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	<title>Un Uomo Libero, racconti e liriche &#187; socrathe</title>
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	<description>Il luogo eterno del mito e della poesia, dove il tempo non esiste e la ragione tace.</description>
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		<title>Un Uomo Libero, racconti e liriche &#187; socrathe</title>
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		<title>L&#8217;ultimo Debussy</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 17:57:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[Conobbi Manuel per caso. Avevo subito un intervento chirurgico e ora trascorrevo una lenta convalescenza in un piccolo pensionato per lungodegenti, dove avevo deciso di ricoverarmi per essere accudito meglio. Lontano dalla mia famiglia, lontano dall’Italia. Passavo intere giornate a scrivere con un vecchio PC o a leggere qualche libro di poesie che mi ero [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=181&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://images.artnet.com/artwork_images_425931314_463076_theophilealexandre-steinlen.jpg" alt="" width="320" height="219" align="cssLeft" />Conobbi Manuel per caso. Avevo subito un intervento chirurgico e ora trascorrevo una lenta convalescenza in un piccolo pensionato per lungodegenti, dove avevo deciso di ricoverarmi per essere accudito meglio. Lontano dalla mia famiglia, lontano dall’Italia. Passavo intere giornate a scrivere con un vecchio PC o a leggere qualche libro di poesie che mi ero opportunamente portato. Le giornate scorrevano lente, monotone, interminabili. La mattina, a scelta, a tutti gli ospiti della casa facevano omaggio di una copia de El Mundo o de El País.  La lasciavano sul tavolinetto con la colazione per invogliarci alla lettura, per distrarci un po’. La casa possedeva anche un grande salone, una vera e propria hall che funzionava come luogo d’accoglienza, di aggregazione o semplicemente come luogo dove era possibile seguire i programmi della televisione.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Quasi mai incontrai nella hall Manuel. Un ragazzone tarchiato, di statura media. Aveva capelli molto neri ondulati sulle tempie e due occhi splendidi, azzurri come gocce di mare e per questo strani, inconsueti. Era appena possibile intravvedere la sua stanza da una porta perennemente accostata, immersa in una fitta penombra per una finestra rigorosamente chiusa. Un muro abbastanza sottile divideva il mio spazio dal suo ma nella realtà grosse pareti separavano le nostre vite. Tendevo spesso l’orecchio per ascoltare un respiro, un leggero russare, un trillo di un cellulare o qualche parola che me lo facesse immaginare vivo.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Manuel restava nascosto agli occhi curiosi del mondo, avvolto in un’aura di mistero e per questo straordinariamente interessante e vero.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Provai a chiedere in giro chi in realtà lui fosse e quale problema lo avesse parcheggiato in quel residence. Molti non avevano neppure notato la sua presenza e chi l’aveva notata, non aveva pensato di farsi le mie strane domande.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Mai una visita, non un parente o un amico. Solo un piccolo computer attraverso il quale Manuel si collegava alla vita.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Decisi di non interessarmi a lui. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Le volte che la porta della sua stanza era rimasta chiusa, capii che lui non c’era. Scompariva mattinate intere per riapparire nel primo pomeriggio nella sua stanzetta, seduto a un piccolo scrittoio o sdraiato sul letto sempre in rigorosa penombra. M’incuriosì la sua passione per la musica. Spesso, in orari permessi, la musica gli teneva compagnia, lo restituiva a una normalità che m’intrigava ogni giorno di più. Chopin, Brahms, Tchaikowsky e soprattutto Satie e Debussy erano i suoi autori preferiti. Amava le atmosfere rarefatte. Sicuramente doveva possedere un forte sentimento romantico e una buona cultura musicale.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un giorno dovetti andare in centro per sottopormi ad alcuni controlli. Infilai l’entrata dei grandi magazzini del Corte Inglés e, dopo una lunga e complicata ricerca, comprai per lui un cd di brani di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Claude_Debussy" target="_blank">Debussy</a> eseguiti da celebri pianisti, nella speranza che il suo computer fosse dotato dell’apposito lettore. Segretamente cercavo, in effetti, un aggancio. Ritornai trionfante per una trovata geniale che mi avrebbe guadagnato la sua amicizia. Quel giorno Manuel non c’era nella sua stanza. Lo aspettai tutta la notte ma la sua porta restava irrimediabilmente chiusa. Mi addormentai confuso, deluso, con quel regalo sul mio tavolinetto e una rabbia in corpo inspiegabile, insana. Neppure il giorno dopo Manuel rientrò. Neppure nei giorni che seguirono. Misi da parte il regalo convinto di aver perduto definitivamente il ragazzo. I giorni trascorrevano più lenti, più monotoni e tristi. Mi mancava quella strana compagnia o la sua musica mandata a basso volume che mi arrivava come da mondi lontani. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un giorno Manuel ricomparve. La sua stanza era socchiusa, la penombra greve. Ritornai in fretta alla mia camera, presi il regalo che avevo comprato e, non senza una qualche emozione, bussai timidamente alla porta accostata. Mi aprì un signore alto, stempiato, vecchio, magrissimo, allampanato direi. Vestiva di scuro, due occhi spenti dalle cornee sbiadite e una mano tremante che inconsapevolmente tamburellava sulla porta. Il suo sguardo profondamente interrogativo pareva rassegnato e stanco. Non mi chiese che cosa volessi né perché avessi bussato, rimase fermo sulla soglia a raggelare il mio entusiasmo e il mio sorriso. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Per il ragazzo… -Balbettai, agitando il pacchetto regalo, spingendo i miei occhi in cerca di Manuel.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L’uomo prese il pacchetto, lo depose sul tavolo e si sedette, senza parlare, al capezzale del letto dove giaceva il giovane. Rimasi sulla soglia non sapendo che cosa fare. Se fossi dovuto andarmene o restare. Rimasi.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ho sentito che ama molto la musica, per questo ho voluto regalargli un cd musicale sperando di fargli cosa gradita…- Mi giustificai impacciato.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L’uomo non ebbe nessuna espressione particolare nel volto. Mi avvicinai, allora, ai piedi del letto.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Che cosa gli è successo?- Domandai quasi con vergognoso pudore, indicandolo col dito.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Manuel aveva gli occhi socchiusi, respirava affannosamente. L’uomo fece spallucce ma una lacrima prepotente gli scivolò da una palpebra.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sta proprio così male?- Insistei io.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L’uomo accennò di sì col capo. Manuel aprì per un attimo gli occhi.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Grazie. &#8211; Mi rispose. –Di quale autore sono i pezzi?-</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Debussy. –Risposi con prontezza, molto rianimato.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E’ il mio preferito.- Affermò con una certa sofferenza nella voce. –Posso chiederle una cortesia?-</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Dimmi. &#8211; Dissi con particolare e affettuosa sollecitudine.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Mi può accendere il PC e cercare Debussy fra le cartelle in esso contenute?-</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ma certamente!- Lo rassicurai.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Mi misi subito all’opera per accontentarlo. Era un vecchio computer con molti file e molte cartelle. Non mi fu però difficile trovare la cartella nella quale Manuel aveva salvato i pezzi di Debussy a lui tanto cari. </span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ci sono, ho trovato!- Lo avvisai trionfante.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Colleghi, allora, per favore, le casse al computer e faccia andare a basso volume quelle registrazioni. Sono i file originali dei miei concerti. E’ tutto ciò che rimane della mia arte. Domani non ci sarò, la prego, lo prenda lei il mio PC, in mio ricordo, perché quella musica non sia distrutta. Ho bisogno che qualcuno, vivo, pensi a me, a un ragazzo malinconico che non ebbe il tempo di conoscere appieno la vita. –</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Io feci come lui volle. Manuel emise a un tratto un grosso sospiro, tossì e i suoi occhi si chiusero per non riaprirsi mai più mentre il “Clair de lune” lo aiutava a compiere l’ultimo tratto, il più misterioso, del viaggio del suo destino. La sua mano diventò bianca dello stesso pallore dell’astro al quale aveva dedicato i suoi ultimi istanti.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 22.9pt 5pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L’uomo che era con lui non si scompose. Io sentii un pianto caldo imprigionarmi gli occhi, la gola. Chiamai una cameriera. Si fece un poco, ma solo un poco di trambusto per non rattristare eccessivamente gli altri pensionanti. Arrivarono il medico che ne certificò la morte e un furgone che trasportò la sua salma alla casa mortuaria. Il vecchio lo seguì. A me non fu permesso. Presi il computer e lo portai nella mia stanza. Fra le tante cose in esso contenute una lettera mi colpì. Era indirizzata al signore della stanza accanto. Era una lettera di addio. Una lettera nella quale mi confessava la sua anima, mi raccontava la sua vita breve, chiedeva la mia amicizia in un momento di disperata solitudine, nell’attesa che la malattia seguisse il suo inevitabile corso.</span></p>
<p style="text-align:justify;line-height:150%;margin:5pt 58.9pt 5pt 72pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">A Manuel, figlio di una paternità consapevolmente scelta, il mio ricordo, il mio affetto, le mie lacrime. </span></em></p>
<p style="text-align:center;line-height:150%;margin:5pt 58.9pt 5pt 72pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
<p align="center">
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		<title>Scicli: la Cavalcata di San Giuseppe</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 16:23:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri e Parole]]></category>
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		<description><![CDATA[Quest&#8217;antichissima manifestazione non deve morire. Se dovesse morire, anche la nostra storia morirebbe con essa. Non è solo una tradizione. E&#8217; un coagulo di memorie. La reazione gioiosa a una vita mortificata e oppressa dai rigori di un rigido inverno sapientemente espressa dall&#8217;allegria delle vampe di fuoco. Con scoppiettii, con esuberanze, tra il fumo delle [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=160&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;">Quest&#8217;antichissima manifestazione non deve morire. Se dovesse morire, anche la nostra storia morirebbe con essa. Non è solo una tradizione. E&#8217; un coagulo di memorie. La reazione gioiosa a una vita mortificata e oppressa dai rigori di un rigido inverno sapientemente espressa dall&#8217;allegria delle vampe di fuoco. Con scoppiettii, con esuberanze, tra il fumo delle torce di saracchi accese per fare luce al nostro impervio e incerto cammino, la città si riappropria di un&#8217;identità che la frenesia di una vita distratta e moderna vorrebbe negarle. La città barocca s&#8217;identifica con l&#8217;opulenza delle gualdrappe intessute di violacciocche. Risuona dei campanacci che ornano le bardature e questi diventano addirittura la sua voce. Annunziano con una festosa gamma di suoni, per il mistero della loro musica antica, l&#8217;arrivo sperato della primavera.</p>
<p>Non c&#8217;è cavalcata senza fuochi. Come non ci saranno mai cavalli bardati senza uomini vestiti con costumi d&#8217;epoca. Come non ci può essere tradizione senza le torce di ampelodesmo che tracciano magici piani inclinati nella calda penombra che arde sul viso dei cavalieri, sugli occhi di chi quella gioia l&#8217;ha vissuta a lungo per tante insperate stagioni della vita.</p>
<p>La comunità si raccoglie intorno a quel fuoco buono e liberatore per celebrare un&#8217;agape che non conosce distinzioni sociali, inviti, esclusioni. Perché ognuno in quelle braci ardenti possa ancora riscoprire un&#8217;appartenenza, il suo unico ed esclusivo innesto nella pietà dei Padri, quel misterioso sciclitano &#8220;way of life&#8221; così spesso oggi smarrito e denigrato.</p>
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		<title>Donna di Cuori</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 10:26:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[DONNA DI  CUORI
 
 
Era una domenica fredda di gennaio, anche se il sole faceva di tanto in tanto capolino tra nubi che correvano in un cielo azzurro intenso, spinte dal vento. Il &#8220;Rastro&#8221; di Madrid dispensava, ai numerosi turisti che giungevano da tutte le parti del mondo, il suo consueto spettacolo. Un mercato popolare dove si trova [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=129&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 22.9pt 0 36pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">DONNA DI<span>  </span>CUORI</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 22.9pt 0 36pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 22.9pt 0 36pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.party411.com/centerpiece-queen.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="157" height="227" />Era una domenica fredda di gennaio, anche se il sole faceva di tanto in tanto capolino tra nubi che correvano in un cielo azzurro intenso, spinte dal vento. Il &#8220;Rastro&#8221; di Madrid dispensava, ai numerosi turisti che giungevano da tutte le parti del mondo, il suo consueto spettacolo. Un mercato popolare dove si trova di tutto, dove la gente va per curiosare, dove i ladri scommettono la loro libertà pur di strappare un portafogli, una borsetta, il sacchetto di plastica con quattro cosine appena comprate. Con Portobello e il Mercato delle Pulci parigino, uno fra i più antichi del mondo. Vado spesso la domenica al Rastro. Per cercare libri antichi, stranezze, il pezzo raro che ti commuove e ti convince a portarlo con te come un piccolo schiavo senz&#8217;anima. No. Senz&#8217;anima no. Le cose un&#8217;anima spesso l&#8217;hanno. Basta sapere ascoltare. Basta interrogarle per capire le lunghe peripezie, il viaggio attraverso vite diverse che le hanno godute, che le hanno possedute, che si sono avvicendate in un amore tenero e inesprimibile, che le hanno fatte parte di un&#8217;intima storia. Lei era là. Mi guardava con occhi supplici, dolcissimi. Affascinante e bella. L&#8217;avevo notata per una cornice barocca dai vistosi ricami d&#8217;oro, la domenica precedente. Un ritratto di donna di buona fattura, appoggiato a volgarissime chincaglierie. Lo sguardo penetrante e malinconico, triste forse per essere in quel posto, ostentato senza pudore. Per essere venduto come semplice cosa. Non potei esimermi dal fermarmi e dal contemplarlo a lungo come l&#8217;ultima volta. Ancora.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Perché non lo compra, se le piace tanto? Non voleva la cornice ma solo la pittura ed eccola così, proprio come lei aveva richiesto. La vita è varia e strana. Il signore che ha acquistato domenica scorsa la cornice, non era invece interessato al quadro. &#8211; Era il venditore che mi scuoteva da una fascinazione e, avendomi riconosciuto, ritornava a offrirmelo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Quanto chiede?- Domandai. -Domenica scorsa aveva preteso una somma rilevante.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Lei quanto mi dà?- Rilanciò con voce molto conciliante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non certo quello che chiedeva allora.- Dissi distrattamente e senza un vero interesse.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Venga! Non voglio riportarlo indietro. Troppo ingombrante, potrebbe rovinarsi.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non ho molto denaro con me. Non pensavo di trovarlo.- Lo avvertii timidamente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-A questo punto qualunque fosse la sua offerta, glielo lascerò comunque. A costo di doverglielo regalare.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L&#8217;uomo mi guardò con occhi benevoli.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-A me non è costato nulla. -Raccontò. &#8211; L&#8217;ho portato via tra tante cose belle da una casa molto ricca della calle Alfonso XII, proprio alle spalle del Prado. I nuovi proprietari volevano a ogni costo sgomberarla in fretta. Ho venduto tutto e a ottimi prezzi. Questo quadro è l&#8217;ultima cosa che rimane ma anche la più importante. Senza dubbio la più difficile da piazzare, considerate le sue misure. Non credo che saranno molti gli acquirenti. E&#8217; meglio che lo prenda lei. Non mi sono ancora reso conto del perché i nuovi inquilini abbiano tanto insistito per farmelo portare via. Di sicuro non lo amavano. Forse un segreto troppo doloroso e triste racchiude lo sguardo malinconico della donna ritratta. Penso proprio che non lo meritassero.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ho solo settanta euro con me e nulla più&#8230; -Azzardai con molto impaccio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Venga! Dia qua! Gliel&#8217;ho detto. Anche a costo di regalarlo, non lo avrei più riportato in magazzino. Sono contento di affidarglielo. Sicuramente lo apprezzerà molto di <span> </span>più di quelle persone che hanno voluto tanto velocemente disfarsene.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ha detto nuovi inquilini? La casa fu dunque venduta?- Lo interrogai con curiosità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non ancora, credo. Però l&#8217;urgenza con la quale mi hanno chiesto di svuotarla di ogni mobile e di tutto ciò che in essa fosse custodito lascia trapelare una simile evenienza. Che tristezza quando la vita ci lascia soli così!- Concluse con amarezza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Soli?- Replicai.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. La abitava una vecchia signora. Senza figli, senza parenti. Solo due amiche. Anche loro avanti negli anni. L&#8217;hanno ricoverata in un ospizio e, con il ricavato dell&#8217;immobile, credo, la manterranno là. Il quadro, in effetti, la ritrae nella sua splendida giovinezza, nei suoi anni migliori. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Dunque vive ancora? -Chiesi stupito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. &#8211; Mi confermò l&#8217;uomo. &#8211; Mi parlavano di un buon residence per anziani dalle parti di Mirasierra, una periferia a nord ovest della città. Conosce? Buono, dignitoso, purtroppo maledettamente caro.- </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Avvolse il quadro, mentre finiva il suo racconto, in un foglio di plastica per imballaggio prima e in un altro foglio di carta poi. Mi salutò. Contento, si allontanò in direzione opposta alla mia. Portai la pittura a fatica a casa, utilizzando la metropolitana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il racconto dell&#8217;uomo mi aveva commosso ma anche molto incuriosito. Appesi il quadro a una parete spoglia e da quel giorno la splendida dama condivise con me l&#8217;appartamento, i sogni, la vita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Le domeniche seguenti ritornai<span>  </span>nel Rastro per cercare l&#8217;uomo del quadro senza trovarlo. Lo rividi, alla fine di quel gennaio freddo e nevoso, per caso, a Sol. Mi riconobbe subito e mi salutò col suo abituale sorriso bonario.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Notizie della signora?- Chiesi con ansia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Nulla. &#8211; Si affrettò a rispondere. Fece una pausa. -Se le sta tanto a cuore la sorte di quella donna, posso informarmi con le amiche che mi hanno contrattato per svuotare l&#8217;appartamento. Sempre che lo voglia- Aggiunse. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì&#8230; le sarei molto grato. -Balbettai. -Mi piacerebbe conoscere la sua storia. Per portarla con me insieme alla sua immagine. Per scriverla, perché no?, per non farla morire con lei, per aiutarla a vivere fino a quando qualcuno ancora la possa ricordare e raccontare.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sa! Ci avrei giurato! Intuivo che lei scrivesse&#8230; &#8211; S&#8217;illuminò nel viso, fissandomi a lungo con i suoi occhi chiari. &#8211; Dove posso rintracciarla per comunicarle le notizie che le interessano?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Oh!- Esclamai subito con sorpresa. &#8211; Mi chiami a questo numero. Mi troverà senz&#8217;altro.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Annotò il numero, mi strinse la mano e, scendendo per i gradini che conducevano alla metropolitana, si perse tra la gente.<span id="more-129"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Passò qualche settimana ed io dimenticai l&#8217;uomo, la signora, il quadro alla parete. Un giorno sentii squillare il mio cellulare. Non era una chiamata. Era un messaggio. Di quell&#8217;uomo. Mi comunicava l&#8217;indirizzo esatto del residence. Mi consigliava di andare a visitare la signora a suo nome e contestualmente me lo indicava. Era stato così gentile da strappare per me l&#8217;autorizzazione a visitarla. Rimasi sorpreso. Ritornai a casa. Guardai il ritratto con molta attenzione e, strano, scoprii nell&#8217;angolo sinistro in basso, solo ora e ben camuffata tra le pieghe di un sontuoso abito di gala, una piccola dedica: &#8220;A Maruja, Fernando, Valencia, 1954&#8243;. Lessi e rilessi la dedica e non potevo credere che solo in quel momento l&#8217;avessi scoperta. &#8220;Dunque la signora non è più una sconosciuta -pensai. Si chiama Maruja. Un diminutivo affettuoso di Maria, tipicamente castizo. E il pittore non è più anch&#8217;egli uno sconosciuto. Il suo nome è Fernando. Un nome molto diffuso in Spagna&#8221;. Mi misi a cercare via internet il pensionato nel quale era stata ricoverata la signora. Lo trovai. Composi il numero del centralino e chiesi quando e come avrei potuto effettuare la mia visita. Mi fissarono un appuntamento. I giorni mi volarono. Giunsi di fronte allo stabile e mi resi conto che era effettivamente ubicato in un posto centralissimo, tra alberghi di grande lusso, quasi di fronte alla fermata della metropolitana. Varcai la soglia del pensionato e offrii alla signorina della reception un mio documento d&#8217;identità perché lo registrasse.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. -Fece come se parlasse da sola.- Ricordo la sua telefonata. Risposi io personalmente. Nessun problema. Abbiamo contattato gli eredi e hanno autorizzato la sua intervista. Lei è uno scrittore giornalista, vero?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La domanda mi colse alla sprovvista. Non ero né uno scrittore né un giornalista, tuttavia sarebbe stato molto complicato spiegarle il vero motivo di quella visita. Balbettai non so che cosa. La signorina intanto parlava al telefono con un&#8217;infermiera affinché portasse la signora dove abitualmente si ricevevano gli ospiti. Arrivò un inserviente. Mi propose di accompagnarlo. Salimmo con un ascensore a un vasto salone riscaldato da un elegante camino. Mi sedetti in uno splendido salotto e lì la aspettai. Dopo alcuni minuti, la signora apparve. Una grossa treccia di capelli bianchi raccolti a tupè sulla nuca, fermati da un prezioso fermaglio. Esile ma non magrissima. La fronte spaziosa, gli occhi azzurri come gocce di mare e vivi, la bocca rossa e non dipinta, le mani paffute, le unghie curate e smaltate. Nessun gioiello tranne una perlina alle orecchie e il fermaglio ai capelli. Nessun anello alle dita. Si avvicinò alla poltrona di fronte alla mia e attese con visibile impaccio che mi presentassi. Mi allungò la sua mano che strinsi con delicatezza e soggezione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Encantada!- Rispose con una voce dolce, rassicurata. &#8211; Usted es italiano, verdad?- Chiese subito con curiosità e civetteria notando il mio cognome.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. -Risposi. E mi mancarono presto le parole. Non mi aspettavo una donna così. Lucida, presente a se stessa, mi evocò nei tratti, nel viso, nello sguardo il volto antico della madre. Ritrovai, per un istante, la magia di un vecchio ricordo non più alterato dal dolore ma pacificato da quell&#8217;incontro vivo. Immerso in un&#8217;atmosfera incantata, mi sentii ora subito a mio agio, parte della sua vita e la sentii subito parte della mia. Si annullavano lo spazio e il tempo che ci avevano fino a quel momento separati. Senza che osassimo chiederci entrambi il perché della collisione delle nostre vite. La signora si esprimeva in un castigliano colto, raffinato. Parlava adagio, la sentivo appena. Subito mi raccontò di lei, della sua famiglia borghese, degli studi interrotti in una Spagna che proibiva alle donne l&#8217;istruzione secondaria, dilaniata dalla guerra civile prima, accecata da una sorda dittatura poi&#8230; Studi ripresi da autodidatta. Della sua infanzia e della sua prima adolescenza. Il padre era stato un importante uomo politico durante </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Seconda Repubblica</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">, illustre professore di storia dell&#8217;arte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Conobbe dunque il Presidente Azaña, i poeti della generazione del Ventisette&#8230; &#8211; Azzardai timidamente io.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Come no! &#8211; Esclamò. -Il Presidente Azaña fu un intimo amico di papà. Lo volle subito tra i suoi collaboratori e lo affiancò a Pablo Picasso, direttore in quel tempo del Museo del Prado. Ah, i poeti della generazione del ventisette!- Emise un grosso sospiro. &#8211; Molti di loro venivano a casa a prendere il tè, a cenare. Io sono del ventiquattro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://farm2.static.flickr.com/1344/1447410942_34544dea9e.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="177" height="123" />Quando loro venivano, ero già più che una bambina. Federico Garcia Lorca spesso amava sedere al pianoforte e improvvisare per me filastrocche che canticchiava con una voce dolce, intonata, da vero artista. Gli altri lo avevano soprannominato, canzonandolo, &#8220;el señorito&#8221; per la sua vita un poco dissipata ma nessuno riusciva a resistere alla forza della sua seduzione, del suo fascino. Rafael Alberti e la moglie Maria Teresa Léon. Stravaganti, anticonformisti, eclettici. Furono tra i più convinti sostenitori di mettere in salvo le opere del Museo del Prado ai primi bombardamenti della Capitale ad opera delle truppe Nazionali. Pensi, i Nazionali volevano piazzarle sul mercato mondiale per acquistare, col ricavato, armi! Mio padre, l&#8217;Alberti e pochi altri curarono personalmente l&#8217;imballaggio, l&#8217;inventario, il trasporto. Abitavamo un grande appartamento di Calle Mayor e papà, spesso a piedi, raggiungeva Las Cortes(1) e il Museo, facendo a volte notte. Ricordo le attese notturne, lunghe, snervanti, i pianti di mia madre, le premonizioni, le pressioni, i tradimenti. Papà, nei momenti di maggiore pericolo, montava di notte la guardia al Museo. Rimase ferito durante il bombardamento che il 19 novembre del 1936 devastò alcune sale, nonostante i repubblicani avessero segnalato con bengala tutto il perimetro museale. Un&#8217;alba triste, la più triste di tutta la mia vita. Giorni dopo qualcuno venne a casa, ci prelevò, ci mise in una macchina in fretta. Con le truppe nazionali alle calcagna, fuggivamo a Valencia, al seguito di una fila interminabile di camion nei quali era stato stipato il più grande tesoro in opere d&#8217;arte del mondo. Lo trasferivano a Ginevra, per essere custodito nella sede del Palazzo delle Nazioni. Partimmo per un esilio dal quale ritornammo provati, poveri, umiliati. Molti dei vecchi amici preferirono emigrare a Parigi e in America latina. Non li rividi più. Il poeta Machado, sapemmo poi, morì in territorio francese subito dopo aver oltrepassato la frontiera. Chi ritornò -pochissimi per la verità- non si adattò al nuovo stile di vita. Avevamo una casa a Valencia, meta preferita delle nostre vacanze. Vi rimanemmo asserragliati dentro per mesi. Papà, a causa delle ferite riportate, morì. Non sapemmo più nulla della casa di Madrid. Mia madre dava ripetizioni di tutto. Racimolava il poco che ci aiutava a vivere. Alla fine di gennaio del 1939 anche Barcellona, senza eccessiva resistenza, si arrese alle truppe dei Nazionali. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La Spagna</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> si trasformò in una dittatura fascista. Diventai grande in un paese che non voleva crescere, che si ostinava a chiudersi a riccio al mondo e alla vita. In Europa la seconda guerra mondiale era stata preceduta dalla nostra guerra civile. Un conflitto assurdo, tra fratelli e fratelli, che segnò per sempre la nostra storia. Tutto parve ritornare tranquillo dopo. Franco si proclamò Caudillo e il regime navigava a vista. Un giorno mia madre mi chiamò e mi propose di ritornare a Madrid. Grazie a qualche amico fedele, era riuscita a salvare la casa di calle Mayor e il poco che ancora vi restava dentro. Fu un ritorno triste, doloroso, pieno d&#8217;incertezze e di paure. Con Franco le cose si erano come stabilizzate. La propaganda del regime faceva apparire tutto perfetto, ineccepibile. Riprendemmo antichi contatti, vecchie conoscenze, nuove opportunità, non senza i timori di qualche rappresaglia. Nel 1949 conobbi Javier. Un giovane e promettente avvocato. Bellissimo, appassionato, corteggiato spietatamente da un esercito di ragazze di ogni tipo. Attricette, ballerine, signorine della buona società. In uno dei tanti ricevimenti offerti da amici comuni, mi prese la mano e mi chiese se avrei acconsentito a diventare sua moglie. La cosa mi sorprese. Ero l&#8217;unica a non fargli la corte e mai avrei pensato di poterlo desiderare per marito. Più tardi mi confessò che lo avevano conquistato i miei occhi, la mia aria provinciale mai dismessa, la mia figura riservata e triste. Un fidanzamento breve. Ci sposammo nel 1950 e presto diventammo la coppia più invidiata della Capitale. Javier era con me timido e delicato, innamorato e premuroso. &#8211; La signora chiuse gli occhi. Emise un sospiro. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Venga domani. Ho bisogno di riposare. Non so se proprio dovrò raccontarle tutto del mio passato. Voglio pensarci. &#8211; Riaprì i suoi occhi celesti e me li piantò addosso. &#8211; Che sbadata! Non so che cosa mi sia successo. Non le ho neppure richiesto il motivo della sua visita. Mi dicevano le mie amiche che è un giornalista, uno scrittore. Ma cosa vuole da una povera vecchia che chiede solo di dimenticare la sua vita senza purtroppo resistere al desiderio di raccontarla?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-No, signora, non proprio&#8230; -Mi schermii, balbettando.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ho saputo che lei ha comprato il mio ritratto&#8230; &#8211; Continuò senza smettere di guardarmi.- Posso domandarle perché l&#8217;ha fatto?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora mi sorprese. Non volevo darle un dispiacere rivelandole lo smantellamento della sua abitazione. Mi colse di sorpresa. Rimasi confuso. Senza parole. Calò un ingombrante silenzio. Era evidente che aspettava la mia risposta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Mi colpirono gli occhi della signora dipinta dal pittore, la sua aria malinconica, il suo elegante portamento&#8230; &#8211; Non seppi dire altro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Che strano!- Proruppe. &#8211; Le stesse motivazioni addotte da Javier quando mi chiese di sposarlo, le stesse parole di Fernando mentre lo dipingeva. Tre uomini vinti dallo stesso fascino in tre epoche diverse della vita. Venga. Venga domani e saprà il resto della storia. &#8211; </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Si alzò aiutandosi con un bastone dal pomo d&#8217;argento finemente lavorato. Mi porse la mano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Encantada. &#8211; Ripeté. &#8211; Ho dimenticato il suo nome. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Mi alzai di scatto per porgerle subito la mia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Encantado. Giovanni. Juan&#8230; &#8211; Risposi mentre già si allontanava.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora si voltò improvvisamente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ci avrei scommesso la vita!- Esclamò. &#8211; Giovanni è un tipico nome italiano ma è molto diffuso anche qui, in Spagna. Mio padre si chiamava Juan. Era il nome che avrei voluto dare al figlio che non ho mai partorito.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Rimasi quasi stordito dalle ultime rivelazioni. La vidi scomparire dietro la porta che immetteva dal salone in un corridoio. Un inserviente, premuroso e discreto, la richiuse subito alle sue spalle. Un altro venne ad accompagnarmi all&#8217;ascensore. Ero triste, spiazzato, terribilmente scosso. Ritornai a casa. La donna del quadro mi guardava ora con un sorriso enigmatico e strano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>                                                                         </span>* * *</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2007/04/hands.jpg?w=288&#038;h=275" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="288" height="275" />Tutta la notte e il giorno successivo pensai a lei. Ero indeciso su cosa fare. Se ritornare o no a visitare la vecchia signora. Alla fine decisi di ritornare. Non incontrai alcuna difficoltà alla reception. Mi accompagnarono di nuovo al grande salone. Sedetti nello stesso posto del giorno precedente. La signora non si fece attendere. Venne accompagnata da un inserviente, caricando il suo fragile corpo sul bastone col pomo d&#8217;argento. Mi alzai d&#8217;impeto. Sorrise. Mi porse la mano come una vecchia amica. Gliela strinsi fra le mie.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Hola!- Mi salutò mentre l&#8217;inserviente la aiutava ad accomodarsi sulla poltrona di fronte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Hola!-Risposi con sguardo trasfigurato e una voce calda.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Che gioia rivederla.- Riprese.- Ero sicura che sarebbe tornato. Del resto anche la sua visita di ieri non fu una vera sorpresa per me. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Dovetti mostrare una faccia sicuramente strana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Oh, non si spaventi! &#8211; Sorrise. -Sono solo una vecchia pazza con la mania di farsi fare e di fare le carte. Una vecchia gitana m&#8217;iniziò a questa pratica. M&#8217;insegnò anche a leggere la mano. La vita, dopo, m&#8217;insegnò a leggere il cuore degli uomini. Le carte l&#8217;avevano annunciato, mio caro. Da tanto tempo. Anche il mio spirito guida aveva predetto il suo arrivo.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ero confuso. Senza parole. La signora sorrise di nuovo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Dopo la sua morte, avvenuta nel 1951, il mio poeta preferito diventò il mio spirito guida, il mio Virgilio nella Terra dei Morti&#8230; Lo so. In questo momento pensa forse che stia vaneggiando. Da sempre sono stata credente e miscredente insieme riguardo a queste pratiche esoteriche. Spesso, in epoche diverse della mia vita, avrei voluto occultare dentro di me poteri o forze che, a momenti, s&#8217;impadroniscono della mia anima come anche del mio corpo e decidono per me anche quando io non lo voglia. Anche quando io non lo chieda e non lo desideri. Pedro Salinas fu un nostro grande amico. Fra le vecchie carte di mio padre, nello studio della casa di Madrid, scoprii un lungo epistolario col poeta. Rimasi così commossa a leggerlo che volli riprenderlo fra le mani, per rileggerlo ancora, quando appresi, da avari commenti sui giornali, della sua morte. Fu un lutto che mi coinvolse e mi turbò. Che vissi come un&#8217;autentica figlia. Perché figlia, di fatto, lo fui. Erede e vittima spirituale delle sue parole, dei suoi sentimenti, della sua poesia straziata dalla passione e dall&#8217;ipocrisia del tempo. Con le sue vecchie lettere tra le mani, caddi in una trance poetica, in un torpore strano dai quali mi riebbi solo con una convalescenza lunga che segnò l&#8217;inizio della mia chiaroveggenza. Vivevo nel mio corpo la disperazione del suo cuore diviso tra l&#8217;amante americana e la famiglia spagnola; i lunghi abbandoni estatici; l&#8217;irruenza quasi erotica della sua scrittura; il dramma, in una parola, di tutta la sua vita. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora fece una lunga pausa con gli occhi persi in un cielo lontano, irraggiungibile. Ritornò a scrutare il mio volto, facendo forza sul pomo del bastone come per volersi disperatamente ancorare a una realtà che le sfuggiva.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Nel 1949, le dissi ieri, conobbi mio marito. Javier. Da subito il nostro rapporto diventò molto letterario, poetico. Sicuramente furono i versi di una poesia di Salinas, che ricopiai per lui senza intenzione e inganno, a fungere da &#8220;galeotti&#8221;, da mezzani come nella splendida vicenda dantesca di Paolo e Francesca. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES">Spezzarono indugi, vinsero timidezze, annullarono ritrosie. &#8220;La forma de querer tú/es dejarme que te quiera./El sí con que te me rindes/es el silencio.[...]/Jamás palabras, abrazos/me dirán que tú existías,/que me quisiste: jamás./Me lo dicen hojas blancas,/mapas, augurios, teléfonos;/tú no./Y estoy abrazado a ti/sin preguntarte, de miedo/a que no sea verdad/que tú vives y me quieres./Yo estoy abrazado a ti/sin mirar y sin tocarte./No vaya a ser que descubra/con preguntas, con caricias/esa soledad inmensa/de quererte sólo yo. </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">(2) -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora declamò a memoria per me, con sguardo trasognato, la lirica che aveva deciso la sua vita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Conosce? E&#8217; una delle più belle di Salinas, una delle tante.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì, conosco quel poeta. Fu uno dei poeti della generazione del Ventisette. Molto amato e letto.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Javier mi restituì la lirica, &#8211; continuò la donna -ricopiata nuovamente da lui, portatrice di un messaggio subliminale. Mi chiese se ne condividessi il testo e le parole. Non aspettò la mia risposta. Dai miei occhi capì e mi baciò a lungo. Il nostro fu un amore bizzarro. Per quanto ci sforzassimo, nessun figlio allietò il nostro matrimonio e, a poco a poco, rinchiudemmo a riccio le nostre vite. Javier mi accusava di essere sterile, io non riuscivo a respingere le accuse. La medicina non aveva ancora fatto i passi di gigante che oggi tutti conosciamo. Madrid è una città strana. La sua società guarda molto alle apparenze e tralascia spesso l&#8217;essenziale. Javier cominciò a sviluppare delle crisi di gelosia durante le quali non riusciva a controllare il suo istinto. Era violento. Più volte mi picchiò, senza motivo, per cose veramente banali. Alla fine di ogni crisi mi torturava con infinite richieste di perdono e promesse, puntualmente disattese. Gli proposi una separazione. Lui reagì con violenza inaudita. Non avrebbe saputo vivere e lavorare al pensiero che tutti potessero conoscere il suo problema e deriderlo. Avrebbe preferito uccidermi, mi confessò in un accesso d&#8217;ira. Per farsi perdonare e dissuadermi, colse, poi, a volo un&#8217;opportunità e comprò la splendida casa di calle Alfonso XII, alle spalle del Prado. Ci sistemammo alla grande là e per un pezzo il demone della gelosia in lui tacque. Mi regalava una vita agiata, che non avevo avuto più dai tempi di mio padre, per convincermi del suo amore, delle sue buone intenzioni. Per comprare con astuzia il mio silenzio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ritornammo anche a Valencia per passarvi l&#8217;estate. Cercavo tra le sue antiche vie quella serenità di un tempo che ora mi mancava.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora fece una pausa. Chiuse gli occhi ed emise un sospiro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Valencia. &#8211; La anticipai.- Questa città ritorna come un refrain nella sua vita. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. &#8211; Confermò lei.-Ha detto giusto. Un refrain o forse un destino.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non capisco.- Ammisi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-A Valencia ritrovai Fernando. Promettente pittore. Allievo della migliore scuola pittorica verista valenciana. La sua partecipazione all&#8217;Esposizione Nazionale delle Belle Arti, allestita presso il Retiro a Madrid, gli era valsa nel 1926 una borsa di studio come migliore pittore. Con quel sussidio aveva viaggiato a Parigi, a Roma. Si era trattenuto a Parigi durante </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Seconda Repubblica.</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> Era rimasto in quella città anche per tutto il tempo della guerra civile. Era ritornato a Valencia nei primi anni cinquanta, incoraggiato da una propagandata apertura del governo di Franco agli intellettuali. Nel 1953 Gli Stati Uniti e il Vaticano riconobbero il regime franchista e, con il riconoscimento, finiva quell&#8217;embargo nel quale era stata stretta </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Spagna</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> dalla fine della seconda Guerra mondiale. Lo rividi a Valencia proprio in quell&#8217;estate del cinquantatré. Fu una grande gioia per me poterlo riabbracciare. Fernando era più giovane di mio padre ma come mio padre era stato testimone e vittima del suo tempo. Prese a frequentare assiduamente la nostra casa, incoraggiato dall&#8217;amicizia di Javier. Fu a Valencia che mio marito gli propose di dipingere il mio ritratto. Lui raccolse l&#8217;invito con gioia e, nell&#8217;estate del cinquantaquattro, io posai molte mattinate per lui nel salone della nostra villa prospiciente il mare. Ci accomunavano la passione politica, l&#8217;amore per la pittura, il grande senso della poesia. I colori della sua tavolozza erano i miei preferiti. Cercava come me il senso più profondo e intimo delle cose che traduceva nella sua pittura con uno studio minuzioso del viso e dell&#8217;espressione degli occhi. S&#8217;innamorò di me. Lo confesso. Anch&#8217;io sentivo una forte attrazione per il suo corpo virile, maturo. Sicuramente in lui cercavo il padre che mi era mancato troppo presto. Ma la nostra relazione non andò di là del platonico e del concettuale. Non così pensò la moglie. Aveva scoperto fra le carte del marito una lirica di Salinas che io avevo ricopiato per lui. Era una lirica d&#8217;amore e questo bastò per scatenare la sua gelosia. La credé mia. La fece pervenire a mio marito, minacciando scandali e rivelazioni. Partimmo frettolosamente da Valencia con il quadro ancora fresco di vernice e una dedica, in basso, mimetizzata ma testimone d&#8217;accusa presente e inconfutabile. Suggello e conferma del sospetto di un amore vissuto attraverso le parole e il sogno, di un adulterio consumato solo fra le pieghe della fantasia. Javier non disse una parola. Mi colpì il suo comportamento. Strano, inatteso, incomprensibile. Aspettavo che mi proponesse la tanto sospirata separazione E invece niente. Di fronte, questa volta, a una minaccia reale, fondata, di adulterio non ebbe neppure le sue solite e abituali crisi di violenza. Il nostro rapporto si frantumò dietro un muro di silenzio che separò le nostre vite, il nostro letto, il nostro tempo. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Perché questa volta non ha preteso con più determinazione lei una separazione, allora? Javier aveva un problema, lei si era infatuata di un altro, a che scopo continuare a vivere insieme? &#8211; Chiesi di getto, senza riflettere, interrompendo il suo racconto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Veda. Io amavo mio marito. Lo amavo anche così. Il mio amore andava di là del carattere, delle cose. Questo non m&#8217;impediva di sentire attrazione per l&#8217;altro. Attrazione spirituale che si consumava in un delirio erotico fatto di parole come quello sperimentato dal poeta. Neppure Fernando capì mai il perché non volli cedere alle sue avances. Io ero io. Una donna. Quando mi facevo fare le carte, sceglievo sempre di essere la donna di cuori. Il seme, che si riferisce al mondo degli affetti, profetizza passioni travolgenti, speranze, sconfitte, insoddisfazioni spirituali, inquietudini d&#8217;amore. In una parola la mia vita. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Fece una pausa e mi fissò con particolare insistenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E dopo cosa avvenne?- La incalzai imbarazzato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Trascorse un tempo, dieci anni del nostro matrimonio. Non rividi più Fernando. Mio marito si trincerò nel suo lavoro, nella sua malinconia. Io vissi in sostanza prigioniera delle mie stanze, del mio silenzio, ostaggio della sua, ora motivata, follia. Morì pacificato nella sua coscienza ma fortemente in debito con la mia per avermi serbato un rancore assurdo, mantenuto oltre ogni immaginabile previsione. Qualche anno dopo la sua morte, anche Fernando scomparve ed io rimasi sola in un palazzo troppo grande in compagnia dei miei fantasmi. Li ritrovai entrambi nelle lunghe notti, evocati dai miei poteri soprannaturali, per la perizia del mio spirito guida. Mi tenevano viva, purificati dalla corporeità terrena. Mi estenuavano in lunghi e appassionati incontri d&#8217;amore che erano vero cibo dell&#8217;anima, deliri inconfessabili, spazi di libertà dove le parole correvano leggere, diritte al cuore. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Sono mesi ormai che il mio corpo non regge più lo sforzo sovrumano della trance. Per questo venni qua. Volli lasciare il luogo dell&#8217;oblio, quell&#8217;eremo odiato che era stata la mia prigione e la mia casa. Allontanarmi da tutto ciò che era stato dolore per ritrovare un ultimo tempo di felicità, una vita nuova. Più volte ho consultato le carte, in questi ultimi tempi, e l&#8217;asso di picche mi ha insistentemente vaticinato una sventura. Così pure il mio spirito guida. Una fine imminente non prima, però, di aver sperimentato un ultimo amore. Molto simile ai primi. Vissuto attraverso lo struggimento del verso e l&#8217;alchimia della parola. Finalmente sarei stata amata così com&#8217;ero, priva di ogni cornice&#8230;<span>  </span>-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La signora si fermò. Mi guardò con occhi incantati e dolci. A lungo. Come se volesse dire altro. Le mancava qualcosa per chiudere l&#8217;ultimo capitolo della sua storia. Allungò una mano tremante e raccolse a sorpresa le mie per stringerle con una forza che io mai avrei sospettato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Venga ancora domani, mio caro. Per conoscere la fine del mio romanzo. Le carte, glielo ripeto, mi avevano detto di lei. Se non potrà venire, mi ricordi come la dama del ritratto. Bella, splendida, trasognata e amante.- Ripeté, calcando con forza la voce, l&#8217;ultima parola: &#8211; Amante. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:10pt 10px 10px 10pt;" src="http://www.avus.it/images/bastone.jpg" alt="" />Si alzò appoggiandosi al pomo del suo bastone e si diresse verso la porta senza dire più nulla. Un inserviente, premuroso, la prese sottobraccio e la accompagnò fino alla sua stanza. Un altro inserviente mi accompagnò all&#8217;ascensore. Uscii. Fuori era buio. Faceva freddo. Un freddo cane. Riscaldato dal tepore del camino, l&#8217;aria gelida di febbraio mi aggredì con brividi di febbre. Rincasai in fretta. Mi misi a letto. Ero febbricitante. Il giorno dopo non potei visitare la signora. Molti giorni passarono prima che il mio corpo guarisse dallo stato influenzale che lo aveva prostrato, indebolito, distratto. La vita mi travolse. Andai in Sicilia, ritornai a Madrid. La sognai una notte di giugno. Per questo decisi di comprare dei dolcetti e un pomeriggio di andare a trovarla. Raggiunsi la residenza, mi presentai alla reception. Si meravigliarono quando chiesi di rivederla.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-La signora non è più con noi. -Rispose con occhi molto sorpresi una signorina che non conoscevo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Come non è più da voi? &#8211; Ripetei contrariato. -E dove si trova, allora?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non ha saputo?- Rispose imbarazzata la donna. Da un ufficio vicino, accorse subito in suo aiuto la signorina che io conoscevo bene e che mi aveva autorizzato le visite.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ah! Per fortuna che è venuto. Da giorni pensavo di rintracciarla, però non avevo potuto trovare il suo recapito. Sicuramente lo avrò perso. La signora è purtroppo deceduta una settimana fa. Anzi abbiamo trovato una busta sigillata nella sua stanza con dentro qualcosa. La signora, presentendo evidentemente la fine, vi aveva scritto di suo pugno che le fosse consegnata personalmente. Aspetti, l&#8217;ho proprio in evidenza sulla mia scrivania&#8230; &#8211; Senza ascoltare il mio commento, si allontanò verso il suo ufficio per ritornare con la busta tra le mani. -Ecco. Ora mi sento più tranquilla. Francamente non sapevo come fare per esaudire l&#8217;ultimo desiderio di una donna che ha incantato tutti con il suo fascino, con la sua simpatia. Anche se è rimasta solo poco tempo con noi.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Abbassò gli occhi, sinceramente commossa. Rimasi di stucco. Presi la busta e mi allontanai con il pacchetto di dolci fra le mani e un&#8217;angoscia nell&#8217;anima, opprimente, indescrivibile. Rincasai e la aprii con l&#8217;impazienza del bambino. Conteneva un libro di poesie dal titolo &#8220;La voz a ti debida&#8221; (3) del poeta Pedro Salinas. Era una prima edizione, vecchia del 1933, recante una dedica sul frontespizio a Juan Javier Fernández, regalata quindi dallo stesso autore al padre della signora. Lo sfogliai. Conteneva molte liriche sottolineate a matita, molte annotazioni. &#8220;Il libro di cui mi parlava.&#8221; Pensai. Da una pagina saltò, come fosse un segnalibro, un fante di cuori. Lessi la lirica e capii. Era l&#8217;ultimo capitolo della sua storia. Aveva affidato, anche questa volta, al suo spirito guida un messaggio per me, suo fante di cuori, ultimo amante della sua vita. Profetizzato dalle carte e dai fantasmi della sua mente, trasfigurato dalla forza e dalla potenza della poesia. Ritornai alla dedica del frontespizio e notai con stupore come il mio nome fosse stato unito da sempre, inscindibilmente agli altri due, nel libro misterioso del suo destino.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">(1) Sede del Congresso dei Deputati.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;">(2) Pedro Salinas, Edición de Monserrat Escartín, Cathedra, Letras Hispánicas, 8.a edición revisada, Madrid 2006</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;" lang="ES"><span style="font-family:Times New Roman;"><span> </span></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">[39]</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il tuo modo di amarmi</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">è lasciare che ti ami.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Il sì col quale ti abbandoni a me</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">è il silenzio. [...] (a)</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Mai parole, abbracci</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">mi diranno che tu esistevi,</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">che mi amasti: mai.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Me lo dicono fogli in bianco,</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">cartine, indizi, numeri di telefono;</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">tu no.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">E ti stringo tra le braccia</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">senza chiederti nulla, per paura</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">che non sia vero</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">che tu vivi e mi ami.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Ti stringo tra le braccia</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">senza guardarti e senza toccarti.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">Non sia mai che</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">con domande, con carezze</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">scopra l&#8217;immensa solitudine</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">di essere il solo ad amare. </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;"><span> </span></span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;">(a) raffigurazione del silenzio usata anche dal poeta Machado.</span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </span></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">(3) &#8220;La voce a te dovuta&#8221;. &#8220;</span></em><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">La Voz</span></em><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"> è un sentito omaggio dell&#8217;Io poetico alla donna che ha reso possibile l&#8217;esperienza amorosa descritta. Il tono è gioioso perché attraverso le sue pagine si può toccare &#8220;con mano un sogno&#8221; e si vive a fianco di esso; sebbene, a volte, occasionali dubbi suscitino la revisione di tutto il processo. Allegria, lacrime, memorie, ombre&#8230;, sono motivi che si ripetono e raggruppano poesie di tono distinto, riflettendo il formarsi della persona nell&#8217;atto amoroso.&#8221; (A. de Zubizarreta [1969] 125).</span></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 36pt;"><span style="font-family:Times New Roman;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">Il titolo è tratto da un verso &#8220;He de mover<span>  </span>la voz a ti debida&#8221; della Égloga III del poeta Garcilaso De </span></em><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;">la Vega</span></em><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;"> apertamente ispirata alla poesia di Virgilio, Petrarca e Dante. <span> </span></span></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span> </span><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>  </span><span> </span></span></p>
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			<media:title type="html">socrathe</media:title>
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	</item>
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		<title>Parlami d&#8217;Amore</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 08:49:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[PARLAMI D&#8217;AMORE é la storia di uno strano viaggio in Italia, rivissuto dal protagonista attraverso gli occhi e la fantasia di chi l&#8217;Italia la sogna.  Un amore che progressivamente prende corpo, complice una musica universale, napoletana e no -comunque della prima metà del &#8216;900-, fino a identificarsi con gli occhi antichi e teneri della madre. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=125&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:14.4pt;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 72pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;font-family:Arial;">PARLAMI D&#8217;AMORE é la storia di uno strano viaggio in Italia, rivissuto dal protagonista attraverso gli occhi e la fantasia di chi l&#8217;Italia la sogna.  Un amore che progressivamente prende corpo, complice una musica universale, napoletana e no -comunque della prima metà del &#8216;900-, fino a identificarsi con gli occhi antichi e teneri della madre. Sul filo magico del ricordo, testimone una luna straordinaria e splendida, fra le rovine esistenziali di una Siviglia, intravista appena, decadente e magnifica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.4pt;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.4pt;margin:0 22.9pt 0 27pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:14.4pt;text-align:center;margin:0 22.9pt 0 27pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;color:#333333;font-family:Arial;">PARLAMI D&#8217;AMORE</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://digilander.libero.it/tigrooo/siviglia/siviglia-ponte%20triana.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="233" height="154" />Prenotai un viaggio a Siviglia. Investigavo i primi anni della scoperta dell&#8217;America e dovevo prendere visione di alcuni importanti manoscritti al &#8220;Archivo General de Indias&#8221;. Alla ragazza dell&#8217;agenzia di viaggio raccomandai con insistenza di scegliermi un albergo comodo, possibilmente in centro. Mi rassicurò con un sorriso e un sibillino &#8220;vedrà&#8230;&#8221; Partii una mattina presto da Madrid con un biglietto dell&#8217;AVE. Nonostante fossimo in luglio, notai che un golfino non mi sarebbe dispiaciuto sentirlo addosso. Quando scesi dal treno, la stazione di Santa Justa brulicava di operai e di cantieri. La stavano ammodernando, si affrettarono a spiegarmi gli impiegati dell&#8217;Ufficio Turistico ai quali mi ero rivolto per cartine e informazioni utili. Uscii sul grande spiazzale della stazione con una piccola valigia in mano, disorientato visibilmente come può esserlo uno straniero. Cercavo di capire dove poter prenotare un taxi che mi portasse fino all&#8217;albergo. Non c&#8217;erano taxi. O meglio non vidi nessun segnale di fermata. Mi avvicinò invece un uomo basso, non più giovane ma neppure tanto vecchio, e m&#8217;indicò l&#8217;arrivo di un autobus. Lui stesso salì dietro di me. Capì che stavo cercando un albergo. Ne avevo fatto il nome al conducente del mezzo perché m&#8217;indicasse la fermata più vicina. Scese con me e si offrì di accompagnarmi giacché percorreva quella stessa strada. Lo seguii. Mi domandò se fossi italiano. Risposi di sì. Amava molto l&#8217;Italia, confessò, anche se aveva visitato solo Milano e Genova mentre avrebbe voluto conoscere anche Roma e Napoli. &#8220;Chissà, qualche volta succederà!&#8221; Aggiunse con un grosso sospiro. M&#8217;indicò l&#8217;albergo, mi strinse la mano forte e mi augurò un felice soggiorno.<span id="more-125"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Era la seconda volta che andavo a Siviglia. La prima volta c&#8217;ero stato molti, moltissimi anni fa. Un viaggio organizzato e una visita troppo veloce per una città così ricca di monumenti e di storia. L&#8217;avevo a lungo sognata, bambino, incantata, dal clima dolce e i minareti d&#8217;oro, assolata e lontana. Niente di tutto questo purtroppo. Guardai l&#8217;albergo con sorpresa. Un edificio nuovissimo nel cuore più antico del centro storico. Le architetture, espressioni della più moderna avanguardia, litigavano sulle pupille dei miei occhi con le linee austere degli antichi palazzi che conservavano memorie dolorose e custodivano terribili storie di uomini.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Alla reception mi avvertirono che proprio quella sera la struttura sarebbe stata inaugurata dalle autorità locali e, pertanto, mi pregarono di usare, solo per quella notte, un&#8217;entrata laterale. La camera era splendida, l&#8217;interno dell&#8217;albergo elegante e magnifico. Lasciai la valigia e subito mi diressi all&#8217;archivio. Resistetti alla tentazione di mettermi in fila per visitare la celeberrima cattedrale. <img style="float:right;margin:10pt 10pt 10px 10px;" src="http://www.scattieparole.it/files/Image/cattedrale_siviglia.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="245" height="186" />Il palazzo dell&#8217;archivio era ubicato quasi di fronte ad essa. M&#8217;informarono che da alcuni anni l&#8217;archivio non era più conservato là ma era stato trasferito in un antico stabile contiguo, avendo mantenuto la sede storica solo come edificio di rappresentanza. Questa volta mi lasciai condurre dal solenne scalone di marmo che m&#8217;introdusse in un vasto corridoio loggiato con, alle pareti, altissime vetrine chiuse a chiave dentro le quali scorsi vecchi libri di pergamena che erano stati diari di bordo, raccolte di antiche carte geografiche, cronache di mare. Nel salone degli Atti, confuso tra pitture e marmi, un mezzo busto dorato di Cortés. Una targa minuscola, sulla base del piedistallo di gesso, m&#8217;informò che quella era solo una copia. L&#8217;originale lo custodivano i suoi eredi, rampolli di un&#8217;antica famiglia siciliana. </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">La Sicilia</span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"> ancora una volta ritornava protagonista involontaria di un mio viaggio. Discesi in fretta le scale non riuscendo a capire come lo spirito di Cortés avesse fatto ad approdare anche nella mia bella isola. Mi ritirai in albergo dopo un pranzo veloce a base di rustici, consumato presso una delle tante caffetterie del centro. Mi distesi sul letto e m&#8217;imposi di dimenticare Cortés, il Nuovo Mondo, </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">la Sicilia</span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">, Siviglia, decadente e cialtrona.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Sicuramente dovevo essere molto stanco. Mi addormentai per un numero imprecisato di ore. Mi risvegliò l&#8217;eco lontana di un grande bailamme. Mi affacciai a una finestra che dava sul patio e mi resi conto che la cerimonia era già in atto. Mi rivestii e pigramente discesi le scale. Tanta gente elegante. Un signore leggeva una memoria. Fu scoperta una lapide fra gli applausi e i cori dei presenti. Mi rifugiai in una piccola hall a lato dell&#8217;altra più importante nella quale si festeggiava l&#8217;evento. Subito dopo gli applausi, il salone ristorante spalancò le sue porte e i tavoli del buffet furono velocemente saccheggiati. Si calmò il brusio intenso. Quasi un silenzio. Ordinai una birra fredda e mi sedetti su un divano centellinandola. Mi notò il pianista. Guardandomi con molta curiosità e insistenza, si spostò al piano e cominciò a suonare. Solo per me. Finsi di non seguirlo ma la sua arte era veramente notevole. Continuava a sorridermi. Vinsi così le mie resistenze, mi alzai e mi appoggiai alla coda dello strumento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES">-Hola! Usted es italiano, verdad?- </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Mi chiese in un castigliano corrotto dal sole dell&#8217;Andalusia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì – Risposi timido.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sono stato molti anni a Napoli. – Proseguì in un buon italiano. – Facevo lo stesso mestiere&#8230;suonavo in un famoso e storico caffè del centro. – Mi sorrise con uno sguardo amico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ah! – Commentai non trovando parole.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Attaccò un pezzo famosissimo &#8220;Anema e core&#8221;. I suoi occhi brillavano mentre le sue mani si perdevano nella passionalità del pezzo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-E´una canzone del maestro D&#8217;Esposito, la compose a Sorrento&#8230;- Mi spiegò.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Attaccò nuovamente un altro classico del repertorio napoletano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Core &#8216;ngrato&#8230;- Dissi io. -Una tra le piú struggenti canzoni napoletane. -</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. Però non è napoletana&#8230;- Precisò lui.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Come? – Domandai, perplesso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-É  una canzone autobiografica. Le parole sono di Sisca, soprannominato cuore di ferro, e la musica è di Cardillo. Erano emigranti entrambi. La composero nel </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">1911 a</span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"> New York. – Sorrise divertito.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Incassai il colpo. Guardavo estasiato le sue dita che a volte volavano sulla tastiera mentre a volte si lasciavano pigramente condurre dalla musica. Fece capolino da una preziosissima tenda un signore. Basso, un poco obeso, con due baffetti grigi e una barbetta tutta bianca, molto stempiato. Poteva avere più o meno settant&#8217;anni. Si sedette su una poltrona davanti a noi, attirato dalla musica.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Venga!- Lo invitò il pianista, fra una fuga e l&#8217;altra, con un veloce gesto della mano. Lui accettò molto di buon grado. Si appoggiò alla coda del piano come avevo fatto io.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Amo molto la musica napoletana. – Confessò subito. – E appena l&#8217;ho sentita suonare, seppur distratto dalle chiacchiere della gente, ho lasciato tutto per venire ad ascoltarla. –</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Il pianista sorrise.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-A lei piace pure, non è così? – Mi chiese con molta affabilità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì. – Risposi, senza parole.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Il signore è italiano. – Lo informò il pianista.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ah, che meraviglia!- Esclamò lui, con un&#8217;espressione di gioia sul viso. –E di dove?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Del Sud. – Mormorai. –Sono siciliano.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Quindi Napoli!- Concluse l&#8217;uomo, trionfante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Beh, non proprio. – Precisai.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Dalla stessa direzione arrivò, dopo qualche istante, una signora apparentemente della sua stessa età.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ma dove diavolo ti sei cacciato?- Lo rimproverò. Poi, guardandoci, mitigò il tono del suo disappunto e abbozzò un sorriso. – Tutti ti cercano.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Lasciali andare. – Fece l&#8217;uomo. – Qui sto meglio.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">La donna si appoggiò al suo braccio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Il signore è italiano, viene dal sud, dalle parti di Napoli&#8230;-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Encantada!- Rispose lei e mi porse la sua mano con una gioia evidente negli occhi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Il pianista conosce molto bene la musica napoletana e al signore piace molto. Sta suonando per lui.– Le spiegò.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Oh, anche a voi piace. Il pianista suona anche per voi. – Provai ad aggiungere io, imbarazzato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì, ma per lei è diverso.- Obiettò la donna. – Come vorrei poter parlare bene la sua lingua per cantare correttamente queste canzoni del cuore!-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Si strinse al braccio del marito con una tenerezza commovente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:10pt 10px 10px 10pt;" src="http://farm1.static.flickr.com/190/493854410_7442c62fca.jpg?v=0" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="245" height="245" />-Molti anni fa, quando eravamo due ragazzi, c&#8217;innamorammo al suono di queste canzoni e di questa musica e, quando ci sposammo, ho voluto passare l&#8217;intera luna di miele a Capri. A quei tempi non avevamo molti mezzi. </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">La Spagna</span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;"> viveva un periodo di grande autarchia. Anche se le nostre famiglie appartenevano alla piccola borghesia, per accontentarci, i nostri genitori dovettero fare molti sacrifici. Lui – e indicò il marito- aveva vinto, nel frattempo, una borsa di studio che gli consentì di passare qualche mese a Roma e così combinammo. L&#8217;Italia risorgeva dalle macerie di una guerra crudele. A Roma si respirava già l&#8217;aria della dolce vita. Fu un tempo magico. Proprio a Capri, dove ritornammo più volte nell&#8217;occasione di quel soggiorno, sono sicura che concepii il primo dei miei figli.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">L&#8217;uomo la guardava con occhi trasognati, mentre lei raccontava anche la sua vita intima con un pudore e un&#8217;eleganza che mi mettevano a disagio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">- Sa, &#8211; concluse – ormai è grande ed anche lui ha figli, ma tutte le volte che lo guardo è come se i suoi occhi mi riportassero a quei paesaggi lontani. E ama tanto l&#8217;Italia, anche lui&#8230;che strano!- Cominciò a canticchiare, tra una lacrima e l&#8217;altra, i brani che il pianista via via eseguiva.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">La guardai con molta simpatia. Mi ricordò mia madre. I capelli color grigio cenere raccolti in un&#8217;unica treccia a tupè sulla nuca, gli occhi profondi e acquosi, straordinariamente espressivi, la voce intonatissima. Nelle sere d&#8217;estate, sotto una splendida luna, sulla grande terrazza della casa di campagna, anche lei cantava per mio padre le canzoni della sua vita e sempre, qualcuna, ne alterava la melodia e la voce. Interrompeva il pezzo, asciugava una lacrima. A volte era Rondine al nido, spesso era Parlami d&#8217;amore Mariú o Vento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Venne a un tratto un giovane signore molto distinto che li cercava. Era il figlio. La signora me lo presentò con orgoglio.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">-Grazie per questa splendida serata. Per un attimo l&#8217;ho sentita come un figlio mio al quale dovevo raccontare quella parte di me che non sapeva.- Concluse lei, abbracciandomi, prima di congedarsi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">La ringraziai anch&#8217;io, ci salutammo. Andarono con lui.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;">Ero strano. Uscii sulla strada. Una Siviglia deserta, quasi addormentata mi accolse con le sue rovine e con i suoi silenzi. Anche in quella notte la luna era alta e straordinariamente luminosa. Guardai con tristezza la porta dell&#8217;albergo da cui la coppia con il figlio era uscita. </span><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES">Mi mancavano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES"><em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES"><em>Un Uomo Libero</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;color:#333333;line-height:150%;font-family:Arial;" lang="ES"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:6pt 22.95pt 6pt 36pt;"><span lang="ES"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></span></p>
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		<title>Francis Bacon: Madrid</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Feb 2009 08:41:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Francis Bacon]]></category>
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		<description><![CDATA[
FRANCIS  BACON
  PROFETA E TESTIMONE 
DEL SECOLO FERITO DALL&#8217;UOMO
 
 
Dal 2 febbraio di quest&#8217;anno è possibile visitare nel Prado un&#8217;eccezionale e interessante retrospettiva. Il museo madrileño, in collaborazione con la Tate Britain di Londra e il Metropolitan  Museum of Art di New York, ha voluto commemorare così il centenario della nascita di Francis Bacon, celeberrimo pittore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=121&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><div>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span style="text-decoration:underline;">FRANCIS<span>  </span>BACON</span></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>  </span><em>PROFETA E TESTIMONE </em></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><em>DEL SECOLO FERITO DALL&#8217;UOMO</em></span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://www.artquotes.net/masters/bacon/bacon_john1985.jpg" target="_blank"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://www.artquotes.net/masters/bacon/bacon_john1985.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="133" height="202" /></a>Dal 2 febbraio di quest&#8217;anno è possibile visitare nel Prado un&#8217;eccezionale e interessante retrospettiva. Il museo madrileño, in collaborazione con </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">la Tate Britain</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> di Londra e il Metropolitan<span>  </span>Museum of Art di New York, ha voluto commemorare così il centenario della nascita di Francis Bacon, celeberrimo pittore inglese di origini irlandesi. Dagli inizi della sua carriera artistica (1946-1949) fino alle ultime creazioni del 1991, la retrospettiva tenta per la prima volta di fornire una chiave di lettura psicologica, storica e artistica di tutta la sua opera. Per il suo stile figurativo, impattante e drammatico, intensamente commovente e umano, Bacon si è confermato uno degli artisti più originali del secolo passato. Mito e leggenda vivente, affrontò nella sua opera la cruda realtà senza voler fare concessioni o riserve. Giustapponendo la relazione sensuale e la pulsione fisica alla disperazione e all&#8217;irrazionalità, mostrò l&#8217;essere umano come un animale e forse più che un animale. In un&#8217;epoca dominata dall&#8217;astrattismo, riunì nel suo studio londinese un vasto fondo d&#8217;immagini virtuali che abbracciava l&#8217;arte del passato, la fotografia, il cinema. Le inquietudini artistiche e filosofiche dell&#8217;uomo Bacon sono il vero filo conduttore della mostra. Nella sua pittura la rappresentazione bestiale della natura umana si combina con concrete allusioni alle devastazioni compiute dalla seconda guerra mondiale. Il nudo maschile, studiato in Michelangelo e nelle migliaia di foto di atleti e lottatori, assurto a simbolo di una fragilità umana in contrasto con l&#8217;idea della virilità, e il grido, che esprime sofferenze represse, a volte violenza, saranno vere e proprie costanti della sua opera. Le pitture iniziali testimoniano lo sforzo dell&#8217;artista nel volere equilibrare la penetrazione psicologica con la materialità della carne, con lo spessore del pigmento.<span id="more-121"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ho avuto modo di riascoltare una sua intervista registrata qualche anno prima di morire. Mi colpì l&#8217;insistenza nel voler guardare a tutti i costi la realtà fino a &#8220;cacciarsi&#8221; dentro. Per questo, confessava, non amava dipingere alla presenza dei suoi modelli. La sua era un&#8217;arte solitaria che, lui stesso, attribuiva al caso. Non voleva ferire -riferì in quell&#8217;occasione- le persone con le sue deformanti visioni della natura e della realtà. Un pudore quasi lo inibiva, gli procurava disagio e angoscia. Bacon stesso non sapeva spiegarlo ma era sicuro che gli venisse da lontano, da molto lontano. Le figure nelle opere del 1950 appaiono immerse in gabbie, reti, strutture che creano, in chi osserva, una profonda tensione psicologica. Margaret Thatcher le definì orribili. &#8220;Per estrapolare l&#8217;immagine dal suo contorno naturale&#8221; ebbe a scrivere, invece lui, giustificandosi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Appare in questi anni la diffusa serie dei ritratti di Innocenzo X, elaborazioni del celeberrimo dipinto del Velasquez (1650. Roma, galleria Doria Pamphilj). </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Mai Bacon</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> aveva visto quella pittura. L&#8217;aveva invece più volte trovata e studiata in numerosi libri d&#8217;arte. Ne era rimasto colpito. Ossessionato. In queste elaborazioni il viso del pontefice è stravolto dal suo stesso grido che rappresenta le insicurezze del potere, messe alla scoperto, violate nella loro astuta dissimulazione. La bocca aperta esprime in modo sublime la tensione tra lo spazio interiore del corpo e gli spazi che abita; il cipiglio del papa, severo nell&#8217;originale, in Bacon assume un&#8217;espressione di terrore e chiaramente allude all&#8217;isolamento dell&#8217;uomo moderno. Nell&#8217;intervista sopra ricordata, il pittore ammise di aver vissuto a Roma per circa due mesi e di non avere avuto mai il coraggio di guardare l&#8217;originale &#8220;delle sue sciocchezze&#8221;.<span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><a href="http://www.artquotes.net/masters/bacon/bacon_study1953.jpg" target="_blank"><img style="float:left;margin:10pt 10px 10px 10pt;" src="http://www.artquotes.net/masters/bacon/bacon_study1953.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="117" height="189" /></a></span></span> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Così definiva la sua nuova e rivoluzionaria concezione del ritratto moderno.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Bacon si professò da subito non credente. La sua omosessualità, vissuta nel periodo dell&#8217;adolescenza come un&#8217;intima colpa, si liberò attraverso la pittura e più in generale l&#8217;arte, definita dallo Stesso &#8220;una delle distrazioni che l&#8217;uomo ama costruirsi per non pensare seriamente alla morte&#8221;.<span>  </span>Le sue crocifissioni non hanno niente di soprannaturale, di sacro. Sono atti comuni del comportamento degli uomini. Gli istinti di brutalità e paura si combinano con una profonda fascinazione per il rituale del sacrificio. I santi lasciano il posto alle Eumenidi, le placate furie vendicatrici della mitologia greca. &#8220;Effettivamente siamo carne commestibile, solo potenziali carcasse. &#8221; Ebbe a dichiarare su questo argomento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il dramma della guerra e gli orrori del nazismo si fanno presenti nella sua vita attraverso il racconto e le crisi esistenziali di uno dei suoi amanti. Peter Lacy, ex pilota della RAF. Avventuriero, pianista in un locale di Tangeri per sbarcare il lunario. In esilio volontario in quella città, meta frequentata da vari intellettuali come Paul Bowles, William Burroughs, Allen Ginsberg. A Tangeri, capitale della trasgressione omosessuale, Bacon vivrà un tempo della sua vita. G. Dyer, l&#8217;amante che riempì, al ritorno dal Marocco, nel suo cuore il vuoto lasciato da Peter Lacy, gli apparve come un uomo fragile e poetico. Si toglierà la vita <span> </span>per il pittore il 24 ottobre del 1971 alla vigilia dell&#8217;apertura di una grande retrospettiva al Gran Palais di Parigi. Di questa fine Bacon se ne farà rimorso e carico per sempre.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">L&#8217;inevitabilità e la presenza costante della morte lo assediano e lo ispirano. La poesia di T. S. Elliot con il personaggio di Sweeney prima, la poesia di Federico Garcia Lorca e il mondo taurino poi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Per Bacon non esiste nessun mistero nella pittura. L&#8217;unico mistero è riuscire a creare l&#8217;immagine perché possa raggiungere immediatamente i centri nervosi di chi la osserva. La vita è un semplice viaggio in cui tutto si risolve in un iter esistenziale: nascita, copula, morte. Null&#8217;altro. Una controllata casualità che si fa gesto di sfida nella storia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Bacon frequentava spesso il Prado. Amava visitarlo a porte chiuse. Annegava nell&#8217;alcol del famoso Bar Cock, all&#8217;uscita, le sue angustie, le sue tristezze. La proprietaria del locale madrileño aveva riservato un tavolo appartato, lontano da occhi indiscreti, al pittore. Là ricevette il suo ultimo amante. Un giovane spagnolo che era divenuto il suo unico motivo per desiderare ancora di vivere. Un giorno di aprile del </span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">1992, in</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> un&#8217;anonima Madrid, la clinica Ruber di via Juan Bravo lo annoverò fra i suoi tanti pazienti illustri. Si spense lentamente come un antico stoico, tra le braccia di una suora ignara -ironia della sorte!-, solo. Pochissimi furono al suo funerale. Da quel giorno riposa nel cimitero dell&#8217;Almudena ad alcune centinaia di metri dal luogo, dove fu sepolto il suo grande e ammirato maestro Velasquez.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Oggi Madrid lo ricorda e ne perpetua la memoria. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:center;margin:0 58.9pt 0 54pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:0 58.9pt 0 54pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span>  </span></span></p>
</div>
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		<title>Un&#8217;armonica a Auschwitz</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 06:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il puntino che divenne una macchia,
che divenne una striscia,
che divenne un bambino
(Boyne John)
 
Forse è una filastrocca, ma non ha la cantilena, forse è una ninna nanna o forse è una preghiera; forse è l’incipit di un racconto, forse è un non ricordo mai vissuto, forse è una memoria che non vuole essere sondata, forse è [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=117&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><blockquote>
<p style="text-align:center;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Il puntino che divenne una macchia,</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">che divenne una striscia,</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">che divenne un bambino</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">(Boyne John)</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Forse è una filastrocca, ma non ha la cantilena, forse è una ninna nanna o forse è una preghiera; forse è l’incipit di un racconto, forse è un non ricordo mai vissuto, forse è una memoria che non vuole essere sondata, forse è un incubo da dimenticare, o forse è ciò che resta di un brutto sogno che non è stato mai narrato. Forse è una semplice storia che vuole essere solo raccontata. Il puntino che si fece macchia che divenne una striscia che diventò un bambino aveva un nome. Tutti i bambini al di là della rete avevano un nome. Senza forse.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Socrathe<strong><em></em></strong></span></p>
</blockquote>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;"><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:6pt 22.9pt 6pt 36pt;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;margin:6pt 22.9pt 6pt 36pt;"><strong></strong></p>
<p><strong><span style="font-family:Arial;">Un&#8217;armonica<span>  </span>a<span>  </span>Auschwitz</span></strong></span> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="center"><span style="font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:6pt 22.9pt 6pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">a tutti i bambini che sono morti</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">nei campi di concentramento nazisti;</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">a tutti i bambini che quotidianamente </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">muoiono, vittime innocenti e sacrificali</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">della follia degli adulti;</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:right;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;" align="right"><em><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">nel giorno della Memoria</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:center;line-height:150%;margin:6pt 22.9pt 6pt 36pt;" align="center"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">David si era accovacciato nella neve. Suonava una vecchia armonica che aveva trovato fra le cose di Ester.<span>  </span>Era tutto quello che restava di una donna, della sua famiglia, della sua storia. Si erano fatti compagnia per settimane fino a quando la donna si ammalò. <img style="float:left;margin:10pt 10px 10px 0;" src="http://www.paolomasini.net/image/Auschwitz.gif" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="260" height="187" />La vide partire, una mattina di novembre, per una destinazione senza ritorno. Senza poterle dire neppure grazie, neppure addio. I forni crematori numero quattro e cinque funzionavano ininterrottamente. Prima o poi sarebbe arrivato il loro turno. Per Ester quel turno era già arrivato. Tossiva, si era ridotta una larva, puzzava nonostante si lavasse con la neve. La prossima selektion non l&#8217;avrebbe di sicuro superata povera donna! E così fu. Crollata sotto il peso del suo male. Aveva amato David come figlio suo, dopo che la madre, da subito all&#8217;arrivo, era stata mandata ai crematori. Lo aveva accudito come se quel bambino fosse l&#8217;ultima ragione della sua vita, l&#8217;ultimo sforzo per sentirsi viva in quell&#8217;inferno d&#8217;uomini. E ora, mentre andava all&#8217;appello, lo guardava, volgendosi indietro, con gli occhi della madre. Pieni di lacrime, consapevoli della propria fine imminente. Ma quale destino per David? <span id="more-117"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Due occhi azzurri, un viso ariano, un bimbo che, giorno dopo giorno, diventava l&#8217;ombra di quello che era stato. &#8220;Perché -si era più volte chiesta Ester- anche lui non era stato avviato ai crematori come gli altri bambini, col gruppo delle madri?&#8221; Non sapeva rispondere. Nemmeno David conosceva la risposta. Sapeva solo che era stato scelto. E per questo godeva del trattamento di un Prominent. Un medico con occhialini d&#8217;oro, dal nome strano che sembrava una cantilena e dalla voce autoritaria e influente, alla Ka-Be, aveva scrutato molto bene i suoi occhi. Gli aveva dispensato anche una carezza. Aveva pronunciato parole e date che erano state, subito puntualmente, raccolte da altri e appuntate in un misterioso libro della vita. Una scadenza, in particolare, raccontava di vicine primavere. Riempiva di timore e dubbi la sua piccola testa ignara di uomo improvvisamente cresciuto. Dio solo invece sapeva a quale pietoso martirio lo avesse condannato quell&#8217;angelo della morte che lo aveva accarezzato! David aspettava. Suonava una nenia triste, insistente, caparbia, sempre uguale. Aspettava quella voce perentoria che avesse messo fine a quell&#8217;attesa e a quella nenia che altro non era che un ultimo requiem. Spesso aveva guardato il fumo sprigionarsi lontano e alto dal camino, con il suo odore acre di carne bruciata, e si era chiesto che cosa stessero facendo laggiù, quale gioco strano avessero inventato per ingannare il tempo e la noia di quell&#8217;incomprensibile e immotivata prigionia. Da un po’ s&#8217;interrogava invece perché mai le ciminiere rimanessero spente, che cosa stesse succedendo all&#8217;interno del campo. Percepiva un&#8217;agitazione, un fermento. Sperava a ogni momento, con ansia, nel ritorno di Ester per prospettarle i suoi tanti perché, per confidarle la tristezza della propria vita durante la sua assenza, per piangere tra le sue braccia l&#8217;abbandono -così aveva creduto- della madre. La fame aveva divorato ora anche la sua vista, non aveva più forze per correre nel prato.</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:right;margin:10pt 10pt 10px 10px;" src="http://trenodellamemoria.webmatters.it/wp-content/uploads/IMGP2955.JPG" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="210" height="280" /></span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> Senza di quella donna la notte e il giorno scandivano solo i tempi dell&#8217;attesa, di una sofferenza inutile ma che lo avrebbe sicuramente liberato. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Faceva particolarmente freddo quella notte. Ester lo avrebbe riscaldato tra le sue braccia. Non poteva dormire. David prese la sua armonica e, soffiando con la poca aria rimasta nei polmoni, riprese la sua cantilena strana, seduto a terra per lasciarsi morire. Nessuno protestò nella baracca. Non avevano più voce e quel suono si confondeva con altri suoni che erano lamenti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Doveva essere l&#8217;alba. Sicuramente lo era. Fuori aveva smesso di nevicare e ora la neve fresca rifletteva la luce sinistra, cattiva, della luna. La porta della baracca a un tratto vacillò sotto calci potenti. David interruppe la sua musica e guardò con occhi stralunati e supplici due uomini che non somigliavano alle guardie del campo. Vestivano un&#8217;uniforme diversa, parlavano una lingua incomprensibile. Alla luce delle torce il loro viso sembrava diabolico, spettrale. Istintivamente scoppiò a piangere. Tremava come una foglia non per il freddo ma per la paura, presentendo l&#8217;imminenza della fine. Gli lanciarono un pezzo di pane che il ragazzo raccolse con mossa fulminea e divorò con grande avidità. Capì che non volevano il suo male. La musica aveva richiamato l&#8217;attenzione dei soldati. Arrivò uno di loro che parlava il tedesco e annunziò a tutti, impauriti e attoniti, che la guerra era finita e nessuno li tratteneva più. La notizia si propagò in un baleno in tutto il campo. Lentamente le baracche si animarono in quell&#8217;alba attonita. Uscivano incontro ai liberatori da quei tuguri come folli. Ridendo, piangendo, danzando, gridando con l&#8217;ultima voce in gola. Fantasmi, parvenze d&#8217;uomini, larve, risorgevano increduli come nel Giorno del Giudizio dalle loro tombe scoperchiate, aperte. Liberi. Finalmente liberi. Davvero liberi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">La LX</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> Armata</span><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> del primo fronte ucraino trovò nel campo di Auschwitz 7000 prigionieri in attesa di essere gasati, otto tonnellate di capelli umani imballati e pronti per essere spediti, la vergogna più grande della storia che qualcuno, ancora oggi, stenta a riconoscere e ad accettare. <span> </span><span>   </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"> </p>
<div class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span> </span><span></span></span></div>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:150%;margin:0 22.9pt .0001pt 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"> </span></p>
<p align="center"> </p>
<p> </p>
<p></span></span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/unuomolibero.wordpress.com/117/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/unuomolibero.wordpress.com/117/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/unuomolibero.wordpress.com/117/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/unuomolibero.wordpress.com/117/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/unuomolibero.wordpress.com/117/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/unuomolibero.wordpress.com/117/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/unuomolibero.wordpress.com/117/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/unuomolibero.wordpress.com/117/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/unuomolibero.wordpress.com/117/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/unuomolibero.wordpress.com/117/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=117&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il Fuggitivo</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 19:45:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>socrathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi trovavo a Barcellona per partecipare a un convegno. Avevo prenotato il mio solito albergo. Una serata fresca, di fine estate, preludio di un autunno imminente. La brezza marina lasciava sulle basole dei marciapiedi e sul bitume delle strade un velo di falsa rugiada. Appiccicaticcia, vischiosa. Avevo comprato un biglietto dell&#8217;AVE e in circa due [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=unuomolibero.wordpress.com&blog=4562962&post=114&subd=unuomolibero&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:4pt 10px 10px 10pt;" src="http://farm1.static.flickr.com/218/503259810_b7152b0141.jpg?v=0" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="255" height="172" />Mi trovavo a Barcellona per partecipare a un convegno. Avevo prenotato il mio solito albergo. Una serata fresca, di fine estate, preludio di un autunno imminente. La brezza marina lasciava sulle basole dei marciapiedi e sul bitume delle strade un velo di falsa rugiada. Appiccicaticcia, vischiosa. Avevo comprato un biglietto dell&#8217;AVE e in circa due ore e tre quarti un treno elegante, e soprattutto comodo, mi aveva portato dalla stazione di Atocha di Madrid fino alla stazione di Sants, nel cuore della vecchia Barcellona. Sistemai il mio piccolo bagaglio nella stanza d&#8217;albergo. Il tempo di rinfrescarmi ed uscii. Quattro passi per la rambla principale che da piazza Cataluña porta dritta al mare. Variopinta, bizzarra, inimitabile palcoscenico del mondo. I mimi, statue immobili e vive, offrivano strane performances in compenso di qualche centesimo e spesse volte di un semplice sorriso. Mi stancai. Aspettai che si liberasse un posto nei sedili di ferro sistemati all&#8217;inizio del viale, in prossimità della piazza, per sedermi e riposare, per vedere sfilare il mondo davanti ai miei occhi. Squillò il mio cellulare. Erano amici. Mi chiamavano dalla Sicilia per avere notizie della città. M&#8217;informavano di avere comprato un pacchetto turistico e a giorni sarebbero arrivati con un volo charter. Conversammo di tante cose. Una telefonata lunga che costò a entrambi un autentico patrimonio. Riattaccarono. Emisi un sospiro di sollievo che si trasformò in una specie di singhiozzo all&#8217;apparire del residuo credito telefonico.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Mi saprebbe dire l&#8217;ora?- Chiese una voce di ragazzo dall&#8217;altra estremità del sedile di ferro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Mi girai istintivamente verso di lui. Non so se fosse già seduto in quel posto prima che io arrivassi. Di sicuro non lo avevo notato. Mi sorprese che qualcuno si rivolgesse a me nella mia lingua. Estrassi dalla tasca della camicia il telefonino e glielo mostrai perché potesse leggere lui stesso l&#8217;ora.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Italiano? &#8211; Tornò a chiedere, quando si rese conto che io non avevo molta voglia di parlare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì.- Risposi telegrafico ed anche un po&#8217; diffidente.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Guardando con attenzione i tratti molto marcati del suo volto lo avrei qualificato come un uomo del sud.- Continuò senza curarsi del mio riserbo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sì.- Confermai, avaro di parole.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non ha l&#8217;aria di chi viene qua in vacanza. &#8211; Riprese. -Il suo aspetto non ha niente del turista. Piuttosto io lo crederei negli affari. L&#8217;ho visto fare su e giù per la rambla. Avrei giurato che fosse uno del posto. La disinvoltura di chi conosce i luoghi, il passo frettoloso e deciso, lo sguardo che non ha bisogno di indugiare altrove per scoprire architetture e posti sconosciuti.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Lo guardai meglio. La sua analisi non mi pareva superficiale. Anzi. Nascondeva uno spirito sensibile. Mi sembrò, ad una prima occhiata, un abile scrutatore di uomini e cose. Mi guardava con occhi intelligenti e vivi. Aspettava da me una parola, un gesto che gli avrebbero concesso l&#8217;onore della mia confidenza. Ero molto guardingo al riguardo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Barcellona è una città dalla vita molto articolata e complessa. Offre con facilità incontri tra i più vari, nasconde insospettabili inganni, trasgredisce le più elementari regole della convivenza per una vita anarchica e spensierata. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ritornai a guardarlo con più interesse. Sperava sempre in un mio aiuto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Io, invece, non sono del sud&#8230;- Proseguì come se non avesse mai fatto una pausa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Questo lo avevo intuito.- Lo interruppi, togliendolo da un imbarazzo che diventava insostenibile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">S&#8217;illuminò di gioia appena sentì la mia considerazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sono di Monza.- Precisò.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Per quale ragione ti trovi qui a Barcellona?- Chiesi, assecondando finalmente le sue aspettative.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Ebbe un attimo d&#8217;incertezza. Glielo lessi negli occhi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Scappato. Sono scappato di casa. &#8211; Sorrise maliziosamente e scrutò con curiosità il mio volto per leggervi l&#8217;inevitabile sorpresa.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Come scappato?- Gridai con affanno e preoccupazione nella voce.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:0 10px 10px 0;" src="http://bp0.blogger.com/_h5Hx3ofP80o/SIn6GkvPWmI/AAAAAAAAAQ0/C42rnksgzog/s400/panchine+vuote.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="233" height="349" />-Scappato! Come si scappa da una galera, da un pericolo, da qualcosa che limita la tua libertà senza un giusto motivo.- Sorrideva ancora, calmo, imperturbabile.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ma ti rendi conto di quello che hai fatto?- Lo rimproverai questa volta con molta partecipazione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-A quest&#8217;ora i tuoi genitori saranno preoccupatissimi, ti staranno cercando come pazzi&#8230;-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Certamente! Mi rendo conto. Non sono più un bambino, ho ventisette anni compiuti.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-La polizia ti starà cercando, ma anche programmi televisivi che si occupano di rintracciare persone scomparse, sarai con la tua foto su tutti i giornali&#8230;- Volevo impaurirlo per spingerlo a recarsi al più vicino ufficio dei Mossos d&#8217;Esquadra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Tranquillo. Non si preoccupi!- Aggiunse.- E&#8217; da prima dell&#8217;estate che manco da Monza. Ma non sono mica scemo, io! Prevedevo che ciò sarebbe potuto accadere. Per evitarlo, appunto, dopo qualche giorno dalla mia fuga, chiamai mia madre in ufficio e la rassicurai in questo senso.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"></span></span>-E lei che cosa rispose? Quali reazioni ebbe?- Domandai.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Certamente non era molto contenta di quello che avevo fatto. M&#8217;implorò di ritornare. Ovvio! Voleva sapere dove mi trovassi e glielo dissi, anche perché sarebbe stato inutile nasconderlo. La polizia, già era stata avvisata, mi confessò, in poco tempo avrebbe potuto scoprire la provenienza della telefonata.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non hai chiamato dal tuo cellulare?- Passava da una mano all&#8217;altra nervosamente un telefonino piccolissimo e sicuramente costoso. Lo aveva estratto da una tasca dei pantaloni dopo che aveva raggiunto la certezza di aver suscitato in me un interesse per la sua vita.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non sono pazzo a tal punto! L&#8217;ho chiamata da un locutorio, un posto pubblico dal quale si possono fare telefonate internazionali dirette a quasi tutti i paesi del mondo. A Barcellona ce ne sono tanti. Del resto qui lavorano migliaia di emigrati. Provengono da terre anche molto lontane come India, Pakistan. L&#8217;ho rassicurata dicendole di avere trovato un lavoro, di stare a mio agio, di voler fare esperienza. Quando non avrei più potuto mantenermi, le ho promesso che sarei ritornato.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Sorrise sempre con molta malizia.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Mai!- Aggiunse fiero e deciso.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Aspetta&#8230;- lo interruppi confuso.- Fammi capire. Hai detto di aver trovato un lavoro? Dove lavori, allora?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-L&#8217;ho detto per tranquillizzarla. Dissi di fare il lavapiatti in un ristorante.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Ed è così?-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-In parte è vero. Il lavoro ce l&#8217;ho. Lavo qualcosa. Ma non piatti. Cessi. Di un locale notturno porno. Quando non lavo i cessi, la direzione m&#8217;impegna come buttafuori alla porta d&#8217;ingresso. Per selezionare la clientela, per intervenire in caso di risse e di molestie.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Sorrideva sempre come se avesse voluto farmi un dispetto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Che sciocchezza fuggire da casa per poi finire a pulire cessi in una città lontana dove nessuno ti conosce!- Commentai con amarezza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Lei non potrà capirmi mai.- Rintuzzò subito le mie parole.-Mio padre è un alto dirigente della Regione Lombardia; mia madre, preside di un liceo di Milano. Non mi hanno fatto mai mancare niente, però mi hanno privato del vero necessario. Il loro tempo, le loro vite. Sin da piccolo mi consegnarono alle cure di decine di governanti che il mio carattere ribelle spesso metteva in fuga dopo alcune settimane. Ero stufo di vivere solo fra le mura di una casa piena di ogni comodità ma disabitata dall&#8217;amore e dall&#8217;affetto. Progettai tante volte una fuga senza avere mai il coraggio di realizzarla. A scuola non eccellevo. Anzi la odiavo perché mi sottraeva la compagnia di mia madre. Passavo intere giornate davanti alla televisione o al computer fra decine e decine di giochi elettronici. A stento vedevo mio padre il sabato e la domenica. Quando stavamo insieme, scaricava i suoi nervi su di me. A che cosa serve accumulare, indebitarsi per comprare una baita in montagna, una villetta al mare, se non si ha il tempo di potere godere queste cose?&#8230;-<span id="more-114"></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Capii che non aveva tutti i torti e il suo discorso non faceva una piega.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Hai fratelli e sorelle?- Chiesi con curiosità, d&#8217;istinto.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;"><img style="float:left;margin:2pt 10px 10px 0;" src="http://img128.imageshack.us/img128/8789/senzanomesg3.jpg" border="0" alt="" hspace="2" vspace="2" width="268" height="201" />-No. Figlio unico. Mi sarebbe piaciuto averne, mi avrebbero fatto compagnia. Avremmo così diviso non solo i beni ma anche la solitudine.- Affermò con una vena di malinconia e di tristezza.-Quando mi stancavo della televisione e del computer, scendevo giù nel parco sotto casa. Mi sedevo in una panca come ho fatto ora e mi piaceva immaginare le vite delle persone che mi passavano davanti. Inventavo, utilizzando i loro volti, storie su storie che erano soltanto mie. Anche oggi ho fatto così con lei.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Consumi droghe?- Domandai a bruciapelo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Riapparve sulle sue labbra il sorriso malizioso, furbo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Sarei <span> </span>un ipocrita se le mentissi. Ho fatto, a dire il vero, un po’ di cocaina, però mi sono fermato in tempo. Ora non potrei. Questa vita mi ha fatto riflettere e mi ha imposto delle regole che prima non avrebbero avuto senso per me.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-E cioè?- Tornai a chiedere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Veda, se il mio datore di lavoro, chiamiamolo così, dovesse scoprire che io mi drogo mi licenzierebbe subito. Non vogliono drogati, sono inaffidabili. Prima o poi scappano con la cassa. Ad ogni modo ora, ogni tanto, quando mi trovo con amici, fumo solo un poco d&#8217;erba. Un porro, come si chiama qui lo spinello, y ya está!-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Squillò il suo cellulare. Sentivo una voce di donna che lo chiamava. Usava un linguaggio giovanile e aggressivo. Il ragazzo si difendeva con parole pazienti e dolci. La scherniva a volte. La rassicurò dicendo che di lì a qualche minuto sarebbe andato al suo appuntamento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Chi era?- Chiesi con una voce possessiva e arrabbiata.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Chi era?-Ripeté lui con enfasi.-Nessuno. Una delle tante che ho incontrato qui e con la quale di quando in quando echo un polvo&#8230;senza interesse, senza problemi. La vita è la vita. Ha i suoi ritmi, le sue esigenze, le sue falsità quotidiane, i suoi inganni. Per quale ragione molta gente frequenta in maniera assidua il locale dove lavoro? Se l&#8217;è chiesto mai qualche volta? C&#8217;è chi sceglie la parte del cacciatore e c&#8217;è chi sceglie di essere vittima. In effetti, a volte, la vita definisce ruoli per noi, anche contro la nostra volontà. Spesso succede che in quei ruoli poi ci si riconosce e ci si adagia. Mi creda. Tutto alla fine è un gran casino!-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Senti, &#8211; azzardai &#8211; ho capito, stanotte non so che cosa potrebbe succederti&#8230;-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Che cosa potrebbe succedermi? Nulla che non sia già successo. Un gruppo di ragazzi e ragazze mi aspetta a Plaça del Rei. Ci ubriacheremo come marinai, fumeremo erba come camini, sesso spensierato e a volontà, in una notte sganciata dal tempo e dalla storia.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non andare!- Lo supplicai.- Stasera t&#8217;invito a cena. Andiamo in un ristorante che a te piace, potremo parlare fino all&#8217;alba, se vuoi&#8230;-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Non posso, mi stanno aspettando e già erano furiosi per il mio ritardo&#8230;mi sarebbe però piaciuto restare qui a parlare ancora un po’ con lei. Cerco sempre qualcuno al quale raccontare la mia vita, non per chiedere denaro, come spesso succede. Le ripeto, non ho problemi economici.- Mise la mano in tasca e tirò fuori alcuni pezzi da cinquanta euro per dare più credito alle sue parole. -Ho solo bisogno di sentirmi amato, ascoltato, compreso. Questo solo mi manca e i miei genitori non l&#8217;hanno mai capito.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Si alzò. Non sorrideva più. Mi porse la mano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">-Se un giorno si dovesse ricordare di me, il mio nome è Alberto&#8230;-Abbassò gli occhi come per nascondere un&#8217;emozione.-Addio. Io sicuramente non mi dimenticherò di lei.-</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Rimasi impietrito a guardarlo mentre si allontanava. La sua storia mi aveva turbato. Mi alzai. Provai meccanicamente a seguire i suoi passi. Presto si confuse tra la folla ed io lo persi. &#8220;Piazza del Re, -pensai -è là che ha detto di dirigersi per incontrare i suoi amici&#8221;. Mi avviai malinconicamente verso quel posto, scendendo per la rambla. Preferii entrare nella piazza da una viuzza laterale. Diedi uno sguardo preoccupato e curioso, sperando di vederlo col gruppo, non visto. Tanti ragazzi erano sdraiati a terra tra cumuli di lattine, di bottiglie vuote, di sporcizia varia. Un bailamme ingigantito dai cori e dal suono delle chitarre. Non capivo quel mondo e, ora, meno che meno, lo accettavo. Disgustato, decisi di allontanarmi, uscendo dalla porta principale. A un tratto un gruppo numeroso e chiassoso mi travolse, spintonandomi. Lui era tra quelli. Mi passò vicino fingendo di non conoscermi. Una ragazza dall&#8217;abbigliamento strano e colorato, con un volto pesantemente dipinto, lo cingeva con un braccio alla vita, abbarbicata al suo corpo come un tralcio di edera. Di colpo lui si voltò, mi strizzò l&#8217;occhio e, con il suo gruppo, scomparve tra la gente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;"><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Di là dalla rambla, attraverso un dedalo di piccole vie, fuggiva dal mio mondo ipocrita, convenzionale e borghese in cerca di una libertà anch&#8217;essa effimera ma necessaria al suo irrinunciabile sogno. Si dileguava come ombra senza volto e coscienza -così aveva detto- nell&#8217;impenetrabile notte.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height:150%;text-align:justify;margin:0 22.9pt 0 36pt;" align="right"><em><strong><span style="font-size:10pt;line-height:150%;font-family:Arial;">Un Uomo Libero</span></strong></em></p>
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