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	<title>Un Uomo Libero, racconti e liriche &#187; Pensieri e Parole</title>
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	<description>Il luogo eterno del mito e della poesia, dove il tempo non esiste e la ragione tace.</description>
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		<title>Un Uomo Libero, racconti e liriche &#187; Pensieri e Parole</title>
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		<title>TUTTI PAZZI PER CARLA BRUNI</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 07:58:25 +0000</pubDate>
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Un pedazo de mujer
 
Venerdì passato, 24 aprile 2009, avevo degli ospiti italiani e decisi di portarli a visitare il Pardo. La mattinata era splendida e calda, la campagna, un&#8217;esplosione di fiori. Il Pardo è delle quattro residenze reali spagnole quella che più amo. Appena fuori della Capitale (dista pochi chilometri da Madrid), fu per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=164&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
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<h1 style="text-align:center;"><em><span lang="ES">Un pedazo de mujer</span></em><strong><em></em></strong></h1>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img class="alignleft" style="border:0 none;margin:0 10px 10px 0;" src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/04/27/49f5c73fc6e76_normal.jpg" border="0" alt="" width="224" height="347" align="cssLeft" />Venerdì passato, 24 aprile 2009, avevo degli ospiti italiani e decisi di portarli a visitare il Pardo. La mattinata era splendida e calda, la campagna, un&#8217;esplosione di fiori. Il Pardo è delle quattro residenze reali spagnole quella che più amo. Appena fuori della Capitale (dista pochi chilometri da Madrid), fu per molti anni la dimora privilegiata di Franco, il cuore impenetrabile del regime. E&#8217; uno splendido castello, perfettamente restaurato e curato, con saloni a misura d&#8217;uomo, le cui pareti, interamente ricoperte di arazzi pregiatissimi, ben difendevano la famiglia reale e il suo seguito dai rigori dell&#8217;inverno. Il Pardo è stato uno dei monti più sacri e più dipinti della storia della pittura spagnola. Ispirò Velasquez che vi ambientò molti dei suoi celebri ritratti del re, Goya che non fece da meno, forte della lezione &#8220;velazqueña&#8221;. Trasformato ora nella residenza ufficiale delle delegazioni estere, accoglie capi di stato, re e regine, uomini illustri ai quali la nazione vuole tributare onori particolarmente solenni. Una sorta di albergo a &#8220;dieci stelle&#8221;. Unico, esclusivo, inimitabile. Nei dintorni, la grande villa della &#8220;Zarzuela&#8221;, residenza ufficiale del re Juan Carlos I. Solo qualche chilometro più distante, l&#8217;altra grande villa della &#8220;Moncloa&#8221;, già alle porte di Madrid e attigua alla città universitaria, sede ufficiale dell&#8217;attuale primo ministro Zapatero e del governo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L&#8217;autobus ci portò in mezz&#8217;ora dal terminal della Moncloa al Pardo, al borgo cresciuto intorno al castello e ai suoi splendidi giardini. Mi diressi subito verso il grande cancello aperto incontro a un militare corpulento con baffi folti e di alta statura. Chiesi di visitare il castello. Il militare con molta cortesia mi spiegò che erano state sospese le visite in quei giorni perché stavano ultimando i lavori per accogliere il presidente francese Sarkozy, la sua gentile signora e tutta la delegazione al loro seguito. Io e i miei ospiti ce ne andammo a malincuore.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Oggi, lunedì ventisette, nel telegiornale di mezzogiorno ho visto che, alle undici della mattina, l&#8217;aereo presidenziale francese atterrava puntualmente all&#8217;aeroporto di Barajas. Tra una giungla di reporter, di giornalisti, di teleobiettivi, Carla Bruni discendeva le scale della rampa dell&#8217;aereo con il suo incedere elegante e raffinato da far morire d&#8217;invidia persino la divina Wanda Osiris. Sarko al suo seguito, goffo e dozzinale, sembrava un topo Gigio impacchettato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Al Pardo gli onori militari con una superba sfilata di corazzieri. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Per quanto disinvolta la regina Sofia, era palese, in tutta la famiglia reale, un senso di disagio a confronto con una donna, la cui bellezza e il cui charme erano palpabili nell&#8217;aria, intorno, negli sguardi stessi degli invitati presenti. Il re, consumato e impenitente donnaiolo, aveva occhi solo per lei. Spiato impietosamente da mille telecamere, la seguiva, la concupiva quasi con lo sguardo, la trattava con enorme e sospetta affabilità. Eppure, durante la rassegna militare, Carla aveva sentito il bisogno di sfiorare la mano di Sarko, puntualmente ripresa da tutti i fotografi. Per sentire la sua vicinanza. Per trovare la forza di sostenere un vero e proprio assedio mediatico. Apparentemente disinvolta e sicura ma forse mai così bisognosa di certezze. Splendidi ed elegantissimi abiti, i suoi, portati come su una passerella. E che passerella! Nel pomeriggio un salto al Prado, chiuso come sempre il lunedì ai visitatori. In posa davanti ad un quadro di una famiglia reale del passato francese di cui ora lei era la degna ambasciatrice. Stasera, dalla mia veranda, guardo le luci dei balconi del piano nobile del palazzo reale spalancati a festa. Passandovi nel pomeriggio davanti, le guardie di scorta mi avevano confermato la cena di gala di stanotte.<span id="more-164"></span><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="display:block;text-align:center;margin:0 auto 10px;" src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/04/27/49f5c729f0db2_normal.jpg" alt="" width="416" height="274" align="cssCenter" />Davanti al monumentale cancello del patio de armas, centinaia e centinaia di fotoreporter, cineoperatori, giornalisti aspettavano l&#8217;arrivo del corteo dal museo. Sapevo del disagio del re nel redigere la lista degli invitati. Il comedor, il salone da pranzo, per quanto grande fosse, non poteva ospitare tutte le persone che speravano nel preziosissimo invito. Uomini dello spettacolo capeggiati da Almodovar, toreri famosi, protagonisti dell&#8217;alta finanza, artisti, politici, ambasciatori. La regina sfoggiava un abito lungo rosso impreziosito da un girocollo di grossi rubini e un piccolo diadema di brillanti nell&#8217;acconciatura; la principessa Letizia, moglie di Felipe, il principe ereditario, un abito lungo color argento e, anche lei, portava un diadema di diamanti in testa. Carla apparve verso le ventuno nel grande salone delle feste con un abito nero lungo che le modellava i fianchi. Solo degli splendidi pendenti le incorniciavano il viso insieme al suo sorriso abituale, pieno di seduzione e di malia e un antico e prezioso bracciale a uno dei polsi. Per una bellezza abbagliante, anche senza diadema, nessuno, ci avrei scommesso, avrebbe esitato a definirla la vera regina della serata. Ci pensò il marito. Borioso come tutti i francesi. Volle salutare dal balcone principale della reggia la folla che assiepava piazza d&#8217;Oriente e i dintorni.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Volevate vedere il vero protagonista della serata?- Chiese alla gente in delirio. &#8211; Ecco!- Esclamò a sorpresa e, facendosi da parte, indicò la moglie che nulla sapeva di quella sortita. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Vedo, ora, la servitù che spegne, a uno a uno, i grandi lampadari del palazzo. La fatina e il suo brutto anatroccolo stanno per uscire dal portone centrale. Una lunghissima fila di macchine al seguito. La folla applaude e poi sciama per le vie adiacenti verso Puerta del Sol, il cuore storico di tutte le Madrid. L&#8217;edizione della notte del telegiornale mi lascia curiosare tra i momenti più intimi della cena di Stato. Lei, raggiante, alla destra del re sorride. Juan Carlos(1) si china quasi sul suo seno come per ascoltare meglio le sue parole o il battito del cuore. Una domanda e un dubbio mi assalgono all&#8217;improvviso. In che lingua parlavano entrambi?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;">
<div><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><strong><a href="http://unuomolibero.wordpress.com" target="_blank">Un Uomo Libero<br />
</a></strong></span></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;">
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">(1) E&#8217; risaputo che l&#8217;attuale re di Spagna Juan Carlos I è nato a Roma, dove la famiglia viveva da anni in esilio e dove ancora conserva una splendida villa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
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		<title>Scicli: la Cavalcata di San Giuseppe</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 16:23:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Quest&#8217;antichissima manifestazione non deve morire. Se dovesse morire, anche la nostra storia morirebbe con essa. Non è solo una tradizione. E&#8217; un coagulo di memorie. La reazione gioiosa a una vita mortificata e oppressa dai rigori di un rigido inverno sapientemente espressa dall&#8217;allegria delle vampe di fuoco. Con scoppiettii, con esuberanze, tra il fumo delle torce di saracchi accese per fare luce al nostro impervio e incerto cammino, la città si riappropria di un&#8217;identità che la frenesia di una vita distratta e moderna vorrebbe negarle. La città barocca s&#8217;identifica con l&#8217;opulenza delle gualdrappe intessute di violacciocche. Risuona dei campanacci che ornano le bardature e questi diventano addirittura la sua voce. Annunziano con una festosa gamma di suoni, per il mistero della loro musica antica, l&#8217;arrivo sperato della primavera.</p>
<p>Non c&#8217;è cavalcata senza fuochi. Come non ci saranno mai cavalli bardati senza uomini vestiti con costumi d&#8217;epoca. Come non ci può essere tradizione senza le torce di ampelodesmo che tracciano magici piani inclinati nella calda penombra che arde sul viso dei cavalieri, sugli occhi di chi quella gioia l&#8217;ha vissuta a lungo per tante insperate stagioni della vita.</p>
<p>La comunità si raccoglie intorno a quel fuoco buono e liberatore per celebrare un&#8217;agape che non conosce distinzioni sociali, inviti, esclusioni. Perché ognuno in quelle braci ardenti possa ancora riscoprire un&#8217;appartenenza, il suo unico ed esclusivo innesto nella pietà dei Padri, quel misterioso sciclitano &#8220;way of life&#8221; così spesso oggi smarrito e denigrato.</p>
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		<title>Pasqua e le tradizioni sciclitane</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 21:22:01 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Pasqua non appartiene alle tradizioni antiche della nostra città. Sicuramente nel giorno della Resurrezione il popolo celebrava un incontro, &#8220;una pace&#8221;, tra il Cristo e la Madonna. Tradizione vera, questa, dimenticata, come tante altre, dalla memoria sempre più corta della nostra gente. La processione con il &#8220;Venerabile&#8221;, no. Quella è antichissima e radicata nella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=149&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><img style="margin:2px;" title="Socrathe: Il Gioia nella metafisica di Photoshop" src="http://img135.imageshack.us/img135/4317/gioiaret.jpg" alt="" width="254" height="170" /><p class="wp-caption-text">Foto di Gianni Mania</p></div>
<p style="text-align:justify;">La Pasqua<span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> non appartiene alle tradizioni antiche della nostra città. Sicuramente nel giorno della Resurrezione il popolo celebrava un incontro, &#8220;una pace&#8221;, tra il Cristo e la Madonna. Tradizione vera, questa, dimenticata, come tante altre, dalla memoria sempre più corta della nostra gente.<span> </span>La processione con il &#8220;Venerabile&#8221;, no. Quella è antichissima e radicata nella storia della città. Tra l&#8217;altro il &#8220;Gioia&#8221;, prima di essere &#8220;decentemente&#8221; dipinto (è il caso di dirlo) dal nostro bravissimo e poco conosciuto pittore locale Bartolomeo Militello, non era gran che. Se la memoria non m&#8217;inganna, non era neppure custodito in Santa Maria La Nova bensì nella chiesetta di Valverde e non era neanche oggetto di grande venerazione. Tutto credo cominciò con le prime lotte sociali, alla fine dell&#8217;ottocento. Si voleva vedere in un Cristo, sventolante per pura combinazione una bandiera rossa, l&#8217;atteso salvatore che avrebbe sicuramente riscattato il popolo dal sistema feudale che per secoli lo aveva sfruttato e affamato. <span id="more-149"></span>Da qui il pazzo desiderio antropomorfo di rendere il simulacro affine all&#8217;uomo con i relativi eccessi prodotti da una mentalità ignorante e per nulla catechizzata. Il saluto del Gioia alla statua di<span> </span>Busacca, alla sezione della camera del lavoro; il passaggio della statua davanti alla bettola di &#8220;zia Cuncetta&#8221;, nel cuore più antico della città; una scappatella al nuovo casino fuori porta, con tanto di bombe e fuochi; le visite al carcere e all&#8217;ospedale (non per consolare i carcerati e i malati ma per sentirlo vivo, uno di loro in mezzo alla gente). Eccessi ma anche ragioni del vero motivo perché qualcuno all&#8217;inizio del secolo breve cominciò a chiamarlo &#8220;l&#8217;uomo vivo&#8221;. Nel disperato tentativo di farlo veramente vivere nel cuore e nella mente. La Chiesa locale, imborghesita e corrotta, distratta e assente, profondamente contrastata da un protestantesimo che riusciva, con più coraggio e autenticità, ad annunciare il messaggio pasquale, lasciò correre. La città da sempre spaccata nel suo più intimo tessuto sociale trovò finalmente l&#8217;idolo che le mancava per ritornare a un antico protagonismo. Le sue diverse anime, in perenne contrasto, avevano bisogno di ritrovare un equilibrio, una valvola di sfogo per l&#8217;appunto che garantisse una loro convivenza pacifica. Da sempre, da quando cioè le pesti avevano decimato la popolazione, la città era stata meta di forti immigrazioni provenienti da paesi dell&#8217;interno dell&#8217;isola. Questa gente non portava solo braccia. Portava abitudini diverse, costumi differenti, tensioni, bisogni e desideri che necessariamente nel lungo periodo dovevano scatenare lotte, divisioni, gelosie, rancori. Con la lingua anche la rissosità, ormai sicuramente e definitivamente catalogata come componente caratteriale del nostro DNA, ci hanno distinto nel territorio da tutti gli altri vicini. Abbiamo sempre litigato per tutto, gli sciclitani, nella nostra storia. Per avere un santo tutto per noi; per avere il posto d&#8217;onore nelle manifestazioni pubbliche, nei funerali importanti, nella distribuzione delle alte cariche quando Modica era la capitale di una contea. Litigavano le parrocchie per l&#8217;ordine che occorreva rispettare durante le innumerevoli processioni pubbliche con le quali il clero sperava di addormentare la coscienza della gente. Si davano botte da orbi i portatori dell&#8217;arca di San Guglielmo, contenente i resti mortali del santo, così come poi è accaduto varie volte col Gioia (chiamato in altre epoche anche &#8220;U Signuri re cuorpi&#8221;). Furono tanti gli eccessi che si produssero durante quelle processioni del santo che dovette intervenire drasticamente il vescovo di Siracusa per sospenderle prima e vietarle definitivamente poi. Così si perdette, con le processioni, anche la memoria di quello che era stato per il popolo e la religiosità popolare il grande ricordo del taumaturgico Protettore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">E allora? Un Uomo libero non vuole sopprimere la festa del Gioia. Tranquilli. Non vuole invece che si ripetano i fatti di San Guglielmo. Vuole solo disciplinare una tradizione malintesa che, vissuta così, difficilmente potrebbe durare. Purificarla da tutti quegli orpelli non necessari che la qualificano all&#8217;estero come demenziale e pagana. Non credo che ci voglia molto per farlo. Occorre solo una forte presa di coscienza da parte delle Autorità religiose e da parte di quella fetta della società sciclitana più sensibile al nostro passato. Qualcuno potrebbe chiedere come? Semplice. Istituendo un vero e proprio albo dei portatori nel quale dovrebbero registrarsi tutti coloro i quali volessero portare la statua del Cristo nel giorno di Pasqua. Istruendo poi gli aderenti, durante l&#8217;anno, con un&#8217;informazione e una catechesi adeguate. Responsabilizzandoli in caso di danni a persone e cose. Così si eviterebbero lo scompiglio all&#8217;uscita e al rientro del Venerabile (un vero sacrilegio); il saluto a Busacca (una vera scemenza), i giri inconcludenti in piazza Carmine(demenziali) e tutte quelle manifestazioni che poco hanno a che fare col Cristo e la sua resurrezione. Per fare questo ci vuole molto lavoro, però. Da parte della Chiesa e da parte dei parroci. E qui, purtroppo, cade l&#8217;asino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
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		<title>Lighea ovvero la Sicilia eterna</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 22:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>

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Lighea, o meglio, rispettando il titolo che Giuseppe Tomasi aveva pensato per quel racconto, &#8220;La sirena&#8221; è l&#8217;immagine di una Sicilia eterna che sconfina nel mito. Sconfitta e ambigua. Affascinante come quella donna pesce che incantò il povero La Ciura alla ricerca del senso della vita. Non armoniosa e dolce la sua voce come quella [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=145&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 58.9pt 6pt 72pt;">
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 58.9pt 6pt 72pt;">
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img class="alignleft" src="http://www.arquitectura.com/arte/pintura/vaquer/sirena.jpg" alt="" width="92" height="96" />Lighea, o meglio, rispettando il titolo che Giuseppe Tomasi aveva pensato per quel racconto, &#8220;La sirena&#8221; è l&#8217;immagine di una Sicilia eterna che sconfina nel mito. Sconfitta e ambigua. Affascinante come quella donna pesce che incantò il povero La Ciura alla ricerca del senso della vita. Non armoniosa e dolce la sua voce come quella dell&#8217;altra Ligheia di omerica memoria che invano cantò per le orecchie tappate di Odisseo. La Ciura è Odisseo. Entrambi cercano un mondo che non c&#8217;è, che esiste solo nella memoria e per questo popolato di dei e di miti, d&#8217;immortali e di eroi. <span id="more-145"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 58.9pt 6pt 72pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Gentile amico, Giuseppe Tomasi scriveva quando già la sua salute era gravemente compromessa. Quel racconto, in effetti, è un testamento malinconico di un uomo che vede avvicinarsi la fine. Un rivolgersi al passato, riepilogato dalla malia dello sguardo della sirena per una passione impossibile, dalla sua melodia strana, dai dentini rossi del sangue della Storia. Ho scritto &#8220;malinconico&#8221; perché anche Giuseppe Tomasi non ha speranza. Sconfitto come la sua isola, &#8220;unico e antico amore&#8221;, non trova soluzioni a un dramma che si consuma nella quotidianità del giorno. Per un sole arcaico e implacabile che sfalda le memorie degli uomini, che seppellisce sotto la polvere del tempo gesta che si coprirono di gloria. Lei si mette in ascolto &#8211; scrive &#8211; come faceva, nel racconto del Tomasi, il professor La Ciura e Le pare di ascoltare suoni, voci, leggende transumanti dalla remota fantasia degli uomini che qui hanno vissuto, che qui hanno amato, che qui ancora vagano con i loro spiriti inquieti per le disseminate rovine, con le loro parole. Io tutto questo l&#8217;ho sperimentato. Soprattutto nella mia giovinezza ormai lontana, vissuta nel secolo ferito dall&#8217;uomo. Ma dal passato non una risposta di speranza ha saputo confortare la sua interessante domanda che tante volte è stata anche la mia. &#8220;Che senso ha cercare il passato se non per tramandarlo, rinnovarlo, trasmetterlo?&#8221; La vita si è consumata sulle pietre per mirabili assenze. Mute testimonianze restano ora di tutte le culture mediterranee che qui si sono date appuntamento attraverso i millenni per scrivere la Storia. Eschilo non ha più voce per risorgere da una tomba perduta nella nostra campagna e forse gli sta bene così. Le ossa di Archimede si sono sfarinate sotto l&#8217;impietoso sole di agosto e il vento di scirocco solleva quella polvere sacra sopra le imponenti rovine di città che a stento il grande matematico saprebbe riconoscere come sue. I nostri giovani dimenticano che l&#8217;eredità non è fatta solo di cose. In un&#8217;apocalisse del cuore, -non so e per questo dubito- nuovi, pochi e sconfitti Cassiodoro invano potranno riuscire nell&#8217;intento di conservare quel deposito di grandezza, di miserie e di lacrime che da sempre ha accompagnato la nostra gente. Proserpina ritornerà con i suoi fiori a colorare e profumare i campi. Forse per un&#8217;ultima primavera. Mai come ora il nostro domani e il nostro destino sono stati così minacciati e incerti. Abbiamo bisogno di molto, molto coraggio. Nella speranza che una dea pietosa regali anche a noi, come fece con Odisseo, un velo di fortuna che ci salvi dai terribili e pericolosi marosi di una politica vergognosa e inetta. Verre era niente a confronto.</span></p>
</div>
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		<title>Non muore chi non é mai nato: Pasolini e il suo tempo</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 09:39:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  
A volte, spesso, mi capita di ricredermi su un autore o su una parte della sua opera. Accadde molto tempo fa con il mio poeta preferito, Federico Garcia Lorca. Accadde con un filosofo, Ortega y Gasset. Più che a comprenderlo -quest&#8217;ultimo- non riuscivo ad accettarlo. Accadde con Pasolini. Di Federico Garcia Lorca non capivo Poeta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=98&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>  <div class="wp-caption alignleft" style="width: 261px"><img title="Pasolini" src="http://2006.poff.ee/sleepwalkers/upload/1/pasolini%5B1%5D.jpg" alt="Pasolini" width="251" height="310" /><p class="wp-caption-text">Pasolini</p></div></p>
<p style="text-align:justify;">A volte, spesso, mi capita di ricredermi su un autore o su una parte della sua opera. Accadde molto tempo fa con il mio poeta preferito, Federico Garcia Lorca. Accadde con un filosofo, Ortega y Gasset. Più che a comprenderlo -quest&#8217;ultimo- non riuscivo ad accettarlo. Accadde con Pasolini. Di Federico Garcia Lorca non capivo Poeta en Nueva York. Una poetica strana, uno stile diverso, assolutamente nuovo per Federico. Incominciai a ricredermi quando studiai da vicino questo testo fino a definirlo, concordando con una grossa parte della critica, una delle opere lorchiane più importanti. Tanto fu importante che, nel cinquantenario della pubblicazione di tutti i componimenti sparsi lasciati dal poeta per essere raccolti sotto questo titolo, la &#8220;fondazione F.G.Lorca&#8221; <span> </span>pubblicò un volume che voleva essere soprattutto un &#8220;canone&#8221;. Conteneva le copie fedeli degli originali. Pubblicazione andata a ruba perché a tiratura limitatissima. Fortunatamente ne riuscii a possedere una copia. La stessa cosa mi successe con Ortega y Gasset. Fu un grande filosofo spagnolo, improvvisamente venuto a mancare a luglio di quest&#8217;anno, mio carissimo e fraterno amico a tratteggiarne un profilo onesto, a spingermi sul filo del suo ragionamento logico e straordinariamente moderno. Pasolini lo detestavo, da giovane. I suoi film li reputavo insulsi e quasi volgari. Le prime pellicole mi erano di difficile comprensione. Negli anni mi sono avvicinato, soprattutto dopo la sua morte, a questo autore e l&#8217;ho scoperto estremamente interessante e vivo. Al di là delle smancerie di una certa critica intellettualoide e cialtrona, ho avuto modo di indagare con spirito più sereno e distaccato la sua anima. Un personaggio scomodo. Anche e soprattutto per il suo partito. In un&#8217;epoca nella quale il dogmatismo era &#8220;Verbum Domini&#8221;. Lacerato da un conflitto permanente tra religiosità e pragmatismo, combattutto tra due grandi forze sotterranee: una visione mistica della vita e un&#8217;altra materiale, fatta di aberrazioni, di vizi, di follie. Più che <span> </span>realismo il suo fu cinismo, crudezza a volte. Indagò, come un medico che incide la piaga, i fenomeni sociali dell&#8217;epoca. Ne mise a nudo le vergogne in un&#8217;Italia confessionale e bigotta che credeva di risolvere col silenzio le profonde contraddizioni che la affliggevano. Coraggiosamente, battendosi contro chi astutamente chinava il capo e il ginocchio davanti ai mostri sacri del potere: Stato e Chiesa. Lui, uomo fragile ma grande Davide armato della fionda della parola. Omosessuale dichiarato in un mondo ipocrita di bacchettoni. La sua poesia fu una poesia sociale ma anche a volte profonda, concettuale, intima. Il suo mondo fu quello dei poveri. Improvvisato, arcaico, autentico e vero. Il &#8220;Vangelo&#8221;, additato come pellicola scandalo, oggi é riconosciuto dalla stessa Chiesa, che una volta ne sollecitava il rogo, come la più importante opera cinematografica su Gesù. Un mistico moderno per l&#8217;appunto. Anche il nuovo modo di usare la macchina da presa, rivoluzionario, controcorrente, lo consacrerà come uno dei Padri del cinema italiano. Rossellini<span>  </span>fu il produttore di diverse pellicole e Bernardo Bertolucci mosse con lui i primi passi nella qualità di suo assistente. Ne ereditò l&#8217;arte del racconto, il coraggio di sfidare la società prevenuta e formale, l&#8217;ingenuo stupore di chi é sfiorato dalla bellezza e vinto. Del popolo amava dire che &#8220;la loro speranza é nel non avere speranza&#8221;. Aveva ragione. Profeta inascoltato, predisse lo sfascio dei tempi moderni pur ricordando che la vita é una ruota che gira e &#8220;non muore chi non é mai nato&#8221;.</p>
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		<title>Gattopardo</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 16:20:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[santhippe]]></category>
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		<category><![CDATA[ultimo siciliano]]></category>

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Gentile Socrathe, la dottissima Santhippe, citando il Gattopardo, mi ha ricordato un’antica riflessione sulla sicilianità. La lunga “frequentazione letteraria” di un uomo straordinario quale fu Giuseppe Tomasi di Lampedusa, inevitabilmente mi ha esposto al contagio del suo pessimismo storico frutto della consapevolezza del tramonto di un’epoca e dell’avvento del nuovo rivestito di nulla. Il Principe, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=52&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div class="comment-body">
<div style="text-align:justify;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.difossombrone.it/images/personaggi/Giuseppe_Tomasi_di_Lampedusa.jpg" border="0" alt="" hspace="4" vspace="4" />Gentile Socrathe, la dottissima Santhippe, citando il Gattopardo, mi ha ricordato un’antica riflessione sulla sicilianità. La lunga “frequentazione letteraria” di un uomo straordinario quale fu Giuseppe Tomasi di Lampedusa, inevitabilmente mi ha esposto al contagio del suo pessimismo storico frutto della consapevolezza del tramonto di un’epoca e dell’avvento del nuovo rivestito di nulla. Il Principe, forte di un rigore logico, intravedeva per l’Isola, attraverso i bagliori di un ritrovato destino, una fine che si annunciava lenta, inesorabile. Per questo, rivolgendosi a padre Pirrone, affermava: “Viviamo in una realtà mobile”. Esortava quindi il gesuita ad adattarsi alle mutate realtà. Tomasi di Lampedusa aveva, così, tesaurizzato ed applicato la grande lezione di Lope de Vega che aveva scritto”la mayor discreción es acomodarse al tiempo”. Però il Principe mai si “adattò” al suo tempo. Troppo fiero ed onesto per prestarsi al basso machiavellismo che contraddistingueva il pensiero e l’azione della “nuova” e giovane aristocrazia siciliana, felicemente disegnata nella figura maliziosa e scaltra del nipote Tancredi. A lui Tomasi di Lampedusa affiderà il messaggio più terribile che sia stato lanciato nel novecento -e non solo nel novecento- al popolo siciliano, diventato poi la filosofia e la sintesi del potere: quel “cambiare qualcosa perché nulla cambi”. Lapidario e cinico. Tomasi fotografa spietatamente le due anime della Sicilia. La malinconica, rassegnata solitudine del popolo da una parte (paradossalmente impersonato da don Fabrizio che ne diventa coscienza) e dall’altra gli infiniti volti e le menzogne del potere in un equilibrio risicato e colpevole. E’ stata profezia, visione, l’analisi politico-storica offertaci dal Lampedusa? E’ stata una chiave di lettura per meglio comprendere, nell’attualità del presente, la complessità dell’anima siciliana? Non saprei rispondere. Il Principe preferisce un esilio esistenziale, che inevitabilmente risolverà la morte, alla proposta “nuova” di Chevalley, l’inviato dei “Piemontesi”. Per me é l’unica, onorevole, soluzione possibile. Come ha ottimamente citato la gentile Santhippe, nulla di nuovo sotto il sole e tutto resta disperatamente identico a come era prima. Rimangono i proclami, gli appelli, i toni sinistramente adulatori degli uomini di governo(la “nuova” aristocratica casta), si chiamino “miccichè, cuffaro o falconeri” che hanno tradito ripetutamente nel tempo i siciliani onesti, liberi e coraggiosi, rubando loro l’unica vera ricchezza sulla quale potevano contare: il sogno. A rileggerLa sempre insieme a Santhippe.</div>
<div style="text-align:justify;"><span style="font-size:small;"><strong></strong></span> </div>
<div style="text-align:center;"><span style="font-size:small;"><strong><span style="color:#ff6600;">Un uomo libero</p>
<p> <span style="font-size:xx-small;color:#000000;">23/02/2008</span></span></strong></span></div>
<div style="text-align:center;"></div>
</div>
<div style="text-align:center;"><a href="http://scicli.splinder.com/post/16045445/Rivoluzione+Siciliana" target="_blank">Rivoluzione siciliana: Socrathe</a></div>
<p style="text-align:center;"><a href="http://sciclinews.com/mostra_news.php?id_news=0000003182&amp;link_titolo=Socrathe:-Rivoluzione-Siciliana" target="_blank">Vai all&#8217;articolo su Sciclinews</a></p>
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		<title>NÓSTOI</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 15:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[partenze]]></category>
		<category><![CDATA[ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[Scicli]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>

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		<description><![CDATA[NÓSTOI
Del suo ritorno il dì più non s&#8217;accende
Di: Un Uomo Libero 
Nòstoi. Celebravano il ritorno degli eroi dalla guerra di Troia. Storie dense nelle quali le gesta cantavano la gioia e la malinconia, la memoria e il lutto. Quanti ritorni da una guerra antica ha conosciuto l’anima di un uomo nel tempo della vita. A volte [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=43&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 0;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><strong>NÓSTOI</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 0;" align="center"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Del suo ritorno il dì più non s&#8217;accende</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 0;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Di: <strong>Un Uomo Libero </strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Nòstoi. Celebravano il ritorno degli eroi dalla guerra di Troia. Storie dense nelle quali le gesta cantavano </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la gioia e la malinconia, la memoria e il lutto. Quanti ritorni da una guerra antica ha conosciuto l’anima di un uomo nel tempo della vita. A volte guerre spietate combattute contro la sua stessa volontà, contro il suo desiderio, contro il suo presunto delirio. Attimi rubati al subconscio. Emersi in lampi di verità negli anni sotto il peso del quotidiano sopravvivere. Ero in una città della Sicilia, tempo fa, e là amici mi chiedevano con molto interesse che cosa mi avesse spinto e determinato a lasciare le mie certezze, a “fuggire” dalle mie abitudini, a scegliere luoghi lontani e nuovi per vivere. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ero senza parole, svuotato dalla curiosità che mi interpellava e alla quale non sapevo dare risposte. In quella domanda lampeggiavano -lo sentivo- la malizia di un’invidia, l’ammirazione per un coraggio che non si voleva pensare, il peso delle catene inevitabilmente espresso da radici profonde e inestirpabili. Li delusi. Perché non raccontai le mie fughe, bensì i miei ritorni. Le ansie che li accompagnavano, i pensieri che li precedevano, le tachicardie del cuore alle prime luci della città antica.</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> Il silenzio solenne e materno delle rovine accoglieva le mie angosce, sublimava i miei timori, castigava, celandosi tra ombre, la mia smania di indipendenza. Indipendenza dalle memorie, dai ricordi che avevano segnato nel bene e nel male la mia vita. Quella vita che cercavo inutilmente di costruire altrove. Raccontai di un’antica affezione alle pietre, alle immagini coagulate sulle mie pupille distratte, nelle notti d’estate, da una luna nuova e lontana, del continuo rimando di una lingua a una storia, a una tradizione, a un’antica fortuna. Mi accorsi che la Terra era così dentro di me che io ero parte di Essa. Che io stesso ero voce, lamento, canto, preghiera. Non potevo dunque distinguermi. Insostituibile parte di un tutto che era sopravvissuto ai numerosi venti agitati della storia. Il mio sangue era un antico miscuglio di uomini. Era forse questo il segreto della certezza malinconica che mi attirava come calamita tra le vecchie mura. Era questo il segreto della fierezza con cui mi dichiaravo alle etnie del mondo. Era questo il senso vero, l’ultimo e l’unico, della mia inquietudine.<span>   </span><span></p>
<p></span></span></p>
<div><em>Un Uomo Libero</em></div>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 0;"> </p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/unuomolibero.wordpress.com/43/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/unuomolibero.wordpress.com/43/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unuomolibero.wordpress.com/43/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unuomolibero.wordpress.com/43/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unuomolibero.wordpress.com/43/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unuomolibero.wordpress.com/43/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unuomolibero.wordpress.com/43/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unuomolibero.wordpress.com/43/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unuomolibero.wordpress.com/43/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unuomolibero.wordpress.com/43/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unuomolibero.wordpress.com/43/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unuomolibero.wordpress.com/43/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=43&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Sciclinews, addio</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 15:13:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[Peppe Savà]]></category>
		<category><![CDATA[sciclinews]]></category>
		<category><![CDATA[Socrathe]]></category>

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		<description><![CDATA[Scicli news è stato un bel giocattolo. Come tutti i giocattoli belli, misteriosi e nuovi nelle mani dei bambini suscitano curiosità morbose e distruttive. Parecchi di coloro che hanno usato il giornale si sono comportati esattamente così. Non avendo la sensibilità di chi ricerca e non trova le ragioni della propria speranza hanno guardato alla [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=41&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div style="text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.gigarte.com/news/gigarte_news_196.jpg" border="0" alt="" width="294" height="294" />Scicli news è stato un bel giocattolo. Come tutti i giocattoli belli, misteriosi e nuovi nelle mani dei bambini suscitano curiosità morbose e distruttive. Parecchi di coloro che hanno usato il giornale si sono comportati esattamente così. Non avendo la sensibilità di chi ricerca e non trova le ragioni della propria speranza hanno guardato alla realtà con occhi vuoti e per questo irrimediabilmente tristi. Occorre un supplemento d&#8217;anima per capire fino in fondo il tempo magico e speciale della nostra vita. Attimi concessi con la gratuità del dono e sciupati, appunto,  dalla  curiosità stupida  di chi, anche sforzandosi, non si é reso conto.</span></div>
<div style="text-align:center;">
<p><span style="font-size:x-small;"><strong><em>Un Uomo Libero</em></strong></span></div>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:x-small;"><strong></p>
<p></strong></span></p>
<div style="text-align:center;"><span style="font-size:x-small;"><strong>L&#8217;addio</strong></span></div>
<p style="text-align:center;"><span style="font-size:x-small;"><strong></p>
<p></strong></span></p>
<div style="text-align:justify;">E’ sempre molto triste dirsi addio.</p>
<p>Gli addii sono spesso improvvisi, dolorosi e strazianti.</p>
<p>Chiudono parentesi aperte dall’anima, accelerano i battiti del cuore, non trovano vere e ragionevoli risposte. A volte sono necessari per definire il tempo della felicità, il limite di una meravigliosa avventura consegnata dal tempo alla Storia. Mi piace ricordare quest’occasione di confronto esistenziale come un momento di grazia, un dono alle tante solitudini che avevano fatto di una città un deserto di uomini.</p>
<p>Non so se veramente il giornale chiuderà. Se così fosse, questo strano agglomerato di aspettative e di speranza sprofonderebbe sempre di più nell’incomunicabilità perniciosa che, per anni, ne aveva minato l’esistenza. Un piccolo mondo antico si era risvegliato per incanto, merito della Rete ma anche dell’intelligenza tenace, avanguardista, lungimirante di chi aveva sacrificato giorni, danaro e vita.</p>
<p>Spiazzavano ogni remora. Costruivano un nuovo prototipo di società. Informata on line, partecipativa, critica. Dopo di tutto questo, Scicli non sarà come prima. Non lo potrà più essere. Le identità virtuali hanno dimostrato tutta la loro forza. Il Pensiero si è imposto sulla fredda logica dei giuochi di potere ed ha stravinto. Vorrei stringere la mano al Moderatore che ha reso questo miracolo possibile. Al popolo dei Nick names resterà il ricordo di infinite battaglie e di una sola sconfitta. Questa, amara, ineludibile. </p></div>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;">di<strong> Un Uomo Libero</strong></span></p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:x-small;"><em>per la chiusura annunciata di Sciclinews</em></span></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/unuomolibero.wordpress.com/41/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/unuomolibero.wordpress.com/41/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unuomolibero.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unuomolibero.wordpress.com/41/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unuomolibero.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unuomolibero.wordpress.com/41/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unuomolibero.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unuomolibero.wordpress.com/41/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unuomolibero.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unuomolibero.wordpress.com/41/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unuomolibero.wordpress.com/41/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unuomolibero.wordpress.com/41/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=41&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>LE PAROLE TRA NOI LEGGERE</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 15:09:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>unuomolibero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
		<category><![CDATA[alter ego]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>

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		<description><![CDATA[LE PAROLE TRA NOI LEGGERE
 
Ritrovarsi é ritornare alla vita come dopo una morte annunciata ed esorcizzata. Ritornare come dopo una lunga assenza a sussurrare le parole più segrete del cuore, strette fra labbra chiuse, impedite quasi da gioiose attese. Si riaccendono luci nuove con frasi che mai avremmo prima pronunciato, che mai avremmo avuto il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=39&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">LE PAROLE TRA NOI LEGGERE</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img src="http://eshop.ambroweb.com/images/product/Bohemenoir2.jpg" alt="" width="153" height="154" align="left" />Ritrovarsi é ritornare alla vita come dopo una morte annunciata ed esorcizzata. Ritornare come dopo una lunga assenza a sussurrare le parole più segrete del cuore, strette fra labbra chiuse, impedite quasi da gioiose attese. Si riaccendono luci nuove con frasi che mai avremmo prima pronunciato, che mai avremmo avuto il coraggio di ascoltare. Le forti emozioni trascinano le malinconie dei giorni vuoti per scale elicoidali di follie esistenziali, di deliri inconfessabili, di pazze allegrie esplose dopo forti bevute. No. Questa volta il sentimento ha prevalso sull’arida ragione dei numeri. La speranza ha lasciato filtrare dalle imposte socchiuse fili d’oro tessuti dal sole dell’aurora. Ed eccoci di nuovo insieme. L’amato e l’amata. Io e la Parola. Organismi modificati dalla Rete. In dialogo per la virtù on line di un foglio che non poteva morire, che non deve morire. La mia identità virtuale non è un alter Ego. Non è lo specchio della mia solitudine. E’ la prepotente forza del Pensiero che cerca nella Parola, appunto, il suo infinito categorematico. Grazie Moderatore per <span> </span>la Sua indulgenza sapiente, pietosa come il piatto del consólo, necessaria per tenere in vita questa realtà e le memorie. Sì! Stranamente anche le memorie hanno contribuito a disegnare l’unica mappa utile, la mappa dei sentimenti. Perché solo così i morti non moriranno mai. Non più fantasmi, non più ombre ma ricordi vivi e palpitanti. Autentiche tracce. Fiori di campo, nutriti da rugiade di lacrime, che lo strazio di quanti li amarono e ancora li cercano e li chiamano per nome ha trasformato in compagni fedeli ed apprensivi sull’impervia strada della Storia battuta da noi, poveri uomini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 49.9pt 6pt 54pt;"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></strong></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/unuomolibero.wordpress.com/39/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/unuomolibero.wordpress.com/39/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unuomolibero.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unuomolibero.wordpress.com/39/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unuomolibero.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unuomolibero.wordpress.com/39/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unuomolibero.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unuomolibero.wordpress.com/39/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unuomolibero.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unuomolibero.wordpress.com/39/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unuomolibero.wordpress.com/39/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unuomolibero.wordpress.com/39/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=39&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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