mio silenzio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ritornammo anche a Valencia per passarvi l&#8217;estate. Cercavo tra le sue antiche vie quella serenità di un tempo che ora mi mancava.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora fece una pausa. Chiuse gli occhi ed emise un sospiro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Valencia. &#8211; La anticipai.- Questa città ritorna come un refrain nella sua vita. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. &#8211; Confermò lei.-Ha detto giusto. Un refrain o forse un destino.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non capisco.- Ammisi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-A Valencia ritrovai Fernando. Promettente pittore. Allievo della migliore scuola pittorica verista valenciana. La sua partecipazione all&#8217;Esposizione Nazionale delle Belle Arti, allestita presso il Retiro a Madrid, gli era valsa nel 1926 una borsa di studio come migliore pittore. Con quel sussidio aveva viaggiato a Parigi, a Roma. Si era trattenuto a Parigi durante </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Seconda Repubblica.</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> Era rimasto in quella città anche per tutto il tempo della guerra civile. Era ritornato a Valencia nei primi anni cinquanta, incoraggiato da una propagandata apertura del governo di Franco agli intellettuali. Nel 1953 Gli Stati Uniti e il Vaticano riconobbero il regime franchista e, con il riconoscimento, finiva quell&#8217;embargo nel quale era stata stretta </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Spagna</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> dalla fine della seconda Guerra mondiale. Lo rividi a Valencia proprio in quell&#8217;estate del cinquantatré. Fu una grande gioia per me poterlo riabbracciare. Fernando era più giovane di mio padre ma come mio padre era stato testimone e vittima del suo tempo. Prese a frequentare assiduamente la nostra casa, incoraggiato dall&#8217;amicizia di Javier. Fu a Valencia che mio marito gli propose di dipingere il mio ritratto. Lui raccolse l&#8217;invito con gioia e, nell&#8217;estate del cinquantaquattro, io posai molte mattinate per lui nel salone della nostra villa prospiciente il mare. Ci accomunavano la passione politica, l&#8217;amore per la pittura, il grande senso della poesia. I colori della sua tavolozza erano i miei preferiti. Cercava come me il senso più profondo e intimo delle cose che traduceva nella sua pittura con uno studio minuzioso del viso e dell&#8217;espressione degli occhi. S&#8217;innamorò di me. Lo confesso. Anch&#8217;io sentivo una forte attrazione per il suo corpo virile, maturo. Sicuramente in lui cercavo il padre che mi era mancato troppo presto. Ma la nostra relazione non andò di là del platonico e del concettuale. Non così pensò la moglie. Aveva scoperto fra le carte del marito una lirica di Salinas che io avevo ricopiato per lui. Era una lirica d&#8217;amore e questo bastò per scatenare la sua gelosia. La credé mia. La fece pervenire a mio marito, minacciando scandali e rivelazioni. Partimmo frettolosamente da Valencia con il quadro ancora fresco di vernice e una dedica, in basso, mimetizzata ma testimone d&#8217;accusa presente e inconfutabile. Suggello e conferma del sospetto di un amore vissuto attraverso le parole e il sogno, di un adulterio consumato solo fra le pieghe della fantasia. Javier non disse una parola. Mi colpì il suo comportamento. Strano, inatteso, incomprensibile. Aspettavo che mi proponesse la tanto sospirata separazione E invece niente. Di fronte, questa volta, a una minaccia reale, fondata, di adulterio non ebbe neppure le sue solite e abituali crisi di violenza. Il nostro rapporto si frantumò dietro un muro di silenzio che separò le nostre vite, il nostro letto, il nostro tempo. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Perché questa volta non ha preteso con più determinazione lei una separazione, allora? Javier aveva un problema, lei si era infatuata di un altro, a che scopo continuare a vivere insieme? &#8211; Chiesi di getto, senza riflettere, interrompendo il suo racconto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Veda. Io amavo mio marito. Lo amavo anche così. Il mio amore andava di là del carattere, delle cose. Questo non m&#8217;impediva di sentire attrazione per l&#8217;altro. Attrazione spirituale che si consumava in un delirio erotico fatto di parole come quello sperimentato dal poeta. Neppure Fernando capì mai il perché non volli cedere alle sue avances. Io ero io. Una donna. Quando mi facevo fare le carte, sceglievo sempre di essere la donna di cuori. Il seme, che si riferisce al mondo degli affetti, profetizza passioni travolgenti, speranze, sconfitte, insoddisfazioni spirituali, inquietudini d&#8217;amore. In una parola la mia vita. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Fece una pausa e mi fissò con particolare insistenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E dopo cosa avvenne?- La incalzai imbarazzato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Trascorse un tempo, dieci anni del nostro matrimonio. Non rividi più Fernando. Mio marito si trincerò nel suo lavoro, nella sua malinconia. Io vissi in sostanza prigioniera delle mie stanze, del mio silenzio, ostaggio della sua, ora motivata, follia. Morì pacificato nella sua coscienza ma fortemente in debito con la mia per avermi serbato un rancore assurdo, mantenuto oltre ogni immaginabile previsione. Qualche anno dopo la sua morte, anche Fernando scomparve ed io rimasi sola in un palazzo troppo grande in compagnia dei miei fantasmi. Li ritrovai entrambi nelle lunghe notti, evocati dai miei poteri soprannaturali, per la perizia del mio spirito guida. Mi tenevano viva, purificati dalla corporeità terrena. Mi estenuavano in lunghi e appassionati incontri d&#8217;amore che erano vero cibo dell&#8217;anima, deliri inconfessabili, spazi di libertà dove le parole correvano leggere, diritte al cuore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Sono mesi ormai che il mio corpo non regge più lo sforzo sovrumano della trance. Per questo venni qua. Volli lasciare il luogo dell&#8217;oblio, quell&#8217;eremo odiato che era stata la mia prigione e la mia casa. Allontanarmi da tutto ciò che era stato dolore per ritrovare un ultimo tempo di felicità, una vita nuova. Più volte ho consultato le carte, in questi ultimi tempi, e l&#8217;asso di picche mi ha insistentemente vaticinato una sventura. Così pure il mio spirito guida. Una fine imminente non prima, però, di aver sperimentato un ultimo amore. Molto simile ai primi. Vissuto attraverso lo struggimento del verso e l&#8217;alchimia della parola. Finalmente sarei stata amata così com&#8217;ero, priva di ogni cornice&#8230;<span>  </span>-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora si fermò. Mi guardò con occhi incantati e dolci. A lungo. Come se volesse dire altro. Le mancava qualcosa per chiudere l&#8217;ultimo capitolo della sua storia. Allungò una mano tremante e raccolse a sorpresa le mie per stringerle con una forza che io mai avrei sospettato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Venga ancora domani, mio caro. Per conoscere la fine del mio romanzo. Le carte, glielo ripeto, mi avevano detto di lei. Se non potrà venire, mi ricordi come la dama del ritratto. Bella, splendida, trasognata e amante.- Ripeté, calcando con forza la voce, l&#8217;ultima parola: &#8211; Amante. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:10pt 10px 10px 10pt;" src="http://www.avus.it/images/bastone.jpg" alt="" />Si alzò appoggiandosi al pomo del suo bastone e si diresse verso la porta senza dire più nulla. Un inserviente, premuroso, la prese sottobraccio e la accompagnò fino alla sua stanza. Un altro inserviente mi accompagnò all&#8217;ascensore. Uscii. Fuori era buio. Faceva freddo. Un freddo cane. Riscaldato dal tepore del camino, l&#8217;aria gelida di febbraio mi aggredì con brividi di febbre. Rincasai in fretta. Mi misi a letto. Ero febbricitante. Il giorno dopo non potei visitare la signora. Molti giorni passarono prima che il mio corpo guarisse dallo stato influenzale che lo aveva prostrato, indebolito, distratto. La vita mi travolse. Andai in Sicilia, ritornai a Madrid. La sognai una notte di giugno. Per questo decisi di comprare dei dolcetti e un pomeriggio di andare a trovarla. Raggiunsi la residenza, mi presentai alla reception. Si meravigliarono quando chiesi di rivederla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-La signora non è più con noi. -Rispose con occhi molto sorpresi una signorina che non conoscevo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Come non è più da voi? &#8211; Ripetei contrariato. -E dove si trova, allora?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non ha saputo?- Rispose imbarazzata la donna. Da un ufficio vicino, accorse subito in suo aiuto la signorina che io conoscevo bene e che mi aveva autorizzato le visite.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ah! Per fortuna che è venuto. Da giorni pensavo di rintracciarla, però non avevo potuto trovare il suo recapito. Sicuramente lo avrò perso. La signora è purtroppo deceduta una settimana fa. Anzi abbiamo trovato una busta sigillata nella sua stanza con dentro qualcosa. La signora, presentendo evidentemente la fine, vi aveva scritto di suo pugno che le fosse consegnata personalmente. Aspetti, l&#8217;ho proprio in evidenza sulla mia scrivania&#8230; &#8211; Senza ascoltare il mio commento, si allontanò verso il suo ufficio per ritornare con la busta tra le mani. -Ecco. Ora mi sento più tranquilla. Francamente non sapevo come fare per esaudire l&#8217;ultimo desiderio di una donna che ha incantato tutti con il suo fascino, con la sua simpatia. Anche se è rimasta solo poco tempo con noi.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Abbassò gli occhi, sinceramente commossa. Rimasi di stucco. Presi la busta e mi allontanai con il pacchetto di dolci fra le mani e un&#8217;angoscia nell&#8217;anima, opprimente, indescrivibile. Rincasai e la aprii con l&#8217;impazienza del bambino. Conteneva un libro di poesie dal titolo &#8220;La voz a ti debida&#8221; (3) del poeta Pedro Salinas. Era una prima edizione, vecchia del 1933, recante una dedica sul frontespizio a Juan Javier Fernández, regalata quindi dallo stesso autore al padre della signora. Lo sfogliai. Conteneva molte liriche sottolineate a matita, molte annotazioni. &#8220;Il libro di cui mi parlava.&#8221; Pensai. Da una pagina saltò, come fosse un segnalibro, un fante di cuori. Lessi la lirica e capii. Era l&#8217;ultimo capitolo della sua storia. Aveva affidato, anche questa volta, al suo spirito guida un messaggio per me, suo fante di cuori, ultimo amante della sua vita. Profetizzato dalle carte e dai fantasmi della sua mente, trasfigurato dalla forza e dalla potenza della poesia. Ritornai alla dedica del frontespizio e notai con stupore come il mio nome fosse stato unito da sempre, inscindibilmente agli altri due, nel libro misterioso del suo destino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">(1) Sede del Congresso dei Deputati.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;">(2) Pedro Salinas, Edición de Monserrat Escartín, Cathedra, Letras Hispánicas, 8.a edición revisada, Madrid 2006</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;"><span> </span></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">[39]</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il tuo modo di amarmi</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">è lasciare che ti ami.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il sì col quale ti abbandoni a me</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">è il silenzio. [...] (a)</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Mai parole, abbracci</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">mi diranno che tu esistevi,</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">che mi amasti: mai.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Me lo dicono fogli in bianco,</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">cartine, indizi, numeri di telefono;</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">tu no.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">E ti stringo tra le braccia</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">senza chiederti nulla, per paura</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">che non sia vero</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">che tu vivi e mi ami.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Ti stringo tra le braccia</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">senza guardarti e senza toccarti.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Non sia mai che</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">con domande, con carezze</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">scopra l&#8217;immensa solitudine</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">di essere il solo ad amare. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span> </span></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">(a) raffigurazione del silenzio usata anche dal poeta Machado.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">(3) &#8220;La voce a te dovuta&#8221;. &#8220;</span></em><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">La Voz</span></em><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"> è un sentito omaggio dell&#8217;Io poetico alla donna che ha reso possibile l&#8217;esperienza amorosa descritta. Il tono è gioioso perché attraverso le sue pagine si può toccare &#8220;con mano un sogno&#8221; e si vive a fianco di esso; sebbene, a volte, occasionali dubbi suscitino la revisione di tutto il processo. Allegria, lacrime, memorie, ombre&#8230;, sono motivi che si ripetono e raggruppano poesie di tono distinto, riflettendo il formarsi della persona nell&#8217;atto amoroso.&#8221; (A. de Zubizarreta [1969] 125).</span></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Il titolo è tratto da un verso &#8220;He de mover<span>  </span>la voz a ti debida&#8221; della Égloga III del poeta Garcilaso De </span></em><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">la Vega</span></em><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"> apertamente ispirata alla poesia di Virgilio, Petrarca e Dante. <span> </span></span></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>  </span><span> </span></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unuomolibero.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unuomolibero.wordpress.com/129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unuomolibero.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unuomolibero.wordpress.com/129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unuomolibero.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unuomolibero.wordpress.com/129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unuomolibero.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unuomolibero.wordpress.com/129/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unuomolibero.wordpress.com/129/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unuomolibero.wordpress.com/129/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=129&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">socrathe</media:title>
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	</item>
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		<title>Parlami d&#8217;Amore</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 08:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[PARLAMI D&#8217;AMORE é la storia di uno strano viaggio in Italia, rivissuto dal protagonista attraverso gli occhi e la fantasia di chi l&#8217;Italia la sogna.  Un amore che progressivamente prende corpo, complice una musica universale, napoletana e no -comunque della prima metà del &#8216;900-, fino a identificarsi con gli occhi antichi e teneri della madre. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=125&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:14.4pt;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 72pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;font-family:Arial;">PARLAMI D&#8217;AMORE é la storia di uno strano viaggio in Italia, rivissuto dal protagonista attraverso gli occhi e la fantasia di chi l&#8217;Italia la sogna.  Un amore che progressivamente prende corpo, complice una musica universale, napoletana e no -comunque della prima metà del &#8216;900-, fino a identificarsi con gli occhi antichi e teneri della madre. Sul filo magico del ricordo, testimone una luna straordinaria e splendida, fra le rovine esistenziali di una Siviglia, intravista appena, decadente e magnifica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.4pt;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.4pt;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.4pt;text-align:center;margin:0 22.9pt 0 27pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;color:#333333;font-family:Arial;">PARLAMI D&#8217;AMORE</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://digilander.libero.it/tigrooo/siviglia/siviglia-ponte%20triana.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="233" height="154" />Prenotai un viaggio a Siviglia. Investigavo i primi anni della scoperta dell&#8217;America e dovevo prendere visione di alcuni importanti manoscritti al &#8220;Archivo General de Indias&#8221;. Alla ragazza dell&#8217;agenzia di viaggio raccomandai con insistenza di scegliermi un albergo comodo, possibilmente in centro. Mi rassicurò con un sorriso e un sibillino &#8220;vedrà&#8230;&#8221; Partii una mattina presto da Madrid con un biglietto dell&#8217;AVE. Nonostante fossimo in luglio, notai che un golfino non mi sarebbe dispiaciuto sentirlo addosso. Quando scesi dal treno, la stazione di Santa Justa brulicava di operai e di cantieri. La stavano ammodernando, si affrettarono a spiegarmi gli impiegati dell&#8217;Ufficio Turistico ai quali mi ero rivolto per cartine e informazioni utili. Uscii sul grande spiazzale della stazione con una piccola valigia in mano, disorientato visibilmente come può esserlo uno straniero. Cercavo di capire dove poter prenotare un taxi che mi portasse fino all&#8217;albergo. Non c&#8217;erano taxi. O meglio non vidi nessun segnale di fermata. Mi avvicinò invece un uomo basso, non più giovane ma neppure tanto vecchio, e m&#8217;indicò l&#8217;arrivo di un autobus. Lui stesso salì dietro di me. Capì che stavo cercando un albergo. Ne avevo fatto il nome al conducente del mezzo perché m&#8217;indicasse la fermata più vicina. Scese con me e si offrì di accompagnarmi giacché percorreva quella stessa strada. Lo seguii. Mi domandò se fossi italiano. Risposi di sì. Amava molto l&#8217;Italia, confessò, anche se aveva visitato solo Milano e Genova mentre avrebbe voluto conoscere anche Roma e Napoli. &#8220;Chissà, qualche volta succederà!&#8221; Aggiunse con un grosso sospiro. M&#8217;indicò l&#8217;albergo, mi strinse la mano forte e mi augurò un felice soggiorno.<span id="more-125"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Era la seconda volta che andavo a Siviglia. La prima volta c&#8217;ero stato molti, moltissimi anni fa. Un viaggio organizzato e una visita troppo veloce per una città così ricca di monumenti e di storia. L&#8217;avevo a lungo sognata, bambino, incantata, dal clima dolce e i minareti d&#8217;oro, assolata e lontana. Niente di tutto questo purtroppo. Guardai l&#8217;albergo con sorpresa. Un edificio nuovissimo nel cuore più antico del centro storico. Le architetture, espressioni della più moderna avanguardia, litigavano sulle pupille dei miei occhi con le linee austere degli antichi palazzi che conservavano memorie dolorose e custodivano terribili storie di uomini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Alla reception mi avvertirono che proprio quella sera la struttura sarebbe stata inaugurata dalle autorità locali e, pertanto, mi pregarono di usare, solo per quella notte, un&#8217;entrata laterale. La camera era splendida, l&#8217;interno dell&#8217;albergo elegante e magnifico. Lasciai la valigia e subito mi diressi all&#8217;archivio. Resistetti alla tentazione di mettermi in fila per visitare la celeberrima cattedrale. <img style="float:right;margin:10pt 10pt 10px 10px;" src="http://www.scattieparole.it/files/Image/cattedrale_siviglia.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="245" height="186" />Il palazzo dell&#8217;archivio era ubicato quasi di fronte ad essa. M&#8217;informarono che da alcuni anni l&#8217;archivio non era più conservato là ma era stato trasferito in un antico stabile contiguo, avendo mantenuto la sede storica solo come edificio di rappresentanza. Questa volta mi lasciai condurre dal solenne scalone di marmo che m&#8217;introdusse in un vasto corridoio loggiato con, alle pareti, altissime vetrine chiuse a chiave dentro le quali scorsi vecchi libri di pergamena che erano stati diari di bordo, raccolte di antiche carte geografiche, cronache di mare. Nel salone degli Atti, confuso tra pitture e marmi, un mezzo busto dorato di Cortés. Una targa minuscola, sulla base del piedistallo di gesso, m&#8217;informò che quella era solo una copia. L&#8217;originale lo custodivano i suoi eredi, rampolli di un&#8217;antica famiglia siciliana. </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">La Sicilia</span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"> ancora una volta ritornava protagonista involontaria di un mio viaggio. Discesi in fretta le scale non riuscendo a capire come lo spirito di Cortés avesse fatto ad approdare anche nella mia bella isola. Mi ritirai in albergo dopo un pranzo veloce a base di rustici, consumato presso una delle tante caffetterie del centro. Mi distesi sul letto e m&#8217;imposi di dimenticare Cortés, il Nuovo Mondo, </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">la Sicilia</span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">, Siviglia, decadente e cialtrona.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Sicuramente dovevo essere molto stanco. Mi addormentai per un numero imprecisato di ore. Mi risvegliò l&#8217;eco lontana di un grande bailamme. Mi affacciai a una finestra che dava sul patio e mi resi conto che la cerimonia era già in atto. Mi rivestii e pigramente discesi le scale. Tanta gente elegante. Un signore leggeva una memoria. Fu scoperta una lapide fra gli applausi e i cori dei presenti. Mi rifugiai in una piccola hall a lato dell&#8217;altra più importante nella quale si festeggiava l&#8217;evento. Subito dopo gli applausi, il salone ristorante spalancò le sue porte e i tavoli del buffet furono velocemente saccheggiati. Si calmò il brusio intenso. Quasi un silenzio. Ordinai una birra fredda e mi sedetti su un divano centellinandola. Mi notò il pianista. Guardandomi con molta curiosità e insistenza, si spostò al piano e cominciò a suonare. Solo per me. Finsi di non seguirlo ma la sua arte era veramente notevole. Continuava a sorridermi. Vinsi così le mie resistenze, mi alzai e mi appoggiai alla coda dello strumento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES">-Hola! Usted es italiano, verdad?- </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Mi chiese in un castigliano corrotto dal sole dell&#8217;Andalusia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì – Risposi timido.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sono stato molti anni a Napoli. – Proseguì in un buon italiano. – Facevo lo stesso mestiere&#8230;suonavo in un famoso e storico caffè del centro. – Mi sorrise con uno sguardo amico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ah! – Commentai non trovando parole.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Attaccò un pezzo famosissimo &#8220;Anema e core&#8221;. I suoi occhi brillavano mentre le sue mani si perdevano nella passionalità del pezzo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-E´una canzone del maestro D&#8217;Esposito, la compose a Sorrento&#8230;- Mi spiegò.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Attaccò nuovamente un altro classico del repertorio napoletano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Core &#8216;ngrato&#8230;- Dissi io. -Una tra le piú struggenti canzoni napoletane. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. Però non è napoletana&#8230;- Precisò lui.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Come? – Domandai, perplesso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-É  una canzone autobiografica. Le parole sono di Sisca, soprannominato cuore di ferro, e la musica è di Cardillo. Erano emigranti entrambi. La composero nel </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">1911 a</span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"> New York. – Sorrise divertito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Incassai il colpo. Guardavo estasiato le sue dita che a volte volavano sulla tastiera mentre a volte si lasciavano pigramente condurre dalla musica. Fece capolino da una preziosissima tenda un signore. Basso, un poco obeso, con due baffetti grigi e una barbetta tutta bianca, molto stempiato. Poteva avere più o meno settant&#8217;anni. Si sedette su una poltrona davanti a noi, attirato dalla musica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Venga!- Lo invitò il pianista, fra una fuga e l&#8217;altra, con un veloce gesto della mano. Lui accettò molto di buon grado. Si appoggiò alla coda del piano come avevo fatto io.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Amo molto la musica napoletana. – Confessò subito. – E appena l&#8217;ho sentita suonare, seppur distratto dalle chiacchiere della gente, ho lasciato tutto per venire ad ascoltarla. –</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Il pianista sorrise.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-A lei piace pure, non è così? – Mi chiese con molta affabilità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. – Risposi, senza parole.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Il signore è italiano. – Lo informò il pianista.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ah, che meraviglia!- Esclamò lui, con un&#8217;espressione di gioia sul viso. –E di dove?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Del Sud. – Mormorai. –Sono siciliano.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Quindi Napoli!- Concluse l&#8217;uomo, trionfante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Beh, non proprio. – Precisai.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Dalla stessa direzione arrivò, dopo qualche istante, una signora apparentemente della sua stessa età.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ma dove diavolo ti sei cacciato?- Lo rimproverò. Poi, guardandoci, mitigò il tono del suo disappunto e abbozzò un sorriso. – Tutti ti cercano.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Lasciali andare. – Fece l&#8217;uomo. – Qui sto meglio.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">La donna si appoggiò al suo braccio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Il signore è italiano, viene dal sud, dalle parti di Napoli&#8230;-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Encantada!- Rispose lei e mi porse la sua mano con una gioia evidente negli occhi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Il pianista conosce molto bene la musica napoletana e al signore piace molto. Sta suonando per lui.– Le spiegò.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Oh, anche a voi piace. Il pianista suona anche per voi. – Provai ad aggiungere io, imbarazzato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì, ma per lei è diverso.- Obiettò la donna. – Come vorrei poter parlare bene la sua lingua per cantare correttamente queste canzoni del cuore!-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Si strinse al braccio del marito con una tenerezza commovente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:10pt 10px 10px 10pt;" src="http://farm1.static.flickr.com/190/493854410_7442c62fca.jpg?v=0" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="245" height="245" />-Molti anni fa, quando eravamo due ragazzi, c&#8217;innamorammo al suono di queste canzoni e di questa musica e, quando ci sposammo, ho voluto passare l&#8217;intera luna di miele a Capri. A quei tempi non avevamo molti mezzi. </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">La Spagna</span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"> viveva un periodo di grande autarchia. Anche se le nostre famiglie appartenevano alla piccola borghesia, per accontentarci, i nostri genitori dovettero fare molti sacrifici. Lui – e indicò il marito- aveva vinto, nel frattempo, una borsa di studio che gli consentì di passare qualche mese a Roma e così combinammo. L&#8217;Italia risorgeva dalle macerie di una guerra crudele. A Roma si respirava già l&#8217;aria della dolce vita. Fu un tempo magico. Proprio a Capri, dove ritornammo più volte nell&#8217;occasione di quel soggiorno, sono sicura che concepii il primo dei miei figli.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">L&#8217;uomo la guardava con occhi trasognati, mentre lei raccontava anche la sua vita intima con un pudore e un&#8217;eleganza che mi mettevano a disagio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">- Sa, &#8211; concluse – ormai è grande ed anche lui ha figli, ma tutte le volte che lo guardo è come se i suoi occhi mi riportassero a quei paesaggi lontani. E ama tanto l&#8217;Italia, anche lui&#8230;che strano!- Cominciò a canticchiare, tra una lacrima e l&#8217;altra, i brani che il pianista via via eseguiva.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">La guardai con molta simpatia. Mi ricordò mia madre. I capelli color grigio cenere raccolti in un&#8217;unica treccia a tupè sulla nuca, gli occhi profondi e acquosi, straordinariamente espressivi, la voce intonatissima. Nelle sere d&#8217;estate, sotto una splendida luna, sulla grande terrazza della casa di campagna, anche lei cantava per mio padre le canzoni della sua vita e sempre, qualcuna, ne alterava la melodia e la voce. Interrompeva il pezzo, asciugava una lacrima. A volte era Rondine al nido, spesso era Parlami d&#8217;amore Mariú o Vento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Venne a un tratto un giovane signore molto distinto che li cercava. Era il figlio. La signora me lo presentò con orgoglio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Grazie per questa splendida serata. Per un attimo l&#8217;ho sentita come un figlio mio al quale dovevo raccontare quella parte di me che non sapeva.- Concluse lei, abbracciandomi, prima di congedarsi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">La ringraziai anch&#8217;io, ci salutammo. Andarono con lui.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Ero strano. Uscii sulla strada. Una Siviglia deserta, quasi addormentata mi accolse con le sue rovine e con i suoi silenzi. Anche in quella notte la luna era alta e straordinariamente luminosa. Guardai con tristezza la porta dell&#8217;albergo da cui la coppia con il figlio era uscita. </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES">Mi mancavano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES"><em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES"><em>Un Uomo Libero</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span lang="ES"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
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			<media:title type="html">socrathe</media:title>
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		<title>Un&#8217;armonica a Auschwitz</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 06:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il puntino che divenne una macchia,
che divenne una striscia,
che divenne un bambino
(Boyne John)
 
Forse è una filastrocca, ma non ha la cantilena, forse è una ninna nanna o forse è una preghiera; forse è l’incipit di un racconto, forse è un non ricordo mai vissuto, forse è una memoria che non vuole essere sondata, forse è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=117&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><blockquote>
<p style="text-align:center;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il puntino che divenne una macchia,</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">che divenne una striscia,</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">che divenne un bambino</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">(Boyne John)</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Forse è una filastrocca, ma non ha la cantilena, forse è una ninna nanna o forse è una preghiera; forse è l’incipit di un racconto, forse è un non ricordo mai vissuto, forse è una memoria che non vuole essere sondata, forse è un incubo da dimenticare, o forse è ciò che resta di un brutto sogno che non è stato mai narrato. Forse è una semplice storia che vuole essere solo raccontata. Il puntino che si fece macchia che divenne una striscia che diventò un bambino aveva un nome. Tutti i bambini al di là della rete avevano un nome. Senza forse.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Socrathe<strong><em></em></strong></span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:6pt 22.9pt 6pt 36pt;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:6pt 22.9pt 6pt 36pt;"><strong></strong></p>
<p><strong><span style="font-family:Arial;">Un&#8217;armonica<span>  </span>a<span>  </span>Auschwitz</span></strong></span> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="center"><span style="font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:6pt 22.9pt 6pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">a tutti i bambini che sono morti</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">nei campi di concentramento nazisti;</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">a tutti i bambini che quotidianamente </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">muoiono, vittime innocenti e sacrificali</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">della follia degli adulti;</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">nel giorno della Memoria</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;margin:6pt 22.9pt 6pt 36pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">David si era accovacciato nella neve. Suonava una vecchia armonica che aveva trovato fra le cose di Ester.<span>  </span>Era tutto quello che restava di una donna, della sua famiglia, della sua storia. Si erano fatti compagnia per settimane fino a quando la donna si ammalò. <img style="float:left;margin:10pt 10px 10px 0;" src="http://www.paolomasini.net/image/Auschwitz.gif" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="260" height="187" />La vide partire, una mattina di novembre, per una destinazione senza ritorno. Senza poterle dire neppure grazie, neppure addio. I forni crematori numero quattro e cinque funzionavano ininterrottamente. Prima o poi sarebbe arrivato il loro turno. Per Ester quel turno era già arrivato. Tossiva, si era ridotta una larva, puzzava nonostante si lavasse con la neve. La prossima selektion non l&#8217;avrebbe di sicuro superata povera donna! E così fu. Crollata sotto il peso del suo male. Aveva amato David come figlio suo, dopo che la madre, da subito all&#8217;arrivo, era stata mandata ai crematori. Lo aveva accudito come se quel bambino fosse l&#8217;ultima ragione della sua vita, l&#8217;ultimo sforzo per sentirsi viva in quell&#8217;inferno d&#8217;uomini. E ora, mentre andava all&#8217;appello, lo guardava, volgendosi indietro, con gli occhi della madre. Pieni di lacrime, consapevoli della propria fine imminente. Ma quale destino per David? <span id="more-117"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Due occhi azzurri, un viso ariano, un bimbo che, giorno dopo giorno, diventava l&#8217;ombra di quello che era stato. &#8220;Perché -si era più volte chiesta Ester- anche lui non era stato avviato ai crematori come gli altri bambini, col gruppo delle madri?&#8221; Non sapeva rispondere. Nemmeno David conosceva la risposta. Sapeva solo che era stato scelto. E per questo godeva del trattamento di un Prominent. Un medico con occhialini d&#8217;oro, dal nome strano che sembrava una cantilena e dalla voce autoritaria e influente, alla Ka-Be, aveva scrutato molto bene i suoi occhi. Gli aveva dispensato anche una carezza. Aveva pronunciato parole e date che erano state, subito puntualmente, raccolte da altri e appuntate in un misterioso libro della vita. Una scadenza, in particolare, raccontava di vicine primavere. Riempiva di timore e dubbi la sua piccola testa ignara di uomo improvvisamente cresciuto. Dio solo invece sapeva a quale pietoso martirio lo avesse condannato quell&#8217;angelo della morte che lo aveva accarezzato! David aspettava. Suonava una nenia triste, insistente, caparbia, sempre uguale. Aspettava quella voce perentoria che avesse messo fine a quell&#8217;attesa e a quella nenia che altro non era che un ultimo requiem. Spesso aveva guardato il fumo sprigionarsi lontano e alto dal camino, con il suo odore acre di carne bruciata, e si era chiesto che cosa stessero facendo laggiù, quale gioco strano avessero inventato per ingannare il tempo e la noia di quell&#8217;incomprensibile e immotivata prigionia. Da un po’ s&#8217;interrogava invece perché mai le ciminiere rimanessero spente, che cosa stesse succedendo all&#8217;interno del campo. Percepiva un&#8217;agitazione, un fermento. Sperava a ogni momento, con ansia, nel ritorno di Ester per prospettarle i suoi tanti perché, per confidarle la tristezza della propria vita durante la sua assenza, per piangere tra le sue braccia l&#8217;abbandono -così aveva creduto- della madre. La fame aveva divorato ora anche la sua vista, non aveva più forze per correre nel prato.</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:right;margin:10pt 10pt 10px 10px;" src="http://trenodellamemoria.webmatters.it/wp-content/uploads/IMGP2955.JPG" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="210" height="280" /></span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> Senza di quella donna la notte e il giorno scandivano solo i tempi dell&#8217;attesa, di una sofferenza inutile ma che lo avrebbe sicuramente liberato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Faceva particolarmente freddo quella notte. Ester lo avrebbe riscaldato tra le sue braccia. Non poteva dormire. David prese la sua armonica e, soffiando con la poca aria rimasta nei polmoni, riprese la sua cantilena strana, seduto a terra per lasciarsi morire. Nessuno protestò nella baracca. Non avevano più voce e quel suono si confondeva con altri suoni che erano lamenti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Doveva essere l&#8217;alba. Sicuramente lo era. Fuori aveva smesso di nevicare e ora la neve fresca rifletteva la luce sinistra, cattiva, della luna. La porta della baracca a un tratto vacillò sotto calci potenti. David interruppe la sua musica e guardò con occhi stralunati e supplici due uomini che non somigliavano alle guardie del campo. Vestivano un&#8217;uniforme diversa, parlavano una lingua incomprensibile. Alla luce delle torce il loro viso sembrava diabolico, spettrale. Istintivamente scoppiò a piangere. Tremava come una foglia non per il freddo ma per la paura, presentendo l&#8217;imminenza della fine. Gli lanciarono un pezzo di pane che il ragazzo raccolse con mossa fulminea e divorò con grande avidità. Capì che non volevano il suo male. La musica aveva richiamato l&#8217;attenzione dei soldati. Arrivò uno di loro che parlava il tedesco e annunziò a tutti, impauriti e attoniti, che la guerra era finita e nessuno li tratteneva più. La notizia si propagò in un baleno in tutto il campo. Lentamente le baracche si animarono in quell&#8217;alba attonita. Uscivano incontro ai liberatori da quei tuguri come folli. Ridendo, piangendo, danzando, gridando con l&#8217;ultima voce in gola. Fantasmi, parvenze d&#8217;uomini, larve, risorgevano increduli come nel Giorno del Giudizio dalle loro tombe scoperchiate, aperte. Liberi. Finalmente liberi. Davvero liberi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La LX</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> Armata</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> del primo fronte ucraino trovò nel campo di Auschwitz 7000 prigionieri in attesa di essere gasati, otto tonnellate di capelli umani imballati e pronti per essere spediti, la vergogna più grande della storia che qualcuno, ancora oggi, stenta a riconoscere e ad accettare. <span> </span><span>   </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"> </p>
<div class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span> </span><span></span></span></div>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p align="center"> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unuomolibero.wordpress.com/117/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unuomolibero.wordpress.com/117/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unuomolibero.wordpress.com/117/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unuomolibero.wordpress.com/117/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unuomolibero.wordpress.com/117/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unuomolibero.wordpress.com/117/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unuomolibero.wordpress.com/117/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unuomolibero.wordpress.com/117/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unuomolibero.wordpress.com/117/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unuomolibero.wordpress.com/117/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=117&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Fuggitivo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 19:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi trovavo a Barcellona per partecipare a un convegno. Avevo prenotato il mio solito albergo. Una serata fresca, di fine estate, preludio di un autunno imminente. La brezza marina lasciava sulle basole dei marciapiedi e sul bitume delle strade un velo di falsa rugiada. Appiccicaticcia, vischiosa. Avevo comprato un biglietto dell&#8217;AVE e in circa due [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=114&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:4pt 10px 10px 10pt;" src="http://farm1.static.flickr.com/218/503259810_b7152b0141.jpg?v=0" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="255" height="172" />Mi trovavo a Barcellona per partecipare a un convegno. Avevo prenotato il mio solito albergo. Una serata fresca, di fine estate, preludio di un autunno imminente. La brezza marina lasciava sulle basole dei marciapiedi e sul bitume delle strade un velo di falsa rugiada. Appiccicaticcia, vischiosa. Avevo comprato un biglietto dell&#8217;AVE e in circa due ore e tre quarti un treno elegante, e soprattutto comodo, mi aveva portato dalla stazione di Atocha di Madrid fino alla stazione di Sants, nel cuore della vecchia Barcellona. Sistemai il mio piccolo bagaglio nella stanza d&#8217;albergo. Il tempo di rinfrescarmi ed uscii. Quattro passi per la rambla principale che da piazza Cataluña porta dritta al mare. Variopinta, bizzarra, inimitabile palcoscenico del mondo. I mimi, statue immobili e vive, offrivano strane performances in compenso di qualche centesimo e spesse volte di un semplice sorriso. Mi stancai. Aspettai che si liberasse un posto nei sedili di ferro sistemati all&#8217;inizio del viale, in prossimità della piazza, per sedermi e riposare, per vedere sfilare il mondo davanti ai miei occhi. Squillò il mio cellulare. Erano amici. Mi chiamavano dalla Sicilia per avere notizie della città. M&#8217;informavano di avere comprato un pacchetto turistico e a giorni sarebbero arrivati con un volo charter. Conversammo di tante cose. Una telefonata lunga che costò a entrambi un autentico patrimonio. Riattaccarono. Emisi un sospiro di sollievo che si trasformò in una specie di singhiozzo all&#8217;apparire del residuo credito telefonico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Mi saprebbe dire l&#8217;ora?- Chiese una voce di ragazzo dall&#8217;altra estremità del sedile di ferro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Mi girai istintivamente verso di lui. Non so se fosse già seduto in quel posto prima che io arrivassi. Di sicuro non lo avevo notato. Mi sorprese che qualcuno si rivolgesse a me nella mia lingua. Estrassi dalla tasca della camicia il telefonino e glielo mostrai perché potesse leggere lui stesso l&#8217;ora.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Italiano? &#8211; Tornò a chiedere, quando si rese conto che io non avevo molta voglia di parlare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì.- Risposi telegrafico ed anche un po&#8217; diffidente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Guardando con attenzione i tratti molto marcati del suo volto lo avrei qualificato come un uomo del sud.- Continuò senza curarsi del mio riserbo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì.- Confermai, avaro di parole.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non ha l&#8217;aria di chi viene qua in vacanza. &#8211; Riprese. -Il suo aspetto non ha niente del turista. Piuttosto io lo crederei negli affari. L&#8217;ho visto fare su e giù per la rambla. Avrei giurato che fosse uno del posto. La disinvoltura di chi conosce i luoghi, il passo frettoloso e deciso, lo sguardo che non ha bisogno di indugiare altrove per scoprire architetture e posti sconosciuti.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Lo guardai meglio. La sua analisi non mi pareva superficiale. Anzi. Nascondeva uno spirito sensibile. Mi sembrò, ad una prima occhiata, un abile scrutatore di uomini e cose. Mi guardava con occhi intelligenti e vivi. Aspettava da me una parola, un gesto che gli avrebbero concesso l&#8217;onore della mia confidenza. Ero molto guardingo al riguardo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Barcellona è una città dalla vita molto articolata e complessa. Offre con facilità incontri tra i più vari, nasconde insospettabili inganni, trasgredisce le più elementari regole della convivenza per una vita anarchica e spensierata. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ritornai a guardarlo con più interesse. Sperava sempre in un mio aiuto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Io, invece, non sono del sud&#8230;- Proseguì come se non avesse mai fatto una pausa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Questo lo avevo intuito.- Lo interruppi, togliendolo da un imbarazzo che diventava insostenibile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">S&#8217;illuminò di gioia appena sentì la mia considerazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sono di Monza.- Precisò.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Per quale ragione ti trovi qui a Barcellona?- Chiesi, assecondando finalmente le sue aspettative.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ebbe un attimo d&#8217;incertezza. Glielo lessi negli occhi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Scappato. Sono scappato di casa. &#8211; Sorrise maliziosamente e scrutò con curiosità il mio volto per leggervi l&#8217;inevitabile sorpresa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Come scappato?- Gridai con affanno e preoccupazione nella voce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://bp0.blogger.com/_h5Hx3ofP80o/SIn6GkvPWmI/AAAAAAAAAQ0/C42rnksgzog/s400/panchine+vuote.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="233" height="349" />-Scappato! Come si scappa da una galera, da un pericolo, da qualcosa che limita la tua libertà senza un giusto motivo.- Sorrideva ancora, calmo, imperturbabile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ma ti rendi conto di quello che hai fatto?- Lo rimproverai questa volta con molta partecipazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-A quest&#8217;ora i tuoi genitori saranno preoccupatissimi, ti staranno cercando come pazzi&#8230;-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Certamente! Mi rendo conto. Non sono più un bambino, ho ventisette anni compiuti.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-La polizia ti starà cercando, ma anche programmi televisivi che si occupano di rintracciare persone scomparse, sarai con la tua foto su tutti i giornali&#8230;- Volevo impaurirlo per spingerlo a recarsi al più vicino ufficio dei Mossos d&#8217;Esquadra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Tranquillo. Non si preoccupi!- Aggiunse.- E&#8217; da prima dell&#8217;estate che manco da Monza. Ma non sono mica scemo, io! Prevedevo che ciò sarebbe potuto accadere. Per evitarlo, appunto, dopo qualche giorno dalla mia fuga, chiamai mia madre in ufficio e la rassicurai in questo senso.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"></span></span>-E lei che cosa rispose? Quali reazioni ebbe?- Domandai.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Certamente non era molto contenta di quello che avevo fatto. M&#8217;implorò di ritornare. Ovvio! Voleva sapere dove mi trovassi e glielo dissi, anche perché sarebbe stato inutile nasconderlo. La polizia, già era stata avvisata, mi confessò, in poco tempo avrebbe potuto scoprire la provenienza della telefonata.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non hai chiamato dal tuo cellulare?- Passava da una mano all&#8217;altra nervosamente un telefonino piccolissimo e sicuramente costoso. Lo aveva estratto da una tasca dei pantaloni dopo che aveva raggiunto la certezza di aver suscitato in me un interesse per la sua vita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non sono pazzo a tal punto! L&#8217;ho chiamata da un locutorio, un posto pubblico dal quale si possono fare telefonate internazionali dirette a quasi tutti i paesi del mondo. A Barcellona ce ne sono tanti. Del resto qui lavorano migliaia di emigrati. Provengono da terre anche molto lontane come India, Pakistan. L&#8217;ho rassicurata dicendole di avere trovato un lavoro, di stare a mio agio, di voler fare esperienza. Quando non avrei più potuto mantenermi, le ho promesso che sarei ritornato.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Sorrise sempre con molta malizia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Mai!- Aggiunse fiero e deciso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Aspetta&#8230;- lo interruppi confuso.- Fammi capire. Hai detto di aver trovato un lavoro? Dove lavori, allora?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-L&#8217;ho detto per tranquillizzarla. Dissi di fare il lavapiatti in un ristorante.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ed è così?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-In parte è vero. Il lavoro ce l&#8217;ho. Lavo qualcosa. Ma non piatti. Cessi. Di un locale notturno porno. Quando non lavo i cessi, la direzione m&#8217;impegna come buttafuori alla porta d&#8217;ingresso. Per selezionare la clientela, per intervenire in caso di risse e di molestie.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Sorrideva sempre come se avesse voluto farmi un dispetto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Che sciocchezza fuggire da casa per poi finire a pulire cessi in una città lontana dove nessuno ti conosce!- Commentai con amarezza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Lei non potrà capirmi mai.- Rintuzzò subito le mie parole.-Mio padre è un alto dirigente della Regione Lombardia; mia madre, preside di un liceo di Milano. Non mi hanno fatto mai mancare niente, però mi hanno privato del vero necessario. Il loro tempo, le loro vite. Sin da piccolo mi consegnarono alle cure di decine di governanti che il mio carattere ribelle spesso metteva in fuga dopo alcune settimane. Ero stufo di vivere solo fra le mura di una casa piena di ogni comodità ma disabitata dall&#8217;amore e dall&#8217;affetto. Progettai tante volte una fuga senza avere mai il coraggio di realizzarla. A scuola non eccellevo. Anzi la odiavo perché mi sottraeva la compagnia di mia madre. Passavo intere giornate davanti alla televisione o al computer fra decine e decine di giochi elettronici. A stento vedevo mio padre il sabato e la domenica. Quando stavamo insieme, scaricava i suoi nervi su di me. A che cosa serve accumulare, indebitarsi per comprare una baita in montagna, una villetta al mare, se non si ha il tempo di potere godere queste cose?&#8230;-<span id="more-114"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Capii che non aveva tutti i torti e il suo discorso non faceva una piega.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Hai fratelli e sorelle?- Chiesi con curiosità, d&#8217;istinto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:2pt 10px 10px 0;" src="http://img128.imageshack.us/img128/8789/senzanomesg3.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="268" height="201" />-No. Figlio unico. Mi sarebbe piaciuto averne, mi avrebbero fatto compagnia. Avremmo così diviso non solo i beni ma anche la solitudine.- Affermò con una vena di malinconia e di tristezza.-Quando mi stancavo della televisione e del computer, scendevo giù nel parco sotto casa. Mi sedevo in una panca come ho fatto ora e mi piaceva immaginare le vite delle persone che mi passavano davanti. Inventavo, utilizzando i loro volti, storie su storie che erano soltanto mie. Anche oggi ho fatto così con lei.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Consumi droghe?- Domandai a bruciapelo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Riapparve sulle sue labbra il sorriso malizioso, furbo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sarei <span> </span>un ipocrita se le mentissi. Ho fatto, a dire il vero, un po’ di cocaina, però mi sono fermato in tempo. Ora non potrei. Questa vita mi ha fatto riflettere e mi ha imposto delle regole che prima non avrebbero avuto senso per me.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E cioè?- Tornai a chiedere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Veda, se il mio datore di lavoro, chiamiamolo così, dovesse scoprire che io mi drogo mi licenzierebbe subito. Non vogliono drogati, sono inaffidabili. Prima o poi scappano con la cassa. Ad ogni modo ora, ogni tanto, quando mi trovo con amici, fumo solo un poco d&#8217;erba. Un porro, come si chiama qui lo spinello, y ya está!-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Squillò il suo cellulare. Sentivo una voce di donna che lo chiamava. Usava un linguaggio giovanile e aggressivo. Il ragazzo si difendeva con parole pazienti e dolci. La scherniva a volte. La rassicurò dicendo che di lì a qualche minuto sarebbe andato al suo appuntamento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Chi era?- Chiesi con una voce possessiva e arrabbiata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Chi era?-Ripeté lui con enfasi.-Nessuno. Una delle tante che ho incontrato qui e con la quale di quando in quando echo un polvo&#8230;senza interesse, senza problemi. La vita è la vita. Ha i suoi ritmi, le sue esigenze, le sue falsità quotidiane, i suoi inganni. Per quale ragione molta gente frequenta in maniera assidua il locale dove lavoro? Se l&#8217;è chiesto mai qualche volta? C&#8217;è chi sceglie la parte del cacciatore e c&#8217;è chi sceglie di essere vittima. In effetti, a volte, la vita definisce ruoli per noi, anche contro la nostra volontà. Spesso succede che in quei ruoli poi ci si riconosce e ci si adagia. Mi creda. Tutto alla fine è un gran casino!-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Senti, &#8211; azzardai &#8211; ho capito, stanotte non so che cosa potrebbe succederti&#8230;-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Che cosa potrebbe succedermi? Nulla che non sia già successo. Un gruppo di ragazzi e ragazze mi aspetta a Plaça del Rei. Ci ubriacheremo come marinai, fumeremo erba come camini, sesso spensierato e a volontà, in una notte sganciata dal tempo e dalla storia.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non andare!- Lo supplicai.- Stasera t&#8217;invito a cena. Andiamo in un ristorante che a te piace, potremo parlare fino all&#8217;alba, se vuoi&#8230;-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non posso, mi stanno aspettando e già erano furiosi per il mio ritardo&#8230;mi sarebbe però piaciuto restare qui a parlare ancora un po’ con lei. Cerco sempre qualcuno al quale raccontare la mia vita, non per chiedere denaro, come spesso succede. Le ripeto, non ho problemi economici.- Mise la mano in tasca e tirò fuori alcuni pezzi da cinquanta euro per dare più credito alle sue parole. -Ho solo bisogno di sentirmi amato, ascoltato, compreso. Questo solo mi manca e i miei genitori non l&#8217;hanno mai capito.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Si alzò. Non sorrideva più. Mi porse la mano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Se un giorno si dovesse ricordare di me, il mio nome è Alberto&#8230;-Abbassò gli occhi come per nascondere un&#8217;emozione.-Addio. Io sicuramente non mi dimenticherò di lei.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Rimasi impietrito a guardarlo mentre si allontanava. La sua storia mi aveva turbato. Mi alzai. Provai meccanicamente a seguire i suoi passi. Presto si confuse tra la folla ed io lo persi. &#8220;Piazza del Re, -pensai -è là che ha detto di dirigersi per incontrare i suoi amici&#8221;. Mi avviai malinconicamente verso quel posto, scendendo per la rambla. Preferii entrare nella piazza da una viuzza laterale. Diedi uno sguardo preoccupato e curioso, sperando di vederlo col gruppo, non visto. Tanti ragazzi erano sdraiati a terra tra cumuli di lattine, di bottiglie vuote, di sporcizia varia. Un bailamme ingigantito dai cori e dal suono delle chitarre. Non capivo quel mondo e, ora, meno che meno, lo accettavo. Disgustato, decisi di allontanarmi, uscendo dalla porta principale. A un tratto un gruppo numeroso e chiassoso mi travolse, spintonandomi. Lui era tra quelli. Mi passò vicino fingendo di non conoscermi. Una ragazza dall&#8217;abbigliamento strano e colorato, con un volto pesantemente dipinto, lo cingeva con un braccio alla vita, abbarbicata al suo corpo come un tralcio di edera. Di colpo lui si voltò, mi strizzò l&#8217;occhio e, con il suo gruppo, scomparve tra la gente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Di là dalla rambla, attraverso un dedalo di piccole vie, fuggiva dal mio mondo ipocrita, convenzionale e borghese in cerca di una libertà anch&#8217;essa effimera ma necessaria al suo irrinunciabile sogno. Si dileguava come ombra senza volto e coscienza -così aveva detto- nell&#8217;impenetrabile notte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;" align="right"><em><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></strong></em></p>
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			<media:title type="html">socrathe</media:title>
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		<title>UN PALCO AL REAL</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 21:31:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[UN PALCO AL REAL 

“C&#8217;è un tempo per amare e per essere amato; per odiare e per essere odiato; per vivere e per morire”. Un uomo senza nome, simbolo di un&#8217;umanità frustrata, dolente, si perde in un amore strano, ineluttabile, per due donne che sono facce speculari e contrapposte di un&#8217;unica femminile, fatale realtà. I [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=96&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;" align="center"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:14pt;">UN PALCO AL REAL </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 58.9pt 6pt 72pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">“<em>C&#8217;è un tempo per amare e per essere amato; per odiare e per essere odiato; per vivere e per morire</em>”. Un uomo senza nome, simbolo di un&#8217;umanità frustrata, dolente, si perde in un amore strano, ineluttabile, per due donne che sono facce speculari e contrapposte di un&#8217;unica femminile, fatale realtà. I personaggi si muovono nella splendida cornice di una Madrid storica di cui il Teatro Real da sempre é stato icona vera ed unica proiezione decadente e malinconica. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 58.9pt 6pt 72pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Avevo trovato un &#8220;<em>palco de entresuelo</em>&#8220;, l&#8217;ultimo, il più caro perché a lato del palco reale. Per questo, pensai, era rimasto. Davano &#8220;La forza del destino&#8221; di Giuseppe Verdi al Real. La ragazza al botteghino mi avvisò che lo avrei condiviso con altri sette. Accettai. Per Rigoletto si era registrato con molto anticipo il tutto esaurito e non mi era stato possibile ascoltarlo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-E&#8217; fortunato, lei, sa?- Mi disse, mentre verificava la mia carta di credito, l&#8217;impiegata. &#8211; Mezz&#8217;ora prima era venuto un altro signore e cercava proprio un posto in un palco. Ma non ho potuto darglielo perché ancora non risultava disdetto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Io presi il biglietto e, ringraziando velocemente, uscii. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Si ricordi che lo spettacolo comincia puntualmente alle sei perché la domenica lo anticipano. E&#8217; prudente che venga una mezz&#8217;ora prima. Non si accettano ritardatari.- Mi gridò lei, al di là del vetro che la separava<span> </span>dal pubblico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"><img style="display:inline;margin:15px;" src="http://www.madrilenosenelexterior.org/pemigrante/images/Madrid_ayer_hoy/fotos_nuevas/680x520/Teatro-Real-Interior.jpg" alt="" width="208" height="159" align="left" /> Non potevo non assistere alla rappresentazione de &#8220;La forza del destino&#8221; al Real. Verdi stesso nel 1863 era stato presente al debutto in anteprima mondiale di quell&#8217;opera. Era arrivato a Madrid nei primi del mese di gennaio per dirigere personalmente le prove. Si era sistemato in un palazzo al lato del teatro, in piazza di oriente, ospite della pensione di Nobile Cataldi dove abitualmente alloggiavano tutti gli artisti e i cantanti. Fu un trionfo incredibile. Tre mesi dopo sarebbe stata presentata a San Pietroburgo in prima mondiale. Uno spazio sacro, carico di memorie, dall&#8217;esistenza tormentata e incerta, il Real. Volentieri, quando riuscivo a trovare un biglietto, vi facevo ritorno. Abitavo nelle immediate vicinanze e dalla mia veranda potevo scorgere la sagoma del teatro. Mi dava conforto la notte, prima di coricarmi, fissarla per pochi attimi. Immaginavo gli interni, i palchi e la platea splendidamente illuminati. La musica e il bel canto mi tenevano<span> </span>compagnia soprattutto nelle lunghe e fredde notti d&#8217;inverno. Ponevo un cd e il buio mi restituiva intatti, attraverso la fantasia, le atmosfere e i sogni del suo palcoscenico. Mi preparai come si conviene per una serata all&#8217;opera. Guardai l&#8217;orologio. Era già l&#8217;ora. Mi avviai lentamente a piedi con la gioia nel cuore di chi va a visitare un vecchio amico. Lo scalone del teatro mi aprì le sue splendide gradinate a ventaglio e i commessi m&#8217;indirizzarono al posto che avevo riservato. Lentamente il teatro cominciò a riempirsi fino a quando un segnale, tra un brusio di voci e di strumenti, avvisò che lo spettacolo stava per iniziare. Accanto a me, proprio a ridosso del separé, una poltrona vuota e il desiderio che lo sarebbe rimasta sempre. Non fu così. Mentre già le luci appassivano, un signore inciampò col suo corpo nel mio ed io mi resi conto di avere un altro vicino a fianco. Fra il primo e il secondo atto non volli andare nel foyer. Mi dava fastidio tutta quella gente che ostentava un&#8217;eleganza e una supponenza tipiche di tutti gli appuntamenti operistici. Dal mio posto osservavo lo splendido scenario del teatro e ne godevo i luccichii e gli ori. Il mio vicino non si mosse. Inchiodato alla sua poltroncina, fissava anche lui ma con uno sguardo spento il telone. Gli lanciai un&#8217;occhiata veloce. Non aveva sessant&#8217;anni e li portava bene anche se il viso mi parve, alla luce del teatro, scavato da profonde rughe. Non vestiva elegantissimo ma dignitosamente. Le sue mani ebbero un fremito mentre sentì i miei occhi addosso. Abbozzò un mezzo sorriso, incrociandoli. </span></p>
<p><span id="more-96"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Un anno fa era seduta qui in questo stesso palco, al posto dove ora siede lei.- Disse lentamente, quasi sillabando. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Chi?- Domandai con voce distratta dal brusio della platea. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Lei.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Lei, chi?- Ripetei con maggiore interesse. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-La mia donna.- Rispose l&#8217;uomo con un affanno evidente nella voce. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Ah!- Commentai, avaro di parole. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Un silenzio imbarazzante calò sulle nostre vite. L&#8217;uomo mi guardò con insistenza come se si aspettasse una domanda che io non mi decidevo a fargli. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Sicuramente si starà chiedendo il motivo per il quale ora non è con noi&#8230;- Riprese con coraggio. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Non riuscivo a sottrarmi al giuoco con cui stuzzicava la mia curiosità perché potesse narrarmi la sua vicenda personale. Cercai di apparire abbastanza disinteressato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Esattamente un anno fa in questo palco si scrisse l&#8217;ultima pagina della nostra storia. Dolorosa, inaspettata. triste.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Questo non me l&#8217;aspettavo. I suoi occhi mi puntarono ora avidi come se avessero avuto bisogno dei miei per continuare a raccontare, a vivere. Non potei fare a meno di corrispondere alle sue aspettative. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-E come mai?- Lo interrogai. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">- Davano Butterfly di Puccini e lei aveva tanto insistito perché la portassi. Una donna bella. Era più vecchia di me di qualche anno. Nessuno lo notava. Ci eravamo conosciuti in un&#8217;occasione simile, nel foyer di questo teatro, durante un intervallo. Io affezionato melomane, lei grande concertista di piano. Fu subito amore a prima vista. Sfidai gli anatemi della mia famiglia per sposarla. Non era spagnola. Però parlava la mia lingua correttamente come correttamente parlava l&#8217;italiano, il francese, il russo e la sua, ovviamente, il polacco. Lavoravo come funzionario in un ministero qui, a Madrid, sebbene fossi originario di Badajoz. Un posto lontano, perduto nella campagna estremeña, a due passi dal Portogallo, dove le tradizioni e gli affetti resistono tuttora molto presenti e vivi, rinchiusi in un autoritarismo patriarcale che non ammette fughe, che non accetta deroghe. Lei era dolce, sensibile, intelligente. Cercò con tutti i mezzi di conquistare l&#8217;affetto dei miei familiari. Non lo ebbe mai perché mai la accettarono e la capirono. Comprammo una villetta nella periferia nord di Madrid e là trascorremmo giorni felici. Arrotondava il mio stipendio con le sue richiestissime lezioni di piano. Sentire la sua musica mi procurava un&#8217;ebbrezza inesprimibile che m&#8217;imprigionava in un perenne incantesimo. Passarono gli anni dell&#8217;innamoramento. Presto, prestissimo.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Non avete avuto figli?- Lo interruppi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-No. Non ne aveva voluti. Aveva avuto un&#8217;infanzia difficile. Ripetutamente ci scontrammo sull&#8217;argomento ma lei era irremovibile. Fu uno dei motivi della nostra crisi. Non mi bastava la casa inondata di musica. Avrei voluto due, tre, quattro bambini che avessero giocato nel giardino, che avessero gridato per le stanze, che magari mi avessero fatto talvolta spazientire. Niente! Quel silenzio infranto solo ed esclusivamente dal suono del suo pianoforte mi ossessionava più del dovuto e il mio cuore, per ciò, cominciò a diventare intollerante, inquieto. I nostri rapporti divennero sempre più formali fino a quando ci dimenticammo l&#8217;uno dell&#8217;altra. Lei comunque non cessò mai di amarmi. In effetti fui io che la lasciai.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Vi siete dunque separati?- Domandai con impaccio nella voce. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-No. Non l&#8217;avrebbe permesso. Vivemmo la nostra vita sotto lo stesso tetto senza chiederci se il giorno o la notte potessero regalarci un momento d&#8217;intimità. Senza neppure cercarlo, dimenticammo quanto un tempo l&#8217;amore ci avesse fortemente motivati e sospinti. M&#8217;innamorai di un&#8217;altra. <img style="display:inline;margin:15px 15px 15px 20px;" src="http://data2.blog.de/media/806/1143806_38b394cc09_m.jpg" alt="" width="227" height="179" align="left" /> Una ragazza, una collega molto giovane d&#8217;età, trasferita al mio ufficio per aiutarmi in un periodo d&#8217;intenso lavoro. Una donna completamente diversa da lei. Non amava la musica. Non la capiva. Concreta e razionale, cercava nella relazione con me l&#8217;uomo importante con il quale costruire una carriera. Il sesso per lei era semplicemente un giuoco. Divertente e spensierato. Attenta a non confonderlo con i sentimenti veri. Libera e disinibita, non soffriva sensi di colpa. Prediligeva uomini maturi ai tanti giovani che le ronzavano intorno. Per un bisogno intimo di certezze. Per un&#8217;antica, psicanalitica ricerca del padre, forse. Ci trovavamo nel suo minuscolo studio di periferia. Dopo l&#8217;orario di lavoro. Lì passavamo intere ore a letto senza chiederci nulla, senza preoccuparci di nulla, senza che mia moglie mi domandasse, al rincasare, il motivo dei miei sempre più frequenti e lunghi ritardi.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Un’amante. Una storia come tante fra mille. Non vedo che cosa possa esserci di così straordinario per raccontarla. Chi non ne ha avute nella sua vita? E se qualcuno non l&#8217;avesse avuta realmente quante volte avrà fantasticato di inventarsene una.- Spiegai per minimizzare il suo complesso di colpa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Il segnale che annunciava l&#8217;inizio del secondo atto mise fine al suo racconto. Il palchetto si ripopolò con gli altri spettatori mentre le luci lentamente si abbassavano e il sipario si apriva sulla scena. Approfittando del buio, lo studiai nell&#8217;ombra come fa un detective con il suo indiziato e non mi capacitavo dell&#8217;opportunità di quello sfogo. Non riuscivo a intravedere l&#8217;epilogo di quella storia. Mentre il soprano attaccava la celebre preghiera del secondo atto &#8220;La vergine degli Angeli&#8221;, mi accorsi che non aveva saputo trattenere le lacrime e mi commossi anch&#8217;io non solo per la musica sublime ma anche, soprattutto, per la tristezza di quel pianto malinconico. Il secondo atto si concluse con un&#8217;ovazione di applausi come già era successo al termine della preghiera. Molte chiamate. Finalmente le luci e l&#8217;intervallo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Non vuole fare due passi nel foyer?- Lo invitai mentre io mi alzavo dalla mia poltrona. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Lui si alzò e mi seguì. Passeggiammo per gli splendidi saloni senza parlare. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Posso invitarla a una coppa di champagne?- Proposi per rompere un silenzio ghiacciato, imbarazzante. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Oh, grazie, lei é veramente una persona gentile.- Accettò. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Ci avviammo al buffet allestito in un angolo del corridoio. Qualche stuzzichino e un ottimo &#8220;cava&#8221; fecero da cornice all&#8217;altra parte della storia. Vedevo che era ansioso di raccontarla. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">- E poi come andò a finire quella cosa?- Chiesi con aria volutamente discreta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Una lettera anonima, seguita da tante altre, informò dettagliatamente mia moglie della relazione. Mai però sospettai che lei fosse al corrente di tutto. Un giorno la mia amante esitava nel fare l&#8217;amore. Era strana. La sentii fredda alle mie carezze e, come per un senso di ripulsa, si rivestì in fretta evitando i miei occhi, supplicandomi di non cercarla. Un cambio definitivo e improvviso. Inspiegabile e inaspettato. Domandai le ragioni di quella brusca decisione ma lei, impacciatissima, non sapeva rispondere. Farfugliò poche parole senza senso, come se fosse fuori di sé. Dichiarò con freddezza di non amarmi più. Che non poteva più fare l&#8217;amore. Provai a capire se avesse un altro uomo, se si fosse innamorata di altri. Non rispose. Mi rivestii e ritornai a casa. Il giorno dopo in ufficio non la trovai. Seppi poi che aveva chiesto il trasferimento ad altro reparto e l&#8217;aveva ottenuto.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Perché lo fece?- M&#8217;interrogai, quasi soprappensiero, trascinato dall&#8217;emozione del racconto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">- Fu la domanda che mi torturò a lungo. Non sapevo darmi pace. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">- E non cercò qualche altra volta di parlarle con più calma e chiarire?- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-No. -Rispose.- Ovvero tentai infinite volte di rintracciarla col telefono al suo nuovo posto di lavoro ma lei puntualmente si faceva negare. Una volta provai ad aspettarla sotto casa sua. Appena mi vide si allontanò in fretta. Scoprii in seguito che, dopo quel fatto, cambiò anche di abitazione scegliendo un&#8217;altra zona della città. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Strano!- Commentai.- Scomparsa nel nulla come se mai fosse esistita.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Appunto!- Confermò l&#8217;uomo. -Mi rassegnai alla mia solitudine.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Però lei mi raccontò all&#8217;inizio che qui, in questo teatro, qualcosa un anno fa avvenne&#8230;- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Sì. E&#8217; così. -Continuò. &#8211; Il rapporto con mia moglie, dopo quell&#8217;avventura, migliorò. Lei diventò terribilmente dolce come quando l&#8217;avevo conosciuta. Ritornammo a frequentare il teatro. Anche la nostra vita intima di coppia visse nuovi momenti teneri che prima erano stati inesistenti o rari. Proprio un anno fa come stasera -le dicevo-, davano Butterfly di Puccini. Lei volle che io la accompagnassi. Amava quell&#8217;opera e ne ammirava il suo autore. Un uomo affascinantissimo che aveva fatto soffrire molto le donne. Che molto le aveva amate. Che molto bene aveva scandagliato e posto in musica le profondità di quelle sofferenze. Mister Pinkerton ero io per lei, vecchia e appassita Butterfly. La vidi commuoversi quando Butterfly scorge all&#8217;orizzonte la nave che le restituisce il suo uomo, quando lo scopre con una donna diversa e, per quest&#8217;amore tradito, preferisce morire. Al termine della recita, non volle aspettare, com&#8217;era suo antico costume, che si finissero le chiamate e gli applausi. Mi chiese di ritornare a casa. Mi sembrò strana, eccessivamente frastornata, straordinariamente triste. Di proposito finsi di non accorgermene. Pensavo, tra me e me, che l&#8217;interpretazione notevole della cantante e la musica eseguita alla perfezione la avessero esageratamente commossa. Chiamai un taxi. Vi salimmo. Dopo qualche minuto le presi la mano e non la sentii viva fra le mie. La guardai negli occhi e il suo sguardo era spento. Provai a scuoterla ma non rispose a nessuna delle mie sollecitazioni.<span> </span>Con voce concitata pregai il tassista di portarci al più vicino ospedale. Lì la visitarono. Nella notte stessa fecero un gran numero di accertamenti. La diagnosi fu inattesa e crudele. Un tumore al cervello, all&#8217;ultimo stadio, le lasciava solo qualche giorno di vita. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">- Che tristezza!- Esclamai sorpreso. &#8211; E&#8217; possibile che lei non avesse mai avuto disturbi o problemi tali da insospettirla e convincerla a fare dei seri controlli? Un tumore al cervello non arriva di punto in bianco. Qualcosa ci sarà stata prima che tutto finisse così. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Sì. Lei aveva fatto non solo dei controlli ma si era spinta molto più oltre. Si era scientificamente e minuziosamente documentata. Sapeva che da un momento all&#8217;altro questo sarebbe accaduto. Semplicemente lo tacque.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">- E lei da chi ha appreso queste notizie, allora?- Lo incalzai con molta curiosità. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">- Fu l&#8217;altra, dopo la sua morte, a raccontarmelo. Per dare una spiegazione e un senso alla sua fuga. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Che strana storia!- Sbottai. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Quando lei, la mia donna, aveva saputo da tutti gli accertamenti e le analisi eseguiti di avere quel gravissimo male, chiamò al telefono l&#8217;altra, la mia amante, e la supplicò di concederle un incontro. La mia amante temeva uno scontro, una scenata di gelosia e per questo si negò sempre. Ma una volta, l&#8217;ultima, dietro le sue pressanti insistenze, accettò. S&#8217;incontrarono in uno storico bar della vecchia Madrid a ridosso di questo teatro. Si appartarono in un angolo e lei, la mia donna, la trattò con molta amabilità e rispetto. La disarmò con la forza della sua tenerezza e del suo amore. Le mostrò gli esami clinici, la diagnosi infausta. Le confidò, come solo sanno fare le donne tra loro, che la sua vita era fatta proprio di attimi, appesa a un filo; che lei era vissuta per il mio amore e non aveva senso che qualcuno -lei, la ragazza, per esempio- per pochi giorni ancora glielo portasse via. Aveva tanto tempo davanti a sé per goderlo. <span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"><img style="display:inline;margin:15px 15px 10px 20px;" src="http://files.splinder.com/125aa3fa343cceba96088d8a0293bfc6.jpeg" alt="" width="231" height="253" align="right" /></span>Quando non ci sarebbe stata più, la sua relazione con me poteva anche essere legalizzata. Solo se lo avessimo voluto. Però, in quel momento, no, non era giusto. Consapevole di non poter risuscitare l&#8217;antica passione, troppo fiera per accettare la mia pietà, lei aveva bisogno ormai solo del mio affetto. Libero da qualsiasi ipoteca, scevro di ogni sospetto. Si accontentava di quello. E per lei, che non aveva avuto niente dalla vita, esso era l&#8217;unico bene. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Il solito trillo annunciò l&#8217;inizio del terzo atto che lo avrebbero dato, con un brevissimo intervallo, insieme al quarto. Ritornammo in fretta al nostro palco. Le luci si spensero lentamente, la forza del destino riprese a influenzare le vicende degli uomini. Quando l&#8217;opera terminò, mi alzai tra le ovazioni per andare via. L&#8217;uomo si alzò con me e mi seguì. Uscimmo in piazza di oriente. Una splendida luna illuminava di una luce metallica la chiara mole del palazzo reale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Che cosa fa, ora?- M&#8217;informai. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Che cosa vuole che faccia?-Rispose alzando le spalle. -Non voglio tornare in una casa dove lei non c&#8217;é più. Ho vagato per tutto un anno tra pensioni e alberghetti di periferia. Credo che questa vita non potrà durare a lungo.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">- E l&#8217;ufficio al ministero?- Azzardai. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Oh! L&#8217;ufficio! Dopo la sua morte mi sono licenziato. Non riuscivo più a lavorare. Per oltre un mese rimasi al suo capezzale, senza lasciarla sola neanche un secondo. L&#8217;avevo ricoverata in una residenza per anziani perché fosse accudita meglio. Si ridusse uno scheletro, un mucchietto di ossa. Le parlavo a lungo nella speranza che mi potesse sentire. Che potesse perdonare. Che potesse, con un gesto, confermare il mio desiderio e consolare la mia disperazione. Ma la sua mano nelle mie mai ebbe un fremito. Se ne andò in un triste giorno d&#8217;autunno. Senza potermi regalare un ultimo sorriso, senza che potessi ascoltare, un&#8217;ultima volta, il suono melodioso della sua voce. Le sue dita divennero scarne, la sua musica tacque. Ora che non c&#8217;è più non riesco a vivere senza di lei. Ecco il mio orribile, disperante paradosso!- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-E l&#8217;altra?- Mormorai a mezza voce. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-C&#8217;é un tempo per ogni cosa, gentile amico. &#8211; Mi rispose. &#8211; Oggi non saprei rivivere quella storia. C&#8217;è un tempo per amare e per essere amato; per odiare e per essere odiato; per vivere e per morire.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Che cosa ha in mente dunque?- Lo incalzai preoccupato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Ad ogni risveglio mi chiedo perché sia ancora <span> </span>vivo. Non so se domani lo farò. Sento che devo ricongiungermi a lei. Solo così potrò ritrovarmi.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Dove andrà stanotte a dormire? Venga. A casa mia ho un letto per gli ospiti. Se lo accetta, sono ben lieto di offrirglielo. &#8211; Lo scongiurai. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Madrid ama la notte. Fino all&#8217;alba vagherò da un locale all&#8217;altro. Ho le mie povere cose in un hostal di Legazpi. Non so se andrò a raccoglierle.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Mi allungò la sua mano per salutarmi. Ero confuso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Grazie. &#8211; Sussurrò.- Di tutto. Avevo bisogno di raccontare questa storia perché non morisse con me. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Le do il mio numero di telefono o il mio indirizzo di posta elettronica. Così potrà rintracciarmi quando vorrà e se vorrà.- Balbettai. Cercavo parole che mi mancavano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">-Domani sarò lontano, dove la posta elettronica non funziona però i messaggi arrivano con la velocità della luce. Grazie ancora, comunque.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">L&#8217;entrata della stazione della metropolitana di Opera era lì davanti a noi come la bocca dell&#8217;Ade. L&#8217;uomo mi strinse forte la mano, si calcò il cappello in testa, mi fece un sorriso buono. Smarritosi nel labirinto di uno strano amore, lentamente andava incontro al suo destino scendendo per i gradini che conducevano ai treni. <span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;">Un Uomo Libero<span> </span><span> </span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;"><span style="line-height:150%;font-family:arial;font-size:10pt;"><span> </span><span> </span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;" align="center">
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:6pt 31.9pt 6pt 36pt;">
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		<title>Martha</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 09:01:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ La casina Rossa, dove è ambientato il racconto, si trova a metà strada tra la vecchia Scicli &#8211; Piano ceci e Ragusa. Una casa signorile, affascinante. Era l’ufficio dove risiedeva l&#8217;amministrazione delle miniere  di pietra pece. Fu l&#8217;unica “casina”  ad essere coperta con tegole rosse. Di stile  austero tedesco, domina come un&#8217;aquila la valle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=84&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 49.9pt 0 45pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;"><img style="margin:25px 25px 20px;" src="http://img366.imageshack.us/img366/251/casinarossacoldm6.jpg" alt="" width="218" height="121" align="left" /> La casina Rossa, dove è ambientato il racconto, si trova a metà strada tra la vecchia Scicli &#8211; Piano ceci e Ragusa. Una casa signorile, affascinante. Era l’ufficio dove risiedeva l&#8217;amministrazione delle miniere<span>  </span>di pietra pece. Fu l&#8217;unica “casina”<span>  </span>ad essere coperta con tegole rosse. Di stile<span>  </span>austero tedesco, domina come un&#8217;aquila la valle dell&#8217;Irminio fino a Donnalucata. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 49.9pt 0 45pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Il racconto vuole essere una riflessione sul tema del &#8220;doppio&#8221; già affrontato da Freud in medicina e da Schnitzler in letteratura. Dalle tinte volutamente gotiche, ripropone un argomento molto attuale oggi: la crisi d&#8217;identità che affligge la sessualità moderna.</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;"> <span lang="ES">Si parte dal </span></span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">cognome del protagonista, una storpiatura del nome di un letterato tedesco romantico, autore di opere teatrali e racconti Heinrich von Kleist, noto per l&#8217;invenzione del “doppio suicidio” più che per la sua letteratura. Sono anni che mi interrogavo se scrivere un dramma o altro. Alla fine ho optato per la forma del racconto. Da molto tempo pensavo di costruire una vicenda un poco &#8220;gotica&#8221;, torbida. L&#8217;idea mi è nata molti anni fa dopo la lettura di &#8220;Doppio sogno&#8221; di Schnitzler. Fu per me un colpo di fulmine. E non solo per me, visto che Kubrick fece carte false con la famiglia perché lo autorizzasse a trarre dal racconto il film Wide shut eyes. L&#8217;inquietudine dei personaggi, l&#8217;ambiguità delle loro vite, non potevano non essere tipiche di un&#8217;atmosfera tedesca. E quale precisa occasione quella di poter trasferire questo ambiente in un pezzo della mia Sicilia dove, davvero, una ditta tedesca operò tra la fine dell&#8217;ottocento e gli inizi del novecento. </span></p>
<p><span id="more-84"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 49.9pt 0 45pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 49.9pt 0 45pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 49.9pt 0 45pt;"> </p>
<p align="center"> <img src="http://img383.imageshack.us/img383/20/marthadl4.jpg" alt="" width="509" height="250" /></p>
<p align="center"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;" align="center"><strong><span style="font-size:16pt;line-height:150%;font-family:arial;">MARTHA </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">La porta del commissariato di polizia si aprì ed entrarono due poliziotti che scortavano una donna. Vestiva abiti firmati e tutto in lei era curato con gusto ed eleganza. Un trucco sobrio. Qualche segno di matita e una leggera ombreggiatura agli occhi. Le labbra appena ripassate con rossetto e delle unghie laccate per due mani che sembravano quasi di cera. Il commissario abbozzò un leggero sorriso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Si accomodi.- Disse con amabilità, rivolgendosi direttamente a lei e indicandole con un gesto della mano una sedia davanti alla sua scrivania. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-La signora è stata perquisita?- Chiese a uno di loro che doveva essere il capo della squadra. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Sì.- Rispose l&#8217;agente. &#8211; Chiaramente non da noi ma da una nostra collega. Abbiamo qui l&#8217;inventario e una busta delle cose in suo possesso e i documenti.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">La donna taceva. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-Prego, si accomodi!- Le ingiunse con un evidente fastidio nella voce il commissario, vedendo che restava sempre in piedi davanti<span>  </span>a lui. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Me li dia!- Ordinò poi al poliziotto stendendo la mano verso di lui per ricevere la busta, i documenti e il verbale. L&#8217;agente subito si avvicinò alla scrivania e depose sul piano tutto quello che le sue mani stringevano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-Potete andare. Voglio restare solo con lei. Grazie.- <span> </span>I due uomini fecero un saluto frettoloso e uscendo richiusero la porta dietro le loro spalle. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">La signora aveva un&#8217;espressione assente sul viso. Con gli occhi fissava un punto lontano del tetto. Il commissario lesse con molta attenzione il verbale steso dalla pattuglia, esaminò i documenti, l&#8217;inventario e constatò che gli oggetti sequestrati corrispondevano. Squadrò con occhi irresistibilmente curiosi la donna. Il suo volto non aveva sofferto molto. Non mostrava rughe. Era perfetto. Tradiva solo una certa stanchezza. Forse il sonno le era venuto meno in una notte d&#8217;incubo e di veglia. Le dita ostentavano gioielli di valore e una splendida collana attirava su un seno prepotente l&#8217;attenzione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Il commissario prese tra le mani il passaporto e ritornando a osservare la donna si rabbuiò. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Capisce l&#8217;italiano e lo parla? &#8211; Chiese timidamente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Sì. &#8211; Rispose lei. &#8211; La bisnonna, mio nonno vissero qui in un momento della loro esistenza e mia madre volle che frequentassi un liceo italiano in Germania. Da piccola ho parlato italiano. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-Ah, bene! &#8211; Esclamò il commissario, tirando un sospiro di sollievo. &#8211; Potrebbe allora, gentilmente, declinare le sue generalità?- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- <img style="margin:15px 30px 15px 15px;" src="http://img55.imageshack.us/img55/4792/mth3ri7.jpg" alt="" width="223" height="369" align="left" /> Il mio nome è Martha. Martha von Kleister. Nata a Darmstadt il sette di ottobre del millenovecento settantatré. Ho trentacinque anni. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Il commissario tornò a rileggere molto più attentamente di prima il passaporto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Mi scusi&#8230; allora, questo passaporto non è suo&#8230; anche la foto mi pare diversa, differente. Di chi dunque è il documento e perché mai lo possiede lei? La ammonisco di dichiarare la verità in quanto sotto interrogatorio.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Lo sguardo dell&#8217;uomo si fece severo, torvo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Ma certamente. &#8211; Rispose la donna. -Non mentirei mai alla polizia, sarei una stupida.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Un minuto, un minuto per favore, mi faccia capire&#8230; allora questo bel giovanottone dal viso rubicondo e dai capelli biondi, Otto, a quanto mi è dato leggere, è il suo nome, chi è dunque, un fratello? &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-No. Ero io. Un tempo, prima della cura. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Secondo le sue affermazioni, lei sarebbe un uomo non una donna. &#8211; Azzardò con molta cautela. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-No. &#8211; Chiarì prontamente lei. &#8211; Io sono entrambi.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Ma&#8230; &#8211; Balbettò sotto scacco lui. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- E&#8217; dall&#8217;alba che cerco di far capire il mio problema ai suoi uomini. Loro però si rifiutano di credermi.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Il commissario si tolse gli occhiali. Stropicciò gli occhi. La guardò con timore e incredulità. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Anche stanotte la sfortuna è stata nemica&#8230; &#8211; continuò lei. &#8211; Volevo morire. Purtroppo non ho trovato la forza per farlo. Nessuno, poi, ha voluto uccidermi. L&#8217;incantesimo mi proteggeva come una corazza.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-Perché voleva morire? &#8211; Le domandò con affanno. -E&#8217; stata, infatti, segnalata da diversi automobilisti che l&#8217;hanno vista vagare come uno spettro proprio al centro della carreggiata, in piena notte, in una strada a scorrimento veloce pericolosissima. Sa come la chiamano quella strada? La strada della morte. Per i tanti incidenti verificatisi in circostanze davvero molto strane. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Lo so. E nonostante tutto io in quella strada la morte non l&#8217;ho incontrata. E quell&#8217;incontro lo volevo a tutti i costi. <span> </span>Una sfida ormai tra me e lei. Tra la mia vita e il suo capriccio. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-Ha parenti, qualcuno da queste parti? Potrebbe indicarceli o dare un recapito di quelli tedeschi? Immagino che avrà una famiglia lassù, in Germania.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Non saprei indicarne uno&#8230;- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-Mi scusi&#8230; a quale titolo, dunque, lei si trova qui, tra noi? Tra le sue cose, nel portafoglio, c&#8217;è il badge di un famoso e costoso albergo della costa. Immagino che avrà riservato una camera per essere in possesso di una chiave elettronica&#8230; &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-Sì. E&#8217; esatto. &#8211; Confermò lei. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Mi potrebbe spiegare perché diavolo si trovasse in quella strada, a quell&#8217;ora?- Gridò spazientito l&#8217;uomo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Nel cuore della notte vagavo per uno stradale di campagna. Una macchina si fermò. Forse l&#8217;unica che poteva transitare da quelle parti. Il conducente mi accompagnò alla provinciale. Voleva portarmi fin qui ma io non volli. Sicuramente ha telefonato in questura e vi ha avvisato. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Sì. Difatti nel verbale trovo la segnalazione di un signore che ha telefonato alle due del mattino. E poi tante altre di automobilisti che, per un pelo, non l&#8217;hanno investita. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Il commissario fece una pausa. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Mi faccia ancora capire. &#8211; Riprese con molta pazienza. &#8211; Lei mi ha testé dichiarato di essere stata caricata su una autovettura da una non meglio identificata persona in uno stradale di campagna e da questa sempre scaricata al bivio della strada che porta al mare. E&#8217; così?- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-Esatto!- Concordò la donna. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Lei è un cittadino, pardon, una cittadina tedesca, diciamo, dalle nostre parti per turismo. Priva di macchina. Non so se abbia o no una patente di guida nel suo paese. Ad ogni modo. Alle due del mattino un signore, alla guida del suo mezzo, in piena campagna la nota&#8230; ma come c&#8217;era giunta laggiù, in quel posto? A proposito ma quale campagna?- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Di sicuro non a piedi. Qualcuno mi avrà portato. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Va bene. Ho capito. Non voglio entrare nella sua vita privata. La mia domanda era un&#8217;altra. Come mai chi la portò non la riaccompagnò poi, o non volle riaccompagnarla? &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Semplice. Perché non poteva. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- E perché non poteva?- Le domandò sempre più spazientito il commissario. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Perché io lo avevo ucciso.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">L&#8217;uomo ebbe un sussulto sulla poltrona. Scattò in piedi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Come ucciso? &#8211; Balbettò. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Ucciso. Strangolato con le mie mani mentre godeva come pazzo del mio corpo. Nel momento più atteso, quando la sua carne si era arresa alla mia, le mie mani lo soffocarono e il gemito del coito si confuse col rantolo della morte. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Il commissario diventò paonazzo. Le sue mani tremavano dopo il racconto di quella inaspettata e feroce esecuzione. Si sedette. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Non vorrà mica scherzare? Le ricordo che stenderò un verbale. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Per questo volevo morire. &#8211; Concluse lei. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Mi descriva allora il posto dove pare che sia avvenuto questo probabile omicidio. Mi dica liberamente. Voleva violentarla? Perché questa reazione così grave da parte sua? Che cosa scatenò quel raptus omicida nella sua mente? &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Il nome del posto non lo ricordo. Un&#8217;antica villa signorile in abbandono, dai tetti di tegole rosse. L&#8217;unica in zona, a guardia di una vecchia miniera dismessa, giù, quasi sulla sponda di un fiume che ora è solo una strada di sassi. La storia è troppo lunga da raccontare e troppo inverosimile per crederla vera. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Saprebbe almeno indicarcela se la accompagniamo?- Insisté il commissario, completamente affascinato dal fatto. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Certamente. &#8211; Rispose lei. Tante volte siamo stati in quel posto. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Siamo stati? E con chi? Con altri, suppongo. &#8211; La interrogò mentre si attaccava al telefono per chiedere la macchina e una scorta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">-No. Si sbaglia. Siamo stati sempre io e lui, insieme. E nessun altro nella nostra vita. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Ma, allora, se vi amavate, come credo di avere capito, perché questo epilogo così tragico?- <img style="margin:25px 20px 25px 30px;" src="http://www.oltrelafoto.com/mk/forum/album_pic.php?pic_id=6&amp;full=true" alt="" width="294" height="221" align="right" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- La nostra storia o, meglio, la mia storia ha radici lontane nel tempo.  Nasce in un grigio pomeriggio d&#8217;inverno di tanti, troppi ormai, anni fa. Avevo da poco seppellito mia madre. Mio padre era morto subito dopo che lei mi aveva dato alla luce. Non lo conobbi e avrei voluto tanto conoscerlo. Crebbi con lei che fu per me padre, madre, fratello e sorella. Non avevo altri parenti o forse non li ho mai cercati. Ero molto triste. La mia vita era vuota. Come vuote per sempre mi apparvero le numerose sale di un austero palazzo nel centro di Darmstadt. Troppo grande perché ci vivessi da sola. Non avevo problemi di soldi. Non ne ho avuti mai. Delle antiche rendite avevano tranquillamente finanziato un&#8217;esistenza molto chiusa al mondo e per questo priva di eccessive spese. Dovetti prendere in mano tutta l&#8217;economia familiare che prima gestiva lei. Dovetti cercare fra gli appunti, le memorie, documenti necessari per denunciare il patrimonio alla sua morte. Fu allora che in un angolo della cassaforte scoprii un grosso incartamento sigillato con della ceralacca. Lo aprii con trepidazione e angoscia. Conteneva delle lettere della mia bisnonna a mio nonno, ritagli di giornali siciliani di un&#8217;epoca per me remota, un voluminoso carteggio con un avvocato di Ragusa, una vecchia pistola fabbricata in Germania, una Luger P08, perfettamente funzionante, prudentemente avvolta in un panno rosso. Lessi d&#8217;un fiato tutto il materiale e, finalmente, trovai in quelle carte le risposte che da anni andavo cercando.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Mi scusi, tutto questo che cosa c&#8217;entra con l&#8217;omicidio di un uomo? &#8211; La interruppe impaziente il commissario. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Oh, se non c&#8217;entra!- Esclamò con un sospiro e una voce di pianto lei. &#8211; Il mio bisnonno aveva costituito una società per la coltivazione di un giacimento di pietra pece in questa parte più meridionale dell&#8217;isola. Era un ingegnere, rampollo di una buona famiglia della borghesia tedesca. Si era fidanzato con una donna aristocratica, molto più ricca di lui. Come usava a quei tempi. Un matrimonio di convenienza che era servito per rilevare, con l&#8217;apporto dei suoi capitali, la vecchia miniera nel ragusano. Nacque subito un figlio, mio nonno. Lui si trasferì in Sicilia dove la società andava a gonfie vele e c&#8217;era tanto bisogno della sua presenza. Lei rimase a Darmstadt fino a quando il bambino crebbe un po&#8217;. La mia bisnonna era una donna dall&#8217;educazione molto puritana. Severa, inflessibile, orgogliosa fino alla nausea. Si chiamava Martha. Suo padre, intimo ammiratore del compositore Friedrich von Flotow, aveva voluto immortalare così, imponendole il nome della protagonista di una delle sue opere più celebri, l&#8217;incondizionata devozione per la musica dell&#8217;amico. Lei stessa amava cantare <span> </span>&#8220;Ach so fromm&#8221; accompagnandosi al pianoforte, nonostante fosse un&#8217;aria per tenore. In una di quelle serate musicali in case di amici il mio bisnonno l&#8217;aveva conquistata cantandole proprio quel pezzo. Martha aveva un carattere molto forte e autoritario che, però, non riuscì mai a imporre all&#8217;uomo che aveva sposato. Per questo le visite di lui in Germania diventarono sempre più rare fino a quando anche le lettere non arrivarono più. <span> </span>Lei, allora, fece le valigie e con il bambino e una governante affrontò il viaggio che da Darmstadt l&#8217;avrebbe portata fino alla sperduta Ragusa. Un viaggio lungo, non privo d&#8217;imprevisti e di difficoltà, che solo lei poté portare a termine. Abitò prima in un palazzo preso in affitto nel cuore del paese. In seguito decise di andare a vivere con lui nella casina. Cuore e ufficio della vecchia miniera.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Non capisco. &#8211; Proruppe il commissario. &#8211; E&#8217; una storia così vecchia. Perché raccontarla?- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- No. Non è così vecchia. E lei non è morta per sempre. Il suo carattere e il suo spirito sono ancora dentro di me. Hanno torturato i giorni della mia esistenza. Come torturarono i giorni del povero marito. Ben presto vennero le liti, i rimproveri, le richieste della sua dote sotto forma di quote della società. Sperava di poterlo dominare in questo modo. Nulla aveva potuto trovare nella sua condotta per rimproverarglielo. Non giovani donne, nessuna amante. Apparentemente il suo lavoro lo assorbiva in un modo totale e definitivo. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- La gelosia!- Esclamò, quasi fosse un pensiero ad alta voce, l&#8217;uomo. Aveva avuto qualche problema con la moglie e questo lo rendeva molto indulgente, molto comprensivo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Fu un biglietto che la persuase del suo irriducibile sospetto. Confuso tra fogli e denaro nel portafoglio di lui. &#8221; Domani mia moglie dovrà recarsi a Ragusa, alle dieci ti aspetto.&#8221; e sul retro la risposta &#8220;Va bene&#8221;. Un giorno della settimana, a sua scelta, il mio bisnonno la faceva accompagnare con il calesse fino al paese per le compere, per passare dalla sarta, per qualche ora di svago. Lontano dall&#8217;ambiente povero e miserabile della miniera. <span> </span>Lei partì come le altre volte. Fece un buon tratto di strada. Dopo qualche ora comandò al monsù che la riportasse alla casina. Sentiva che quella mattina avrebbe finalmente scoperto la verità che da anni andava cercando. Aveva messo nella sua borsetta una pistola comprata in Germania prima di affrontare il viaggio. Decisa a uccidere chi le avesse sottratto denaro e famiglia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Salì in punta di piedi l&#8217;imponente scalone della villa. Le stanze erano come le aveva lasciate. Tese l&#8217;orecchio al silenzio che le abitava. Sembrava che tutto fosse immobile. Si avviò per la scala, convinta di essersi sbagliata, per ritornare in paese e far compere. Ma un gemito lontano la sorprese. La richiamò in fretta verso l&#8217;unica stanza che lei non aveva visitato. La camera da letto. Si accostò alla serratura e non poté vedere molto. Sentì solo sussurri, un dolce schioccare di baci e poi ancora un silenzio. Lungo, eterno, irresistibile. Cercò nella borsetta la pistola, la preparò e attese il momento decisivo del coito. I baci si fecero sempre più intensi e concitati, i gemiti si alzarono forti. Lei aprì improvvisamente la porta e fece fuoco sui corpi. Il fisico da atleta del factotum Salvatore si accasciò sull&#8217;altro proteggendolo. Però questo omicidio non bastò al suo onore ferito. Si avventò sul marito, terrorizzato e incredulo, e lo freddò con un ultimo colpo, accecata dalla sua gelosa smania di vendetta. Un amore inconfessabile per il quale, in seguito, lei chiese a tutti giustificazione e perdono. I giornali dell&#8217;epoca ovviamente misero a tacere lo scandalo.  Lei fu fatta fuggire in tempo col bambino e la governante per evitare un processo scabroso e difficile. Lo scoppio della prima guerra mondiale vide l&#8217;Italia contrapporsi all&#8217;Austria. Ne agevolò la prescrizione e l&#8217;oblio. Nessuno voleva ricordare. Tutti speravano in un silenzio che avrebbe preservato le memorie. Anche la famiglia dell&#8217;amante. Lei visse a lungo per raccontare con numerose e interminabili lettere a mio padre le sue verità. Non riuscì mai a convincerlo delle sue ragioni. Tutti, nel tempo, da mio padre a mio nonno, a mia nonna, sentirono il disagio di quell&#8217;amore, l&#8217;inutilità inspiegabile di quel duplice delitto. La miniera fu confiscata come preda di guerra dallo Stato italiano. La famiglia riuscì così a dimenticare più in fretta quella parentesi siciliana dolorosa e triste. Anch&#8217;io non sapevo spiegarmi le reticenze di mia madre, il ritratto della bisnonna relegato in soffitta, il suo nome cancellato da tutti i posti del palazzo che l&#8217;avrebbero potuta ricordare. Martha diventò il simbolo di un demonio. Una maledizione che colpì la nostra casa e della quale nessuno dopo poté o seppe liberarsi. Neppure io, stanotte, ho potuto. Lei vive dentro di me come una forza misteriosa e oscura. Invade la mia volontà. Arma il mio braccio e lo disarma solo perché il mio amore non possa vincere mai contro il suo odio&#8230; &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Aspetti&#8230; aspetti. Fino a qui l&#8217;ho seguita ma ora non capisco. Cosa c&#8217;entra tutto il resto?- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- E&#8217; stata lei a spingermi a cercare l&#8217;altro. Non ha saputo rassegnarsi alla morte per perseguitarli&#8230; Ho pubblicato, come in uno stato di trance, un annuncio via Internet perché volevo ritrovare un erede con cui rivivere quella storia. A questo mi spingeva il mio demone! &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- E l&#8217;ha trovato?- Chiese quasi scettico il commissario, sicuro ormai che quella persona farneticasse. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Sì. Suo pronipote. Gli somigliava come una goccia d&#8217;acqua, come io somiglio al mio bisnonno. Portava lo stesso nome.  Ci siamo accordati anni fa per conoscerci. Io venni in Sicilia e lui mi parlò a lungo delle cose che sapeva, che aveva sentito raccontare in famiglia a mezza voce. Rileggemmo il carteggio, i documenti in mio possesso e ci fu tutto chiaro. I loro spiriti ci spingevano ancora una volta l&#8217;uno tra le braccia dell&#8217;altro. Sentimmo subito una diabolica attrazione. Un folle desiderio d&#8217;amore. Per diversi anni ci frequentammo vedendoci di nascosto. Venivo in Italia a periodi. <span> </span>C&#8217;incontravamo là dove loro si erano amati. Martha sembrava contenta dentro di me. Il mio bisnonno riviveva nella mia tormentata identità, con la consapevolezza dei tempi moderni, una nuova appendice alla sua storia. Io ero lui. Ma anche Martha. Ed anche ieri notte ci ritrovammo là. Io e l&#8217;altro. In quel posto, come i nostri bisnonni, per fare l&#8217;amore. La moglie di Salvatore aveva fiutato da un pezzo che nel marito qualcosa non andasse. Eravamo prigionieri entrambi di uno stesso sortilegio. Non potevamo più vivere l&#8217;uno senza dell&#8217;altro e non potendolo fare avevamo deciso di sopprimerci. Avevo portato la stessa pistola con la quale Martha aveva sparato quasi cent&#8217;anni prima. Avevamo deciso di farlo nel centenario del loro primo incontro. Ma lei, Martha, come un tempo, aveva già preparato la sua vendetta. Mentre mi dava la forza per uccidere il mio compagno non permetteva poi che morissi un&#8217;altra volta insieme con lui. Nel tentativo di dividerci ancora. Otto, purtroppo, non ha saputo vincere Martha.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Si chiamava così il suo bisnonno? &#8211; Chiese timidamente il commissario. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Sì. &#8211; Rispose con amarezza lei. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">La porta si aprì e un agente annunciò che la macchina era pronta. Il commissario si alzò e indicò alla donna di fare altrettanto. Uscirono insieme e andarono verso il cortile, dove una volante li aspettava. Durante il viaggio Martha non disse una parola. Né osò più farle domande il commissario.  La casina apparve con i suoi tetti rossi, ai piedi di ripidi pendii. Solenne nella luce del mattino. L&#8217;alfetta della polizia, scortata da altre due auto, si fermò davanti al suo cancello divelto. Entrarono tutti nel grande cortile invaso da immondizia ed erbacce. Alcuni uomini ispezionarono subito il recinto, le cave e le miniere intorno, il giardino di rovi e sterpi senza trovare nulla.  Altri salirono, guidati da lei a capo basso, per l&#8217;ampio scalone a quello che una volta era stato il piano nobile della villa. Lì, adagiato sopra uno sporco materasso, in una delle camere che dovevano essere state le stanze da letto della casa, un uomo giaceva nudo, gli occhi sbarrati, la bocca ancora aperta per un ultimo grido, l&#8217;inguine sporco di un seme nel quale si era coagulata la vita. Il commissario, suo malgrado, si rese conto che la storia raccontata da Martha era vera. Aveva fino all&#8217;ultimo sperato di trovarsi alla presenza di una mitomane, di un essere dalla personalità disturbata. Ma non era solo e sfortunatamente così. Martha aveva ucciso davvero. Chiamò subito, con parole convulse, la centrale perché mandasse la polizia scientifica a rilevare tutte le tracce e per gli adempimenti di rito. Telefonò al Procuratore della Repubblica. Richiese una bara per trasportare il cadavere all&#8217;obitorio e sottoporlo ad autopsia. Attesero tutti l&#8217;arrivo del giudice per la convalida dell&#8217;arresto. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">L&#8217;ucciso era un uomo splendido a guardarlo, disteso su un giaciglio sudicio e maleodorante. Poteva avere cinquant&#8217;anni. Una barba curata incorniciava il viso. Un petto molto virile ricoperto di una peluria che si faceva foltissima verso l&#8217;inguine nudo. Non era osceno. Gli indumenti erano disordinatamente sparsi in un angolo. Testimoniavano un&#8217;urgenza, un impellente desiderio di sfogare una sessualità a lungo repressa. In una trazzera vicina i poliziotti rinvennero la macchina aperta. Nel cassetto del cruscotto il libretto di circolazione, la patente. Salvatore P. di anni cinquantadue, coniugato, nato e residente a Ragusa, ingegnere. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Martha era là, di fronte al cadavere della sua vittima. Gli occhi bassi e vuoti. Un&#8217;aria strana e confusa. Non si curarono molto di lei. Con un gesto lento la donna prese la camicia e gli ricoprì le nudità. Si curvò sul suo viso. Gli accarezzò i capelli, la barba. Frugò sotto il cuscino con la mano e sentì che c&#8217;era. La estrasse con un gesto fulmineo.<img style="margin:25px;" src="http://img208.imageshack.us/img208/3854/casinarossabnfantasmaqy3.jpg" alt="" width="235" height="163" align="left" /> La puntò al cuore e con tutta la forza del suo amore disperato, premette una, due volte il grilletto fino a quando la mano le obbedì. Gli spari colsero di sorpresa tutti. Il commissario accorse trafelato e, allibito, si diede uno schiaffo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Porca miseria! Come diavolo é potuto succedere, imbecilli?- Gridò ai suoi uomini in preda ad una rabbia che non riusciva a contenere. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Fece chiamare con urgenza un&#8217;ambulanza. Martha era stramazzata al suolo. Non era morta. Si avvicinò, le strinse la mano forte. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">- Perché l&#8217;ha fatto, Martha? &#8211; Urlò in collera tra le lacrime. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Martha gli rispose ripetendo più volte lentamente con un filo di voce: &#8211; Il mio nome è Otto. Otto von Kleister. Il mio nome è Otto. Otto von Kleister&#8230;<span>  </span>Otto&#8230; von&#8230; Kleister&#8230; &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Quando arrivò l&#8217;ambulanza Otto von Kleister era deceduto. E con lui e per sempre anche Martha. Dopo cent&#8217;anni, bisnonno e nipote erano riusciti a rompere un incantesimo. Il loro incantesimo. A riposare finalmente in pace. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;"><span> </span> </span></p>
<p><a href="http://unuomolibero.wordpress.com" target="_blank">Un Uomo Libero</a></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt 0 27pt;"> </p>
<p>Desideriamo ringraziare Valentina, una nostra &#8220;lettrice&#8221;, per aver prestato l&#8217;immagine a Martha, la protagonista del racconto, con una foto tratta dal suo book privato.</p>
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		<title>LA VILLEGGIATURA</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Sep 2008 08:48:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[LA VILLEGGIATURA 
 
 

 La villeggiatura. Croce e delizia di un&#8217;epoca che non trova più il giusto ricordo. Era la grande prerogativa delle classi borghesi alte, medio alte e di un&#8217;aristocrazia di seconda mano che doveva pur pensare ai propri interessi per sopravvivere. L&#8217;altra, l&#8217;aristocrazia vera, nobile, sciupona e indolente, distaccata e irraggiungibile, non si poneva [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=81&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h6><span style="font-size:medium;"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">LA VILLEGGIATURA</span></strong><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;"> </span></strong></span></h6>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45.1pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45.1pt;"> </p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45.1pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;"><img style="margin:5px 20px 10px 10px;" src="http://www.donnalucata.it/fotografando_donnalucata/foto/antiche/LidoPonente.jpg" alt="" width="173" height="124" align="left" /> La villeggiatura. Croce e delizia di un&#8217;epoca che non trova più il giusto ricordo. Era la grande prerogativa delle classi borghesi alte, medio alte e di un&#8217;aristocrazia di seconda mano che doveva pur pensare ai propri interessi per sopravvivere. L&#8217;altra, l&#8217;aristocrazia vera, nobile, sciupona e indolente, distaccata e irraggiungibile, non si poneva neppure il problema della sua sopravvivenza. Chiusa in una memoria blindata, scialava il suo patrimonio con la convinzione che tutto fosse rimasto inalterato. Un delirio di eternità che il tempo ha poi bollato negli anni e i grandi stravolgimenti sociali hanno definitivamente seppellito sotto l&#8217;avanzare inesorabile di un progresso delle masse atteso e inarrestabile. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">La villeggiatura, dunque. Un tempo di grazia e di felicità nel quale la vita riduceva i suoi ritmi per fare posto ad amori e ad amorazzi, a tradimenti e a scandali, incoraggiati dall&#8217;ozio, sollecitati dalla calura estiva. Nell&#8217;antica e patriarcale società sciclitana non esisteva la cultura del viaggio. Anzi. La filosofia popolare esortava con proverbi adeguati a essere stanziali. &#8220;U peri ca caminàu buon fruttu nun ni purtàu: o chi si ruppa o chi si spizzàu.&#8221; Stigmatizzava la curiosità per l&#8217;ignoto, il desiderio urgente di avventura. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Questo perché l&#8217;ambiente sciclitano dell&#8217;epoca era fortemente conservatore. Vedeva nel nuovo una minaccia per i fragili equilibri di una civiltà rurale, decadente e autarchica. A compensazione di tale riflessione, alla fine del secolo XIX era esplosa negli ambienti della media e alta borghesia la passione per la villeggiatura. Che era sempre e comunque un bisogno di viaggio. Seppure controllato e controllabile. La duplicazione di un mondo, fatta ad arte, perché tutto rimanesse immutato. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">L&#8217;aristocrazia di antico lignaggio invece già aveva scoperto il gusto del viaggiare. Parigi era la meta preferita ma anche le città d&#8217;arte italiane. Per non parlare di una strana inquietudine che la spingeva a un continuo peregrinare da un posto all&#8217;altro, da una villa all&#8217;altra, da un castello all&#8217;altro. Nel tentativo d&#8217;ingannare la noia, ingrediente quotidiano della sua vita facile. Così le feste si moltiplicavano. Come pure i banchetti, gli spettacoli montati ad arte per pochi privilegiati nei teatri privati, all&#8217;interno di dimore immense e proibite dove tutto sembrava perfetto, incorrotto e incorruttibile. Dove la polvere diventava il sale necessario ai ricordi. Un velo che separava un mondo falso da quello vero. Questo fu, in sostanza, la villa del Trippatore a Sampieri. Il luogo più frequentato della dolce vita aristocratica iblea. Espressione di un sentire illuminato ma nonostante tutto nido d&#8217;aquila. Un olimpo per poveri dei. Condannati a esistere al di fuori della realtà, nella finzione continua del giorno. </span></p>
<p><span id="more-81"></span></p></blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45.1pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Donnalucata no. L&#8217;altra società, quella che aveva sgomitato per carpire le briciole dell&#8217;oro che la prima disinteressatamente lasciava cadere dalla sua ricca mensa, questa società conosceva la realtà del mondo. Attenta ne misurava le febbri, i sudori. Ne ignorava volutamente le necessità, le urgenze. Sulla povertà di tutti fondava una ricchezza di pochi. Perversa e abile a elevarsi nelle complesse gerarchie del mondo. Arrampicatori, ladri, spesso calcolatori freddi di passioni, regolavano l&#8217;orologio della vita intrecciando sapientemente relazioni, matrimoni di rendite, cacce sfrenate a immense fortune tante volte nelle mani di personaggi stupidi e mediocri. Questo mondo rappresentava la sua farsa quotidiana in una Donnalucata d&#8217;inizio secolo. Quattro case su una penisola di sabbia dove tutto poteva essere raccolto in un pugno della mano. Rigorosa la pianta del borgo. Rispettava le regole non scritte di un codice borghese. L&#8217;importanza del grado sociale si percepiva nella disposizione delle abitazioni. La via Marina con i salotti aperti al mare del canale. Le sue stanze segrete dove la famiglia viveva i momenti più intimi e raccolti. I patii con le loro splendide pergole, il pozzo e, lì vicino, il vecchio gelsomino che teneva nella notte lontane col suo profumo le zanzare. Il ciuffo birichino di una fiorita buganvillea a cavallo del muro dei recinti. Le stanze delle &#8220;criate&#8221; addossate alle cucine, prossime entrambi alle stalle dove si davano biada e fieno a uno o più cavalli, necessari per trasportare la famiglia dalla città al mare in carrozzino. Spazi compresi fra due strade parallele come binari dell&#8217;anima: la via Marina e la via Busacca, ribattezzata in epoca tarda Pirandello. <img style="margin:10px 15px 15px;" src="http://www.donnalucata.it/fotografando_donnalucata/foto/antiche/ViaBusacca1937.jpg" alt="Via Busacca" width="223" height="136" align="right" /> La via Busacca, con case identiche e caratteristiche uguali alle prime, per una borghesia meno ricca, costituiva a sua volta il fianco di un&#8217;altra parallela, la via Perello. E cosi via man mano che ci si allontanava dal mare, scemando il prestigio sociale e l&#8217;ammontare complessivo delle rendite. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Fu soprattutto durante gli anni trenta e quaranta, in pieno regime fascista, che Donnalucata assurse, nell&#8217;immaginario collettivo, a vera meta della villeggiatura. Si partiva dopo San Giovanni o, al più tardi, subito do</span></p>
<div id="scid:0767317B-992E-4b12-91E0-4F059A8CECA8:fb19c820-a6a9-41e5-83be-95419b08064f" class="wlWriterSmartContent" style="display:inline;float:none;margin:0;padding:0;">wordpress Tag di : <a rel="tag" href="http://www.example.com/Donnalucata">Donnalucata</a>, <a rel="tag" href="http://www.example.com/Trippatore">Trippatore</a></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45.1pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">po la festa della Madonna del Carmine. Le scuole chiudevano i battenti nei primi giorni di giugno e la città si spegneva nella calura estiva. Un fervore di opere precedeva il breve trasloco. I pittori rinfrescavano le persiane, rinsecchite dal sole, e le ringhiere di ferro battuto, consumate dalla salsedine del mare. Ridipingevano le stanze perché le muffe di un lungo inverno non conferissero agli intonaci i colori inconfondibili e tristi dell&#8217;abbandono. Le serve spolveravano i salotti, lavavano le stoviglie, esponevano la lana dei materassi sulle terrazze o dentro i patii al sole perché non infeltrisse. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45.1pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Finalmente la data sospirata. In una tarda mattinata l&#8217;invidiata balilla, con quattro porte e quattro marce, carica a tappo anche del superfluo, lentamente spostava ansie, aspettative, desideri e sogni verso l&#8217;unica meta del delirio borghese. Le antiche stalle, riadattate a garage, ospitavano il mostro della modernità che aveva reso possibile il miracolo. Il borgo marinaro si amalgamava. Si coagulava intorno ad una radio, la sola, per sentire i discorsi del duce. Si stabiliva una strana complicità tra le due società tanto distanti e diverse tra loro. I poveri pescatori partecipavano della vita dei ricchi, pur rimanendone al margine. Si sentivano confortati dalla loro presenza che conservava lo strano odore dei soldi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45.1pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Speravano per tutto un intero anno nel loro arrivo, per risanare il modestissimo bilancio familiare vendendo nel mercato o a porta a porta il già esiguo pescato della notte.  Già di primo mattino il grido del venditore del ghiaccio provocava una piccola ressa tra le serve. Compariva sul suo carretto fatiscente, trainato da un asino avanti negli anni, con grandi lastre avvolte in sacchi di iuta e una scia di gocce fresche sulla strada polverosa che ne segnava irrimediabilmente il percorso. Un pezzo a testa per pochi spiccioli. Da frantumare in grossi ciottoli per porli dentro il secchio, sospeso nel pozzo a rinfrescare il melone e l&#8217;acqua. Un febbrile viavai di serve per i pochi caffè di via Busacca suggeriva il risveglio dei padroni. Compravano granite per loro nelle quali sarebbero stati inzuppati biscotti caserecci. Recapitavano messaggi di casa in casa. Chiedevano indiscrezioni. Elemosinavano un ciuffo di prezzemolo o delle foglie di basilico o della menta fresca. Odorava di salsa profumata o di fragranti fritture il mezzogiorno. Sotto un sole timido di giugno s&#8217;inscenava il grande spettacolo della vita. Le donne prendevano il bagno in orari e luoghi della spiaggia diversi dagli uomini. Dopo il pranzo approntato dalla &#8220;criata&#8221;, la siesta apriva le sue fresche lenzuola ai silenzi russati, ai sudori appiccicosi, a gelosie e sogni. Finalmente la sera. Le poltrone di vimini, ostentate sui terrazzini di pietra, conferivano alla via Busacca uno stravagante tocco coloniale. Facevano di quella strada un insostituibile, improvvisato palcoscenico d&#8217;anime. <img style="margin:15px 15px 10px;" src="http://www.donnalucata.it/fotografando_donnalucata/foto/antiche/caffe_italia.jpg" alt="Caffè Italia" width="173" height="130" align="left" />Tra visite consuete di amici e rumori pettegoli, la notte si consumava in un ostinato e monotono struscio di popolo. La signora Gesuina, ricordo, della casa accanto alla nostra, sfoggiava già dal primo pomeriggio, abiti con scollature ardite. Cambiava a ogni ora lo scialle, a volte anche la mise. Vedova allegra di un alto funzionario, tagliava e cuciva, con l&#8217;abilità consumata di una sarta, storie di corna vere o supposte sui poveri passanti. L&#8217;ingegnere minerario, reduce dalla campagna d&#8217;Etiopia, ostentava con sguardo miope una moglie troppo sciocca e prosperosa. Le tre superbe signorine Mirabella, sprezzantemente definite &#8220;grazie&#8221;, brutte, magrissime, spigolose e acide, puntuali nel visitarci a ogni inizio di stagione come una piaga biblica. Nascondevano dietro preziosi ventagli le rughe di una vecchiaia imminente mal celata da spessi strati di creme e polveri. Il signorino, colto e impenitente dongiovanni degli anni della sua sfiorita giovinezza, maturo possidente, ora esibiva al braccio con fierezza una moglie che prima era stata la sua umile &#8220;criata&#8221; analfabeta. Bersaglio inevitabile, per ciò, di velenose critiche. E ancora Giorgio, spiantato rampollo di una famiglia ragusana, si vantava di conquiste fatali, di amori vertiginosi e impossibili, di prestazioni maschie, per allontanare un sospetto che era una quasi verità sulla bocca di tutti. Incompatibile col machismo predicato e abbondantemente praticato dal duce. <span style="font-size:10pt;font-family:arial;">La signora istriana sposata a un notabile, rimasta vedova e con un figlio perennemente esaurito e fragile si lamentava, a ogni ritorno, della pochezza delle sue esigue rendite. </span>Il parroco che utilizzava l&#8217;estate per la benedizione delle case. Gli ossequi del podestà. Ma la visita più attesa e più amata era quella del barone Mortillaro. La faceva preannunciare dal suo &#8220;criato&#8221; e da due bottiglie di vino marsala stravecchio delle sue famosissime cantine che avevano conosciuto l&#8217;epopea garibaldina. Veniva nel primo pomeriggio, col suo passo cadenzato, sostenuto da un elegante bastone con un pomo d&#8217;argento. Vestiva di lino color panna e la paglietta stretta tra le mani. Era festa per me che ne polarizzavo le attenzioni. Gli correvo incontro per la strada, mi sollevava tra le sue braccia forti dopo avermi dato un pizzicotto sulle guance rosa. &#8220;Siamo cresciuti un altro po&#8217;, eh, giovanotto!&#8221; Era la frase con la quale accoglieva la mia gioia. &#8220;Facciamo ancora più in fretta perché l&#8217;Impero ha bisogno di uomini.&#8221; Concludeva fascisticamente poi, estraendo con l&#8217;abilità di un prestigiatore caramelle di gusti assortiti dalle diverse tasche del panciotto. Ero ghiottissimo di quelle caramelle e lui lo sapeva e le tirava fuori ad arte. Per il barone si apriva il grande salone con il salotto buono e la visita assumeva tutto il sapore di un importante ricevimento più che di un invito. Appuntamento obbligato del dopo cena, il &#8220;pezzo duro&#8221;, comprato dalla &#8220;criata&#8221; dal gelataio di fronte. Si consumava in terrazza con la lentezza esasperante di un rito. E, dulcis in fundo, a ferragosto, la consueta visita del federale, con un ballo nell&#8217;improvvisata &#8220;casa del fascio&#8221; durante il quale tutto era possibile se tenuto nascosto e occasionale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45.1pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Un mondo in cui la rappresentazione era apparenza, in cui i ruoli nella realtà molto spesso si scambiavano e si capovolgevano. La signora e la &#8220;criata&#8221; erano due facce di una stessa medaglia. A volte si confondevano talmente le due figure che neppure il talamo restava escluso da questo penoso equivoco. Rese diverse soltanto dal denaro. Incolte entrambi, sensibili a ogni forma di scandalo, pettegolezzo o chiacchiera, vivevano di una complicità furba, insita nella naturale condizione della donna. Da qui il rispetto reciproco dei ruoli come compromesso vitale per esistere. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Le Peppine, Peppinedde, Ninette, Cicche, diminutivi affettuosi di una sminuita condizione, vivevano vite intere in famiglie non proprie. E alla fine s&#8217;integravano con i loro padroni, rinnegando anche le naturali provenienze. Con allegria, impegno e devozione servivano uomini privilegiati che il dio denaro aveva trasformato in razza superiore, in semidei. Facevano con convinzione i lavori più umili. Soffrivano per le disgrazie dei padroni. Vivevano della loro felicità. Ne condividevano le tristezze e i sogni. Anello necessario tra la borghesia altezzosa, superba, trincerata dietro chiuse persiane e il popolo, preannunciavano o sventavano fidanzamenti. Giuocavano con le cose della vita. Ne raccontavano le storie per i vicoli, al lavatoio, nelle botteghe del quartiere. Così i segreti finivano di essere tali e, spesso, il popolino si consolava ridendo dei vizietti, delle smanie, dei limiti dell&#8217;imperturbabile e inossidabile casta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45.1pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;"><img style="margin:15px;" src="http://www.donnalucata.it/fotografando_donnalucata/foto/antiche/via_casmena1.jpg" alt="" width="181" height="136" align="left" /> Questo paradiso di vizi e di bugie risentì, suo malgrado, delle importanti vicende di uno stato malato. La guerra ne segnò definitivamente il declino. La ricostruzione fu lenta. E con essa anche la vita necessariamente non fu più quella di prima. Si voleva rompere con un passato che aveva a piene mani seminato morte, dolore e lacrime.<span>  </span>Il boom economico degli anni &#8216;60 se da una parte spopolò interi quartieri di Scicli per un&#8217;emigrazione selvaggia, dall&#8217;altra fece piovere capitali insperati, autentiche fortune accumulate in terre lontane. Torino, Milano, la Germania, il Belgio, la Francia. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Il viaggio, ora necessario per sopravvivere a un sistema feudale, anacronistico e collassato, creò una coscienza nuova, nuovi deliri. Alla sottomissione cieca si sostituì la consapevolezza del valore del proprio lavoro. Emersa dalla ribellione delle masse, espressa con le lotte sindacali attraverso l&#8217;uso di un&#8217;arma moderna, lo sciopero più o meno selvaggio. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Consapevole della fortuna accumulata e sapientemente gestita, questo nuovo proletariato benestante appiattì la società tradizionale, livellandola inesorabilmente verso il basso. Donnalucata fu aggredita da migliaia di piccoli risparmiatori che ne devastarono senza pietà il suggestivo litorale con costruzioni orribili per passarvi l&#8217;estate. La casa a Donnalucata fu il grande mito degli anni settanta. Inseguito per intere generazioni, vagheggiato come simbolo di riscatto sociale, ora finalmente tangibile realtà. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Ma il tempo della &#8220;Belle epoque&#8221; si era irrimediabilmente concluso La &#8220;signora&#8221; vestiva abiti più dimessi. Perdeva quell&#8217;unicità e quell&#8217;esclusività che erano state in fondo le prerogative essenziali del suo magico protagonismo. Il telefono, nuovo simbolo di elitaria appartenenza, surrogò la &#8220;criata&#8221; per un pettegolezzo più raffinato e veloce. La televisione si sostituì alla radio. Il frigorifero al pezzo di ghiaccio sfuso venduto dal &#8220;ghiacciaro&#8221;. Alla balilla furono preferite macchine più moderne e perfette. La seicento, le berline francesi, le macchine tedesche e americane. Mete più esclusive e moderne, ghetti necessari, attirarono l&#8217;attenzione dei nuovi ricchi che volevano prudentemente distinguersi dal contagio pericoloso delle masse. Nacque così, dalla sua costola, Playa Grande che ne ereditò, da subito, la storia e il prestigio. La villeggiatura stessa diventò un fenomeno sociale burocratizzato, non più d&#8217;élite ma un diritto comune a ogni lavoratore, sempre più coincidente col periodo delle ferie. La decadenza sopraggiunse attesa, inevitabile. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Già l&#8217;antica aristocrazia di alto lignaggio aveva annunciato i suoi gravi fallimenti. In anticipo sempre sulle cose. Tra suicidi e pignoramenti la noia aveva ceduto il posto all&#8217;anonimato per un lunario sempre più difficile da sbarcare. I palazzi si svuotavano per una vendita centellinata del mobilio, delle pinacoteche, delle suppellettili di valore. Il costo eccessivo per mantenerli e una pressione fiscale sempre più incontenibile, in assenza delle antiche rendite, convinsero molti proprietari a disfarsene, conservando di essi solo il ricordo. Amaro, non più attestante la loro privilegiata condizione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45.1pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;">Restava lei, l&#8217;ultima dei gattopardi. Icona delle memorie tramandate e offerte. Ammirata da un popolo che la riconosceva ancora, con rispetto, &#8220;signora&#8221;, nonostante i radicali e strutturali cambiamenti avvenuti nel costume e nella mente. Se ne andò, alcuni anni fa, triste e dimenticata, lontana dalla gente che amava e che l&#8217;aveva amata, senza il conforto di un ultimo saluto, in una Palermo ferragostana, vuota e distratta. Isolata dalla sua stessa ricchezza e dal sospetto che qualcuno la potesse disperdere.<span>  </span>Con lei scomparve definitivamente un&#8217;epoca. L&#8217;epoca della villeggiatura e del mito. Forse fu per alcuni la fine di un lungo incubo. Per altri l&#8217;ultima stagione felice. Sicuramente fu un tempo irriproducibile di follie, di bizzarrie, di sogni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:6pt 40.9pt 6pt 45.1pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:arial;"><em>Un Uomo Libero</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:6pt 0;"> </p>
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		<title>CAPODANNO A MADRID</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2008 04:50:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CAPODANNO A MADRID
 
-Lasci stare.-Disse il direttore con aria distratta, guardando l’orologio a muro per verificare che la sua ora coincidesse con l’ora che appariva sul suo computer. Lei si voltò verso di lui, sorpresa, con occhi interrogativi e increduli. Rimaneva sempre curva sopra uno schedario aperto e con alcune schede fra le mani.
-Lasci stare tutto…-Le [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=73&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h1 class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">CAPODANNO A MADRID</span></h1>
<h1 class="Stile1" style="line-height:150%;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></h1>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Lasci stare.-Disse il direttore con aria distratta, guardando l’orologio a muro per verificare che la sua ora coincidesse con l’ora che appariva sul suo computer. Lei si voltò verso di lui, sorpresa, con occhi interrogativi e increduli. Rimaneva sempre curva sopra uno schedario aperto e con alcune schede fra le mani.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Lasci stare tutto…-Le ordinò con più forza nella voce il direttore.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il suo sguardo si ostinava a fissare il monitor del computer. Lei richiuse lo schedario, lasciando che le carpette si rimettessero da sole nella loro giusta posizione. Si drizzò sulla schiena e si avvicinò alla sua scrivania per capire. -Sono già le dieci e fra poco sarà mezzanotte.- Continuò il direttore, seguendo un filo tutto suo di pensieri. -Stanotte è l’ultima dell’anno, ha giusto il tempo di correre alla metropolitana per prendere il primo treno e festeggiare così Capodanno con i suoi. Il suo sguardo era assolutamente incollato al monitor del computer mentre nervosamente la sua mano spostava il mouse.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non capisco…-Balbettò lei.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Dopo vent’anni era la prima volta che il direttore le rivolgeva la parola in maniera informale. La sua voce rivelava una delicatezza inusuale, mai conosciuta. Provò disagio. Rimase immobile, lì, davanti a lui, come una statua di sale. Quanti Capodanni avevano trascorso insieme, letteralmente ignorandosi! Avvertì un tremito alle mani e, con gli occhi fissi su di lui, cercava d’interpretare il senso più nascosto di quella strana concessione, di quelle parole che parevano buttate là, quasi per caso.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non perda altro tempo…- Insistette. Una voce sempre più dolce e convincente, priva dell’asprezza e della severità di tutta una vita.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La sua mano si fermò, racchiudendo il mouse come se volesse fermarlo. Un pugno chiuso nel quale sembrava volere imprigionare il cuore. Alzò timidamente uno sguardo arreso, sofferente, verso il volto di lei dubbioso e disfatto. I loro occhi si incontrarono per la prima volta dopo tanti anni. Dopo che per tanti anni si erano intenzionalmente evitati. Lei prese un po’ di coraggio.<span id="more-73"></span></span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E lei, direttore?- Gli chiese.- Si ferma ancora o va via dopo di me?-</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Oh!- Esclamò lui con un sorriso stanco ed un gesto desolato della mano. –E dove vado?- Aggiunse.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il suo volto era tirato, provato da un’intima segreta sofferenza. Lei notò che i suoi occhi guardavano con triste insistenza le fotografie della moglie e dei bambini che, da sempre, avevano occupato il posto principale della sua scrivania. Scese un silenzio imbarazzante e strano. Lei si fece coraggio un’altra volta ancora.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Dai suoi, direttore. –Specificò. Continuò. Dalla sua famiglia, la signora, i bambini…-</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-La signora –rispose con una voce calma e terribile -mi ha abbandonato un mese fa e con lei ha portato via anche i bambini…è da allora che io non li ho più visti…-</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ma?!&#8230;-Balbettò lei.-Come?-</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Una separazione prima ed il divorzio poi. Le hanno affidato i figli, la custodia…-</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Lei lo seguì, discreta, con lo sguardo mentre lentamente si accasciava sopra le sue carte, poggiando la fronte sulle mani a pugno, messe apposta così, proprio per nascondere le lacrime. E provò un’infinita pietà. Era stato il mito della sua sfiorita giovinezza. L’uomo che aveva segretamente amato perché sapeva irraggiungibile, lontano. Fra gli affanni quotidiani della mente, quell’uomo era stato il sogno inconfessabile, l’isola che esiste solo per rifugiarvisi a fantasticare quando la vita é troppo amara per essere vissuta e basta. Un marito inconcludente e cassa-integrato, un figlio adulto che agitava, con le sue assenze, le sue notti insonni. Una<span>  </span>figlia sposata ad un arabo che non amava la loro compagnia, che disprezzava il loro stile di vita occidentale. Emise un sospiro come se le stesse per mancare l’aria. Istintivamente si avvicinò alla finestra che dava sulla piazza del Callao. Le luminarie riempivano di festa la città con le loro luci intermittenti, stelle finte di galassie lontane. Giù la gente sembrava impazzita. Camminava speditamente verso piazza Porta del Sol. L’ultima luna di quell’anno triste era ormai alta nel cielo, luminosissima e fredda. Guardò sul palazzo di fronte, in alto, lo spettro di una pubblicità che si accendeva e spegneva, colorato come un arcobaleno.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-No!- Gli disse. Parlava ma, in effetti, pensava ad alta voce. –No!- Ripeté. –Mio marito sarà già a letto mezzo ubriaco, mio figlio sarà a quest’ora dove Dio solo sa e mia figlia non può neppure chiamarmi<span>  </span>per telefono e farmi gli auguri, suo marito mi odia. Lui sollevò la testa come se si fosse risvegliato da un lungo sonno d’incubi.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Tanti anni, una<span>  </span>vita!, abbiamo lavorato gomito a gomito senza neppure conoscerci…-Esclamò con una voce colpevole, piena di rimorso.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Già!- Rispose lei. Si voltò e di nuovo i suoi occhi incrociarono quelli di lui ardenti di vergogna. Guardò l’orologio a muro: erano le undici. –Presto!- Gli disse. –Indossa il cappotto, la sciarpa, metti il cappello, abbiamo giusto il tempo di raggiungere la piazza prima che l’orologio batta mezzanotte. Lui si alzò, eseguì meccanicamente i suoi ordini. In un attimo era pronto. Lei raggiunse il suo ufficio, indossò il cappotto, annodò al collo il suo vecchio foulard, si aggiustò il cappellino di lana che aveva confezionato con le sue mani, i guanti. Lui, non visto, asciugò un’ultima lacrima e spense il suo computer. Quando lei ritornò già pronta, spense ancora l’interruttore generale, presero insieme l’ascensore e subito raggiunsero la strada. Evitavano di guardarsi ma ne sentivano forte il desiderio. Una vera e propria moltitudine, noncurante del freddo della notte, sciamava da tutte le strade. La prese timidamente sottobraccio e si lasciarono condurre dalla folla verso piazza Porta del Sol. In un angolo della via Preciados un vecchio, dalla barba incolta e dal cappotto lacero e abbondante, suonava magnificamente una lucida ed ingombrante fisarmonica. Lui si fermò come rapito.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E’ la mia vecchia canzone preferita…-Mormorò sorpreso. I suoi occhi cercavano una conferma o semplicemente una risposta.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Lei abbassò lo sguardo.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E’ “Historia de un amor”…fu così, ballando questo pezzo in una balera di Alicante, che conobbi e m’innamorai di mio marito…</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Lui si sentì stringere il cuore.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Presto, facciamo presto, già l’orologio batte la mezza o non arriveremo a mangiare l’uva della sorte…</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Lo incalzò nel tentativo di esorcizzare il passato, allontanando i ricordi. Si fecero strada, sgomitando. Tutti guardavano l’orologio del palazzo della posta sul quadrante del quale quanta storia e quanto tempo erano passati. La palla cominciò a scendere e, ad ogni rintocco, i vicini offrirono loro acini di uva mentre ognuno formulava segretamente un desiderio, per una consuetudine antica. Fino a quando le lancette batterono il nuovo anno. Il campanile sì infiammò di mille fiaccole, il cielo s’illuminò a giorno con fuochi pirotecnici. Qualcuno, nella confusione, allungò loro grandi bicchieri di plastica colmi a metà di ottimo cava. Bevvero dimenticando le loro vite e le loro tristezze in un tripudio di gioia collettiva. Un allegro baccanale propiziatorio di un anno nuovo che pareva somigliare tanto all’anno già <span> </span>trascorso. La gente cominciò ad abbandonare la piazza per ritornare alle proprie case. Rifluiva dalle stesse strade per le quali era arrivata. Si ritrovarono soli.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Vado a casa. –Gli disse, guardando l’orologio che già segnava l&#8217;una.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ti accompagno?- Le chiese premuroso. E aggiunse:-La macchina si trova nel solito parcheggio.-</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-No!- Rispose Lei. -So che la metropolitana funziona fino alle due.-</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Questa volta lo guardò con occhi dolci, languidi e vide che anche i suoi occhi la guardavano con infinita tenerezza. Lei si tolse il guanto dalla sua destra e gliela porse. Lui gliela strinse forte fra le sue mani fredde, non tralasciando di guardarle gli occhi.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Grazie!- Le disse. –Grazie per questo Capodanno insolito!-</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E’ stato un piacere averlo trascorso insieme a lei, direttore.- Biascicò lei a mezza voce.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Lui capì.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ci vedremo lunedì?- Chiese per mascherare il suo disagio.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì, direttore, come al solito!- Rispose lei con voce sicura e si avviò verso la stazione della metropolitana.</span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Lui rimase fermo a guardarla, mentre scendeva i gradini, fino a quando la pesante porta di vetro si richiuse dietro di lei. Dopo, lentamente, s’incamminò verso il parcheggio dove aveva lasciato la sua auto. <span> </span><span> </span><span>   </span><span> </span></span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>     </span></span></p>
<p class="Stile1" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>  </span><span>  </span><span> </span></span></p>
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		<title>Virgo Potens</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Sep 2008 04:21:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Saggi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovannina Trovato]]></category>
		<category><![CDATA[San Michele al Corso]]></category>
		<category><![CDATA[storia popolare]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho voluto scrivere questo racconto-documento per rendere giustizia ad una vita, ad una donna innamorata del Signore, ad una grande sciclitana che molto bene conobbi. La signorina Giovannina Trovato  fu tra le prime donne della città  ad impegnarsi in politica. Con l&#8217;onestà intellettuale che sempre aveva contraddistinto le sue coraggiose scelte, seppe in tempi difficili [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=70&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 85.9pt 6pt 99pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ho voluto scrivere questo racconto-documento per rendere giustizia ad una vita, ad una donna innamorata del Signore, ad una grande sciclitana che molto bene conobbi. La signorina Giovannina Trovato<span>  </span>fu tra le prime donne della città<span>  </span>ad impegnarsi in politica. Con l&#8217;onestà intellettuale che sempre aveva contraddistinto le sue coraggiose scelte, seppe in tempi difficili testimoniare al mondo la propria fede. Il suo coraggio non fu capito da una gerarchia ecclesiastica mediocre e compromessa. Non fu apprezzato da chi era abituato a seguire la corrente del fiume ed ignorava la grande misericordia di Dio. Lei ne fu silenzioso strumento ed interprete. Senza nessun dubbio, con le certezze che l&#8217;intima frequentazione del Signore Le dava. La storia poi ha pesantemente giudicato nel tempo uomini e cose. Resta il suo ricordo. Chiaro, luminoso, onesto. Per questa eredità magnifica ho voluta raccontarla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">VIRGO POTENS</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.buonpastore.net/images/vecchia-con-Rosario_CEZANNE.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="8" width="220" height="273" />La pioggia di gennaio batteva forte sul lucernaio che illuminava la scala. Sentivo il suo rumore al di qua del portone; mentre cadeva, obliqua, sull&#8217;ombrello, sulla parte bassa dei pantaloni, sulle scarpe. Finalmente lo scatto atteso della serratura, comandata genialmente da uno spago lungo, tirato dal terzo piano. Mi salvava da quell&#8217;autentico nubifragio. Matilde, la signorina Matilde, era sulla soglia dell&#8217;appartamento ad aspettarmi con il suo sorriso semplice e buono, dimessa e umile. Mi tese subito premurosamente le mani per afferrare il mio cappotto bagnato e allargarlo su due piccole sedie vicino a una stufetta posta al centro della sala da pranzo. La signorina presidente, la signorina Giovannina per me, era là. Ieratica, recitava il rosario mentre Matilde rispondeva alle avemmarie. M&#8217;indicarono entrambe con un gesto della mano una sedia, vicina come le loro a un grande tavolo rettangolare. Un tavolo di legno antico, dipinto di un verde penicillina sbiadito, con sopra una lastra di marmo di Carrara sulla quale i grani della corona scivolavano allegri producendo un tintinnio argentino, di vetri o di smalti che cozzavano. <span id="more-70"></span>Aspettai in silenzio le litanie, guardando ora il soffitto della stanza, ora oltre una porta spalancata su una cucina rifinita con vecchie piastrelle azzurre dove tutto era in ordine da antica data. Dove la vita si era fermata da tempo e i pasti non si cucinavano più là ma li portava dal piano inferiore, pronti e caldi, la devota e inseparabile Matilde. Finalmente le giaculatorie finali e il sospirato segno di croce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Pensavamo, Matilde ed io, che questa sera non saresti venuto. &#8211; Mi disse con molto disagio la signorina Giovannina. &#8211; Il maltempo ci ha messo paura. Temendo che andasse via la corrente abbiamo anticipato addirittura anche l&#8217;ora di guardia. Lo sai che ho paura dei lampi e dei tuoni.- Fece una breve pausa. &#8211; Mi dispiace per il tuo cappotto. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Matilde annuiva. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non fa niente. &#8211; Minimizzai. &#8211; Vedrà che prima di partire sarà già asciutto.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signorina Giovannina voleva scusarsi di quel leggero ritardo nell&#8217;aprire il portone. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Una donna minuta, piccola di statura. Indossava una veste lunga, alle caviglie, rigorosamente nera. I capelli raccolti in trecce sulla nuca. Grigi con qualche sfumatura scura, nonostante la venerabile età. Gli occhi straordinariamente lucidi e intelligenti. Il sorriso spontaneo e buono.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Una vocina flebile per una personalità granitica. Una donna ingenua, tuttavia. Candida del candore dei santi. Scrupolosa nell&#8217;applicare i precetti e la regola della sua vita consacrata fino alla pignoleria più impensabile, più esasperante. Pragmatica e fattiva nelle cose del mondo, viveva da contemplativa il suo intimo, profondo rapporto con il Signore. L&#8217;ora di guardia, cioè di preghiera, ne era la prova. Mai volle rivelarmi il motivo della sua folgorante conversione. Giovanissima maestra aveva militato, atea convinta, nel partito socialista. Il partito del padre, del fratello. Attivista politica nei tempi difficili del dopoguerra, aveva saputo conquistare, con una predicazione porta a porta, il cuore delle donne di uno dei quartieri più poveri della città e guadagnarlo alla causa marxista. Poi, d&#8217;un tratto, una crisi profonda, sconvolgente, inspiegabile. La luce, come per Paolo alla porta di Damasco, aveva accecato le sue certezze e la aveva ricreata nuova donna, credente come nessuno, ardente innamorata di Dio a somiglianza di Teresa di Gesù che tanto amava. Il Signore l&#8217;aveva attesa al suo solito bivio. Aveva pronunciato in segreto i voti, mi raccontò una di quelle sere, in una strana congregazione appena fondata da una donna di Milano, Armida Barelli. La chiamava con rispetto e ammirazione Sorella Maggiore.<span>  </span>Ne aveva condiviso, subito e per tutta la vita, l&#8217;ideale; la visione straordinaria e nuova del mondo, concepito come un campo globale di missione; lo zelo per le vocazioni sacerdotali; l&#8217;incessante preghiera. Era noto a tutti il suo impegno per il Seminario diocesano. Madre premurosa dei giovani seminaristi, elemosinava per loro quello che il dopoguerra rendeva introvabile, perché non mancassero del necessario.<img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.pierluigicastagnetti.it/wp-content/uploads/2007/05/carla-mietto.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="250" height="130" /> Presidente dell&#8217;Azione Cattolica diocesana per parecchi mandati era stata primo consigliere donna della storia della città, eletta nelle liste della Democrazia Cristiana. Aveva varcato la soglia del municipio in un&#8217;epoca nella quale la donna era ancora considerata un essere inferiore, da porre sotto tutela.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Non abbiamo potuto partecipare all&#8217;inizio delle Quarant&#8217;ore in memoria del terremoto dell&#8217;undici gennaio in San Michele con questo tempaccio. &#8211; Disse improvvisamente Matilde. &#8211; La signorina cammina a piccoli passi come tu sai, non avrebbe potuto affrontare una bufera così forte.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Già! &#8211; Le fece eco lei.- Andremo domani, però. Il mio turno di adorazione è il più scartato. Del resto posso capire le altre donne. Dalle due alle quattro devono accudire ai mariti, ai figli. Ma non le giustifico. Al primo posto dovrebbe sempre esserci Lui, il Signore, l&#8217;Amato, chi ci ha ridato, con il suo sacrificio in croce, la dignità di figli di Dio.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Aprì gli occhi e, rivolgendomi lo sguardo, diventò severa. Le restituii uno sguardo indulgente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- San Michele al Corso!- Continuò in una riflessione ad alta voce. &#8211; Tanti anni fa, quando ancora ero consigliere comunale, fu in quella chiesa che ebbi la sensazione che </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Vergine Maria</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> parlasse al mio cuore. Da quel giorno la mia devozione alla Madonna del Buon Consiglio, venerata e raffigurata nella pala d&#8217;altare, è stata al centro di tutta la mia vita spirituale.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La guardai e non potei fare a meno di scuotere la testa. Ero abituato a quelle &#8220;visitazioni mariane&#8221;, ai profumi intensi che, secondo i suoi racconti visionari, le annunciavano. Ne sorridevo, scettico, insieme<span>  </span>con lei che si fingeva, suo malgrado, prudentemente incredula.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E come mai? &#8211; Domandai curioso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Si doveva decidere in Consiglio Comunale su che cosa fare di uno spazio pubblico. I &#8220;compagni&#8221; volevano a tutti i costi destinarlo a una latteria, mentre io mi ero battuta perché lì nascesse una nuova chiesa.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- E allora?- La incalzai, intrigato dall&#8217;argomento per me completamente nuovo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- Da qualche tempo avevo vagheggiato questo desiderio. &#8211; Riprese.- Ne avevo parlato al sindaco, un uomo di fede, che mi aveva fatto notare subito le grosse difficoltà sicuramente sollevate dai comunisti. Ma io, testarda, non avevo desistito dal mio proposito. Né mostravo la volontà di farlo. Anzi avevo continuamente avvicinato molte signore, mogli di altrettanti consiglieri socialisti, lo zelo cattolico delle quali mi pareva sincero. Per guadagnarle alla mia causa. Perché convincessero i loro mariti a votarla. Ogni insistenza in seno alle commissioni si rivelò comunque vana. I comunisti avevano già deciso la latteria e con i socialisti avevano la maggioranza in Consiglio. Anche nella compilazione dell&#8217;ordine del giorno la mia richiesta, nonostante le mie energiche proteste, dal primo posto scivolò al terzo. &#8220;Abbiamo ben altro da discutere che fare una chiesa!&#8221; Mi era stato risposto con crudele sarcasmo. Giunse il giorno della votazione. Quel giorno era la festa della Madonna del Buon Consiglio. Io partii da casa molto presto per raccogliermi in preghiera in San Michele, chiesa dove Lei era molto venerata. Fu lì che, affidando la mia tristezza e il mio progetto alla Vergine, sentii dentro una voce che mi rassicurava. Un fortissimo profumo di rose m&#8217;inondò ed io capii che sarei stata esaudita. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L&#8217;affezionata Matilde annuiva.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">- E dunque, cosa avvenne?- La incoraggiai nel racconto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Arrivai al comune. Presi posto nell&#8217;aula consiliare. L&#8217;argomento indicato al numero uno dell&#8217;ordine del giorno riguardava una questione spinosissima che aveva visto più volte contrapposti i diversi schieramenti politici. Ci fu una lunga discussione. I consiglieri democristiani protestarono. Si fece una votazione. I socialisti non votarono quella volta come i comunisti. Si azzuffarono anzi con loro quando fu evidente che il progetto della sinistra era stato bocciato. I comunisti in blocco si allontanarono. Anche i socialisti abbandonarono l&#8217;aula consiliare. Il Presidente del Consiglio sospese la seduta per mezz&#8217;ora. Ripresero i lavori ma non c&#8217;era più la maggioranza. Intravidi dalla porta che dava sul grande corridoio un consigliere socialista la cui moglie, una donna devotissima e pia, più volte mi aveva sostenuta nella mia opera di persuasione. Mi alzai e lo raggiunsi velocemente mentre anche lui si stava allontanando. Lo pregai, lo strapregai, lo convinsi a ritornare in Consiglio. Ma solo per votare la chiesa, il terzo punto all&#8217;ordine del giorno, insisté lui. E così fu. Verificata la maggioranza, il presidente dichiarò aperta la votazione per il secondo punto che fu respinto come il primo. Passò subito al terzo e, miracolosamente, il terzo punto passò. Ringraziai il consigliere. <img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.sciclinews.com/immagini_articoli/san_michele_003.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="8" width="220" height="331" />Ritornando a casa mi fermai di nuovo in San Michele al Corso e vi rimasi, digiuna, fino alla messa della sera. Forse piansi nell&#8217;ombra rarefatta dello splendido tempio. La Madonna era là. Mi sorrideva, rassicurante, benevola, con il suo bimbo in braccio, dal quadro che la raffigurava all&#8217;interno della splendida pala. Ero felice. Il vescovo volle dedicare la nuova chiesa a Lei che l&#8217;aveva voluta.<span>  </span>Apparsa verosimilmente tra colonne, stucchi, ori e fantasie barocche e più notoriamente sopra un umile albero di Cova da Iria, un posto sperduto della campagna portoghese.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signorina Giovannina si fermò. Mi guardò di nuovo. Questa volta a lungo negli occhi con lo stesso sguardo terribile con cui esprimeva la disciplina della sua vita spirituale. Poi alzando l&#8217;indice verso il cielo affermò: &#8211; Virgo Potens, ricordalo sempre nella tua vita. Lei può tutto, noi, poveri uomini, nulla!-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signorina Giovannina si spense in un&#8217;altra notte di pioggia. Dimenticata dal suo Seminario. Provata dal Signore con una lunga e dolorosissima agonia. Accompagnata dalla sua incrollabile devozione per la Vergine Maria. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Se il paradiso esiste, la sua anima sicuramente lo abiterà come da viva lei abitò i ricordi, le memorie e il cuore di quanti, al pari di me, la incontrarono sulla loro strada, la coadiuvarono e la amarono.<span>   </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:6pt 40.8pt 6pt 62.95pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
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